In chat con V.
"Ho mangiato quattordici Ferrero Rocher, ora che mi succede?"
"Come minimo passerai la nottata in bagno..."
"Cioè?"
"Ma come quattordici Ferrero Rocher!?"
"Sì, ne avevo una scatola da sedici. Ieri ne ho mangiati due e stasera, doppmla proca, gli altri quattordici..."
"Doppmla proca... aspetta che cerco un dizionario."
"Ahahaha, scusa, dopo la prova... ne avevo troppa voglia!"
"Bene, allora domani autofustigazione e cinquanta chilometri di corsa..."
"Erano lì e sono andati uno via l'altro, come i duecentocinquanta grammi di noccioline dell'altra sera. Ho letto su internet che uno ha settantacinque calorie."
"Be', siamo verso le mille."
"Sono tante?"
"Per una donna è il fabbisogno giornaliero; per te che, oddio, proprio donna non sei, corri, fai cinquanta flessioni al giorno, nuoti, fai la staffetta, la pertica, il salto in lungo e quello con l'asta, sono poche."
"Allora ho fatto bene a mangiare anche un piatto di spaghetti con le coe e una banana!?"
"Con le coe?"
"Ahahahahh, con le cozze... Oddio sono poiegata uin due dal ridere e mi sta sentendo tutto il vicinato!"
"Poiegata uin... mah! Non ti capisco, sei italiana?"
"Oddio, mentre rido la mucca mi si butta addosso... pensa che ce l'abbia con lei..."
"Scrivi come una filippina!"
Din don.
"Sì, chi è?!"
"Siamo G e M!"
"Buongiorno, G e M!"
"MR, noi volevamo salutarti, stiamo andando via. Abbiamo preso in affitto un altro appartamento."
"... ... ... !?!"
"MR, ti senti bene?"
"Eh? Sì, ve ne andate? Voglio dire, andate via? Ma torna lui? I mean, il maori?"
"MR, non sappiamo niente... ciao, è stato un piacere averti come vicina. Buona vita!"
"Eh? Ah, ok... addio!"
MR è con la mucca e la leonessa sul pianerottolo di casa. Suona alla porta di S e di O la rumena. Il suo sguardo è rivolto verso le calzature di ogni forgia, genere e aroma del maori, depositate come si faceva durante il Mesozoico nell'ingresso (di proprietà comune di MR e del maori), (MR, non guardare, MR non annusare! MR, non sclerare!) Lo sguardo è altresì rivolto verso pennelli, contenitori di vernice, trabattello, scartavetratrice rotante, il tutto sempre adagiato nell'ingresso comune (che pulisce MR) (MR, alza lo sguardo, MR, turati il naso! MR, togliti dalla manica della maglia quel coltello da macellaio!) Si aprono improvvisamente le porte dell'ascensore. Ne escono un toscano, una rumena, un maori ed una yankee.
"MR, ce faci? Cosa fare cu pisici... gattini, amoooreeee, veni la mama..."
"Ciao MR, stavi cercando noi?!"
"Sì, ciao S, ciao O."
Il maori e la yankee rincasano facendosi largo tra il vasto assortimento di scarpe e materiale per pareti (MR, non ti voltare...)
"Ecco, vedete, quei du... (NON TI VOLTARE!)"
"Va tutto bene, MR?"
"MR, sembri pazza!"
"Niente, niente, volevo solo chiedervi se sapete se quei due restano per sempre o se sono qui solo temporaneamente... guardate da voi, vi pare possibile? Il mio ingresso, nella migliore delle ipotesi diventerebbe una scarpiera. Quando ho imbiancato casa io i pennelli e le vernici li avevo in bagno, sul balcone e dentro il letto... mai avrei osato intralciare il passo ai miei vicini."
"Da, da, nu se face questo... amoooreee, mi am fatto fotografii al pisica giallo... aspettare, prendo... mi ti faccio vedea..."
"Non sappiamo nulla, MR, non ci hanno detto se restano o se riaffittano. Ma credo che ora che si è sposato si sarà calmato un po'..."
"Non mi pare, S, non mi pare! E' inutile anche che io dica loro qualsiasi cosa!"
La leonessa raffreddata starnutisce rumorosamente.
"CCCiuà, CCCiuà... ahahahahah, amoooreee, hai freddore... ecco fotografii, guardare bela... ahahahah..."
"E quando gliele hai fatte queste foto?"
"Quando este uscita.. gli è sempre qua, ahahahha... sci ii place florellini, da, profumo... è crescut codino, da, a coada mare, grande!"
Sono passati più di tre mesi dall'ultima volta che MR ha scritto su questo blog e in uno degli ultimi post diceva: "MR da cinque anni ha questo blog. Solo che, di tanto in tanto si eclissa, sciopera, finisce sotto un camion, si sfracella (uh, che inelegante espressione "si sfracella"! Meglio "va ad infrangersi")... va ad infrangersi a trecento all'ora contro qualche cazzo di muro, accantonando la sua amata creatura. Si trascina per intere settimane refrattaria a dimensione e contesto weblog. Si distrae dalla sua passione per la scrittura, preoccupata unicamente di tutto ciò che si va consumando fuori da questo posto e soprattutto dentro la sua vita professionale - ai massimi storici della criticità -, esita fiacca al richiamo del raccontarsi. Pur conoscendo il rischio che mancanza di impegno e incostanza possono arrecare alla sua amata creatura, MR ultimamente ricade spesso nella stessa trappola, nella medesima trama. Esula, si discosta dallo sfrenato desiderio di affacciarsi a questa finestra, su questo mondo un po' parallelo e un po' no..."
In questo lasso di tempo, un po' più lungo del solito, MR ci ha riprovato.
Ma, resa opaca ed insoddisfacente causa irrequietezza, disordine professionale e quindi esistenziale, contenuti dimessi, forma sciatta, l'hanno sviata e distolta. Oggi, però, senza pietà per se stessa e con un po' di ruggine e sfacciataggine, ha avuto l'indecenza di tornare a voi.
Perdonatela.
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domenica 10 novembre 2013
giovedì 25 luglio 2013
LETTO INDEMONIATO
MR dorme da sette anni su un letto matrimoniale dal materasso anatomico ad alta traspirabilità e dalla rete a doghe larghe in multistrato di faggio. Comodo e confortevole, fin da subito conquistò le sue attenzioni. Non ci mise molto ad essere travolta dalla scintilla della passione dirompente, che scoccò per il nuovo e accogliente talamo nel momento esatto in cui vi ci si sdraiò sopra. Tante, da allora, sono le soddisfazioni che questo riserva a momenti di letargia, a sonni ecatombali e a dormite assassine. Eletto a proprio giaciglio anche dalla mucca e dalla leonessa, ventiquattro ore al giorno, vede giochi, mazzate, capriole, salti e acrobazie di due bestie allegre e gioiose che spesso si accoccolano felici, per ore, abbarbicate ai fianchi di MR fra slinguettamenti, morsichetti e grattini vari. Per il raggiungimento dell'apoteosi gioca un ruolo determinante la condivisione di colazioni e merende fra bestie e umana, a base di biscotti, tutti insieme appassionatamente nell'alcova. Ma per due notti sono successi fatti strani. Per due notti MR, la mucca e la leonessa hanno avvertito, tutte le volte che si sdraiavano e ad ogni movimento, anche minimo - l'allungamento di una gamba, il girarsi e rigirarsi, il leccarsi il pelo - strani rumori. Provenienti con ogni certezza dal letto, i tre molestati nel sonno, non riuscivano a precisarne la causa. Ora sembrava una sorta di sciabordio tutt'intorno al telaio della rete, poi un movimento sussultorio impazzito delle doghe, ancora un cigolare ritmato e lussurioso che non avrebbe lasciato spazio a dubbi, per un istante i tre si sono sentiti come Linda Blair nel suo letto. Stanotte, convenuto che ci fosse qualcosa di irregolare, di comune accordo, hanno deciso di effettuare un controllo. Alle 3.00 MR ha sollevato il materasso anatomico ad alta traspirabilità poggiandolo ad una parete. Ha controllato le doghe una per una, spostandole, sollevandole, percuotendole con perizia e maestria, come farebbe un percussionista con il proprio strumento; prima al centro, poi sui bordi, con la mano a coppa, battendo il palmo aperto, appoggiando l'orecchio. Ha picchiato sui margini del telaio, spostato i piedi della rete. Niente! Nessun rumore! Ormai persuasa della sua subdola presenza, ha invocato Satana per un esorcismo. Ma essendo sprovvista di croce e acqua santa è scesa a patti con lui: "Esci da questo letto, vade retro! Sono disposta a mangiare i croccantini dei gatti e cose del genere!" La mucca e la leonessa, elettrizzate, davano il loro utile contributo, guardando diritto negli occhi una farneticante MR e infiladosi negli spazi fra una doga e l'altra. Gea è riuscita agilmente a passarvi, Tremor, che ha da perdere ancora qualche chilo ed è in quella fase di mezzo in cui non è più obeso ma non ha raggiunto neanche il peso forma, ci è rimasto incastrato. Dopo aver attuato la meticolosa verifica e il conseguente patto-esorcismo, alle 3.30, la signora anziana del piano di sotto convinta che la casa di MR sia abitata da figuri insani e perversi dediti a strane - per usare un eufemismo - pratiche notturne ha vociato squarciando il silenzio della notte: "Oh, bellini, che vu l'abbozza-e! Bada lìe, che casino e vu 'ffate!? Icché vu tramenate?! Sbuffate e vu parete ibbrindellone!"
