Il Nuovo Teatro dell'Opera di Firenze è ancora per metà teatro e per metà cantiere. L'ultima volta che MR ci aveva lavorato risaliva al 31 dicembre 2011. Ci è tornata ieri sera per un concerto e, a parte il foyer, la sala, e il palcoscenico che sono rimasti identici, il resto è tutto cambiato. MR ha cercato di accedere ai camerini ripercorrendo la strada che conosceva, è transitata attraverso porte con maniglioni antipanico e bianchi corridoi, sfociando nella zona per metà cantiere. Un cantiere non è una realtà immobile e immutabile. Un cantiere è in continuo divenire. E' vivo e dinamico. Un cantiere dopo sei mesi non è più lo stesso, e MR non lo ha riconosciuto. Lì si è ritrovata sola, sudata dall'agitazione dentro il vestito da concerto, con i tacchi dodici piantati nei detriti. Sola senza gli ottantanove colleghi del coro e i cento dell'orchestra. Sola senza Zubin Mehta. Tutt'intorno ruspe e materiale edilizio. E' notorio che nella zona per metà cantiere del Nuovo Teatro dell'Opera di Firenze, prima di un concerto non ci sia nessuno, neanche uno del pubblico. Tuttavia qualcuno nel bel mezzo del nulla si è materializzato, ed ha iniziato ad interagire con MR che non vedeva l'ora di imbattersi in qualche forma di vita.
"Dove va? Cosa cerca?" ha chiesto lui
"I camerini", ha risposto lei
"Qui???" ha ribattuto lui
"Sì, qui. Il 31 di dicembre c'erano, proprio qui", ha delirato lei.
Preso da forte compassione e compiaciuto per la gradevole e divertente parentesi apertasi nella desolata zona per metà cantiere, lui materializzato, ha indicato a MR la strada più breve per raggiungere il retro palco.
"Lei qui non potrebbe stare. In tutti i modi, scali quella montagna di pietre e breccia, scendendo dall'altra parte, in fondo, trova l'ingresso per il retro palco. Stia attenta a non farsi male!"
MR, sfatta, è riuscita a raggiungere i camerini dove erano tutti i suoi colleghi, freschi come rose e pronti per il concerto. Nervosa e indispettita con se stessa, ha risposto male a qualcuno di loro, ha dimenticato di firmare l'entrata al lavoro, si è sentita una totale idiota perché nessuno oltre a lei ha sbagliato la strada. MR ha preso posto nella zona per metà teatro, ha inspirato ed espirato profondamente. Si sono abbassate le luci, ha chinato il capo verso lo spartito. Il concerto è iniziato. La musica, magicamente, l'ha riconciliata con se stessa e con il mondo.
venerdì 11 maggio 2012
giovedì 10 maggio 2012
CLICK
La mamma di MR si chiama V, è una donna energica e volitiva, ha ben piantato in testa il principio dell'infallibilità materna, è sempre stata un'amministratrice dal pugno di ferro di casa e famiglia, e di se stessa. La mamma di MR è ferma nelle sue scelte e nelle sue decisioni, ha innate le doti della positività e dell'ottimismo, ha uno slancio amorevole ed una eroica sopportazione verso sua figlia che non le somiglia per niente.
"Pronto, mamma!?"
"Ciao MR, come stai?
"Mah, piove sempre, chissà se continuerò a lavorare, soffro di insonnia."
"Coraggio, MR, non buttarti giù. A tutto c'è rime.. "
"Ma che rimedio e rimedio, va tutto male, è tutto uno schif. "
CLICK
"Pronto?! Mamma, pronto?!"
"Pronto, mamma!?"
"Ehi, MR, come va?!"
"Mah, mi hanno tolto le cisti dal naso, solo che ora al loro posto ho tre voragini... "
"Che esagerazione! Vedrai che con il tempo le voragini si richiuderanno."
"Ma che si richiuderanno. Che palle, ora mancava solo questa."
"Su, MR, coraggio, le cose si risolvono con pazien.. "
"Ma che dici?! Succedono tutte a .. "
CLICK
"Pronto?! Mamma, pronto?!"
"Pronto, mamma!?"
