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lunedì 10 giugno 2013

SETTE GIORNI DI...

La scorsa settimana MR è passata tutti i giorni dal veterinario Hulk, affinché questo ficcasse un dito in bocca alla leonessa per spingerle giù nella gola la compressa e infilasse un paio di aghi sul sedere della mucca. Perché, ad ognuno la sua maestria e MR relativamente alla somministrazione forzosa di antiemetici, antinfiammatori, e antibiotici contro la diarrea non ha proprio stoffa.
Per una settimana (compreso ieri, domenica), al termine del volontariato, dopo le prove del Macbeth, prima dell'appuntamento con F, paziente come Giobbe, temendo Dio e fuggendo il male, sfoderato il trolley della spesa,  montatici e smontatici su due trasportini per un totale di quattordici volte e di venti chili lordi, MR è riuscita nella titanica impresa di recarsi a piedi dal gigante verde.
Ma per dovere di cronaca, qui di seguito qualche dettaglio sul corollario alla singolare costante che ha caratterizzato la settimana appena trascorsa.  
Lunedì, al termine del volontariato.
MR, accolta dalla Madre Generale o Superiora, dalla psicanalista di orientamento lacaniano, dall'assistente sociale, da Suor S e da alcune delle ragazze, tutte riunite all'ingresso della casa famiglia, annuncia che non si potrà trattenere fino alla solita ora perché deve portare i gatti dal veterinario.
"Sì, certo, mi ricordo di te... ci siamo incrociate circa tre mesi fa!" esclama la psicanalista dopo aver indagato sull'età, le patologie, i perché e i percome della leonessa e della mucca, tutta protesa verso l'allargamento dei propri orizzonti terapeutico-analitici, progettando incursioni nella psiche della fauna.
"E quanto costa curare un gatto? Ah, no, due, ne deve far curare due! Ma non può darli via?" suggerisce schifata la Madre Generale o Superiora, dopo una approfondita esposizione di MR su forma e consistenza di feci e vomito con i quali si sta confrontando da tre settimane.
Da martedì a sabato.
Le prove del Macbeth stanno mettendo a dura prova la lavatrice di MR, che con una frequenza di due lavaggi al giorno a 60° ridona splendore agli indumenti con i quali si rotola, si spalma, striscia, per esigenze scenico-registiche, sul palcoscenico - pulendolo da cima a fondo. Le stesse esigenze scenico-registiche le stanno insegnando a farsi di crack, a scaldarsi la dose e a tirare strisce di cocaina con conseguenze coreografiche in cui, insieme alle altre streghe, canta mentre si dimena con il bacino e assume sul volto l'espressione estatica di Santa Rita da Cascia in adorazione di Nostro Signore Gesù Cristo.
Sabato.
Sul pianerottolo di casa, in attesa dell'ascensore, trolley alla mano, MR si imbatte in O la rumena.
"Dooove andare!? Ce faci!? C'è pisica... gattino, da! Ahahahahahaha, Unde vai? Fare spesa cu gattini... ahahahahahah sunt frumoase sci draga, andare, MR, andare, da."
MR viene colta dalla tentazione di buttarsi nella tromba delle scale ma, viste le ridotte dimensioni - rimarrebbe incastrata - ci ripensa, infila l'ascensore e si lascia alle spalle O la rumena e il tentativo di suicidio.
Domenica.
MR ha appuntamento con F. Arriva con quasi un'ora di ritardo poiché sorpresa e bloccata dalla pioggia, trolley alla mano, mentre si reca da Hulk. F minaccia telefonicamente MR di farle pagare un primo estroso scotto per la pesante attesa. Mette in atto la minaccia indugiando intorno al Battistero di San Giovanni senza lasciarsi trovare. Spezzati gli indugi i due si recano a pranzo in un ristorante dove i camerieri sbagliano nel prendere l'ordine, sbagliano le porzioni, sbagliano dolce; a loro discolpa l'intensa utenza e una patina di rincoglionimento che li ricopre. F e MR per compensazione arrivano con un'ora di anticipo al dibattito-incontro di Paolo Sorrentino a Palazzo Vecchio. La compensazione comporta un inaspettato quanto esaltante vis-à-vis, "dietro le quinte", con il regista che con F condivide la terra d'origine, dunque, una certa napoletanità e la posa per una foto (scattata da MR come pagamento del secondo scotto). Vis-à-vis, ma reiterato, anche con Ezio Mauro che dopo aver incrociato gli sguardi di F e MR a Palazzo Vecchio, in Piazza della Signoria e alla stazione di Santa Maria Novella, sentendosi perseguitato, medita sull'eventualità di contattare la Digos. La napoletanità di cui sopra trova la sua massima espressione quando F e MR, dalle quinte, scavalcano la fila di un paio di centinaia di persone entrando fra i primi nel Salone dei Cinquecento, dove sta per fare il suo ingresso Paolo Sorrentino. F esorta MR a non confondere il concetto di flessibilità - che le spiega scrupolosamente - con  quello di napoletanità; MR dopo una lauta consumazione a base di dolci, gelati e succhi di frutta con F in un bar, approfittando della distrazione del cassiere, viene solleticata dall'idea della fuga senza saldare il conto. F mostra soddisfazione per l'assimilazione del concetto di flessibilità da parte di MR ma questa volta la esorta a non esagerare e va a pagare.
La settimana si conclude con una scarica liquidissima della leonessa che fino a qualche giorno prima sembrava sulla strada della guarigione.