MR, colpita per un attimo da paralisi fulminante, si è subito riavuta pensando che la figlia della suddetta signora tutte le sere e tutte le mattine, sfoga selvaggiamente nonché rumorosamente le sue insoddisfazioni sulle saracinesche delle finestre del proprio appartamento (nell'angolo più remoto e nascosto di Machu Picchu dovrebbe andare a sfogarsi!) e rimettendo il materasso sulla rete ha rilanciato con un mormorio fra sé e sé: "Oh che ti 'heti! Icché tu bubi?! E un fare l'uggiosa! Te e la tu figliola!"
Risdraiatisi, i tre, non hanno avvertito più nessun molesto e strano rumore, e colti da sonno incoercibile sono crollati cadaveri.
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giovedì 11 luglio 2013
INCOSTANTE PRESENZA
MR da cinque anni ha questo blog. Solo che, di tanto in tanto si eclissa, sciopera, finisce sotto un camion, si sfracella (uh, che inelegante espressione "si sfracella"! Meglio "va ad infrangersi")... va ad infrangersi a trecento all'ora contro qualche cazzo di muro, accantonando la sua amata creatura. Si trascina per intere settimane refrattaria a dimensione e contesto weblog. Si distrae dalla sua passione per la scrittura, preoccupata unicamente di tutto ciò che si va consumando fuori da questo posto e soprattutto dentro la sua vita professionale - ai massimi storici della criticità -, esita fiacca al richiamo del raccontarsi. Pur conoscendo il rischio che mancanza di impegno e incostanza possono arrecare alla sua amata creatura, MR ultimamente ricade spesso nella stessa trappola, nella medesima trama. Esula, si discosta dallo sfrenato desiderio di affacciarsi a questa finestra, su questo mondo un po' parallelo e un po' no. Oggi, però, con un improvviso quanto entusiastico slancio - ormai in questo atteggiamento sono riconoscibili tutti i sintomi del disturbo bipolare - vi riporterà brevemente un aggiornamento delle ultime ore. Con la speranza che le distanze fra un post e l'altro, in futuro, possano accorciarsi è felice di comunicarvi che la mucca e la leonessa non hanno più la dissenteria. Inoltre, la prima, come da obbligo del veterinario Hulk, è dimagrita (prova ne è stata che ha ritrovato se stessa e le sue dimensioni feline - ma ormai resta "la mucca" - nelle pareti di una scatola di scarpe dove ci sta giusta giusta) passando dai croccantini Obesity a quelli Intestinal; la seconda, anch'essa sotto cura Intestinal, è più pazza di sempre. Fiera del raggiungimento dell'unico risultato degno di nota, in questo angosciante periodo, MR stamattina ha postato una foto su Facebook delle due bestie. Lo status recitava: "Non c'è che dire: lui è dimagrito e lei è sempre la solita pazza". Al quale status il commento di un amicone è stato: "Perché parli di me e di te e metti foto di gatti?"
Della prima esperienza di smalto sulle unghie dei piedi, delle maledizioni antiche risalenti al tardo Impero Romano, con testi in latino e invocazioni in greco (MR non ha trovato niente di efficace ed eloquente in altre lingue né tanto meno in rumeno) contro O la rumena che ha ricominciato a flertrare con la leonessa, della tracheite che ha colpito MR in piena estate e che sta facendo delle suddette maledizioni la sua cifra stilistica, e di molto altro alla prossima volta.
Della prima esperienza di smalto sulle unghie dei piedi, delle maledizioni antiche risalenti al tardo Impero Romano, con testi in latino e invocazioni in greco (MR non ha trovato niente di efficace ed eloquente in altre lingue né tanto meno in rumeno) contro O la rumena che ha ricominciato a flertrare con la leonessa, della tracheite che ha colpito MR in piena estate e che sta facendo delle suddette maledizioni la sua cifra stilistica, e di molto altro alla prossima volta.
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lunedì 10 giugno 2013
SETTE GIORNI DI...
La scorsa settimana MR è passata tutti i giorni dal veterinario Hulk, affinché questo ficcasse un dito in bocca alla leonessa per spingerle giù nella gola la compressa e infilasse un paio di aghi sul sedere della mucca. Perché, ad ognuno la sua maestria e MR relativamente alla somministrazione forzosa di antiemetici, antinfiammatori, e antibiotici contro la diarrea non ha proprio stoffa.
Per una settimana (compreso ieri, domenica), al termine del volontariato, dopo le prove del Macbeth, prima dell'appuntamento con F, paziente come Giobbe, temendo Dio e fuggendo il male, sfoderato il trolley della spesa, montatici e smontatici su due trasportini per un totale di quattordici volte e di venti chili lordi, MR è riuscita nella titanica impresa di recarsi a piedi dal gigante verde.
Ma per dovere di cronaca, qui di seguito qualche dettaglio sul corollario alla singolare costante che ha caratterizzato la settimana appena trascorsa.
Lunedì, al termine del volontariato.
MR, accolta dalla Madre Generale o Superiora, dalla psicanalista di orientamento lacaniano, dall'assistente sociale, da Suor S e da alcune delle ragazze, tutte riunite all'ingresso della casa famiglia, annuncia che non si potrà trattenere fino alla solita ora perché deve portare i gatti dal veterinario.
"Sì, certo, mi ricordo di te... ci siamo incrociate circa tre mesi fa!" esclama la psicanalista dopo aver indagato sull'età, le patologie, i perché e i percome della leonessa e della mucca, tutta protesa verso l'allargamento dei propri orizzonti terapeutico-analitici, progettando incursioni nella psiche della fauna.
"E quanto costa curare un gatto? Ah, no, due, ne deve far curare due! Ma non può darli via?" suggerisce schifata la Madre Generale o Superiora, dopo una approfondita esposizione di MR su forma e consistenza di feci e vomito con i quali si sta confrontando da tre settimane.
Da martedì a sabato.
Le prove del Macbeth stanno mettendo a dura prova la lavatrice di MR, che con una frequenza di due lavaggi al giorno a 60° ridona splendore agli indumenti con i quali si rotola, si spalma, striscia, per esigenze scenico-registiche, sul palcoscenico - pulendolo da cima a fondo. Le stesse esigenze scenico-registiche le stanno insegnando a farsi di crack, a scaldarsi la dose e a tirare strisce di cocaina con conseguenze coreografiche in cui, insieme alle altre streghe, canta mentre si dimena con il bacino e assume sul volto l'espressione estatica di Santa Rita da Cascia in adorazione di Nostro Signore Gesù Cristo.
Sabato.
Sul pianerottolo di casa, in attesa dell'ascensore, trolley alla mano, MR si imbatte in O la rumena.
"Dooove andare!? Ce faci!? C'è pisica... gattino, da! Ahahahahahaha, Unde vai? Fare spesa cu gattini... ahahahahahah sunt frumoase sci draga, andare, MR, andare, da."
MR viene colta dalla tentazione di buttarsi nella tromba delle scale ma, viste le ridotte dimensioni - rimarrebbe incastrata - ci ripensa, infila l'ascensore e si lascia alle spalle O la rumena e il tentativo di suicidio.
Domenica.
