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sabato 22 giugno 2013

DI SCELTE FORTI E MODERNARIATO

In questi giorni MR è impegnata nella messa in scena dell'opera Macbeth di G. Verdi. È una delle diciotto streghe.
"Vorrei che le streghe rappresentassero la coscienza putrescente di Macbeth! Sarete un mix spaventoso e disgustoso di volgarità, di sporcizia e di grottesca sensualità. Sarete brutte, vi drogherete, avrete rapporti promiscui fra voi. Sarete truccate e vestite come Amy Winehouse. E ballerete. Proviamo subito le danze tribali!"  spiega con entusiasmo il regista alla prima prova di scena. Qualche giorno dopo, la questione si fa angosciante con la prova costumi. In un testa a testa, anzi, più un braccio di ferro, meglio, un dialogo fra sordi, laddove i sordi sono un audace quanto sfrenato costumista e MR:
"Mmmhhh, ecco provi questi!" esclama il sordo porgendo alla sorda una gonna tubino a mezza coscia ed una blusina stile bebè, bianca, trasparente, impreziosita da insolenti volant applicati in lungo dalle spalline alla vita passando per le tette come a volerle dividere in due.
"Aaammmhhh, no, non ci siamo!"  sussurra l'audace, scuotendo la testa, non soddisfatto dello scisma delle tette.
MR asserisce e spera in qualcosa di più sobrio.
"Vediamo un po' questi?"  è la volta di uno short verde fogna in dentelles d'abord e top arancione tramonto con scollo a tuffo.
"Naaaaaa, non è abbastanza trash!" chiosa lo sfrenato, scrutando MR dalla testa ai piedi, puntando alle ovaie.
MR lo guarda torva.
"Questi, questi possono andar bene!" si accanisce alzando il tiro, accorciando drasticamente la lunghezza di una minigonna già di suo quasi inesistente e strizzando il busto di MR in un corsetto verde acido, a dar luce al conseguente pallore del viso, e giacchina animalier.
MR, che si sente come in mutande in mezzo ad un incrocio, al mercato ortofrutticolo, alla sagra della bistecca... fate un po' voi, avvolta da sconforto funereo, cerca di contrastare l'inarrestabile costumista,  argomentando efficacemente e con brio:                                                                                          
"Ma, no, ehm, scusi, sono praticamente in mutande... Io sono timida... Mi faccia provare qualc... ".                               
"Sì, ora ci siamo! Sotto la gonna dovrà indossare queste calze a rete auto reggenti e scarpa azzurro scintilla tacco dodici!"
MR ha lasciato la sartoria diretta in un negozio di intimo, dove ha comprato un paio di calze cinquanta denari e mutandoni della nonna; il tutto super coprente.
Per completezza di informazioni, seguono immagini della mise finale e della danza tribale:






lunedì 17 giugno 2013

PROFILO GRECO

Da due giorni sta facendo il giro della rete. Molti dei contatti di MR lo stanno condividendo su Facebook. È un video; mostra, in fermo immagine, il volto sconosciuto, in lacrime, di una donna; bionda, la testa - dall'inequivocabile profilo greco - reclinata sulla mentoniera del violino; come una mater dolorosa in un devozionale contatto con la propria creatura; come un'amante aggrappata con la sua carne alla carne del suo uomo. Il titolo insidioso, alienante e opprimente: "Dopo 75 anni di vita, si fermano anche l'Orchestra Sinfonica Nazionale e il Coro di Ert. Ultima esibizione in lacrime sulle note dell'inno nazionale greco." MR traccheggia, facendo scorrere velocemente la home page di Facebook. Si sofferma su qualche titolo di giornale. Guarda nelle case ed entra nei pensieri di alcuni dei suoi contatti, avida come Lucifero fra una moltitudine di vergini. Osserva il mondo e quello che succede, tralasciando quell'angolo, l'ennesimo, dimenticato da Dio, quel lembo di terra ricco nonostante tutto. "Sorvola" sul video che le si ripresenta puntuale. Ne rimanda la visione. Millanta a se stessa una proroga per l'indomani, decidendo di non guardarlo. Ride, scherza con i suoi ospiti, con gli stessi si sfida a duello in Angry Birds, mangia nutella. Un'ora fa, cambia idea e apre il link. Fa male, brucia, proprio come previsto. Poi, viene colpita da un commento che dice: "L'arte, il sapere, la cultura, la ricerca, l'umanesimo, il godimento disinteressato e ozioso della bellezza, il piacere della speculazione filosofica, i servizi pubblici che drenano risorse (qualche volta anche troppe per nutrire il clientelismo) ma essenziali per la conservazione della civiltà e l'allontanamento della barbarie: di tutto questo i cittadini onesti dell'Europa vengono espropriati giorno dopo giorno a vantaggio delle lobby della finanza occulta e delle logge criminali. 
Come andrà a finire? Nessuno si illuda sulla possibilità di rivoluzioni nazionali. Allo stato della tecnologia non sono più possibili, è invece possibilissima una guerra totale."

lunedì 10 giugno 2013

SETTE GIORNI DI...

La scorsa settimana MR è passata tutti i giorni dal veterinario Hulk, affinché questo ficcasse un dito in bocca alla leonessa per spingerle giù nella gola la compressa e infilasse un paio di aghi sul sedere della mucca. Perché, ad ognuno la sua maestria e MR relativamente alla somministrazione forzosa di antiemetici, antinfiammatori, e antibiotici contro la diarrea non ha proprio stoffa.
Per una settimana (compreso ieri, domenica), al termine del volontariato, dopo le prove del Macbeth, prima dell'appuntamento con F, paziente come Giobbe, temendo Dio e fuggendo il male, sfoderato il trolley della spesa,  montatici e smontatici su due trasportini per un totale di quattordici volte e di venti chili lordi, MR è riuscita nella titanica impresa di recarsi a piedi dal gigante verde.
Ma per dovere di cronaca, qui di seguito qualche dettaglio sul corollario alla singolare costante che ha caratterizzato la settimana appena trascorsa.  
Lunedì, al termine del volontariato.
MR, accolta dalla Madre Generale o Superiora, dalla psicanalista di orientamento lacaniano, dall'assistente sociale, da Suor S e da alcune delle ragazze, tutte riunite all'ingresso della casa famiglia, annuncia che non si potrà trattenere fino alla solita ora perché deve portare i gatti dal veterinario.
"Sì, certo, mi ricordo di te... ci siamo incrociate circa tre mesi fa!" esclama la psicanalista dopo aver indagato sull'età, le patologie, i perché e i percome della leonessa e della mucca, tutta protesa verso l'allargamento dei propri orizzonti terapeutico-analitici, progettando incursioni nella psiche della fauna.
"E quanto costa curare un gatto? Ah, no, due, ne deve far curare due! Ma non può darli via?" suggerisce schifata la Madre Generale o Superiora, dopo una approfondita esposizione di MR su forma e consistenza di feci e vomito con i quali si sta confrontando da tre settimane.
Da martedì a sabato.
Le prove del Macbeth stanno mettendo a dura prova la lavatrice di MR, che con una frequenza di due lavaggi al giorno a 60° ridona splendore agli indumenti con i quali si rotola, si spalma, striscia, per esigenze scenico-registiche, sul palcoscenico - pulendolo da cima a fondo. Le stesse esigenze scenico-registiche le stanno insegnando a farsi di crack, a scaldarsi la dose e a tirare strisce di cocaina con conseguenze coreografiche in cui, insieme alle altre streghe, canta mentre si dimena con il bacino e assume sul volto l'espressione estatica di Santa Rita da Cascia in adorazione di Nostro Signore Gesù Cristo.
Sabato.
Sul pianerottolo di casa, in attesa dell'ascensore, trolley alla mano, MR si imbatte in O la rumena.
"Dooove andare!? Ce faci!? C'è pisica... gattino, da! Ahahahahahaha, Unde vai? Fare spesa cu gattini... ahahahahahah sunt frumoase sci draga, andare, MR, andare, da."
MR viene colta dalla tentazione di buttarsi nella tromba delle scale ma, viste le ridotte dimensioni - rimarrebbe incastrata - ci ripensa, infila l'ascensore e si lascia alle spalle O la rumena e il tentativo di suicidio.
Domenica.
MR ha appuntamento con F. Arriva con quasi un'ora di ritardo poiché sorpresa e bloccata dalla pioggia, trolley alla mano, mentre si reca da Hulk. F minaccia telefonicamente MR di farle pagare un primo estroso scotto per la pesante attesa. Mette in atto la minaccia indugiando intorno al Battistero di San Giovanni senza lasciarsi trovare. Spezzati gli indugi i due si recano a pranzo in un ristorante dove i camerieri sbagliano nel prendere l'ordine, sbagliano le porzioni, sbagliano dolce; a loro discolpa l'intensa utenza e una patina di rincoglionimento che li ricopre. F e MR per compensazione arrivano con un'ora di anticipo al dibattito-incontro di Paolo Sorrentino a Palazzo Vecchio. La compensazione comporta un inaspettato quanto esaltante vis-à-vis, "dietro le quinte", con il regista che con F condivide la terra d'origine, dunque, una certa napoletanità e la posa per una foto (scattata da MR come pagamento del secondo scotto). Vis-à-vis, ma reiterato, anche con Ezio Mauro che dopo aver incrociato gli sguardi di F e MR a Palazzo Vecchio, in Piazza della Signoria e alla stazione di Santa Maria Novella, sentendosi perseguitato, medita sull'eventualità di contattare la Digos. La napoletanità di cui sopra trova la sua massima espressione quando F e MR, dalle quinte, scavalcano la fila di un paio di centinaia di persone entrando fra i primi nel Salone dei Cinquecento, dove sta per fare il suo ingresso Paolo Sorrentino. F esorta MR a non confondere il concetto di flessibilità - che le spiega scrupolosamente - con  quello di napoletanità; MR dopo una lauta consumazione a base di dolci, gelati e succhi di frutta con F in un bar, approfittando della distrazione del cassiere, viene solleticata dall'idea della fuga senza saldare il conto. F mostra soddisfazione per l'assimilazione del concetto di flessibilità da parte di MR ma questa volta la esorta a non esagerare e va a pagare.
La settimana si conclude con una scarica liquidissima della leonessa che fino a qualche giorno prima sembrava sulla strada della guarigione.