martedì 28 maggio 2013

INSUFFICIENZE

S è la più giovane delle sei ragazze ospiti nella casa famiglia dove MR si reca ogni lunedì pomeriggio. S ama raccontare barzellette, è bionda, ha gli occhi verdi, il piglio deciso e tagliente, una scattante intelligenza, la velocità di ragionamento di un matematico, e la vivacità spavalda di un felino.
Ieri il felino era molto nervoso.
"Va tutto bene, S?"
"No, non va bene niente! Siamo alla fine dell'anno scolastico ed io non riesco a liberarmi di due gravi insufficienze! Oggi, TI AVVERTO, abbiamo da studiare La digestione, L'apparato respiratorio, Il sistema circolatorio, Il sistema muscolare, Lo scheletro!" snocciola S con impositiva, dispettosa e compiaciuta esigenza di condivisione.
"Ho capito. E quale è, oltre a Scienze, l'altra materia da recuperare?" 
"Arte! La prof mi odia! Mi ha fatto ridisegnare ancora lo Sposalizio della Vergine di Raffaello... ecco, guarda tu stessa, non è bello? A me sembra sia venuto bene, ma a lei non piace... perché mi odia!" ruggisce impetuosa la belva, mostrando a MR una personale rivisitazione dell'opera raffaelliana raffigurante, in luogo di Maria, Giuseppe, il sacerdote, e gli invitati, un groviglio di creature mostruose dedite ad un sinistro  rendez-vous su una spianata verde acido, a fare da sfondo un'astronave al posto del Tempio.
"ALIENANTeehm, carino, molto carino... forse, vanno sistemate due cosette, ma non è male!"
"Grazie, MR. Ora però mettiamoci a studiare Scienze! Sai, quella prof mi innervosisce, è tremenda, fa paura a tutti, è il terrore della scuola!"
"Forse non riesce a farsi comprendere... forse vuole che vi applichiate di più." azzarda MR.
"Senti che caciara fanno su... aspetta che vado a dir loro di smetterla, ché non riesco a concentrarmi!" cerca di evadere S, sempre più elettrizzata, con il pretesto di un'accorata implorazione all'indirizzo delle altre ragazze.
"S, coraggio, io non sento tutta questa caciara... cerchiamo di studiare!"
Suonano alla porta, S schizza come una freccia. 
"Vado io!"
"S, tu non vai da nessuna parte! Basta perdere tempo! Sei ad un passo dalla fine della scuola, interrogazioni e verifiche sono ormai quasi un ricordo, stai per tirare il fatidico sospiro di sollievo, la strada delle vacanze si sta aprendo davanti a te. Ora STUDIAMO!" suggerisce MR perentoria.
S è un'adolescente bella e decisa, non portata per il disegno ma un rapace in matematica, con un'insufficienza in Scienze che oggi recupererà. S ieri era molto nervosa; qualche volta succede. Nonostante i colloqui con lo psicanalista di orientamento lacaniano, nonostante le barzellette, probabilmente per nostalgia della famiglia, sicuramente per il coraggio che la sua giovane vita richiede.          

mercoledì 10 aprile 2013

A CHE SERVE?