MR ha appuntamento con F. Arriva con quasi un'ora di ritardo poiché sorpresa e bloccata dalla pioggia, trolley alla mano, mentre si reca da Hulk. F minaccia telefonicamente MR di farle pagare un primo estroso scotto per la pesante attesa. Mette in atto la minaccia indugiando intorno al Battistero di San Giovanni senza lasciarsi trovare. Spezzati gli indugi i due si recano a pranzo in un ristorante dove i camerieri sbagliano nel prendere l'ordine, sbagliano le porzioni, sbagliano dolce; a loro discolpa l'intensa utenza e una patina di rincoglionimento che li ricopre. F e MR per compensazione arrivano con un'ora di anticipo al dibattito-incontro di Paolo Sorrentino a Palazzo Vecchio. La compensazione comporta un inaspettato quanto esaltante vis-à-vis, "dietro le quinte", con il regista che con F condivide la terra d'origine, dunque, una certa napoletanità e la posa per una foto (scattata da MR come pagamento del secondo scotto). Vis-à-vis, ma reiterato, anche con Ezio Mauro che dopo aver incrociato gli sguardi di F e MR a Palazzo Vecchio, in Piazza della Signoria e alla stazione di Santa Maria Novella, sentendosi perseguitato, medita sull'eventualità di contattare la Digos. La napoletanità di cui sopra trova la sua massima espressione quando F e MR, dalle quinte, scavalcano la fila di un paio di centinaia di persone entrando fra i primi nel Salone dei Cinquecento, dove sta per fare il suo ingresso Paolo Sorrentino. F esorta MR a non confondere il concetto di flessibilità - che le spiega scrupolosamente - con quello di napoletanità; MR dopo una lauta consumazione a base di dolci, gelati e succhi di frutta con F in un bar, approfittando della distrazione del cassiere, viene solleticata dall'idea della fuga senza saldare il conto. F mostra soddisfazione per l'assimilazione del concetto di flessibilità da parte di MR ma questa volta la esorta a non esagerare e va a pagare.
La settimana si conclude con una scarica liquidissima della leonessa che fino a qualche giorno prima sembrava sulla strada della guarigione.
Per una settimana (compreso ieri, domenica), al termine del volontariato, dopo le prove del Macbeth, prima dell'appuntamento con F, paziente come Giobbe, temendo Dio e fuggendo il male, sfoderato il trolley della spesa, montatici e smontatici su due trasportini per un totale di quattordici volte e di venti chili lordi, MR è riuscita nella titanica impresa di recarsi a piedi dal gigante verde.
Ma per dovere di cronaca, qui di seguito qualche dettaglio sul corollario alla singolare costante che ha caratterizzato la settimana appena trascorsa.
Lunedì, al termine del volontariato.
MR, accolta dalla Madre Generale o Superiora, dalla psicanalista di orientamento lacaniano, dall'assistente sociale, da Suor S e da alcune delle ragazze, tutte riunite all'ingresso della casa famiglia, annuncia che non si potrà trattenere fino alla solita ora perché deve portare i gatti dal veterinario.
"Sì, certo, mi ricordo di te... ci siamo incrociate circa tre mesi fa!" esclama la psicanalista dopo aver indagato sull'età, le patologie, i perché e i percome della leonessa e della mucca, tutta protesa verso l'allargamento dei propri orizzonti terapeutico-analitici, progettando incursioni nella psiche della fauna.
"E quanto costa curare un gatto? Ah, no, due, ne deve far curare due! Ma non può darli via?" suggerisce schifata la Madre Generale o Superiora, dopo una approfondita esposizione di MR su forma e consistenza di feci e vomito con i quali si sta confrontando da tre settimane.
Da martedì a sabato.
Le prove del Macbeth stanno mettendo a dura prova la lavatrice di MR, che con una frequenza di due lavaggi al giorno a 60° ridona splendore agli indumenti con i quali si rotola, si spalma, striscia, per esigenze scenico-registiche, sul palcoscenico - pulendolo da cima a fondo. Le stesse esigenze scenico-registiche le stanno insegnando a farsi di crack, a scaldarsi la dose e a tirare strisce di cocaina con conseguenze coreografiche in cui, insieme alle altre streghe, canta mentre si dimena con il bacino e assume sul volto l'espressione estatica di Santa Rita da Cascia in adorazione di Nostro Signore Gesù Cristo.
Sabato.
Sul pianerottolo di casa, in attesa dell'ascensore, trolley alla mano, MR si imbatte in O la rumena.
"Dooove andare!? Ce faci!? C'è pisica... gattino, da! Ahahahahahaha, Unde vai? Fare spesa cu gattini... ahahahahahah sunt frumoase sci draga, andare, MR, andare, da."
MR viene colta dalla tentazione di buttarsi nella tromba delle scale ma, viste le ridotte dimensioni - rimarrebbe incastrata - ci ripensa, infila l'ascensore e si lascia alle spalle O la rumena e il tentativo di suicidio.
Domenica.
MR ha appuntamento con F. Arriva con quasi un'ora di ritardo poiché sorpresa e bloccata dalla pioggia, trolley alla mano, mentre si reca da Hulk. F minaccia telefonicamente MR di farle pagare un primo estroso scotto per la pesante attesa. Mette in atto la minaccia indugiando intorno al Battistero di San Giovanni senza lasciarsi trovare. Spezzati gli indugi i due si recano a pranzo in un ristorante dove i camerieri sbagliano nel prendere l'ordine, sbagliano le porzioni, sbagliano dolce; a loro discolpa l'intensa utenza e una patina di rincoglionimento che li ricopre. F e MR per compensazione arrivano con un'ora di anticipo al dibattito-incontro di Paolo Sorrentino a Palazzo Vecchio. La compensazione comporta un inaspettato quanto esaltante vis-à-vis, "dietro le quinte", con il regista che con F condivide la terra d'origine, dunque, una certa napoletanità e la posa per una foto (scattata da MR come pagamento del secondo scotto). Vis-à-vis, ma reiterato, anche con Ezio Mauro che dopo aver incrociato gli sguardi di F e MR a Palazzo Vecchio, in Piazza della Signoria e alla stazione di Santa Maria Novella, sentendosi perseguitato, medita sull'eventualità di contattare la Digos. La napoletanità di cui sopra trova la sua massima espressione quando F e MR, dalle quinte, scavalcano la fila di un paio di centinaia di persone entrando fra i primi nel Salone dei Cinquecento, dove sta per fare il suo ingresso Paolo Sorrentino. F esorta MR a non confondere il concetto di flessibilità - che le spiega scrupolosamente - con quello di napoletanità; MR dopo una lauta consumazione a base di dolci, gelati e succhi di frutta con F in un bar, approfittando della distrazione del cassiere, viene solleticata dall'idea della fuga senza saldare il conto. F mostra soddisfazione per l'assimilazione del concetto di flessibilità da parte di MR ma questa volta la esorta a non esagerare e va a pagare.
La settimana si conclude con una scarica liquidissima della leonessa che fino a qualche giorno prima sembrava sulla strada della guarigione.
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sabato 2 marzo 2013
HAPPENING
Da quando, un paio di settimane fa, la tigre Tremor è stata declassata a mucca da un manipolo di cinici esseri, MR ha applicato una regola serale a spezzare un insostenibile andazzo. Il manipolo di cinici esseri - sedicenti amici di MR (la quale sta meditando di cambiare amici) - hanno decretato a ragione (ma sempre cinici esseri restano) che il grasso eccessivo, e l'inattività della bestia ormai di specie bovina, si è imposto sulle belle forme feline di un tempo rimuovendole. Dunque, per riportare le cose alla normalità, MR ha introdotto un movimentato rito serale. Si tratta di un happening a tre. Il programma prevede discesa dal settimo piano al piano terra in ascensore della mucca, che disapprova con ferocia, e di MR, e risalita a piedi, per smaltimento calorie dell'una e stramazzamento al suolo (ai gradini) dell'altra. Il controllo divertito e curioso dell'assistente - la leonessa Gea - che preferisce scendere e salire, riscendere e risalire all'infinito a zampe, con inspiegabile spirito da cooperante indefessa (ad agevolarla le coltivazioni di marjiuana sulle rampe; spirito spiegato!) costituisce la vera anima dell'happening.
A parte l'infilarsi della mucca, lungo il tragitto di risalita, nell'appartamento di qualche vicino - illudendosi di essere arrivata al settimo piano - che apre la porta per controllare chi schiamuggisce sulle scale; a parte lo sbandamento che questo provoca a MR; a parte l'isteria e lo sconforto di entrambi, e i salti in alto di incoercibile e pazza allegria della leonessa che precedono il rito; a parte il rischio molto elevato che O la rumena si accorga dell'happening e che con volontario protagonismo invada l'intimità del folle terzetto, sentendosene insostituibile parte integrante; a parte la difficoltà di spiegare il concetto di intimità che si consuma su una scala condominiale; tutto procede con regolare ritmo e costante cadenza, con qualche trauma, ma niente di esageratamente preoccupante, e con l'auspicio del ritorno al peso forma della mucca.