martedì 14 maggio 2013

DI ESUBERI, LICENZIAMENTI E CANCELLAZIONI

Il periodo di tempo trascorso dall'ultimo post ad oggi, ha tenuto MR avvinta ad un poliedrico personale mondo degli eventi. E' andata avanti per intere settimane priva di spazio e prospettiva, refrattaria a dimensione e contesto web. Distratta e preoccupata da tutto ciò che si stava - e che si sta - consumando fuori da questo posto, e dentro il luogo più intimo della sua vita professionale, ha esitato fiacca al richiamo del raccontarsi; in quel fuori al massimo dell'efficienza ha vagabondato paziente e randagia; a quell'efficienza reale, ruggente e priva di virtualità, si è consegnata anima e corpo, accantonando routine quotidiana e questione blog; perché a volte la tensione si allenta virando, perché spesso l'evasione e la distrazione sono i luoghi che occultano qualche sprazzo di leggerezza; perché di leggerezza, da qualche tempo a questa parte, anche se se ne ha tanto bisogno non si può più parlare.
Qualche mese fa, uscendo dal lavoro, MR lo incrociò. "Ora la faccenda è in mano a lui!" disse qualcuno severo nella grigia fattezza di quel freddo giorno. In un inaspettato rendez-vous con un uomo armato di placida baldanza, ai tornelli dell'ingresso, nella mente di MR si aprì tutto uno squarcio di ipotesi, ora funeste ora speranzose; a tratti liberatorie, ineluttabilmente pessimistiche. Adesso si è imboccato il tunnel più lungo, desolatamente buio, magistralmente inquietante. Gli avvoltoi, dopo che la faccenda stava assumendo una certa epicità, stanno dipanando la matassa, volando basso su teste umane. Roba che una sistematina strutturale oggi, regalerà equilibrio, sempre strutturale, domani. Oggi che non si possono spalancare le braccia al mondo perché spaesati, domani quando si sarà troppo esposti alla caduta libera. Oggi  e i giorni che verranno saranno ancora più pesanti di quelli passati. Saranno giorni di rigore da un lato, di affanno dall'altro; di livore, di rabbia, di senso di impotenza da ogni parte. Arrancando, con la fatica dei diritti e sotto il peso degli oneri, MR stamattina si è riaffacciata a questa finestra; avrebbe voluto spalancarla da più arieggiate altitudini ma la cancellazione di realtà preziose, sotto l'aspetto umano-artistico, rendono l'aria irrespirabile. Sul piano inclinato, che sorregge ormai da troppo tempo realtà dal peso insostenibile, l'attesa della scivolata finale, da quel giorno ai tornelli, da quel faccia a faccia con quell'uomo, detto Commissario, al quale è stato assegnato il compito ingrato di tener stretto in mano, fino all'asfissia, il destino di una prestigiosa istituzione musicale, va assottigliandosi repentinamente, fino a ridurre l'animo in stadio d'assedio.
http://met.provincia.fi.it/news.aspx?n=144439

mercoledì 10 aprile 2013

A CHE SERVE?

Sono sei, hanno un'età compresa fra i dodici e i diciassette anni, vivono temporaneamente in una casa famiglia.
Sono accomunate da occhi vispi e da uno spavaldo senso di sfida. Trascinano il peso di una maturità troppo precoce che stride fragorosamente con la voglia di una costante presenza materna e paterna che - se mai c'è stata - per ora non c'è e per un po' non ci sarà più.  Sono belle di bellezze diverse. Bionde con sguardo verde trasparente, esotiche con occhi allungati, olivastre con chiome folte e corvine. Si muovono con l'audacia delle donne ribelli dentro corpi acerbi abbigliati alla moda. Sono le ragazze che MR vede ogni lunedì pomeriggio, quando escono da scuola e tornano alla casa famiglia. Insieme fanno i compiti. Fra un esercizio di geometria, una scomposizione in fattori primi, un capitolo di geografia, la parafrasi di un brano dall'Odissea, parlano un po' delle loro giovani vite. Orgogliose e consapevoli che un problema c'è. Insolenti e ironiche sul fatto che si potrà risolvere. Nonostante il limbo nel quale sono state parcheggiate e dal quale dovranno ripartire. Perché qualcuno o qualcosa aveva riservato loro pericolose derive. Perché qualcun altro o qualcos'altro ha deciso di sottrarle alle angustie delle battute d'arresto che si sono messe di traverso sul loro naturale percorso di crescita. Per il momento vivono insieme a tre suore, che improvvisano alla meglio un senso materno goffo ma connaturato, maldestro ma tenero. Spesso sottopongono MR a veri e propri interrogatori di terzo grado, scrutandola, analizzandola, valutandola attentamente con l'incontaminato e spietato metro di giudizio dei giovanissimi. Spesso MR non si sente all'altezza di rispondere a ciò che le viene chiesto. Spesso fa fatica a cavarsi d'impaccio.
Quando lunedì scorso, durante la pausa per la merenda, una delle sei ragazze le ha chiesto "A che serve?" riferendosi al suo lavoro, MR sarebbe voluta fuggire via lontano.

PS Ma è rimasta, tentando, con qualche difficoltà nel farsi capire, di rispondere alla domanda letale.

sabato 23 marzo 2013

REAZIONI

Le situazioni molto critiche e difficili possono causare reazioni isteriche, ansiose, depressive, incoerenti, malinconiche, maniacali, ridanciane. Possono essere partorite singolarmente oppure manifestarsi in una catena agghiacciante che decide di comprenderle tutte.
MR, che, inutile nasconderlo, è nel pantano di una fase nerissima, a causa dell'agonia in cui versa il suo lavoro, sta passando attraverso ognuna di loro.
Succede che ci piomba dentro senza neanche accorgersene. Balza come un canguro da uno stato d'animo all'altro. Spera in qualche sprazzo di sereno e di serenità.
Si affligge malinconica; si esalta con incoerenza maniacale; inciampa istericamente in attacchi di ansia depressiva; si aspetta da un momento all'altro - vista anche la rinnovata e carismatica spinta pontificia - di ritrovarsi  a recitare i salmi, le preghiere del mattino, della sera, dei fedeli, allo Spirito Santo; ride.
Sì, ride.
L'essere umano dispone di risorse infinite, nascoste e salvifiche; ha grande spirito di adattabilità; non ha in sé limiti se non quelli in cui vuole credere; riesce a ridere, salvo propositi suicidari.
Pertanto, e dato che che per pagare e per morire - anche suicidi - c'è sempre tempo, MR, fra l'altro, ride. Poi entra in questo blob, lo tartassa un po' e, per qualche momento, si rinfranca.
Stamattina si rinfranca riportando qualche stralcio di interlocuzione fra e di MR, amici-colleghi ed altro  negli ultimi giorni:  
"Verdi ha dovuto tagliare una parte dell'atto finale del Don Carlos edizione modenese perché l'ultimo treno partiva a mezzanotte!"
"C'è una cosa che proprio non riesco a spiegarmi... ci ho pensato molto, l'ho analizzata attentamente ma non c'è verso di capire come fate voi, artisti del coro, a parlare mentre ancora state cantando... e ad essere addirittura già a metà del discorso... "
"Ho come la sensazione di aver perso tanti, troppi treni..."
"Io sono uscito proprio dalla stazione!"
"Non troverai mai un uomo se te ne stai a casa ad accarezzare Thermos e Gea!"
"Tremor, si chiama Tremor!"
"Sì, vabbe', insomma, se te ne stai a casa ad accarezzare i gatti!"
"Avete presente quei film che sembrano accattivanti la cui trama ti avvince e ti mettono addosso tante aspettative specie per il finale e che invece finiscono senza una conclusione e tu rimani come un imbecille davanti al soufflé che si sgonfia inesorabilmente? Be', ne ho visto uno oggi, Oniegin."
"Avresti fatto meglio a leggere il poema Eugenio Oniegin di Puskin o ascoltare la meravigliosa opera omonima di Tchaikovski!"
"Il solito saccente... "
"E allora continua a guardare quei troiai!"
"Oggi è venerdì ma a me sembra sabato!"
"A me, invece, sembra giovedì!"
"Pronto!?"
"Non stavi dormendo, vero? Sono le 16.15, a quest'ora neanche gli anziani vanno a dormire!"
"Sì, stavo dormendo... vado a dormire con le galline!"
"Le galline in questo periodo vanno a dormire alle 18.00!"
"Io ho un forte e spiccato intuito! Devo rispettarlo, mi devo fidare di lui! Si può dubitare di tutto, della veridicità di un assioma geometrico, della validità di un postulato matematico, ma non del mio intuito!"
"A me non sembra, ma contenta tu!"
Ora MR, che da un momento all'altro se lo aspettava, va ad offrire la sua novena della supplica mattutina alla Madonna; se le rimane un po' di tempo, anche le Orazioni di Santa Brigida a Gesù.

mercoledì 20 marzo 2013

UN PO' DI TUTTO

Nei dieci giorni che ha richiesto il passaggio dal vecchio gestore telefonico furbone, che per quattro mesi ha giocato a fare lo stronzo con MR, al nuovo, che le sta regalando da qualche ora l'uso massiccio, prolungato e gaudente della reimmersione e navigazione in rete, è successo un po' di tutto.
Dall'irrilevante all'inquietante, passando per l'imbarazzante.
Fra le cose irrilevanti, MR segnala l'ennesima affabile conoscenza con una persona di etnia rumena. Una operatrice telefonica che ha chiamato allarmata quando la fase di transizione ha cominciato a lanciare i primi segnali. "Buonasera, sono G e le sto rispondendo dalla Romania. Come posso aiutarla?", ha esordito scoppiettante. "Buonasera, sono MR... avrei bisogno di chiederle inform... da dove sta rispondendo???" "Dalla sede ... di Bucarest. Tranquilla, non ha sbagliato numero, mi dica pure." Gentile ed efficiente, in un impeccabile italiano, ha spiegato ciò che c'era da spiegare ad una MR attonita che ha ringraziato - "Bine, va multumesc foarte mult! La revedere." - naturalmente in lingua rumena, forte degli insegnamenti dei rumeni che si sono affacciati nella sua vita: il corteggiatore benzinaio, l'ex fidanzato M; e che si affacciano ancora: O la rumena.
Fra le cose inquietanti, una ha mandato MR in coma catatonico. L'imperativa urgenza, da parte del Commissario Straordinario della Fondazione Lirico-Sinfonica per cui lavora, di tagliare, con violente sforbiciate, stipendi ed eccessi, laddove il vocabolo eccessi si estende verso assurdi perché, inspiegabili percome, oscure direzioni. Quindi, ennesimi sforzi e sacrifici; in caso contrario,  plausibilmente, e mai come ora, con quel  doman di cui non v'è certezza, liquidazione finale. Di un Teatro Prestigioso, di lavoratori che ne hanno glorificato la tradizione, che ne onorano il presente, e che desiderano difenderne il futuro.
Fra le cose imbarazzanti, la conseguente chiusura di MR in se stessa e con se stessa, di forte carattere claustrale, senza neanche l'ottimale supporto del vortice internettiano; e le mille domande senza risposta, la condivisione un po' nevrotica e un po' no, a tratti isterica, assolutamente calorosa, con compagni-colleghi di sventura; nell'incredulità ribelle, nella ribellione dignitosa, nello sgomento generale. In questi dieci giorni è successo un po' di tutto. E' stato eletto finanche un Papa.  