"Ciao, MR, tutto bene?"
"Al solito, tutto un po' così."
"Non cominciare a lamentarti, perché non esci con qualcuno? Perché non ti cerchi un fidanzato?"
"Seee, e chi mi prende? Tanto lo so quale sarà il mio dest... "
CLICK
"Maaaaaaa, prontooo!?"
La mamma di MR ha un'eroica sopportazione verso sua figlia, ma a tutto c'è un limite.
"Pronto, mamma!?"
"Ciao MR, come stai?
"Mah, piove sempre, chissà se continuerò a lavorare, soffro di insonnia."
"Coraggio, MR, non buttarti giù. A tutto c'è rime.. "
"Ma che rimedio e rimedio, va tutto male, è tutto uno schif. "
CLICK
"Pronto?! Mamma, pronto?!"
"Pronto, mamma!?"
"Ehi, MR, come va?!"
"Mah, mi hanno tolto le cisti dal naso, solo che ora al loro posto ho tre voragini... "
"Che esagerazione! Vedrai che con il tempo le voragini si richiuderanno."
"Ma che si richiuderanno. Che palle, ora mancava solo questa."
"Su, MR, coraggio, le cose si risolvono con pazien.. "
"Ma che dici?! Succedono tutte a .. "
CLICK
"Pronto?! Mamma, pronto?!"
"Pronto, mamma!?"
"Ciao, MR, tutto bene?"
"Al solito, tutto un po' così."
"Non cominciare a lamentarti, perché non esci con qualcuno? Perché non ti cerchi un fidanzato?"
"Seee, e chi mi prende? Tanto lo so quale sarà il mio dest... "
CLICK
"Maaaaaaa, prontooo!?"
La mamma di MR ha un'eroica sopportazione verso sua figlia, ma a tutto c'è un limite.
martedì 8 maggio 2012
DI CAPELLI
MR ha sempre avuto chiome folte e ribelli. I fitti ricci che spuntavano sulla sua testa da bambina, le valsero il soprannome di Frasca, le libertine molle che costringeva in una rigogliosa coda di cavallo alle scuole medie, quello di Boccoletto. Malgrado ciò a MR i suoi capelli piacevano molto. Ma tra un cespuglio indomabile oggi, e una criniera indisciplinata domani, le piacevano di più le lisce, docili e ordinate capigliature della zia A e della cugina T. MR ne subiva fortemente il fascino e spesso le due parenti erano costrette a sottoporsi ad estenuanti prove di resistenza sotto i suoi pettini e le sue spazzole. MR acconciava, inanellava, ravviava come una parrucchiera provetta. Fino a quando, sfiancate, le due parenti insorsero, protestarono e si opposero alle torture inflitte da MR alla quale non restò che rassegnarsi, raccogliere i suoi arnesi del mestiere e, con grande senso di colpa, battere in ritirata. MR, afferrata da un'indicibile nostalgia per le setose e levigate chiome, ripiegò sui propri capelli. Davanti allo specchio armeggiava con forchettone, piastra, e ferro infierendo sul cespuglio che non voleva saperne di diventare liscio. Allora MR si recò dal parrucchiere certa che sarebbe riuscita nel suo intento con il tiraggio a caldo.
"Ogni riccio un capriccio!" esclamò senza mezzi termini la parrucchiera osservando che il cespuglio era rimasto indomato anche dopo il suo intervento.
MR, desolata, accettò definitivamente la natura fortemente tortuosa che aveva sulla testa, imparando sempre più ad apprezzarla anche in virtù dei complimenti che riceveva. Le sue volute anarchiche crescevano in tutte le direzioni, conferendole un aspetto selvaggio e leonino, gitano e insolito, ruvido ed esotico. Per molti erano il logo di MR. Per MR erano un punto di forza. Non le avrebbe tagliate a costo di morire.