Sono sei, hanno un'età compresa fra i dodici e i diciassette anni, vivono temporaneamente in una casa famiglia.
Sono accomunate da occhi vispi e da uno spavaldo senso di sfida. Trascinano il peso di una maturità troppo precoce che stride fragorosamente con la voglia di una costante presenza materna e paterna che - se mai c'è stata - per ora non c'è e per un po' non ci sarà più.  Sono belle di bellezze diverse. Bionde con sguardo verde trasparente, esotiche con occhi allungati, olivastre con chiome folte e corvine. Si muovono con l'audacia delle donne ribelli dentro corpi acerbi abbigliati alla moda. Sono le ragazze che MR vede ogni lunedì pomeriggio, quando escono da scuola e tornano alla casa famiglia. Insieme fanno i compiti. Fra un esercizio di geometria, una scomposizione in fattori primi, un capitolo di geografia, la parafrasi di un brano dall'Odissea, parlano un po' delle loro giovani vite. Orgogliose e consapevoli che un problema c'è. Insolenti e ironiche sul fatto che si potrà risolvere. Nonostante il limbo nel quale sono state parcheggiate e dal quale dovranno ripartire. Perché qualcuno o qualcosa aveva riservato loro pericolose derive. Perché qualcun altro o qualcos'altro ha deciso di sottrarle alle angustie delle battute d'arresto che si sono messe di traverso sul loro naturale percorso di crescita. Per il momento vivono insieme a tre suore, che improvvisano alla meglio un senso materno goffo ma connaturato, maldestro ma tenero. Spesso sottopongono MR a veri e propri interrogatori di terzo grado, scrutandola, analizzandola, valutandola attentamente con l'incontaminato e spietato metro di giudizio dei giovanissimi. Spesso MR non si sente all'altezza di rispondere a ciò che le viene chiesto. Spesso fa fatica a cavarsi d'impaccio.
Quando lunedì scorso, durante la pausa per la merenda, una delle sei ragazze le ha chiesto "A che serve?" riferendosi al suo lavoro, MR sarebbe voluta fuggire via lontano.

PS Ma è rimasta, tentando, con qualche difficoltà nel farsi capire, di rispondere alla domanda letale.

venerdì 22 febbraio 2013

COGITO ERGO BUM

"MR, ti presento la psicologa B!"
"Oh, buonasera! Piacere!"
"Piacere mio. Come va, tutto bene?"
"Bene, bene, grazie! Vado a trascorrere anche questo pomeriggio con le ragazze, fra poligoni, fattori primi, Achille, Polifemo, complementi d'agente e di causa efficiente, il future to be going to ..."
"Sì, sì, ok, ok, uno di questi giorni mi piacerebbe avere un colloquio con lei!"
"Con me? Ah, va bene..."
(La psicologa B della casa famiglia vuole avere un colloquio con me. In cinque anni di volontariato in questo posto non è mai successo. Nessuno psicologo ha mai ritenuto di dover parlare con me. Va bene che si vede lontano un miglio che in materia di psicanalisi, cioè agli psicanalisti, ho molto da offrire - lo dice anche O la rumena che sembro pazza! - Ma di cosa vorrà parlare? Cosa vuole questa da me? Qualcuno ha avuto da ridire qualcosa? Vuole dirmi che non vado bene per le psicop..., ehm, per le ragazze? Che il mio compito finisce qui? Che devo finirla? Che sono finita?)
"Perfetto, MR! Allora a presto! Le farò sapere quando."

Qualche minuto dopo, con le ragazze.
"Oggi sei diversa!"
"Ah, sì? Come, diversa!"
(Ecco, mi stanno studiando... sono sotto tiro. Stanno avvertendo il turbamento che mi ha causato la psicologa B).
"Non so come dire. Vero, C?"
"Sì, è vero, sei strana!"
(Lo sapevo... sono loro che non mi vogliono. E stanno adottando anche una maniera subdola per mettermi in difficoltà, per testare la mia reazione. Ed io che mi ero affezionata! Stanno cercando un miserabile effetto determinato da una ingiusta causa. Stanno seguendo una crudele logica di rapporto causa-effetto. Hanno una mappa strategica! Mi stanno dicendo che qui dentro qualcuno è di troppo, troppo inadeguato, e che presto lo dimostrerà sbottando.)
"Che compiti avete da fare oggi?"
"Io devo fare la parafrasi di questo brano dall'Iliade!"
"Per me analisi logica e storia!"


Più tardi.
"MR, tu mi spieghi l'Iliade in maniera diversa da P."
"Chi è P?"
"E' l'altra volontaria!"
(Tombola! C'è un'altra. Un'altra che preferiscono a me. Un'altra a derubarmi di qualcosa a cui tengo. Un'altra come in un persecutorio cliché. Un'altra come può essere un'altra per il tuo uomo, un'altra come può essere O la rumena per Gea.)
"Mh, ben..."
"Io capisco le cose solo come me le spieghi tu. Anche la geometria che non mi piace!"
"Sì, hai ragione C, anche io la penso come te."
"P le spiega da grande, tu, MR, le spieghi da piccola..."
"Ti sei truccataaa, ecco cos'hai di diverso oggi! E sei anche vestita bene, ché di solito sei uguale a S, a D e a T che sono suore ma si vestono quasi come te!"
"Sì, è vero, sei più giusta. E più carina!"
(Spiego da piccola, sono più giusta! Non c'è un'altra! Non hanno una mappa strategica per sbattermi fuori da questo posto, non loro, perlomeno!)

Alla fine di un pomeriggio, persa in un limbo di perché e percome.
"Buona serata, ragazze! Arrivederci, S, D, e T!"
"Grazie, MR, arrivederci!"
"Ah, la psicologa B ha avuto a primo acchito un'ottima impressione di te!"
"Sai, da quest'anno i volontari potranno avere un colloquio con lo psicologo!"  

domenica 20 gennaio 2013

PROCLAMI (MA CHI T'O FA FA'?)