lunedì 11 marzo 2013

DUE ANNI FA

Ha cominciato prepotentemente a farsi strada nella sua mente ieri sera. E' stato l'ultimo pensiero prima che MR si addormentasse e il primo stamattina quando ha riaperto gli occhi. Avrebbe voluto postarlo ma è tornata sui propri passi. Poi si è detta che, in genere, immobilizzare i ricordi dentro la memoria è una trappola, che lasciarli correre è liberatorio, e che metterli per iscritto disincaglia da paure e dolori.
Questo è il ricordo di un viaggio, di un'esperienza, di un disastro.
Due anni fa MR si svegliò, di un risveglio brutale, dal letargo, nel quale cade durante l'inverno, a Tokyo. In quella speciale occasione, avrebbe voluto tornare a voi lasciandosi accarezzare dalla dolce brezza sotto i ciliegi in fiore nel parco di Ueno; si vedeva, già prima di partire, uscire dal buio invernale, gioiosa fra le immense folle di occhi a mandorla per le strade di Shibuya e Shinjuku; era certa sarebbe uscita dal lungo sonno, libera e leggera, alle panoramiche e vertiginose viste sul Mori Tower a Roppongi Hills. E invece dovette scendere a compromessi con un grandioso ed impietoso jet lag, che aveva decretato per MR il passaggio diretto dal letargo italiano all'insonnia giapponese senza troppe storie. Il risveglio forzoso da fuso orario portò MR a drogarsi indegnamente con il Depas e l' Armonia Retard melatonina, che sconfiggendo l'insonnia, la riadagiarono in un disordinato e pesante dormire. Prede della sonnolenza indotta e bersagli di episodi narcolettici sempre più frequenti e vistosi, corpo e mente di MR si abbandonarono comodamente in una indistinta con-fusione di fusi orari. Le 10.00 del mattino le sembravano le 2.00 di notte; alle 23.00 era insonne e alle 12.00 ronfava come un ippopotamo; alle 4.00 antelucane chattava con l'Italia serale emanando un senso di stordimento. Ma MR non si lasciò affliggere dai disordini del proprio bioritmo, non si lasciò sconvolgere dal ciclo sonno-veglia ormai compromesso. Era nel paese del sushi, del sashimi, della tempura, dello shabu shabu; era nel paese della creatività, della fantasia più sfrenata, dell'organizzazione perfettissima, delle adolescenti vestite da Lolite colorate, dei viaggiatori in metro dormienti (di cui si scoprì grande estimatrice); era nel paese dei wc intelligenti con ciambella riscaldata e bidet incorporato, delle candide mascherine indossate dai giapponesi raffreddati e allergopatici, per proteggere se stessi e gli altri da virus e batteri, e per non respirare i pollini dei ciliegi; era nel paese dei manga, che sanno essere anche erotici e perversi, di Naruto, dei pachinko, dell'elettronica, della tecnologia e dei telefonini multicolori con pupazzetti annessi. MR pensava che in quel paese si sentiva bene, come si era sentita bene le due volte precedenti in cui ci era stata. Era elettrizzata all'idea che i giapponesi altro non aspettavano che ascoltare un po' di opera italiana eseguita da italiani. Sorrideva felice per questo, distesa sul suo letto ad ore improbabili. Una mattina le sembrò quasi di cadere da quel letto, ma non fu per l'intontimento da jet lag. Fu grazie ad una scossa di terremoto, pane quotidiano per i giapponesi, di magnitudo 5. MR emerse dalle lenzuola in mutande e scappò sul corridoio a chiedere aiuto. Urlò addosso alle signorine delle pulizie  che la guardarono sconcertate. I loro occhi parlavano da soli: (Ma chi è questa matta?Ah, sì, il gruppo dall'Italia... poverina, crede che le nostre costruzioni siano uguali alle capanne italiane.) Le loro bocche pronunciavano frasi che all'orecchio di MR parevano sconnesse: "When we came to clean the room?" ("A che ora possiamo venire per la pulizia della sua stanza - immonda che non possiamo mai rassettare perché lei dorme - ?")
MR, sospettando di aver forse esagerato, rientrò in sé, scusandosi e guadagnandosi una serie infinita di inchini, oggi non sa ancora bene se per la sua performance, se per essersi vergognata, o se per aver promesso di lasciar pulire la stanza.
Qualche giorno dopo, MR fu costretta ad aumentare le dosi di droghe, facendone un uso smodato in una sorta di cerimoniali anti stress e pro sonno, a causa di una scossa di terremoto che nulla aveva della precedente. Di magnitudo 8.9, sorprese MR e molti dei suoi colleghi nel seminterrato del teatro Bunka Kaikan, dove si stavano svolgendo le prove dell'opera La forza del destino di Giuseppe Verdi.
Una energia oscura e superiore spazzò via in un istante, insieme a tutto il resto, entusiasmo, allegria, calma e tranquillità. Tutto si trasformò in paura, tristezza, e affanno. Si toccarono con mano e si guardarono da vicino coraggio e fiducia, scoramento e sfiducia, comprensione e condivisione. Per infinite ore, per molti giorni.  Fino a quello della partenza per rientrare in Italia. MR, alle 4.00 di mattina, si recò alla reception per riconsegnare la chiave-tessera della stanza. Il receptionist giapponese esclamò qualcosa nella sua lingua.
"MR, aaahhh! Auasaaaaaa! Auasaaaaa!" spiegò (più o meno) lui, gesticolando vistosamente e guardandola dritto negli occhi storditi.
" I don't understand!" replicò lei sulla difensiva. 
"Finished, finished, finished!" la salutò lui, nel tentativo di tranquillizzarla, inchinandosi rispettosamente con un enorme carico emotivo dentro. Ricambiando gli inchini, MR uscì dall'albergo stralunata e fuori dal mondo.
Questo è il ricordo di una disavventura, e di una dura lezione di vita impartita da uno straordinario popolo che ha saputo reagire alla tragicità di un evento con dignità, orgoglio, forza e incredibile volontà, e con il quale sta ancora lottando. 

mercoledì 6 marzo 2013

TENORI

Su questo blob..., blog (MR ormai sta meditando sull'idea di cambiare il titolo "Oceani Capovolti" in "Blob..., Blog") passano, bontà loro, alcuni colleghi di MR. Sono soprattutto tenori.
Sapete, no, cosa sono i tenori? Quei maschi che cantano, con voce acuta e stentorea, su vette impervie, come faceva Pavarotti; quelli che anche parlando hanno voci che entrano come razzi perforanti dentro i timpani; quelli ai quali Berlusconi restiuirebbe il cervello, perché pare che, per una strana e misteriosa legge naturale, sia stato conservato nella formalina; quelli che se parli con loro mostrano purezza, candore, e incanto; quelli che se cerchi su Google "tenori" ti viene fuori barzellette divertenti; quelli a cui, per capirci, Antonio Albanese fa cantare 'Nto culu.
Stamattina, uno di questi tenori ha chiesto a MR di scirvere un post su di loro.
Inutile negarlo, e stare a raccontarsi storie, i tenori costituiscono una categoria a sé. Sono identici a se stessi, si crogiolano consapevoli  nei loro buchi neri, devono sentirsi ripetere continuamente e compulsivamente le stesse cose perché le capiscano e se le capiscono, guai a cambiare parole, sono spesso felici e protagonisti come bambini, si aprono agli imprevisti della vita con invidiabile serenità, quando non sanno a quale santo votarsi si sfogano facendo acuti. Ma la loro specificità è l'essere irraggiungibili. Un tenore non lo freghi mai: non nella freschezza delle trovate né nella innocenza delle pensate. La loro è una casta, un ordine; si inventeranno presto un albo. Per loro sono state composte le romanze d'opera più belle, ma anche le più sfigate. Un tenore affronterà sempre ruoli di cornuto, di senza palle, di splendido che poi muore sgozzato, suicida, decapitato, incenerito; o che per fare l'eroe, se lo mette sotto sale, e non gli interessano più le varie Violette, Mimì, Carmen, Leonore, Adine, Dalile, salvo, dopo il rincretinimento, uscire dalla nebbia e tornare a strisciare ai piedini di queste spesso pronte a schiacciarli.
Il melodramma è assurdo per antonomasia, ma i tenori fanno la loro bella parte per rendere il tutto un gran bordello dove non si sa più che pesci prendere.
Per fare un esempio di tenore nell'opera, si potrebbe accennare a Federico lo strafigone. Cosa fa costui? "Ora mi innamoro di una certa boh di Arles (cioè questo perde la trebisonda per una che nell'opera neanche appare), e capoccione come un mulo decido di sposarmela. Se poi viene fuori che questa è una stramaiala e scostumata che la dà a un altro, entro in depressione. Male che vada, mi metterò a dormire, perché non vorrei che la depressione si acutizzasse, e perché non si può stare svegli avendo il dolce suo sembiante sempre davanti agli occhi, e dolori da tutte le parti. Ma se non prenderò il pasticcone, so già che non ci riuscirò. Ad ogni modo, come ogni uomo su questa terra, tenore o non tenore, mi consolerò subito con un'altra, meno sventola della sconosciuta, ma comunque me la sposeró. Se nel frattempo dovessi avere notizie di quella tr..., di quel dolce sembiante, che mi sconvolgeranno mi suiciderò, non so ancora se impiccandomi a questa trave sopra la mia testa o se bevendo dell'arsenico." Alla fine sceglie di buttarsi da una torre.