Ieri MR è andata dal parrucchiere per tagliare i capelli. Nell'ultimo anno ci è andata cinque volte, per procedere per gradi ed evitare così crisi di alienazione e di identità, cambiandone uno ogni volta, perchè inevitabilmente con i parrucchieri sviluppa rapporti burrascosi. La prima è andata da C, il quale le ha detto che ha i capelli afro, come sua moglie e che non si possono tagliare ma solo spuntare per non creare geometrie inefficaci. La seconda è andata da G il napoletano, che le ha detto che il suo non è un vero riccio e che le ha tolto quattro centimetri qua e quattro là per familiarizzare con una lunghezza sotto il collo. La terza è andata da M il brasiliano, che con i tagli ricci ci sa fare e che le ha scoperto il collo. La quarta è andata da F, che le ha dato finalmente un taglio netto. La quinta è andata da M il marocchino, per tagliare il centimetro ricresciuto. Nessuno di questi in futuro vorrà rivederla, causa forte tensione creatasi nell'interazione tra cliente e operatore: "Da questa parte sono più lunghi", "Ma no, MR, sono uguali, guarda te li misuro con il pettine", "Con il pettine?! Prendi il centimetro e ti dimostro che ho ragione".
"A destra sono più lunghi, tagliali uguali", "Ma no, MR, sono uguali, guarda! E' solo che a destra hai la testa più piatta... sicuramente dormi sul lato destro", "Sì, ma tu raddrizzali."
"Taglia un po', poi vediamo come stanno e se non mi piacciono ricominciamo da capo", "Certo, MR, certo", "Sono tornata perché qui non vanno bene, vedi... sono più lunghi", "Sì, vieni MR, accomodati, vediamo cosa si può fare."
Affaticata e in fuga dai suoi acconciatori, MR è sempre riuscita a superare l'impasse, mostrando fiera al mondo il suo rivoluzionato look.
" Hai fatto bene a tagliarli, MR, ti donano molto così corti", si è levato unanime il coro di propugnatori del capello corto.
"Era tanto che ti dicevo che avresti dovuto tagliarli. Non mi ascolti mai!" ha sentenziato imperiosa V la mamma di MR, che da sempre caldeggia la causa del capello lungo.
Nell'ultimo anno MR non sa cosa sia successo. Sa per certo che tagliare i capelli non le ha creato turbamento come pensava. Proprio come quando, tanto tempo fa, si accorse dei suoi ricci indomiti.
"Ogni riccio un capriccio!" esclamò senza mezzi termini la parrucchiera osservando che il cespuglio era rimasto indomato anche dopo il suo intervento.
MR, desolata, accettò definitivamente la natura fortemente tortuosa che aveva sulla testa, imparando sempre più ad apprezzarla anche in virtù dei complimenti che riceveva. Le sue volute anarchiche crescevano in tutte le direzioni, conferendole un aspetto selvaggio e leonino, gitano e insolito, ruvido ed esotico. Per molti erano il logo di MR. Per MR erano un punto di forza. Non le avrebbe tagliate a costo di morire.
Ieri MR è andata dal parrucchiere per tagliare i capelli. Nell'ultimo anno ci è andata cinque volte, per procedere per gradi ed evitare così crisi di alienazione e di identità, cambiandone uno ogni volta, perchè inevitabilmente con i parrucchieri sviluppa rapporti burrascosi. La prima è andata da C, il quale le ha detto che ha i capelli afro, come sua moglie e che non si possono tagliare ma solo spuntare per non creare geometrie inefficaci. La seconda è andata da G il napoletano, che le ha detto che il suo non è un vero riccio e che le ha tolto quattro centimetri qua e quattro là per familiarizzare con una lunghezza sotto il collo. La terza è andata da M il brasiliano, che con i tagli ricci ci sa fare e che le ha scoperto il collo. La quarta è andata da F, che le ha dato finalmente un taglio netto. La quinta è andata da M il marocchino, per tagliare il centimetro ricresciuto. Nessuno di questi in futuro vorrà rivederla, causa forte tensione creatasi nell'interazione tra cliente e operatore: "Da questa parte sono più lunghi", "Ma no, MR, sono uguali, guarda te li misuro con il pettine", "Con il pettine?! Prendi il centimetro e ti dimostro che ho ragione".
"A destra sono più lunghi, tagliali uguali", "Ma no, MR, sono uguali, guarda! E' solo che a destra hai la testa più piatta... sicuramente dormi sul lato destro", "Sì, ma tu raddrizzali."