A parte l'infilarsi della mucca, lungo il tragitto di risalita, nell'appartamento di qualche vicino - illudendosi di essere arrivata al settimo piano - che apre la porta per controllare chi schiamuggisce sulle scale; a parte lo sbandamento che questo provoca a MR; a parte l'isteria e lo sconforto di entrambi, e i salti in alto di incoercibile e pazza allegria della leonessa che precedono il rito; a parte il rischio molto elevato che O la rumena si accorga dell'happening e che con volontario protagonismo invada l'intimità del folle terzetto, sentendosene insostituibile parte integrante; a parte la difficoltà di spiegare il concetto di intimità che si consuma su una scala condominiale; tutto procede con regolare ritmo e costante cadenza, con qualche trauma, ma niente di esageratamente preoccupante, e con l'auspicio del ritorno al peso forma della mucca.
mercoledì 13 febbraio 2013
QUELLA FURBA DI O
L'altra sera MR ha avuto ospiti a cena.
Tali ospiti seguono - bontà loro - questo blog, pertanto sono al corrente dell'esistenza di O la rumena, la superlativa-che-meglio-non-si-potrebbe-desiderare vicina di pianerottolo di MR. Il rimestamento a turno della polenta - parte integrante del menù della serata - ha fatto da cornice a momenti di discussione lieti e gai, tristi e angoscianti, ironici e umoristici. In questo intenso e socievole mescere polenta e chiacchiere, la domanda non ha tardato ad arrivare.
"Ma O la rumena dov'è?" si sono levati in coro gli ospiti.
A MR è balzato subito in mente un pretesto per presentare ufficialmente ai suoi ospiti, fans di O la rumena ancora prima che di MR la blobber, ehm, la blogger - nella persona viva e reale - il vero motore di questo blog; colei che con la sua gloria tutto muove qui dentro.
Strappandoli con impudenza ed improntitudine alla serale intimità del desinare, MR suona alla porta dei vicini. Apre O la rumena che, masticando rumorosamente e con una crosta di pane in mano, strabuzza gli occhi di fronte ad un plotoncino di sconosciuti ed a MR.
"Buonasera, O, scusami se disturbo a quest'ora... loro sono miei amici... volevo sapere, visto che ho perso la lettera di convocazione, a che ora c'è l'assemblea condominiale venerdì prossimo..." chiede MR senza vergogna.
"Da, eu nu viene adunarii, assemblee parlare foarte, troppo, cum se espune. Nu, eo, nu." si dissocia dall'idea del raduno dell'abitato, sbocconcellando la crosta di pane, O, e chiedendo al marito "S, vino aici. La ce ora este assemblea?"
Arriva trafelato anche S.
"Scusa, S, potresti ricordarmi l'ora dell'assemblea? Ho perso il foglio di convocazione... loro sono dei miei amici." insiste MR sempre senza vergogna.
"Sì, è alle 18.00, al solito posto!" risponde questo cordialmente, di una cordialità che MR in quel momento non merita.
"Dove è pisica, gatina... stamattina a fost aici, in mezzo florelini, da. Come bela, io sunt in dragoste... namorata ei... ieri a intrat in letto mio, da, cu mine... ahahahahahah..." ridacchia compiacente O, sapendo di ingelosire MR, quasi a vendicarsi dell'irruzione fuori luogo e fuori orario di questa&company, ignara dell'adorazione che è in grado di suscitare in rete e che quelli che ha di fronte altro non sono che suoi accaniti ammiratori.
L'indomani, all'ora di pranzo, MR, febbricitante e con la laringe intasata, fa uscire la mucca e la leonessa per la quotidiana passeggiata nella serra-selva di O la rumena, nonchè per l'assunzione della giornaliera dose di marijuana.
"Amoreeee, vene aici, bela... cosa dici, ce spui, pisica... mangia florelini, bine!" esclama uscendo dall'ascensore O.
Strappandola con impudenza e improntitudine alla prandiale intimità del fagocitare l'avanzo di polenta della sera prima, suona alla porta di MR.
"Oddio! Cosa succede? La mucca e la leonessa hanno combinato qualche guaio?" si allarma MR, masticando rumorosamente polenta e salsiccia.
"Nu, totul este bine, cum se espune, cum se dice, va bine tutto. S detto che assemblea este la ora 17.30, nu 18.00. Ce ai facut, MR? Sembri pazza... ahahahahah" spiega O, ridacchiando, e felice di aver reso a MR la pariglia.
"Nu, niente, no, volevo dire, bine, va bene, tutto bene, ho solo un po' di febbre, da, sì!" ribatte confusa MR.
"Pentru febbre, deve prendere TaPIchirina, ahahahahahahha..." consiglia O soddisfatta.
Il decorso dell'influenza è a buon punto. MR non ha ancora riacquistato la naturale emissione vocale, ma la lisi delle secrezioni va attenuandosi celermente arrecando grande sollievo alla laringe (che minchia c'è in quello sciroppo oltre alla carbocisteina? La calce, il bromuro, la colla, il nitrato d'argento?) La TaPIchirina consigliata da O la rumena ha sortito i suoi ottimi effetti: temperatura corporea nei limiti della norma.
Tali ospiti seguono - bontà loro - questo blog, pertanto sono al corrente dell'esistenza di O la rumena, la superlativa-che-meglio-non-si-potrebbe-desiderare vicina di pianerottolo di MR. Il rimestamento a turno della polenta - parte integrante del menù della serata - ha fatto da cornice a momenti di discussione lieti e gai, tristi e angoscianti, ironici e umoristici. In questo intenso e socievole mescere polenta e chiacchiere, la domanda non ha tardato ad arrivare.
"Ma O la rumena dov'è?" si sono levati in coro gli ospiti.
A MR è balzato subito in mente un pretesto per presentare ufficialmente ai suoi ospiti, fans di O la rumena ancora prima che di MR la blobber, ehm, la blogger - nella persona viva e reale - il vero motore di questo blog; colei che con la sua gloria tutto muove qui dentro.
Strappandoli con impudenza ed improntitudine alla serale intimità del desinare, MR suona alla porta dei vicini. Apre O la rumena che, masticando rumorosamente e con una crosta di pane in mano, strabuzza gli occhi di fronte ad un plotoncino di sconosciuti ed a MR.
"Buonasera, O, scusami se disturbo a quest'ora... loro sono miei amici... volevo sapere, visto che ho perso la lettera di convocazione, a che ora c'è l'assemblea condominiale venerdì prossimo..." chiede MR senza vergogna.
"Da, eu nu viene adunarii, assemblee parlare foarte, troppo, cum se espune. Nu, eo, nu." si dissocia dall'idea del raduno dell'abitato, sbocconcellando la crosta di pane, O, e chiedendo al marito "S, vino aici. La ce ora este assemblea?"
Arriva trafelato anche S.
"Scusa, S, potresti ricordarmi l'ora dell'assemblea? Ho perso il foglio di convocazione... loro sono dei miei amici." insiste MR sempre senza vergogna.
"Sì, è alle 18.00, al solito posto!" risponde questo cordialmente, di una cordialità che MR in quel momento non merita.
"Dove è pisica, gatina... stamattina a fost aici, in mezzo florelini, da. Come bela, io sunt in dragoste... namorata ei... ieri a intrat in letto mio, da, cu mine... ahahahahahah..." ridacchia compiacente O, sapendo di ingelosire MR, quasi a vendicarsi dell'irruzione fuori luogo e fuori orario di questa&company, ignara dell'adorazione che è in grado di suscitare in rete e che quelli che ha di fronte altro non sono che suoi accaniti ammiratori.
L'indomani, all'ora di pranzo, MR, febbricitante e con la laringe intasata, fa uscire la mucca e la leonessa per la quotidiana passeggiata nella serra-selva di O la rumena, nonchè per l'assunzione della giornaliera dose di marijuana.
"Amoreeee, vene aici, bela... cosa dici, ce spui, pisica... mangia florelini, bine!" esclama uscendo dall'ascensore O.
Strappandola con impudenza e improntitudine alla prandiale intimità del fagocitare l'avanzo di polenta della sera prima, suona alla porta di MR.