Per fare un esempio di tenore nella vita si potrebbe accennare ai seguenti detti:

Dov'è che risuona la voce di un tenore?
Dove ci dovrebbe essere il cervello.

Come ti accorgi che un tenore è morto?
La bottiglia del vino è ancora piena e il giornaletto a fumetti non è stato aperto.

Qual'è la definizione di un quartetto maschile?
Tre uomini e un tenore.

Quanti tenori occorrono per cambiare una lampadina?
Quattro. Uno cambia la lampadina e gli altri tre a lagnarsi che avrebbero potuto farlo se avessero avuto gli acuti.

Avete sentito di quel tenore che annunciò che nella stagione successiva avrebbe cantato solo tre ruoli-titolo: Otello, Sansone e Forza del Destino? (Storia vera)

Un neuropsichiatra, in cerca di materia prima per le sue ricerche, entra in un negozio di cervelli e si informa sui prezzi. "Abbiamo cervelli di laureati a dieci Euro l'etto - dice il proprietario - e cervelli della NASA a cento Euro l'etto. E proprio oggi sono arrivati dei cervelli freschi di tenore." A quanto?" "Mille Euro l'etto." "Ma andiamo, perché così cari?" "Beh - risponde il proprietario - sono nuovi, mai usati!"

Mirandosi in uno specchio magico, al quale dire solo la verità pena la sparizione, un baritono dice: io ho una voce che si estende per tre ottave! Puufff... e il baritono sparisce; è la volta del soprano che con voce modulante dichiara: io ho una voce da drammatico d'agilità! Puufff... e il soprano sparisce a sua volta; ed infine il tenore che con convinzione afferma: io pens.. Puufff e il tenore sparisce.

Che poi, MR i tenori li adora, e piacerebbe a lei stessa essere un tenore, anzi, sta lavorando sodo per entrare nel club ad honorem (è che ne deve combinare davvero tante!)

venerdì 8 febbraio 2013

CORSO DI RIQUALIFICAZIONE

Quando circa un mese e mezzo fa, MR, insieme ad un gruppo di suoi colleghi in CIG, si recò presso un ente di formazione per essere orientata ed indirizzata su eventuali corsi di riqualificazione (prassi obbligatoria), si aspettava che la Tipa incaricata al colloquio, che qui chiameremo T, fra la svariata serie di possibilità, suggerisse percorsi formativi che attenessero all'ambito professionale di provenienza. MR pensava che T avrebbe indirizzato le donne a corsi per imparare a disegnare un fiore sul tamburo, come Rosina, a tela e a seta a ricamar in casa e fuori come Mimì, ad insegnar il canto ai passeggeri, come Musetta (che poi, MR non ha mai capito come si possa insegnare il canto ai passeggeri; una full immersion? Un corso accelerato? Una sveltina?), e gli uomini a formarsi per pinger quel guerrier sulla facciata, come Marcello, o direttamente per factotum, come Figaro. (A MR, a questo punto, scappa una  piccola digressione, dettata da un moto di ammirazione. Il  fatto che il factotum sia Figaro, un appartenente alla categoria degli uomini, la dice lunga su come questi siano naturalmente predisposti a fare qualsiasi cosa. Tutto scaturisce dalla loro congenita attitudine alla varietà. Gli uomini sono programmati factotum dalla nascita, e tali si sentono. Fanno tutto con tutto. Prendono in mano un trapano?! Oltre a forarci  i muri (a tratti ricordano Rambo) riescono a farci anche una simultanea dall'armeno, a giocarci in  borsa, a ritirarci i soldi al bancomat, a farci il pane, e a ricamarci al telaio a punto erba. In buona sostanza, in ogni uomo ci sono un Figaro ed un Rambo con un trapano in mano. Davvero mirabile! Chapeau! Chiusa digressione.) Invece T, in estatica autocelebrazione, ha parlato per tre ore di normative speciali, legge 223, attuazione di direttive, bla bla bla (martellamento sulle zone erogene) e di corsi di lingua inglese e di informatica. A questi ultimi MR si è rifiutata anche solo di pensarci; preferisce continuare ad essere autodidatta, poiché ha i suoi tempi di apprendimento (lunghi), non tollererebbe le insidie della condivisione (la timidezza vincerebbe anche sul migliore dei propositi), e l'onta dell'ultima della classe. Ma ad ogni modo, l'evenienza corsi, per ora, sembra essere sfumata. MR, però un pensiero al futuro e ad una nuova disciplina formativa lo ha rivolto. Non si sa mai, con i tempi che corrono, potrebbe sempre tornare utile. Ha pensato che si potrebbe reinventare, se proprio non cantando in tutti i cessi, almeno pulendoli. Ma poi le è venuta in mente la serra di O la rumena - avete presente? -  per una riqualificazione e una formazione che T se la sogna. Nel senso che, MR ha il sospetto che la leonessa Gea e la tigre Tremor siano attratti dalla selva poiché in questa si nascondono coltivazioni illegali di marijuana (MR ha visto i felidi masticare foglie, non penserete mica che sia tanto in malafede da fare illazioni così pesanti a casaccio!); ovviamente O la rumena ha messo le mani avanti spiegando che si sta dedicando anche alla piantagione di erbe officinali, così da giustificare il ruminare dei due felidi: " Uuuuuhhhh, mesteca plante medicinale! Da, sunt bune, sci de a face bine... Cum se espune... fare bene bene!" E qui è svelato il motivo dell'eccitata partecipazione di Gea al giardinaggio con O, nonché il vitale slancio affettivo verso questa, e il sonno incoercibile e agitato di Tremor. Ora, il piano è questo. MR vorrebbe chiedere ad O la rumena di introdurla nel mondo della "botanica". L'obiettivo è quello di apprenderne ogni rudimento al fine di sviluppare una riqualificazione nuova ed alternativa per un futuro professionale sicuro. L'affare prevede uno scambio: l'omertà di MR con la spartizione degli incassi del traffico di sostanze stupefacenti tra le due. O la rumena avanzerà di certo pretese più ambiziose, chiedendo a MR di sacrificare un altro po' dell'amore di Gea all'altare delle sue attenzioni. Insomma, dovranno spartirsi anche la leonessa. MR pensa che sia uno sporco affare, ma pur sempre un affare.

mercoledì 6 febbraio 2013

IL LAVORO PIU' BELLO DEL MONDO

L'ultimo post si è concluso con una amara circonlocuzione. MR, per dire con incisività che il suo amatissimo lavoro sta attraversando una fase difficile, si è imbarcata in una enfatica perifrasi che suonava così: "quell'inconfondibile, indicibile, ineffabile, indescrivibile, insostenibile situazione di epocale merda professionale, quindi esistenziale, dunque, vitale."
L'impegno - che poi è sfociato in una catartica ed efficace scelta lessicale - a non cedere alla seduzione di triviali grossolanità, come avrete notato, c'era.
Credete! MR avrebbe voluto usare costrutti come "il periodo è delicato" o anche "il momento è complicato", ma non sarebbero stati ugualmente eloquenti.
E poi, qualche volta le piace essere licenziosa, selvatica, e impulsiva.
Le piacciono anche finesse e stilnovismo, ma un'oratoria forte, e una facondia tagliente, nel rendere l'idea, anche scritta,  non temono rivali. 
Insomma, MR si sente più compresa.
La fase difficile, il periodo delicato, il momento complicato, la situazione di merda del lavoro di MR, che, dunque, nelle ultime settimane ha visto il suo acuirsi - certamente, in un panorama di generale disagio lavorativo, italiano e non - è pesante ed imbarazzante da affrontare. A volte è come trovarsi di fronte al peggiore degli incubi, altre ad una cortina da non superare per rendere tutto tabù e non volerne parlare, altre ancora ad un dolore da celebrare, nonostante il sanguinamento. Gli stati d'animo, ormai da troppo tempo, continuano ad essere messi a dura prova; si passa repentinamente dall'incredulità alla ribellione, dalla disperazione alla tristezza più cupa, e ci esce anche qualche cazzata di troppo.
Poi ci sono quei momenti in cui la magia, che il lavoro più bello del mondo riesce sempre ad evocare, riemerge proterva; anche sotto le minacce del peggiore degli incubi, stracciando la cortina del divieto sacrale, guardando dritto in faccia il dolore, ed entrando nelle ossa. Può essere la magia dello spettacolo tout court, del formicolio che dalle tavole del palcoscenico penetra le gambe per arrivare all'anima, del pubblico che assiste sognante al sogno di chi lavora per allietarlo. Oppure può essere la magia di ritrovarsi dietro le scene, a luci soffuse, una rappresentanza professionale per ogni settore. Allerta generale. Grandi e pesanti tavoli, coriandoli, bicchieri, vassoi pronti per essere portati in scena. Contenitore della pece per le scarpe. I tecnici attrezzisti a porre ogni cosa al proprio posto. Sarte e parucchiere per gli ultimi ritocchi. I cantanti solisti in prima linea, di seguito i figuranti, poi il coro, e ancora l'orchestrina. A coordinare le aperture delle porte il comando di un tecnico macchinista verso i suoi colleghi. Il "Prego, signori, in scena!" dei maestri collaboratori, ultimo tassello di quella magia esplosiva che dilaga.
Inevitabilmente.
Dal retro di quelle porte fino all'ultima fila di poltrone.
Ad accoglierla orchestra, direttore e pubblico.
Quella magia è l'inestinguibile anima del lavoro più bello del mondo.    

domenica 20 gennaio 2013

PROCLAMI (MA CHI T'O FA FA'?)