"Taglia un po', poi vediamo come stanno e se non mi piacciono ricominciamo da capo", "Certo, MR, certo", "Sono tornata perché qui non vanno bene, vedi... sono più lunghi", "Sì, vieni MR, accomodati, vediamo cosa si può fare."
Affaticata e in fuga dai suoi acconciatori, MR è sempre riuscita a superare l'impasse, mostrando fiera al mondo il suo rivoluzionato look.
" Hai fatto bene a tagliarli, MR, ti donano molto così corti", si è levato unanime il coro di propugnatori del capello corto.
"Era tanto che ti dicevo che avresti dovuto tagliarli. Non mi ascolti mai!" ha sentenziato imperiosa V la mamma di MR, che da sempre caldeggia la causa del capello lungo.
Nell'ultimo anno MR non sa cosa sia successo. Sa per certo che tagliare i capelli non le ha creato turbamento come pensava. Proprio come quando, tanto tempo fa, si accorse dei suoi ricci indomiti.
domenica 6 maggio 2012
VIAGGIARE... CHE FORTUNA!
La scorsa estate MR ha trascorso dieci giorni in Norvegia. E' partita insieme a G, amica e collega di lavoro - con la quale aveva condiviso la tragedia del terremoto del marzo 2011 in Giappone - il giorno dopo la strage di Oslo. MR e G, prima di recarsi all'aeroporto, si erano dette che forse quello non era l'anno fortunato per viaggiare. Hanno deciso, però, di partire ugualmente perché, cariche di entusiasmo, volevano ad ogni costo assistere al fenomeno del sole di mezzanotte, immergersi nel bel mezzo dei fiordi, vedere le renne e gli orsi polari, e salire fino a Capo Nord. Per fare tutto questo MR si è autoinflitta masochisticamente una sorta di condanna al freddo, ed ha indossato per tutto il viaggio coperte, plaid e trapunte. Per fare tutto questo MR e G si sono imbarcate su un battello postale della Hurtigruten insieme ad altri italiani e alla guida P, percorrendo tutta la costa del nord della Norvegia. Sul battello postale hanno goduto delle gioie culinarie scandinave mangiando salmone, alibut, aringa, salmone, gamberi, cozze, salmone, baccalà, salmone, per un apporto fanatico di omega 3 e memoria di ferro per il prossimo decennio.
Il battello postale si è fermato in ogni porto, anche il più piccolo e desolato, ad ogni ora del giorno e della notte, che non scendeva mai. In ogni porto, anche il più piccolo e desolato, il battello postale, raccoglieva e scaricava passeggeri, vacanzieri, pendolari, e merci. In ogni porto, anche il più piccolo e desolato, c'era sempre il sole, anche di notte.
"Il senso della vostra vita ha la sveglia stanotte alle 2", tuonava fiera la guida P, alla comitiva di italiani di cui facevano parte anche MR e G, la sera prima di andare al letto.
"Oggi visiteremo una tenda dei Sami. Potrete fotografare anche le loro renne, che allevano, che addomesticano, e che venerano. Sono le stesse che servono arrosto o in brodo. Vi sconsiglio il brodo, sono meglio in umido", suggeriva sonnecchiante la guida P, alle quattro del mattino.
"Attenzione a non igozzarvi di salmone. Lo so che è buono, ma se ne abusate sarà peggio per voi. A me non succede niente, io posso mangiare di tutto. I miei anticorpi sono come pantegane", ammoniva affamata la guida P, prima della colazione.
"Si facessero un bidè alla coscienza", esortava stizzita la guida P, dentro il microfono del pullman raccontando di disonesti.
Oltre alla guida P, MR e G hanno fatto tante nuove conoscenze.
"Così, a vederti, pensavo fossi una ricercatrice. Invece sei una cantante lirica", ha confessato deluso S a MR.
"Vieni con noi a visitare la città, stanotte", disponeva la famiglia F per G che al contrario di MR non riusciva ad arrestare la sua corsa turistica.
"Siamo entrati nel meraviglioso Trollfjorden. Lo hai visto o come al solito dormivi?" ha chiesto agghiacciato L a MR.