"Oddio! Cosa succede? La mucca e la leonessa hanno combinato qualche guaio?" si allarma MR, masticando rumorosamente polenta e salsiccia.
"Nu, totul este bine, cum se espune, cum se dice, va bine tutto. S detto che assemblea este la ora 17.30, nu 18.00. Ce ai facut, MR? Sembri pazza... ahahahahah" spiega O, ridacchiando, e felice di aver reso a MR la pariglia.
"Nu, niente, no, volevo dire, bine, va bene, tutto bene, ho solo un po' di febbre, da, sì!" ribatte confusa MR.
"Pentru febbre, deve prendere TaPIchirina, ahahahahahahha..." consiglia O soddisfatta.
Il decorso dell'influenza è a buon punto. MR non ha ancora riacquistato la naturale emissione vocale, ma la lisi delle secrezioni va attenuandosi celermente arrecando grande sollievo alla laringe (che minchia c'è in quello sciroppo oltre alla carbocisteina? La calce, il bromuro, la colla, il nitrato d'argento?) La TaPIchirina consigliata da O la rumena ha sortito i suoi ottimi effetti: temperatura corporea nei limiti della norma.
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venerdì 8 febbraio 2013
CORSO DI RIQUALIFICAZIONE
Quando circa un mese e mezzo fa, MR, insieme ad un gruppo di suoi colleghi in CIG, si recò presso un ente di formazione per essere orientata ed indirizzata su eventuali corsi di riqualificazione (prassi obbligatoria), si aspettava che la Tipa incaricata al colloquio, che qui chiameremo T, fra la svariata serie di possibilità, suggerisse percorsi formativi che attenessero all'ambito professionale di provenienza. MR pensava che T avrebbe indirizzato le donne a corsi per imparare a disegnare un fiore sul tamburo, come Rosina, a tela e a seta a ricamar in casa e fuori come Mimì, ad insegnar il canto ai passeggeri, come Musetta (che poi, MR non ha mai capito come si possa insegnare il canto ai passeggeri; una full immersion? Un corso accelerato? Una sveltina?), e gli uomini a formarsi per pinger quel guerrier sulla facciata, come Marcello, o direttamente per factotum, come Figaro. (A MR, a questo punto, scappa una piccola digressione, dettata da un moto di ammirazione. Il fatto che il factotum sia Figaro, un appartenente alla categoria degli uomini, la dice lunga su come questi siano naturalmente predisposti a fare qualsiasi cosa. Tutto scaturisce dalla loro congenita attitudine alla varietà. Gli uomini sono programmati factotum dalla nascita, e tali si sentono. Fanno tutto con tutto. Prendono in mano un trapano?! Oltre a forarci i muri (a tratti ricordano Rambo) riescono a farci anche una simultanea dall'armeno, a giocarci in borsa, a ritirarci i soldi al bancomat, a farci il pane, e a ricamarci al telaio a punto erba. In buona sostanza, in ogni uomo ci sono un Figaro ed un Rambo con un trapano in mano. Davvero mirabile! Chapeau! Chiusa digressione.) Invece T, in estatica autocelebrazione, ha parlato per tre ore di normative speciali, legge 223, attuazione di direttive, bla bla bla (martellamento sulle zone erogene) e di corsi di lingua inglese e di informatica. A questi ultimi MR si è rifiutata anche solo di pensarci; preferisce continuare ad essere autodidatta, poiché ha i suoi tempi di apprendimento (lunghi), non tollererebbe le insidie della condivisione (la timidezza vincerebbe anche sul migliore dei propositi), e l'onta dell'ultima della classe. Ma ad ogni modo, l'evenienza corsi, per ora, sembra essere sfumata. MR, però un pensiero al futuro e ad una nuova disciplina formativa lo ha rivolto. Non si sa mai, con i tempi che corrono, potrebbe sempre tornare utile. Ha pensato che si potrebbe reinventare, se proprio non cantando in tutti i cessi, almeno pulendoli. Ma poi le è venuta in mente la serra di O la rumena - avete presente? - per una riqualificazione e una formazione che T se la sogna. Nel senso che, MR ha il sospetto che la leonessa Gea e la tigre Tremor siano attratti dalla selva poiché in questa si nascondono coltivazioni illegali di marijuana (MR ha visto i felidi masticare foglie, non penserete mica che sia tanto in malafede da fare illazioni così pesanti a casaccio!); ovviamente O la rumena ha messo le mani avanti spiegando che si sta dedicando anche alla piantagione di erbe officinali, così da giustificare il ruminare dei due felidi: " Uuuuuhhhh, mesteca plante medicinale! Da, sunt bune, sci de a face bine... Cum se espune... fare bene bene!" E qui è svelato il motivo dell'eccitata partecipazione di Gea al giardinaggio con O, nonché il vitale slancio affettivo verso questa, e il sonno incoercibile e agitato di Tremor. Ora, il piano è questo. MR vorrebbe chiedere ad O la rumena di introdurla nel mondo della "botanica". L'obiettivo è quello di apprenderne ogni rudimento al fine di sviluppare una riqualificazione nuova ed alternativa per un futuro professionale sicuro. L'affare prevede uno scambio: l'omertà di MR con la spartizione degli incassi del traffico di sostanze stupefacenti tra le due. O la rumena avanzerà di certo pretese più ambiziose, chiedendo a MR di sacrificare un altro po' dell'amore di Gea all'altare delle sue attenzioni. Insomma, dovranno spartirsi anche la leonessa. MR pensa che sia uno sporco affare, ma pur sempre un affare.
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martedì 5 febbraio 2013
PREGO, MANTENERE LA CALMA
O la rumena e MR sono vicine di casa dirimpettaie.
Abitano il luminosissimo settimo ed ultimo piano di un condominio; sopra di loro il cielo; ma per vederlo lo sguardo dovrebbe spingersi oltre il soffitto o immaginarsi dipinta su questo l'Assunzione della Vergine Maria. Sul pianerottolo e lungo l'ultima rampa di scala, O la rumena ha creato una serra dove - insieme a Gea - coltiva fiori e piante di ogni specie, genere, famiglia, e ordine. Una vera selva, nella quale generalmente dopo i pasti, la leonessa Gea ("Com a crescut! Arata ca un leu! Cum se spune... pare leona, da, leona!"), e la tigre Tremor si addentrano, chiamati dalla vigorosa vegetazione, fra fitte conifere, rigogliosi rampicanti, e profumate erbacee. Si immergono nella minacciosa ed orrida oscurità delle fronde, tali e quali ad Angelica, Dante, Virgilio, e Alfieri.
Ieri sera, i due felidi si sono fermati prima. Sono rimasti immobili, l'uno accanto all'altra, di fronte all'appartamento di O la rumena. Al di là della porta l'abbaiare compiacente di un cane.
"Otello, buono! Vieni, Otello!" cerca di distoglierlo S il marito di O.
Di O, che di solito dà segni di vita schietti e indubbi, draconiani e puntuali, nessuna traccia.
(Otello? O la rumena ha comprato un cane? Lì dentro non c'è mai stato un cane. Dov'è O la rumena? Si è trasformata in un cane? Effettivamente quell'abbaiare ricorda un po' il rumeno. E si chiama O. O il rumeno!) sogna MR agitandosi (nel senso che era proprio un sogno).
Sarebbe bene che MR mantenesse la calma, e che cercasse di uscire indenne da un periodo non semplice, a dir poco; più precisamente, da quell'inconfondibile, indicibile, ineffabile, indescrivibile, insostenibile situazione di epocale merda professionale, quindi esistenziale, dunque, vitale. No, è che agitandosi ha sognato anche di certi Don Carmina e Giovanni Bu(rana).
Intanto, oggi pomeriggio prova di Carmina Burana, e stasera replica di Don Giovanni. Calma, e puntini sulle i.
Abitano il luminosissimo settimo ed ultimo piano di un condominio; sopra di loro il cielo; ma per vederlo lo sguardo dovrebbe spingersi oltre il soffitto o immaginarsi dipinta su questo l'Assunzione della Vergine Maria. Sul pianerottolo e lungo l'ultima rampa di scala, O la rumena ha creato una serra dove - insieme a Gea - coltiva fiori e piante di ogni specie, genere, famiglia, e ordine. Una vera selva, nella quale generalmente dopo i pasti, la leonessa Gea ("Com a crescut! Arata ca un leu! Cum se spune... pare leona, da, leona!"), e la tigre Tremor si addentrano, chiamati dalla vigorosa vegetazione, fra fitte conifere, rigogliosi rampicanti, e profumate erbacee. Si immergono nella minacciosa ed orrida oscurità delle fronde, tali e quali ad Angelica, Dante, Virgilio, e Alfieri.