Ora di pranzo, alla mensa. MR è in compagnia di G che la mette al corrente di notizie che turbano il suo già precario equilibrio emotivo e per la diffusione delle quali questo posto non è deputato. Insomma, mentre MR, un po' così  (laddove un po' così sta per catastrofe interiore, dibattito politico-fisiologico interno, percentuale di vitalità e narcisismo pari a quella di uno sfigato ad un passo dal suicidio), fagocita voracemente polenta pasticciata, bistecca di maiale, ceci e patate - uguale uguale ad un pitbull con la sindrome da disturbo da alimentazione incontrollata, ché tanto a lei la fame non gliela toglie niente e nessuno -, G cerca di ravvisare un senso nelle conseguenti mille farneticanti affermazioni da lei sparate. Non solo: lui, cercando di ravvisare un senso nelle mille farneticanti affermazioni da lei sparate, ha pure qualche risposta. Ma non solo, e non solo: se lui risponde non può certo mangiare, e, mentre lei è alla frutta (sta sbucciando la mela) ed è riuscita ad arrivarci ciarliera, lui è rimasto al primo.
"G, e dai! Quanto ci impieghi!  Mangi come una lumaca... io ho già finito!"
"La tua affermazione è controvertibile, contestabile, nonché attaccabile!" 
"Quale delle tremilaseicentocinquantasette che ho fatto?"
"Mentre tu, succeda quel che succeda, anche ciarlando, riesci a mangiare con l'imbuto, io, parlando, per colpa tua, non riesco proprio a farlo!" 
(A mangiare, non riesce a mangiare ciarlan... ehm, parlando, voleva intendere G, non certo a ciarl... a parlare). (Cosa cazzo c'era in quella polenta pasticciata?)
MR si ritiene fortunata ad avere G come amico; specialmente quando questo ha per lei risposte forti, solide, e rasserenanti.
Che poi, spesso risponde anche con domande ("Ma chi t'o fa fa'?") altrettanto forti, solide e rasserenanti.


Sempre ora di pranzo, sempre alla mensa. MR sente una presenza alle sue spalle. Mentre armeggia con vassoio, tovaglioli e posate, si volta, vede il collega GP, si avvicina a lui.                                                
"Ehi, GP, ciao! Ma pensa, ti ho visto, come dici tu, con gli occhi dello snowbordista! Ce li ho anch'io gli occhi occipitali, del resto sono una nuotatrice. Tu ed io abbiamo altri due occhi dietro alla testa!" afferma MR ridacchiando. Anzi, afferma MR fino a te (di testa), ridacchiando, indietreggiando, rovinando addosso ad un altro collega; la esse, la ti e la a (sempre di testa) incastrate nel lobo occipitale proprio dove risiedono gli altri due occhi.
(Ma chi t'o fa fa'?)


Prova di regia di Don Giovanni.
"Oggi proviamo la danza!" fa la coreografa.
"Ma tutti?" fa MR.
"Più o meno." rifa la coreografa.
(Che palle!) pensa MR.
(Non temere, MR, abbi fede. Ad ognuno il suo!) pensa la coreografa.    
Questa comincia ad illustrare la danza: minuetto con passo base, passada e vuelta, contradanza. Poi c'è il girogirotondo intorno al tavolo.
A MR tocca il girogirotondo intorno al tavolo.
Poco dopo.
"Occorrono altre persone per la danza, c'è qualcuno disposto a ballare? C'è qualche volontario?" propone la coreografa.
Tuttintorno cala improvvisamente un silenzio di tomba.
MR inspira ed espira; nel suo animo si apre un bivio: buttarsi con struggente malinconia nel rassicurante, avvolgente, e confortante girogirotondo, come non succedeva da secoli, o lasciare che il sacro fuoco della ballerina arda in lei, lanciandosi nei passionali e sensuali passi, con audacia e sfacciataggine, incurante delle figure di merda già in agguato dietro il backstage?
"... Io! Mi offro volontaria!" emerge dal silenzio MR, schiarendosi la voce, alzando la mano, sentendo per qualche attimo  arrestarsi il battito cardiaco e tentando di bandire la iena crocuta crocuta che di solito la aspetta carogna al varco.
Le prove stanno andando bene. Sono tre giorni che MR non fa che contare fino a sei (anche durante le prove musicali in sala davanti ad un quattro quarti, un due metà, o un cinque ottavi). Fa coppia con R, con il quale continua a provare passade lungo i corridoi, vuelte al bar, contradanze al badge. Il gruppo per la danza entra al lavoro sempre un'ora prima rispetto agli altri.
(Ma chi t'o fa fa'?)

domenica 13 gennaio 2013

EH... ... PAZIENZA!

Questo blog è nato anche per esorcizzare e placare le inquietudini di MR, che lo infesta quasi quotidianamente con le proprie farneticazioni, e per fare accorgere a chi non se ne fosse accorto (compresa se stessa) - ammesso che importi a qualcuno, ma essa si illude che sia così, sennò non esorcizza una beata cippa - di episodi significativi (?) e non (!) della sua vita.
Essendo creatura sommamente discreta, timida e riservata lì fuori - a volte fino a rasentare la paralisi - è sfrenata, aperta, e confidenziale qui dentro. Slanci, aperture, e confidenze non solo deliranti e spesso resi in stato confusionale, tanto che per decriptarli manco la Stele di Rosetta, ma che tolgono tempo prezioso ad altre attività e incombenze; tipo oggi: MR dovrebbe andare a comprare un aspirapolvere di seconda mano, e dovrebbe andare a correre, ma sta qui a tartassare il blog perché ha la forte urgenza (si dice sfogo) di rendere partecipe chi, bontà sua, passerà per di qua e l'aiuterà nel superamento di ciò che sta per propinare. Il fatto è questo.
MR lo sospettava, ma non ne era certissima. Ieri ha avuto la conferma definitiva che quanto a sensualità, carica erotica, carnalità, charm, e enchantment non ha esattamente l'allure di Constance Chatterley, di Carmen, o di Rossella O'Hara. Ieri sta per ieri pomeriggio, non per stanotte. Lo scenario era quello di una prova di regia in teatro, non un letto cigolante. L'opera era Don Giovanni, non Suor Angelica.
Il regista, dopo una premessa tutta incentrata sul concetto di desiderio, infuoca gli animi suggerendo alle donne di far svolazzare le gonne a balze di forgia spagnola (che però non c'erano ancora, al loro posto jeans, tute da ginnastica, leggins vari), e lanciare dardi infuocati e provocanti agli uomini, durante la festa di nozze di Masetto e Zerlina.
"Tigri, dovete essere delle tigri assetate di sesso! Mangiatrici di uomini! Tu!" esclama il fomentatore di eros dirigendosi verso MR.
"Sì!?" scatta MR come una molla, ancora intenta nel suo inutile tentativo di sculettare dentro un paio di jeans pensandoli come una gonna, e, lacerata dal fallimento di questo, affranta, innervosita, preoccupata e imbarazzata (ché quando comincia ad andare storto fin dall'inizio, MR si trasforma in una tremenda vittima con manie di autopersecutoria flagellazione).
"Sei preoccupata?!"  la squarcia nel profondo della sua autostima lui.
"Io?, No, no!" millanta sulla via del rimbecillimento lei.
Nessuno si è accorto di niente,
La musica ricomincia.
Il sudore fa (in tutti i sensi, compresi i cinque canonici, esclusi quelli erotici) la sua sporca parte.
"Provocanti, coraggio, sventolate le gonne, puntate gli uomini, desiderio, desiderio! Sei imbarazzata, vero?" insiste il demolitore dell'ultima briciola di peccato carnale scovata nei recessi dei recessi (Amen!) di una eventuale libido di MR.
"Eh!? No, no!" si difende lei senza originalità, lanciando uno sguardo torvo a quello che ormai la tiene d'occhio ad ogni goffo e castigato movimento.
Comincia una serrata indagine.
"Come ti chiami?"
"Di dove sei? Sei di Bolzano? Ahah!"
"Quale attore che ti fa sesso vedresti in Don Giovanni?"
Seguono risposte, probabilmente, deludenti.
"Mi chiamo MR!"
"No, non sono di Bolzano, ahah, emmmhhh, sono ciociara!"
"Mi fa sesso Al Pacino!"
Le risposte sono fuor d'ogni dubbio deludenti.
"Ah... ... ... ! Ok!"
"Tutte le donne sdraiate sul prato con il proprio compagno al passaggio di Don Giovanni si alzino e facciano come per seguirlo... Tu, no, MR... troppo casta e fedele!" (Eufemismi per indicare una spiccata carenza di seducente femminilità, punto!)
I sospetti divengono certezze, e MR li riversa come un martello su M, suo compagno nell'opera che scioglie anche l'ultimo interrogativo:
"Secondo te che avrà voluto dire con 'Ah... ... ! Ok!' ?"
"Credo 'Eh... ... ! Pazienza!"

Ora però, MR, va a comprare l'aspirapolvere di seconda mano ché deve pulire casa. A correre, no, perché piove. 