MR e G sono state contente di partire ugualmente per il loro viaggio, nonostante l'anno, in materia, non promettesse niente di buono. MR e G sono state molto fortunate.
A qualche giorno dal loro rientro, è scoppiato un incendio nelle cucine del battello postale, che distrutto è affondato.
Il battello postale si è fermato in ogni porto, anche il più piccolo e desolato, ad ogni ora del giorno e della notte, che non scendeva mai. In ogni porto, anche il più piccolo e desolato, il battello postale, raccoglieva e scaricava passeggeri, vacanzieri, pendolari, e merci. In ogni porto, anche il più piccolo e desolato, c'era sempre il sole, anche di notte.
"Il senso della vostra vita ha la sveglia stanotte alle 2", tuonava fiera la guida P, alla comitiva di italiani di cui facevano parte anche MR e G, la sera prima di andare al letto.
"Oggi visiteremo una tenda dei Sami. Potrete fotografare anche le loro renne, che allevano, che addomesticano, e che venerano. Sono le stesse che servono arrosto o in brodo. Vi sconsiglio il brodo, sono meglio in umido", suggeriva sonnecchiante la guida P, alle quattro del mattino.
"Attenzione a non igozzarvi di salmone. Lo so che è buono, ma se ne abusate sarà peggio per voi. A me non succede niente, io posso mangiare di tutto. I miei anticorpi sono come pantegane", ammoniva affamata la guida P, prima della colazione.
"Si facessero un bidè alla coscienza", esortava stizzita la guida P, dentro il microfono del pullman raccontando di disonesti.
Oltre alla guida P, MR e G hanno fatto tante nuove conoscenze.
"Così, a vederti, pensavo fossi una ricercatrice. Invece sei una cantante lirica", ha confessato deluso S a MR.
"Vieni con noi a visitare la città, stanotte", disponeva la famiglia F per G che al contrario di MR non riusciva ad arrestare la sua corsa turistica.
"Siamo entrati nel meraviglioso Trollfjorden. Lo hai visto o come al solito dormivi?" ha chiesto agghiacciato L a MR.
MR e G sono state contente di partire ugualmente per il loro viaggio, nonostante l'anno, in materia, non promettesse niente di buono. MR e G sono state molto fortunate.
A qualche giorno dal loro rientro, è scoppiato un incendio nelle cucine del battello postale, che distrutto è affondato.
venerdì 4 maggio 2012
FAI RIDERE
"MR, il lirismo non ti dona. Ti si addicono di più i post spiritosi."
"Tipo?"
"Tipo quello delle cisti sul naso, o quello di quando sei uscita in mutande dalla camera dell'albergo, o quello del regista che ha scelto la foto in cui eri vestita da gallina, insomma quelli un po'... "
"Un po' più briosi, vuoi dire?"
"Sì, più o meno. Sei buffa, fai ridere!"
MR adora essere letta da M che sa cogliere gli aspetti più giulivi e ilari dei suoi post.
Vorrebbe però evitare di assottigliare troppo il confine tra il brioso e il buffonesco, per non scivolare nel ridicolo.
"Tipo?"
"Tipo quello delle cisti sul naso, o quello di quando sei uscita in mutande dalla camera dell'albergo, o quello del regista che ha scelto la foto in cui eri vestita da gallina, insomma quelli un po'... "
"Un po' più briosi, vuoi dire?"
"Sì, più o meno. Sei buffa, fai ridere!"
MR adora essere letta da M che sa cogliere gli aspetti più giulivi e ilari dei suoi post.