Ieri sera, i due felidi si sono fermati prima. Sono rimasti immobili, l'uno accanto all'altra, di fronte all'appartamento di O la rumena. Al di là della porta l'abbaiare compiacente di un cane.
"Otello, buono! Vieni, Otello!" cerca di distoglierlo S il marito di O.
Di O, che di solito dà segni di vita schietti e indubbi, draconiani e puntuali, nessuna traccia.
(Otello? O la rumena ha comprato un cane? Lì dentro non c'è mai stato un cane. Dov'è O la rumena? Si è trasformata in un cane? Effettivamente quell'abbaiare ricorda un po' il rumeno. E si chiama O. O il rumeno!) sogna MR agitandosi (nel senso che era proprio un sogno).
Sarebbe bene che MR mantenesse la calma, e che cercasse di uscire indenne da un periodo non semplice, a dir poco; più precisamente, da quell'inconfondibile, indicibile, ineffabile, indescrivibile, insostenibile situazione di epocale merda professionale, quindi esistenziale, dunque, vitale. No, è che agitandosi ha sognato anche di certi Don Carmina e Giovanni Bu(rana).
Intanto, oggi pomeriggio prova di Carmina Burana, e stasera replica di Don Giovanni. Calma, e puntini sulle i.
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giovedì 20 dicembre 2012
SENZA SPERANZA
Gea sa esattamente a che ora rincasa O la rumena.
Qualche minuto prima che O la rumena rincasi, Gea abbandona la soave grazia, la magnetica eleganza, e l'altezzosa maestosità - specificità feline - per rotolarsi mugugnante, chiocciante, e pazzamente graffiante, ai piedi della porta.
Una volta raggiunto l'obiettivo, quello di uscire sulle scale ad attendere e accogliere O la rumena fuori dall'ascensore, Gea scorrazza da un pianerottolo all'altro e riversa la terra fuori dai vasi che incontra sul proprio cammino.
Gea trascorre il suo tempo libero in casa di O la rumena.
Quando O la rumena rincasa, uscita dall'ascensore si guarda intorno, fremente, in cerca di Gea.
Le prime frasi che O la rumena pronuncia, in rumeno-ciociaro, sono " Amooooreeeeee! Dove seee? Vene, amoooreeeee!"
O la rumena indirizza tali patetiche e cerimoniose smancerie, anziché al marito S, alla bestia Gea.
I tentativi di MR di frapporsi con prontezza fra due svenevoli e primordiali esseri, in costante e febbrile fregola, falliscono regolarmente.
O la rumena parla il romeno-ciociaro pur vivendo in Italia, pur avendo sposato S il toscano - che tradisce regolarmente e sfacciatamente con Gea, nella stessa casa dove questa trascorre il suo tempo libero, il tetto coniugale.
S e O la rumena, nonostante tutto hanno un ricco e nutrito dialogo, anche se lei sovrasta lui con voce stentorea, interrompendolo di continuo.
Ieri mattina, al suo rientro, O la rumena trova Gea puntualmente ad accoglierla.
"Amoooreeeeee! Veneeeeeee, amooreeeee! Ce ai facut? Te a aruncat terraaaa, fiorellini fara terra!" esclama euforica O la rumena.
"Cosa ha combinato? Ecco di nuovo la terra dappertutto! Prendo una scopa e pulisco subito!" si frappone prontamente MR.
"Nooooo, MR, lasatil sa fie, am pulir! Famme fa' eo, me, io!" si propone con forza O.
"Niente da fare! Vado a prendere la scopa!" si impone con acido vigore MR.
"Uuuuuhhhhh, cand è ditt, è espus, 'vado prendere scopa!' è fatta paura, diventato ca un copil, bambino paurito!" denuncia in difesa della colpevole bestia, O, accovacciandosi, flettendo le braccia e arricciando le dita, in una riuscita imitazione di un felino ingrifato.
"Stamattina i lavori delle tubature fognarie sono stati interrotti! Mancavano due coinquilini, e gli operai non hanno potuto procedere! Ma non ci si comporta così, siamo stati avver... " prova ad intervenire S, cercando di spostare l'attenzione di O è di MR su se stesso.
"Oooooohhh, rau, brutto cosa! Aici nun ce scta nisciun!" lo interrompe in romeno-ciociaro, sovrastandolo con spavaldo vociare O.
giovedì 13 dicembre 2012
ALTO TRADIMENTO
Da qualche giorno, quando O la rumena rincasa esce dall'ascensore gridando:
"Amooooreeeee, dove seee? Viene, amooooreeee! Pisica, vieneee, viene la mine..."
MR la prima volta ha sorriso presa dalla tenerezza, lasciando uscire la belva Gea che reclamugugnava davanti alla porta; la seconda volta ha aggrottato la fronte, sorridendo a mezza bocca, reclinando il capo di lato e osservando i salti di gioia della terribile rossa; la terza volta, un po' turbata, si è incupita vedendola correre saltellante nelle braccia di O; la quarta volta è stata travolta dal subdolo e spietato morso della gelosia, lasciando che si dimenasse chiocciando, mugugnando, e perfino miagolando; dietro la porta blindatissima, chiusa a quattro mandate, O la rumena che continuava con la sua svenevole nenia. Ieri MR, gelida e circospetta, covando nell'ombra il suo astioso rancore, fa uscire Gea prima del rientro di O, ma fa male i suoi calcoli. O è in casa e coincidenza vuole che esca per adornare la porta con addobbi natalizi proprio mentre Gea è sulle scale.
"Amoooooreeeeeee, piscica, viene... Guarda Babbo Natale... Viene aici, beeeelaaa! Viene da mamma!"
Nella testa bacchettona e nell'animo censore di MR si apre tutto uno scenario di incubi minacciosi: (Sgualdrina di una gatta, si fa accarezzare da O la rumena, struscia tra le sue gambe, si fa perfino baciare... una, due, tre, cento, mille volte... Io per ricevere e dare una, massimo due coccole devo rincorrerla per ore... preferisce O a me...è disgustoso!) contabilizza MR, malevola e ferita nel profondo. Rientrando seccata in casa incrocia il ruffiano Tremor che, rapito anch'esso dalla lagna ammaliatrice di O, si unisce a questa e all'amore derubato di MR, alla luce dei suoi occhi defraudata dalla sua nuova fiamma, tutti e tre insieme, felici ad addobbare la porta. Porta che, di lì a poco, si chiuderanno alle spalle, ad insaputa di O e di MR. "Tremoooorrr, Geaaaaa, tornate in casa! Ma dove siete!? Tremoooorrr, Geeeeaaaaaa..." MR, preoccupata, sale e scende le scale, infila l'ascensore fermandosi ad ogni piano, arriva al piano terra, risale sette piani a piedi... Di Tremor e Gea nessuna traccia. (Sono scappati, sono usciti... ed ora come faccio? Oddio, qualcuno mi aiuti!) pensa MR in preda all'angoscia ed allo sfinimento. Angosciata, sfinita, con il cuore spezzato, in pigiama - il sotto diverso dal sopra - con un maglione avvolto intorno al collo, e con i capelli da pazza, chiede ai coinquilini, agli impiegati degli uffici del primo piano: "Avete per caso visto due gatti? Si chiamano Tremor e Gea! Non mi dite che sono usciti, vi prego, non me lo dite, siate clementi, mentite pure! Sono scappati?! Tremoooooor, Geeeaaaaaa, dove siete!?" In preda allo sconforto e all'obnubilamento MR pensa di bussare alla porta addobbata di O.
"OOOOO, sono qui Tremor e Gea? I gatti, i MIEI gatti, sono entrati in casa tua? Forse non te ne sei accorta, guarda sotto il letto!"
"Da, da, guardare, ma care pisica, quale? Ca nero o i giallo!?"
"Tremor, e Gea, si chiamano Tre... "
"I giallo sci i nero?"
"Da, da, sì , maledizione, tutti e due il giallo e il nero!"
"Uuuuuhhhhh, oooooohhhhh, vino si vezzi, vino vedere, uuuuuhhhhh... Ahahahahahahahahah, sunt in cuti, cum se dice, scatoli de Babbo Natale. Eo, prende, me, io ioca primul. Giocare cu Babbo Natale. Au fost decorarea ausii!" Il romeno di O diventa sempre più fitto, stretto, incomprensibile anche a una ciociara, che parla il ciociaro che è identico al romeno, e che di romeni se ne intende, come MR.