sabato 12 gennaio 2013

LA PACE CON I PROPRI PENSIERI, QUESTA SCONOSCIUTA

L'autore del corso La Time Line, tale Antonio Meridda, ha inviato a MR un'inquietante mail in cui indaga in maniera assai impertinente sulla sua vita passata. Sul Meridda MR si è informata attraverso Google. Ne è venuto fuori  un quadretto impagabile dove viene dipinto come un  personaggio poliedrico che, Madonna mia! s'è detta MR, E chi è il vero ideatore dello Brainstorming questo? 
Così dice di sé in un'intervista: "Mille lavori, 10.000 specializzazioni, troppi anni e ancora milioni di strade da provare! Sto studiando come etologo, devo dare ora l’esame di infermiere veterinario, sono educatore cinofilo, insegno biologia ed ecologia, ho un master in giornalismo scientifico, uno in certificazione ambientale, uno in tecniche di coaching e al momento sono iscritto al primo anno di psicologia. Sono coach, ipnotista, counselor, formatore, scrittore, insegnante, educatore cinofilo e in futuro psicologo. La scrittura è il mio metodo preferito per rilassarmi e tradurre i miei pensieri in concetti." E faccio anche barba e capelli. No, è Figaro!
Così ha scritto Figaro sulla mail a MR:
"Ti sei mai chiesta come sarebbe andata la tua vita se avessi agito diversamente? Chissà quanti rimpianti hai avuto, chissà quanto ti sei disperata, chissà quante volte hai desiderato fare altre scelte! Perché non dai pace ai tuoi pensieri? Io so indicarti la strada, io so come potresti fare."
E di seguito l'illustrazione del suo metodo.
Mica il metodo Maria Regina della pace, o gli insegnamenti della Brahma Kumaris World Spiritual University ONLUS, o i corsi di Sahaja Yoga!? Nientaffatto! Il Meridda suggerisce a MR di interrogarsi sul futuro, rivangando il passato, attraverso la Time Line, e cioè gestendo in maniera proficua e corretta ciò che è stato in vista del futuro. Facile facile, semplice semplice. MR ha scartato immediatamente la possibilità di acquistare il risolutivo ebook, poiché ha tutto un suo personale modo di raggiungere la pace con se stessa e i pensieri che la infestano, che, vabe', non è detto funzioni sempre, però lei ci crede, e crede pure che arrestare la lotta fra se stessa e i suoi pensieri, quelli belli e quelli brutti, sarebbe come abolire il carnevale di Rio de Janeiro; inoltre, ha imparato da tempo a buttarsi il passato alle spalle, quindi, fine del discorso, capitolo chiuso, tanti saluti; e a non proiettarsi nel futuro.
Tuttavia, per colpa di Meridda, MR come sarebbe andata la sua vita se avesse agito diversamente, se lo è chiesta, e nella fattispecie: se non avesse intrapreso gli studi musicali, quelli pianistici prima, accantonati sul più bello (MR giura con il cuore in mano che avrebbe tanto voluto ultimarli! Ed ecco le spire nere della recriminazione allungarsi sulla sua coscienza, come spera il Meridda) - a pochi metri dal traguardo - per dare spazio a quelli del canto poi.
Di sicuro non avrebbe imperversato a tutte le ore con vocalizzi, studi, romanze, nella stanza attigua a quella di   fratello M, ricavandone una rendita vitalizia di rinfacci da parte di questo, per averlo travolto e contagiato con la sua follia, ed essere, dunque, stata causa dei suoi squilibri; non avrebbe speso i migliori anni in giornate intere ad ascoltare opere ed i loro maggiori interpreti, a leggere forsennatamente manuali di canto, a frequentare senza sosta lezioni, corsi, e studi otorinolaringoiatrici, nonché foniatrici, rigettando forse destini più brillanti come quello di benzinaia, fruttivendola, o demografa (altre spire, altra recriminazione) per i quali MR si sentiva predisposta, e dei quali, è convinta, sarebbe potuta essere una eccellente promessa; non avrebbe investito energie da leone, cercando di trasformare l'idea del canto da concetto freddo ed insondabile a materia voluttuosa e di ineguagliabile fascino, tracciando mappe come un esploratore portoghese sui perché e i percome dell'organo della fonazione e della respirazione, aprendo la gola, aprendola troppo, chiudendola, spingendo verso il basso con il suggerimento di pensare di essere seduta sul wc (però come se fosse uno scranno, perché guai a sentirsi troppo in sintonia con l'ambiente cesso, si potrebbe incappare nel concetto di merda - MR si scusa per essersi espressa con secolare lessico, ma, pur trattandosi di una materia da angeli dell'Empireo, c'è molto di terreno - quindi, ai primi sentori... ), alzandosi dal wc, respirando senza alzare le spalle, sentendosi come una regina, infoscando il cervello.
Da questo egregio miritorninmente di un capitolo importante del suo passato MR evince che grandi rimpianti non ne ha avuti e non ne ha, si è disperata parecchio, ha desiderato, ma solo per poco, fare altre scelte, il futuro all'orizzonte lo vedrebbe nero, plumbeo e ingestibile, ma preferisce non guardare. Ah, rivangando rivangando, le è tornato in mente che il suo destino era segnato: mamma V e papà E l'hanno vista crescere osservando che i pennelli, i colori, le penne e le matite che prendeva in mano si trasformavano in microfoni, i libri li leggeva cantando, le sue bambole si sfidavano in gare canore, e quando la sera finalmente la scaraventavano esausti nel letto, fratello M - vittima di una triste sorte - era costretto a chiederle di dargli la buonanotte cantandogli una canzone. Quindi, spiacente, Meridda, ma in merito a questa scelta e probabilmente anche alle altre, al fine di un benefico e fruttuoso futuro, MR, come vede, non ha scampo.

martedì 18 dicembre 2012

POTREBBE ESSERE UNA BELLA MUSICA

Pare che il cervello umano nell'aspetto e nel colore sia simile ad un cavolfiore, e che nell'arco di tutta la vita si rinnovi con la produzione di nuovi neuroni. Se questi, però, non vengono sollecitati costantemente attraverso l'apprendimento, muoiono. MR ha un profondo attaccamento ai propri neuroni, anche se spesso deve lottare contro la loro massima ambizione: prendere le distanze da lei. Qualche volta ci riescono, fornendole tutti gli argomenti e gli elementi per trasformarla da bipede erectus ad essere primitivo, ferino, animalesco. È allora che la faccenda si fa seria, e MR si sente totalmente asservita. Lo si capisce quando svanisce ogni sintonia con loro, che smettono di filarla. È, come dire, una questione di feeling. Un feeling che MR cerca di tenere in vita tutti i giorni; a coadiuvarla il nutrimento più grande: la musica. MR va a lavorare sempre molto volentieri, perché ama il suo lavoro, che è infinitamente affascinante e incredibilmente interessante. Perché ha in sé qualcosa di potente. Perché arricchisce di comprensione, compassione, tolleranza, passione. Perché è in grado di eliminare le differenze di fondo tra le persone, anche quando tra queste persone c'è qualche irriducibile che ama praticare la resistenza. Una resistenza simbolica, una resistenza insana, una resistenza classista, a seconda dei casi. Perché se fare la differenza può servire nella vita, qualcuno crede possa essere ancora più utile nel mondo del teatro lirico. Nell'ambito dell'opera e della musica colta in generale, bisogna fare costantemente i conti con una caratteristica precipua: l'inverosimiglianza, la non credibilità; che se per la disciplina artistica in sé costituisce la fonte del suo fascino, per tutto ciò che le ruota intorno - la macchina della pubblica amministrazione - altro non è che una fottutissima e noiosissima spina nel fianco. Soprattutto di questi tempi. Soprattutto in una "cultura" basata sull'arrivismo, su atteggiamenti qualunquistici, sull'oppressione, sulla mancanza totale di valori etici e morali. In questa cornice, un palcoscenico o un teatro lirico-sinfonico nella loro vera essenza non importano quasi a nessuno. A chi importa che quella pazza di Gilda nel Rigoletto di un certo G.Verdi si fa ammazzare al posto del duca di Mantova - di cui è innamorata, ma che l'ha sedotta e tradita - dagli assassini assoldati da suo padre sangue del suo sangue? O che quell'allucinata di Azucena - ne Il trovatore sempre dello stesso autore - uccide per sbaglio, bruciandolo vivo, suo figlio? Tali baggianate, non offrono la possibilità di confrontarsi con il mercato. Come neppure gli effluvi sonori prodotti da certi Vivaldi e Mozart, tanto per citarne qualcuno. Tutto ciò ha il sapore amaro dell'arretratezza, dell'anarchia, del disinteresse e dell'incultura. Tutto ciò scioglie gli incanti che dovrebbe custodire chi ha la responsabilità diretta su un patrimonio formativo, istruttivo, e prezioso come la musica, da vicino e da lontano, da dentro e da fuori. Quando a MR sembra che la sua testa di cavolo stia perdendo solidità, e abbia bisogno di una ricetta salva neuroni, si spaventa; si spaventa molto. Tuttavia cerca di non perdere pezzi, e di non restare impigliata a chi si serve di sofismi e cavilla in modo ignaro sulla ricchezza musicale per affossarla, stupidamente inconsapevole, a chi vuole esasperatamente distinguersi, a chi non comprende la delicatezza e la forza insieme che questa richiede per poter essere tramandata, comunicata ed espressa, a chi non importa che sia parte integrante del suo paese, dove è nata e dove la si sta rendendo sempre meno credibile. 

venerdì 30 novembre 2012

TURANDOT

Stasera è andata in scena la terza replica di Turandot, opera che ha la facoltà di entrare nelle ossa di MR. Anche alla terza replica, anche dopo tremila prove a tutte le ore del giorno  e della notte, anche dopo essere passata sotto l'ira funesta che infinita addusse lutti agli Achei (in riferimento al diluvio epocale di due giorni fa, quello più figo degli ultimi quattromiladuecento anni). L'effetto che Turandot esercita su MR è dirompente, irrefrenabilmente entusiastico, catarticamente appagante, spavaldamente esaltante. Niente e nessuno può nulla contro di lei; sotto l'influsso benigno di Turandot, MR si sente una leonessa, un caterpillar, una fonte inesauribile di endorfine. MR, per Turandot farebbe e ha fatto di tutto, perfino ripiegare, assetata come un lago prosciugato - quando mancava l'acqua nella macchinetta erogatrice - sulla cioccolata bollente; non che il ripiego sia stato questo grande sacrificio: cioccolata e Turandot se la battono da sempre ottenendo costantemente un legittimo e meritato ex aequo. Perché una cioccolata seppur bollente è sempre una cioccolata, perché MR ne è un'assatanata cultrice così come per la Turandot, e perché allo stomaco come al cuore e come  a Turandot non si comanda. Due sono i Calaf della produzione in cui MR sta lavorando in questi  giorni. Il primo, spagnolo delle Canarie, profilo etrusco, dalla voce portentosa, brunita, sensuale, che al tuonare il nome della Principessa di ghiaccio, di sangue, e di morte, e  autovaticinandosi una vittoria (sì, il vincerò, vincerò), viene fuori come lava incandescente da un vulcano cileno; anche se poi quando lo si saluta e ci si complimenta con lui risponde con la vocina flautata dei cartoni Cuccioli, Olly, Cilindro, Diva, e Pio. Il secondo, la copia fedele e sputata di Chuck Norris, che si dimena sul palcoscenico tra guardie imperiali, servi del boia, Ping, Pong, e Pang con i suoi calci rotanti, e che abbraccia e bacia Turandot con fare stuprante e arte marziale, guardandola poi soddisfatto e cercando approvazione nelle femmine artiste del coro; entrambi con il codino alto. Due sono pure le Turandot e le Liù. Le prime più brave  delle seconde, trasmettono a MR, con le loro unghie affilate e svolazzanti, con le loro lingue di fuoco vocali, nonostante siano cinte di gel, lanciate ad altezze a rarefazione di  ossigeno, la voglia di essere al loro posto. Perché la vertigine della ribalta, il brivido del palcoscenico, che prova Turandot non le prova nessuno. MR vorrebbe lanciare la sfida degli enigmi alle carovane di principi che, invece di farsela addosso dalla paura, scatenano la missione "catturate quella ragazza", vorrebbe scompigliare il codino alto di Calaf, vorrebbe sdilinquirsi nel bacio romantico del canario e andare in sollucchero in quello impetuoso di Chuck Norris, senza tanti turbamenti, cambiando le regole in corsa, vorrebbe ricevere un sorriso di sazia e compiaciuta soddisfazione ad ogni vigoroso acuto da Zubin Mehta. Non potendo arrivare a tanto, MR si accontenta di fare la sua parte attraverso la strada più battuta e affollata, quella del coro, che comunque si produce con forte impronta nerboruta per tutta la durata dell'opera. Alla fine della quale continua a sentire nelle sue ossa Signore ascolta, Liù non regge più, Non piangere Liù, Dolce mia fanciulla, In questa reggia, Gli enigmi sono tre, la morte è uno, No, no, uno è la vita, Mai nessun m'avrà, Non guardarmi così, non sarò tua, Nessun dorma, Vincerò, Tu che di gel sei cinta, L'amerai anche tu, Tu sei morta, o mia Liù, Non farci del male, Diecimila anni al nostro imperatore, Gloria a te, gloria a te.