Vorrebbe però evitare di assottigliare troppo il confine tra il brioso e il buffonesco, per non scivolare nel ridicolo.
giovedì 3 maggio 2012
UN RISVEGLIO TIPO
Tremor e Gea dormono in stanze separate. Quando si rivedono al mattino non sono esattamente due agnellini. Il primo contatto è contraddistinto da una rapida occhiata di sufficienza, da un saluto di circostanza, e da un'annusatina in zona anale. A rinvigorire gli animi finalmente la colazione. Il post pasto mattutino segna l'inizio di numerose gare che si intrecciano con un'articolata caccia al tesoro ai danni di MR. Teatro delle competizioni il letto, sotto il letto, sopra il letto, intorno al letto, il water. Le discipline agonistiche prevedono corsa ad ostacoli, lotta libera, e arrotamento unghie, prerogative di Tremor, per conoscenza del territorio e per portentosità di mole; salto in alto, e torneo di soffi, appannaggio di Gea, che, agile e forte di una pestilenziale alitosi, stravince. Non che a Tremor spunti un fiore in bocca, tuttavia, ad una attenta analisi olfattiva, la fraganza di merluzzo dell'alito dell'uno nulla può contro lo speziato aroma dell'alito dell'altra. Le emissioni di detti effluvi appartiene all'oscuro e complesso universo degli odori che non risponde a logiche semplici e che è dunque passibile di peggioramento. Fatto che giocherebbe a favore di un'eventuale rivincita di Tremor. La caccia al tesoro è la parte più estenuante per MR, che, dietro indicazioni e indovinelli lanciati dalla squadra delle bestie, recupera spugna dei piatti, rotolo di scotch, bulbo rinsecchito di ciclamino, cero ikea sotto il letto, e tubetto di colla Uh Uh nel water. Il gran finale si svolge intorno alle gambe di MR. Tremor, affettuoso, si struscia e fa mille fusa. Gea, feticista, adora i suoi piedi, ai quali si avvinghia in un tripudio di graffi e in un trionfo di morsi. MR si cambia le mutande che restano impigliate all'alluce, al quale è attaccata Gea come una sanguisuga. L'altra gamba è preda delle strusciate di Tremor. MR perde l'equilibrio e precipita a terra in un sonoro tonfo.
martedì 1 maggio 2012
PERCHE' COSÌ È
MR ha trascorso un'ora al telefono con G.
Hanno parlato del cattivo tempo, della pigrizia di MR, dell'intelligenza di Gea e del lavoro.
G è vicino alla pensione, MR non la intravede neanche. MR si agita molto per il suo lavoro e perché non intravede la pensione. Si preoccupa perché il suo settore lavorativo versa in pessime condizioni. Si turba perché il suo lavoro, il più bello del mondo, ha bisogno di una sana riforma. Si macera perché, per il suo lavoro, domani è un altro giorno, diverso da ieri e non per questo migliore. Si tormenta perché alle molteplici domande che, tra un Händel e un Verdi, si pone non c'è nessuna risposta. Si intristisce perché molti dei suoi più cari colleghi stanno per andare in pensione, come G. Si allarma perché tra un'alzata di sipario e un cambio di scena aleggiano concetti che danno le vertigini, come "cassa integrazione" e "licenziamento". Si angustia perché vorrebbe che il suo lavoro restasse per sempre il piccolo miracolo della sua vita.
MR ha trascorso un'ora al telefono con G.
Il tempo è migliorato, la pigrizia le è passata, e l'intelligentissima Gea le si è avvicinata con la pallina magica in bocca per giocare con lei.
Hanno parlato del cattivo tempo, della pigrizia di MR, dell'intelligenza di Gea e del lavoro.
G è vicino alla pensione, MR non la intravede neanche. MR si agita molto per il suo lavoro e perché non intravede la pensione. Si preoccupa perché il suo settore lavorativo versa in pessime condizioni. Si turba perché il suo lavoro, il più bello del mondo, ha bisogno di una sana riforma. Si macera perché, per il suo lavoro, domani è un altro giorno, diverso da ieri e non per questo migliore. Si tormenta perché alle molteplici domande che, tra un Händel e un Verdi, si pone non c'è nessuna risposta. Si intristisce perché molti dei suoi più cari colleghi stanno per andare in pensione, come G. Si allarma perché tra un'alzata di sipario e un cambio di scena aleggiano concetti che danno le vertigini, come "cassa integrazione" e "licenziamento". Si angustia perché vorrebbe che il suo lavoro restasse per sempre il piccolo miracolo della sua vita.
MR ha trascorso un'ora al telefono con G.
Il tempo è migliorato, la pigrizia le è passata, e l'intelligentissima Gea le si è avvicinata con la pallina magica in bocca per giocare con lei.
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