Recuperati, redarguiti, e tacciati di tradimento, i due felidi hanno scrutato MR, con aria colpevolmente stravagante, per tutto il giorno. Con i loro sguardi furbi, soddisfatti, e smargiassi, sembravano quasi accusare MR di leggerezza e superficialità. Sembravano suggerirle di non prendere più sotto gamba le avvisaglie di eventuali loro distrazioni che aveva trascurato: le foto scattate da O, dalla finestra di casa sua verso il balcone di MR, mostratele qualche giorno fa, ritraenti Gea in pose lascive e dissolute; O e Gea che scavavano insieme, forsennate e gioiose, nei vasi, per interrare i bulbi di tulipani e giacinti, e che spargevano terra ovunque sulla quale Gea si rotolava impudica e libidinosa; Tremor sempre pronto ad approfittare delle avanscoperte di Gea e dei varchi da lei aperti. Effettivamente, tutti segnali incontrovertibili di un potenziale e alto tradimento.
"OOOOO, sono qui Tremor e Gea? I gatti, i MIEI gatti, sono entrati in casa tua? Forse non te ne sei accorta, guarda sotto il letto!"
"Da, da, guardare, ma care pisica, quale? Ca nero o i giallo!?"
"Tremor, e Gea, si chiamano Tre... "
"I giallo sci i nero?"
"Da, da, sì , maledizione, tutti e due il giallo e il nero!"
"Uuuuuhhhhh, oooooohhhhh, vino si vezzi, vino vedere, uuuuuhhhhh... Ahahahahahahahahah, sunt in cuti, cum se dice, scatoli de Babbo Natale. Eo, prende, me, io ioca primul. Giocare cu Babbo Natale. Au fost decorarea ausii!" Il romeno di O diventa sempre più fitto, stretto, incomprensibile anche a una ciociara, che parla il ciociaro che è identico al romeno, e che di romeni se ne intende, come MR.
Recuperati, redarguiti, e tacciati di tradimento, i due felidi hanno scrutato MR, con aria colpevolmente stravagante, per tutto il giorno. Con i loro sguardi furbi, soddisfatti, e smargiassi, sembravano quasi accusare MR di leggerezza e superficialità. Sembravano suggerirle di non prendere più sotto gamba le avvisaglie di eventuali loro distrazioni che aveva trascurato: le foto scattate da O, dalla finestra di casa sua verso il balcone di MR, mostratele qualche giorno fa, ritraenti Gea in pose lascive e dissolute; O e Gea che scavavano insieme, forsennate e gioiose, nei vasi, per interrare i bulbi di tulipani e giacinti, e che spargevano terra ovunque sulla quale Gea si rotolava impudica e libidinosa; Tremor sempre pronto ad approfittare delle avanscoperte di Gea e dei varchi da lei aperti. Effettivamente, tutti segnali incontrovertibili di un potenziale e alto tradimento.
sabato 1 dicembre 2012
R COME...
Il destino di MR si è intrecciato per ben tre volte con quello di creature di etnia romena. La prima volta è successo tantissimi anni fa. Lui era arrivato in Italia dopo la fucilazione di Ceausescu, e aveva trovato lavoro in una pompa di benzina. Era alto, biondissimo, zigomi pieni e rotondi, occhi di cinquanta sfumature di verde-azzurro, e possedeva una 128 arancione con due fasce nere sul cofano. MR in quel periodo, contro una naturale e tenace tendenza a rimanere a secco, aveva sempre il serbatoio della macchina pieno, per la gioia, l'equilibrio, e la serenità d'animo di papà E, che spessissimo doveva andare a recuperarla, incazzato nero - tanica di benzina alla mano. "Vedo che hai imparato la lezione!" dichiarò tronfio, e con l'inequivocabile sorriso stampato in faccia di chi l'ha spuntata con una sordida ed intollerabile mossa estorsiva: "Mi farai morire di crepacuore, se continuerai così... fai benzina, maledizione! Quando la spia segna rosso significa che sei a riserva, lo capisci?! Oddio oddio, il mio povero cuore!" allorquando, MR, ripulita fino all'ultima goccia di benzina per l'ennesima volta, rientrò a piedi a notte fonda, fatto che coincise con l'arrivo del benzinaio romeno. In buona sostanza, l'incontro destinico tra i due si può riassumere come l'avvento dell'era del pieno, in cui il serbatoio si svuotava al massimo di due dita. "Cum te chiam?" chiedeva lui sorprendendo MR per la velocità con cui aveva imparato il dialetto ciociaro, che poi scoprì essere identico alla lingua rumena. "Mi chiamo MR..." rispondeva lei pensando di non aver mai visto in vita sua occhi così belli. Dopo qualche tempo e molti pieni, il benzinaio cambiò mestiere e MR non lo vide più.
La seconda volta che MR è stata travolta da un romeno è successo sul posto di lavoro. Lui, moro, zigomi alti, occhi nerissimi, violinista ribelle e controcorrente, anticonformista e difficile all'occidentalizzazione, corteggiò MR con sorda ostinazione. "Mi chiamo M, ciao. Hai un'abbronzatura perfettissima!" esclamò con grande consapevolezza di sé la prima volta che la vide. "Grazie!" rispose lei pensando di non aver mai visto in vita sua occhi così belli. M e MR si fidanzarono, confrontarono le loro diverse culture, e adottarono Tremor che diventò il compagno di giochi di lui. M suonava per Tremor Bach, Mozart, Beethoven, e Paganini, gli insegnò il salto ad ostacoli, usando come ostacolo l'arco del violino, e si rincorrevano per tutta la casa fino a notte fonda. M e MR spesso studiavano insieme. Lei cantava con slancio e passione, lui ascoltava con severa attenzione. Dagli slanci passionali di lei derivavano aspre critiche di lui. MR si incazzava insultandolo in dialetto ciociaro, M rispondeva in lingua rumena: "Lassem 'n pace", era l'intima celebrazione del, reciprocamente comprensibile, congedo. E, congeda una volta, congeda due, i congedi raggiunsero il traguardo dell'addio.
La terza volta, MR si è relazionata, e si sta ancora relazionando, con O la rumena, vicina di pianerottolo. O è sposata con S, toscano rampante, è bionda, ha gli occhietti furbi, urla e ridacchia sempre. O è pazza d'amore per Gea, e quando la incontra sulle scale - perché MR non può non cedere alle richieste pressanti della bestia che, con mugugni da pennuto, e con l'efficacia dei suoi minacciosi propositi, tipo "fammi uscire o procurati il prontuario 'Come affrontare le ripercussioni di una gatlina incazzata' " - tuba spudoratamente con lei. Ieri sera il ménage è stato a tre, poiché, quando O è rincasata MR era sulle scale, vittima dei vili soprusi a cui la gatlina, che scorrazzava da un pianerottolo all'altro chiocciando con arroganza, la stava sottoponendo. "Beeeeela, cum è crescut... Vien aicì, pisica... Che bello codino... Mea matusa, zia ce l'ha gatino rosso, egual egual... Beeela, cosa dici, amooore... Eo ce fatto foto, da, petreaza, terasa, cum se dice, terrazza... aspetta, prendo fotografiii!" O, eccitatissima, è
tornata fuori con un album di foto scattate dalla sua finestra, verso il balcone di MR, in cui la bestia rossa si produceva in pose di basso profilo morale e di consumata arte erotica. "Vedea, guarda questa, cu fiorellini, da, beeeela. Aici, descede, aprire gambe. Amooooore, beeeeeela... Sci, codino, beeelo, musino! Ce ai facut capelli, sembri un pazza, MR!" Stamattina alle cinque, Gea, con qualche ora di ritardo sulla tabella di marcia notturna - che generalmente la vuole allegra e mugugnante all'una circa - ha dato inizio alle danze con salti e piroette a destra e a manca, come consuetudine detta, con il preciso intento di trovare complicità nei prematuri e imposti risvegli di MR. "Fammi dormire, Gea, non rompere ché tra due ore mi devo alzare per uscire presto!" ha bofonchiato sonnolente MR. Girandosi dall'altro lato si è riaddormentata pensando a O e agli altri due rumeni della sua vita, ai capelli da pazza da lavare, alle commissioni che prima di entrare al lavoro avrebbe dovuto fare: Nasonex in farmacia, bollette alla posta, Obesity per le bestie. Dopo aver buttato a terra dal comò vasetti di creme, smalto, e cosmetici vari, Gea si è arresa e si è riappollaiata. Quattro ore dopo, MR si è svegliata improvvisamente guardando l'ora improbabile con orrore. Niente shampoo, niente Nasonex, niente bollette, e niente Obesity. Se O la rumena l'avesse saputo, avrebbe ridacchiato a crepapelle. E forse anche gli altri due.