mercoledì 28 novembre 2012

CRONACA PRELAVORATIVA CON ANNESSI E CONNESSI

Martedì pomeriggio, su Firenze scoppia una bomba d'acqua. Continua a piovere torrenzialmente fino a sera. MR deve uscire per recarsi al lavoro, non prima di essersi sbronzata con un pacco di cornetti mignon al cioccolato. "Sono la mia cena!"  millanta spudoratamente a se stessa, pensando che, questione di istanti e, la ricotta che ha adocchiato in frigo entrerà, spalmata, su una fetta di pane nelle sue voraci fauci.
MR guarda l'ora. È tardi.
Decide di vestirsi. Abito da concerto, calzettoni norvegesi sopra i collant, stivali (le scarpine tacco dodici scamosciate con bordini in vernice nere da bambolona deficiente le porterà con sé in una busta e le calzerà in teatro per non farle bagnare). Cerca disperatamente i calzettoni norvegesi, li trova ammucchiati in mezzo al letto, li prende, vede una zanzara, la insegue fino ad una parete della cucina, l'ammazza premendole contro i calzettoni norvegesi che, dopo la soppressione del molesto insetto, poggia vicino al portapane. Si vestirà dopo aver mangiato. Mentre affetta il pane, Gea punta la ricotta, la lecca. MR urla belluinamente, quella ricotta è sua, solo sua; come per Mimì la cuffietta, come per Demi Moore il vaso d'argilla, come per Marguerite Gautier le camelie. MR, sotto lo sguardo torvo della belva che esige condivisione, cede e le mette un po' della sua ricotta sul coperchio della confezione. Il coperchio cade dal tavolo, cade, fottutamente e per colpa di una stupidissima legge di Murphy, al contrario, spiaccicando, rovinosamente, la ricotta sul pavimento. MR, preda di una incauta fretta, vittima di un famelico sconforto, soprassiede guardando Gea che lecca il pavimento e addentando la fetta di pane e ricotta. Si imbratta il muso, si pulisce, sul tovagliolo c'è sangue. Sulla ricotta pure. È l'implacabile herpes. MR non si lascia impressionare, è sangue del suo sangue, mangia pane e ricotta con scaglie di herpes. Riprende a vestirsi, sul giubbotto infila il tunicone impermeabile da scooter, che manco gli Etruschi, gli Osci, i Romani, Cesare, i consoli, i generali, Padre Pio, i Ku Klus  Klan, e che dopo sei anni di scooteraggio feroce, sotto acqua, vento, e neve, si è decisa a comprare. Esce di casa buttando un occhio all'ombrello, "Lo prendo, non lo prendo, ma no, ho il tunicone, il casco, sono imbottita e chiusa come un salame". MR,   implasticata, sottovuoto, guarda, sfidandolo, il cielo gonfio di pioggia "Piovi, ora! Manda giù il diluvio, ché qui Noè si è attrezzata adeguatamente!"  Per qualche chilometro neanche una goccia d'acqua, strade semiasciutte, degli allagamenti e delle esondazioni paventate dai media locali neppure un rigagnolo. Noè in scooter risulta quasi fuori contesto. Dopo una insignificante tregua, solo qualche centinaio di metri prima del parcheggio, l'esiziale inondazione divina decide nuovamente, con l'ostinazione di un mulo, di punire la civiltà, l'inciviltà, gli scooteristi rampanti, la Firenze che rientra a casa e quella che esce a cena, l'elettorato che ha votato alle primarie e quello che non crede più nel PD,  il pubblico della Turandot e MR che, abbandonato il piglio sicuro di Noè, procede all'allagaggio verso il teatro in una inefficace quanto grottesca versione Yuri Gagarin, dentro un sacco di plastica stretto in vita, e con il casco ancora in testa, e, sempre in testa, la visione netta dell'ombrello che da casa fa il gesto dell'ombrello. All'orizzonte l'ingresso che dà su un ampio spiazzo che quasi quasi non ha nulla da invidiare a Places des Quinconces, sul quale si staglia quella parte di pubblico di Turandot graziata dall'inondazione divina. MR, vessata, fradicia, sulla Places, sotto centinaia di occhi - per usare un'espressione elegante - curiosi, asciutti e al riparo, e - per usare un'espressione meno elegante - stronzi fottuti, anziché camminare zoppica, con il vestito da concerto appiccicato alle gambe come una cozza patella al suo scoglio. Per facilitarsi la passeggiata, tenta il sollevamento di un lembo, emerge lo stivale sinistro con il calzettone norvegese che fuoriesce diserotizzante. Nella sua mente prendono forma propositi suicidari. MR, fa il suo fradicio ingresso, si dirige verso i camerini, esce dalla tunica, dal casco, dagli stivali, dai calzettoni norvegesi, calza le scarpine tacco dodici, scamosciate con bordino in vernice nere da bambolona deficiente, sotto il vestito da torcere, lo torce e inizia a lavorare.

sabato 17 novembre 2012

GIAPPONE-ITALIA E UN ANNIVERSARIO

MR ha diversi amici giapponesi. Oltre a C, moglie del collega V nonché abile domatrice delle ormai lontane lunghe chiome ribelli di MR, c'è la collega G, un'istituzione a Firenze e zone limitrofe; c'è N, ufficialmente raffinata violista con anime nascoste dell'organista, della pianista, dell cornista, dell'arpista, della tamburrellista; c'è A, eccellente preparatore di sushi e tempura ed impareggiabile e gaudente bestemmiatore, e altre care conoscenze. Tutti molto educati e rispettosi, spesso ricordano a MR che in Giappone ci si comporta in maniera diversa rispetto ad altri paesi ed all'Italia in particolar modo. Profondendo utili e opportuni suggerimenti, quando questa si è recata nel paese del sol levante da lei tanto amato, hanno tentato di sollevarla da qualche imprudenza:
"MR, in Giappone è disdicevole soffiarsi il naso nei luoghi pubblici o in presenza di altre persone, e comunque in fazzolettini sporchi o troppo usati (quindi, quando ci tornerai, cerca di non strombazzare con la tua proboscite dentro carta igienica sbrindellata o tovaglioli della colazione come fai in Italia)."
"MR, in Giappone è sconveniente toccarsi, abbracciarsi e baciarsi per salutarsi (quindi, quando incontrerai i nostri amici e parenti non ti lanciare in effusioni e profusioni d'affetto fuori luogo e contesto; limitati a ricambiare gli inchini.)"
"MR, in Giappone è indecoroso mangiare per strada (quindi, quando verrai assalita dai tuoi soliti attacchi di fame aspetta di rientrare, prima di divorare spuntini, spiedini di frutta, tempura, udon e soba da asporto)."
Inutile aggiungere che pur impegnandosi MR non sempre è riuscita a trattenersi dallo sfigurare.
C e il collega V si sono conosciuti la prima volta che MR, un po' intimidita, approdò in quella ospitale terra per una trasferta di lavoro con il teatro.
Mentre a Tokyo faceva i conti con cultura, stile di vita, frenesie nipponiche del tutto incomprensibili, e con una carovana di italiani sconosciuti nella quale, senza sapere come, si era ritrovata, C e V subivano il fascino della reciproca diversità. Mentre MR di notte - vittima di un prolungato jet lag - anziché dormire vegliava, scrutandoli incredula, i wc intelligenti con tavoletta riscaldata e con bidet incorporato, C e V andavano incontro al proprio destino sotto i ciliegi in fiore; mentre MR, all'alba implorava familiari e amici di venirsela a prendere per riportarla a casa, piangendo e strepitando senza ritegno dentro le cornette dei telefoni della hall dell'hotel, davanti a donnine delle pulizie che le si inchinavano con riverenza, C e V sperimentavano deliri romantici sulla via dell'amore unico e definitivo.
Se MR si è riavuta dallo choc traumatico della tournée a Tokyo dopo cinque anni, tornandoci e passando da impacciata e aspra a euforica, sognante, e innamorata di questa città, V prese da subito come paese di riferimento il Giappone per il coronamento di un sogno d'amore.
Qualche giorno fa è ricorso l'anniversario di matrimonio di C e V, che si sono sposati in Italia circondati dall'affetto di amici e parenti italiani e giapponesi. La sposa in kimono, raggiante e sguardo liquido; lo sposo in abito occidentale, severo e compiaciuto. Il "sì" di entrambi davanti ad una celebrante consigliera comunale che domandando "I testimoni hanno udito il sì degli sposi?" rivolse uno sguardo incitante alla nippo-testimone che non conosceva una parola di italiano. Le presentazioni tra gli ospiti:
- lei è M, che significa "il futuro che arriva"
- lei è A, che significa "la bellezza che sboccia"
- lui è K, che significa "immerso nel mare"
- lei è G, che significa "bella che canta"
Il pranzo luculliano, che significava "sicuramente MR si strafogherà".