Ora di pranzo, alla mensa. MR è in compagnia di G che la mette al corrente di notizie che turbano il suo già precario equilibrio emotivo e per la diffusione delle quali questo posto non è deputato. Insomma, mentre MR, un po' così  (laddove un po' così sta per catastrofe interiore, dibattito politico-fisiologico interno, percentuale di vitalità e narcisismo pari a quella di uno sfigato ad un passo dal suicidio), fagocita voracemente polenta pasticciata, bistecca di maiale, ceci e patate - uguale uguale ad un pitbull con la sindrome da disturbo da alimentazione incontrollata, ché tanto a lei la fame non gliela toglie niente e nessuno -, G cerca di ravvisare un senso nelle conseguenti mille farneticanti affermazioni da lei sparate. Non solo: lui, cercando di ravvisare un senso nelle mille farneticanti affermazioni da lei sparate, ha pure qualche risposta. Ma non solo, e non solo: se lui risponde non può certo mangiare, e, mentre lei è alla frutta (sta sbucciando la mela) ed è riuscita ad arrivarci ciarliera, lui è rimasto al primo.
"G, e dai! Quanto ci impieghi!  Mangi come una lumaca... io ho già finito!"
"La tua affermazione è controvertibile, contestabile, nonché attaccabile!" 
"Quale delle tremilaseicentocinquantasette che ho fatto?"
"Mentre tu, succeda quel che succeda, anche ciarlando, riesci a mangiare con l'imbuto, io, parlando, per colpa tua, non riesco proprio a farlo!" 
(A mangiare, non riesce a mangiare ciarlan... ehm, parlando, voleva intendere G, non certo a ciarl... a parlare). (Cosa cazzo c'era in quella polenta pasticciata?)
MR si ritiene fortunata ad avere G come amico; specialmente quando questo ha per lei risposte forti, solide, e rasserenanti.
Che poi, spesso risponde anche con domande ("Ma chi t'o fa fa'?") altrettanto forti, solide e rasserenanti.


Sempre ora di pranzo, sempre alla mensa. MR sente una presenza alle sue spalle. Mentre armeggia con vassoio, tovaglioli e posate, si volta, vede il collega GP, si avvicina a lui.                                                
"Ehi, GP, ciao! Ma pensa, ti ho visto, come dici tu, con gli occhi dello snowbordista! Ce li ho anch'io gli occhi occipitali, del resto sono una nuotatrice. Tu ed io abbiamo altri due occhi dietro alla testa!" afferma MR ridacchiando. Anzi, afferma MR fino a te (di testa), ridacchiando, indietreggiando, rovinando addosso ad un altro collega; la esse, la ti e la a (sempre di testa) incastrate nel lobo occipitale proprio dove risiedono gli altri due occhi.
(Ma chi t'o fa fa'?)


Prova di regia di Don Giovanni.
"Oggi proviamo la danza!" fa la coreografa.
"Ma tutti?" fa MR.
"Più o meno." rifa la coreografa.
(Che palle!) pensa MR.
(Non temere, MR, abbi fede. Ad ognuno il suo!) pensa la coreografa.    
Questa comincia ad illustrare la danza: minuetto con passo base, passada e vuelta, contradanza. Poi c'è il girogirotondo intorno al tavolo.
A MR tocca il girogirotondo intorno al tavolo.
Poco dopo.
"Occorrono altre persone per la danza, c'è qualcuno disposto a ballare? C'è qualche volontario?" propone la coreografa.
Tuttintorno cala improvvisamente un silenzio di tomba.
MR inspira ed espira; nel suo animo si apre un bivio: buttarsi con struggente malinconia nel rassicurante, avvolgente, e confortante girogirotondo, come non succedeva da secoli, o lasciare che il sacro fuoco della ballerina arda in lei, lanciandosi nei passionali e sensuali passi, con audacia e sfacciataggine, incurante delle figure di merda già in agguato dietro il backstage?
"... Io! Mi offro volontaria!" emerge dal silenzio MR, schiarendosi la voce, alzando la mano, sentendo per qualche attimo  arrestarsi il battito cardiaco e tentando di bandire la iena crocuta crocuta che di solito la aspetta carogna al varco.
Le prove stanno andando bene. Sono tre giorni che MR non fa che contare fino a sei (anche durante le prove musicali in sala davanti ad un quattro quarti, un due metà, o un cinque ottavi). Fa coppia con R, con il quale continua a provare passade lungo i corridoi, vuelte al bar, contradanze al badge. Il gruppo per la danza entra al lavoro sempre un'ora prima rispetto agli altri.
(Ma chi t'o fa fa'?)