MR adora il Giappone e nutre grande simpatia per i giapponesi. Sarà che in genere l'insolito la cattura, sarà che anche nelle loro manifestazioni più "folli" trova efficaci perché, sarà che quelle che per gli occidentali sono le loro stravaganze e bizzarrie incontrano la sua inclinazione caratteriale, sarà che i giapponesi sono sempre gentili e disponibili, sarà per una misteriosa legge naturale che vige nel suo mondo un po' così.

lunedì 22 ottobre 2012

L'ARTISTA E' NIENTE SENZA IL DONO, E IL DONO E' NIENTE SENZA IL LAVORO. (E'MILE ZOLA)

MR non è tra gli esempi più luminosi di disinvoltura e spigliatezza; non ha mai rispecchiato appieno l'espressione fedele di naturalezza; le è assolutamente estraneo il concetto di scioltezza. MR è timida, detesta esprimersi in pubblico, teme le nuove situazioni, aborrisce il confrontarsi con più di quattro persone tutte insieme, cinque sono già una frotta, sei le scatenano attacchi di sociofobia. Nonostante ciò  anni fa ebbe la strampalata idea di mettersi a cantare e, aggiungendo contraddizione a contraddizione, scelse come lavoro quello di corista in una moltitudine di coristi.
Ma la moltitudine è unione, quindi forza; è anche anonimità e collettività; è collettività anonima. E' un ottimo rifugium peccatorum dove i timidi peccatori, perennemente aspiranti anonimi come MR, sono altamente e collettivamente organizzati. Se, paradossalmente, si fosse anche anticonformisti, si ha, incredibilmente, la possibilità di sfoderare perfino il proprio anonimo anticonformismo.
Vittima di un insondabile disordine esistenziale, circa una dozzina di anni fa, ad onor del vero, fu il fidanzato dell'epoca V - ristabilendo l'ordine - a trovare un lavoro ideale, fatto su misura per MR. Orari flessibili, possibilità di esprimere il suo anticonformismo nel canto, con varia fortuna anche trasferte e trasfertine. Il tutto previo concorso, e a quattrocento km da casa.
"E' bene che tu faccia domanda per questo concorso!" tuonò il fidanzato V brandendo la copia fax del bando.
"(Piuttosto mi impicco!) Concorso per cosa, dove, quando e perché?" rispose la disordinata esistenziale.
"Per il coro del teatro del MMF, a Firenze, tra un mese, per rimettere ordine nella tua esistenza, perché stai manifestando sintomi di perdita d'interesse per la cosa che ami di più al mondo".
"(Minchia! Un concorso in questo disordine! Ci stramazzo dentro... ) E noi? Non ci vedremo più! La cosa mi devasterà, mi spezzerà, mi spedirà all'inferno, sarò una derelitta infelice!"
"Non essere melodrammatica, e butta giù un curriculum".
"(Come farei a cantare se non fossi melodrammatica!?) Sì, certo! Ci mancherebbe solo che non buttassi giù un curriculum... "
"Come?"
"Ok, ok, butterò giù un curriculum!"
Qualche tempo dopo, ad occhi bassi, totalmente indisposta, affranta, a capo chino, ed esistenzialmente più disordinata che mai, MR si presentò al concorso.
"Ha un ottimo materiale, ma deve essere più convinta. Ci riprovi la prossima volta!" sentenziò unanime la commissione.
MR, nonostante non ne sentisse alcun bisogno, qualche giorno dopo l'audizione fortemente urticante e destabilizzante per il suo cagionevole equilibrio psichico,  ricevette un "premio di consolazione". Fu invitata dal teatro a far parte, provvisoriamente, del suo variopinto universo, con una tournée.
"Pronto MR, sono P ispettore del coro del Teatro del MMF. Noi si va tutti a Tokyo, vuoi venire?"
" Ehm, no, cioè, volevo dire, non so... tutti chi? Io non conosco nessuno, sono tim..."
"Saremo in trecento, hai voglia quante conoscenze potrai fare, saranno belle e nuove esperienze per te. Che fai vieni?"
"Ma a Tokyo!? In Giappone?"
"Aspetta che chiedo...  Sì, è in Giappone. Allora vieni?"
"D'accordo, vengo."
MR, dopo la tournée, si innamorò del suo lavoro, firmò contratti come artista del coro aggiunta, e - con l'ausilio del fidanzato V che continuò, ultimandola, la sua crociata contro il  disordine esistenziale - ferma, decisa, grintosa, a testa alta, e più convinta che mai, si ripresentò al concorso.
"Ottimo! Lei da oggi è dei nostri."
sentenziò unanime la commissione.
E la vita di MR diventò una vita d'azione, scenica e non.
Con la sua massa collega, di alcuni "tasselli" della quale ha imparato a conoscere segreti, passioni, pregi, difetti, manie, paure, speranze.
Tutta dentro un unico spazio, che può essere la sala coro o il palcoscenico. Quotidianamente.
Una quotidianità che può indurre a credere nel valore dell'inimicizia e in quello più sano dell'amicizia; una quotidianità a tratti irritante e irritabile, tollerante e insopportabile; una quotidianità che mette gomito a gomito con fratelli e sorelle d'avvenura; una quotidianità, non sempre quotidiana, che ti commuove facendoti quasi scoppiare in singhiozzi quando qualcuno tira fuori il rinfresco della pensione, e allora gli sorridi con le lacrime agli occhi, gli stringi la mano, lo abbracci, lo baci, e sei certo che ti mancherà.
Una quotidianità che fatta eccezione per gli incontri-scontri, le zone d'ombra, le bocciature tipo "MR sei detestabile!", per il resto fa venire la pelle d'oca perché è divertente, stimolante, potente come i suoni che produce... che inonda di luce tutte le zone d'ombra, che ti fa sognare promozioni tipo "MR sei adorabile!", e che ti pone di fronte a mondi paralleli e a pensieri comunicanti.
Anche se in un momento così critico per l'economia e la finanza le zone d'ombra aumentano allungando le loro ombre; anche se non si intravede la luce in fondo al tunnel; anche se spesso non hai voglia di pensarci.

venerdì 19 ottobre 2012

PENSIERI

MR lavora in un teatro d'opera, ovverosia in un ecosistema multimediale di anime ingegnose, creative, bizzarre, imbizzarrite, e sostanzialmente global. L'ecosistema multimediale gode del privilegio di raccontare le sorti secolari, immaginifiche, immaginate e non, di mondi interiori ed esteriori di musicisti, artisti, poeti, personaggi storici o inventati, in sonore - e non solo - espressioni di stati d'animo. Altri privilegi vengono erroneamente e gratuitamente imputati all'ecosistema multimediale - da legislatori che hanno emanato a caso e da governi (uno in particolare) che hanno approvato -, tipo: indennità alito pesante del vicino di posto, indennità brufolo da amianto, permessi retribuiti per lavoro very full time fuori dal teatro, sontuosa e superflua quantità di fannulloni, diritto di aperture di vertenze sindacali per spifferi, goccioline di pioggia (per quel che concerne gli spettacoli all'aperto), nidi di topi e pidocchi, ritardi di voli e rischio di disastri aerei nelle trasferte, con adeguato risarcimento; naturalmente tutto inventato. L'edificio deputato ad ospitare l'ecosistema multimediale è una sorta di dedalo, un intrico di scale, corridoi, sale, uffici, serpentoni colleganti, che fanno da estuario al punto più magico: il palcoscenico. Nell'edificio deputato ad ospitare l'ecosistema multimediale si aggirano uomini e donne che parlano alle ricetrasmittenti, o che indossano cuffie e sembra parlino da soli spostandosi per centinaia di metri in pochi secondi, che spingono, sollevano, compongono habitat naturali (allestimento spazi per concerti) e artificiali (allestimenti scenici); uomini e donne che, camminando, o girando in tondo, o anche seduti nel bel mezzo di un passaggio comune, accordano i propri strumenti prima di iniziare a suonare; uomini e donne addetti alla fonazione - MR è una di questi - che dediti da sempre all'ascesi canora, sono rimasti intrappolati  nel concetto di distacco dal mondo e dalla ordinarietà; uomini e donne in calzamaglie, scaldamuscoli e "scarpette rosse" estranei al concetto di grasso e cellulite; asini, cani, cavalli, piccioni e rondini a seconda delle stagioni astronomiche o teatrali. Dell'ecosistema multimediale fanno parte anche le signore dei capelli, che riescono sempre a domare le chiome ribelli di MR:
(Facciamo uno chignon?
Preferisci uno chignon?
Io direi che è meglio uno chignon!
Qui si può fare solo uno chignon...")
le signorine pennellicolor che con il loro abile occhio riescono a scoprire soluzioni alternative al viso di MR:
(Tu stai bene con le tinte chiare!
Tu sta meglio con le tinte scure!)
le sante sarte con un inventario di misure, taglie, forme da smistare, assai vario. Oltre alle nicchie ecologiche fisse, l'ecosistema multimediale comprende le nicchie ecologiche mobili: i direttori d'orchestra, i cantanti e gli strumentisti solisti, generalmente bionici per struttura.
E ancora i registi aiutati dagli aiuto registi:
(R. Vorrei che vi muoveste in maniera più fluida!
A.R. Muovetevi più fluidamente!
R. Non accalcatevi verso l'uscita in quinta!
A.R. Uscite un po' per volta!
R. Mettete agitazione nei movimenti senza usare troppo le braccia!
A.R. Non sbracciate!)
Ci sono poi i capi, uno per ogni settore; gli amministrativi, gli amministratori, e la capo dei capi che MR immagina seduti alle loro scrivanie con i loro laptop o computer fissi, con le loro ventiquattrore, che decidono, gestiscono, limano, e che ultimamente sono ricorsi a soluzioni ammortizzanti dando un  pizzico di aziendalismo ad una storia che è scarsamente aziendale. Perché il trend economico cammina ed il mercato del lavoro cambia. Perché i "perché" sono troppi, ed ingombranti. Tuttavia il futuro dell'ecosistema multimediale - organico e compatto per specificità -, che comunque di una sana riforma necessita, non dovrebbe simulare quello di un'azienda. Il futuro dell'ecosistema multimediale, così irrimediabilmente complesso e al contempo così efficacemente semplice, non dovrebbe essere, ma sarà paradossalmente, tristemente, e ingiustamente sempre più quello di una terra di frontiera.