La seconda volta che MR è stata travolta da un romeno è successo sul posto di lavoro. Lui, moro, zigomi alti, occhi nerissimi, violinista ribelle e controcorrente, anticonformista e difficile all'occidentalizzazione, corteggiò MR con sorda ostinazione. "Mi chiamo M, ciao. Hai un'abbronzatura perfettissima!" esclamò con grande consapevolezza di sé la prima volta che la vide. "Grazie!" rispose lei pensando di non aver mai visto in vita sua occhi così belli. M e MR si fidanzarono, confrontarono le loro diverse culture, e adottarono Tremor che diventò il compagno di giochi di lui. M suonava per Tremor Bach, Mozart, Beethoven, e Paganini, gli insegnò il salto ad ostacoli, usando come ostacolo l'arco del violino, e si rincorrevano per tutta la casa fino a notte fonda. M e MR spesso studiavano insieme. Lei cantava con slancio e passione, lui ascoltava con severa attenzione. Dagli slanci passionali di lei derivavano aspre critiche di lui. MR si incazzava insultandolo in dialetto ciociaro, M rispondeva in lingua rumena: "Lassem 'n pace", era l'intima celebrazione del, reciprocamente comprensibile, congedo. E, congeda una volta, congeda due, i congedi raggiunsero il traguardo dell'addio.
La terza volta, MR si è relazionata, e si sta ancora relazionando, con O la rumena, vicina di pianerottolo. O è sposata con S, toscano rampante, è bionda, ha gli occhietti furbi, urla e ridacchia sempre. O è pazza d'amore per Gea, e quando la incontra sulle scale - perché MR non può non cedere alle richieste pressanti della bestia che, con mugugni da pennuto, e con l'efficacia dei suoi minacciosi propositi, tipo "fammi uscire o procurati il prontuario 'Come affrontare le ripercussioni di una gatlina incazzata' " - tuba spudoratamente con lei. Ieri sera il ménage è stato a tre, poiché, quando O è rincasata MR era sulle scale, vittima dei vili soprusi a cui la gatlina, che scorrazzava da un pianerottolo all'altro chiocciando con arroganza, la stava sottoponendo. "Beeeeela, cum è crescut... Vien aicì, pisica... Che bello codino... Mea matusa, zia ce l'ha gatino rosso, egual egual... Beeela, cosa dici, amooore... Eo ce fatto foto, da, petreaza, terasa, cum se dice, terrazza... aspetta, prendo fotografiii!" O, eccitatissima, è
tornata fuori con un album di foto scattate dalla sua finestra, verso il balcone di MR, in cui la bestia rossa si produceva in pose di basso profilo morale e di consumata arte erotica. "Vedea, guarda questa, cu fiorellini, da, beeeela. Aici, descede, aprire gambe. Amooooore, beeeeeela... Sci, codino, beeelo, musino! Ce ai facut capelli, sembri un pazza, MR!" Stamattina alle cinque, Gea, con qualche ora di ritardo sulla tabella di marcia notturna - che generalmente la vuole allegra e mugugnante all'una circa - ha dato inizio alle danze con salti e piroette a destra e a manca, come consuetudine detta, con il preciso intento di trovare complicità nei prematuri e imposti risvegli di MR. "Fammi dormire, Gea, non rompere ché tra due ore mi devo alzare per uscire presto!" ha bofonchiato sonnolente MR. Girandosi dall'altro lato si è riaddormentata pensando a O e agli altri due rumeni della sua vita, ai capelli da pazza da lavare, alle commissioni che prima di entrare al lavoro avrebbe dovuto fare: Nasonex in farmacia, bollette alla posta, Obesity per le bestie. Dopo aver buttato a terra dal comò vasetti di creme, smalto, e cosmetici vari, Gea si è arresa e si è riappollaiata. Quattro ore dopo, MR si è svegliata improvvisamente guardando l'ora improbabile con orrore. Niente shampoo, niente Nasonex, niente bollette, e niente Obesity. Se O la rumena l'avesse saputo, avrebbe ridacchiato a crepapelle. E forse anche gli altri due.
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giovedì 8 novembre 2012
E' SEMPRE COLPA DI
Se per un figlio ribelle la colpa è sempre del padre, e per una figlia dalla difficoltosa adolescenza sempre della madre, vita natural durante, se per un detrattore di Berlusconi la colpa è sempre di Berlusconi, se per la soap opera Beautiful la colpa è sempre di Brooke, se per la adsl sulla linea telefonica di MR la colpa è sempre del modem, se per il calcio la colpa è sempre della Juventus, quando si vive con uno o più gatti la colpa è sempre imputabile a loro.
"Dove diavolo sono le cuffiette del mio Ipod?!"
"Chi ha sfilacciato l'orlo del tappeto persiano?"
"Chi ha rovesciato la terra fuori dai vasi lungo le scale del condominio?"
"Dov'è il mio orologio da polso?"
"Dove è finito il mio solitario?"
"Chi ha impiastrato di farina la tastiera del mio pc?"
"Dove è sparito il mio avanzo di pollo arrosto di ieri sera?"
"Che fine hanno fatto gli ultimi due tampax che erano rimasti nella scatola?"
"Dove sono i tappi dei sanitari?"
"Chi ha scoreggiato?"
"Chi ha scoreggiato?"
"Dov'è finita la mia micrococcinella portafortuna?"
MR si pone quesiti esistenziali di questa portata quasi tutti i giorni, guardando dritto nelle palle degli occhi le sue due bestie, ed intimando loro che con queste cose non si scherza.
I loro sguardi, panzanamente interrogativi, fraudolentemente smarriti, immoralmente e falsamente innocenti, non lasciano trasparire tracce di responsabilità, e non fanno emergere indizi sulla propria colpevolezza.
A MR non resta che fare mente locale. Dalla propria mente locale, questa volta, MR ha arguito che:
le cuffiette dell'Ipod erano nelle tasche del giubbino da footing; che il piccolo nodo sfatto lungo l'orlo del tappeto persiano si sta aprendo, sfilacciandosi, a furia di spazzolarlo; che la terra fuori dai vasi l'ha fatta cadere O la rumena mentre faceva giardinaggio sulle scale: "Plantelor jacinto... cum se dice, fiorellino cresc... lalele, tulipane. Apoi pulire terra, da, eo... io... me..." per tornare a pulire dopo quattro ore; che l'orologio da polso lo regalò a mamma V perché, pur volendoci riprovare, MR non lo sopporta; che il solitario era sprofondato nel cassetto dei sogni insieme al sogno di un'estate eterna, ai bugiardini ingialliti, alle piastrine di zanzare usate, ai fazzolettini sbrindellati, ai mollettoni senza denti con i capelli attaccati, e alle tre arachidi secche; che sulla tastiera del pc c'è un dito di polvere; che l'avanzo di pollo che la sera prima aveva condiviso con Gea, la quale aveva molto gradito, era in fondo al frigo occultato da un gigantesco cavolfiore; che gli ultimi due tampax non erano sotto la lavatrice insieme alle palline magiche, e ai campanellini del coniglietto di cioccolato della Lindt - nascondiglio interdetto a MR, che, causa la sua parsimonia ed economia nello spostare il pesante elettrodomestico, raramente è sottoposto a verifiche - ma nella borsa; che i tappi dei sanitari erano ad asciugare, dopo averli scrostati con l'anticalcare, sui termosifoni; che se la lettiera non si pulisce ad ogni pestilenziale defecazione, quando si rientra in casa non c'è deodorante per l'ambiente al bouquet di rose inglesi e ortensie che tenga; che la micrococcinella portafortuna era sotto la base del paralume perché da lì agisce indisturbata.
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giovedì 18 ottobre 2012
QUANDO SI RIMANE CHIUSI FUORI
MR è timida, pensa di essere permalosa, ha il vago sospetto di soffrire di inadeguatezza, ritiene probabile di essere vittima di una leggera forma di paranoia e perdita di identità, si illude spesso che tutto questo non sia vero.
Il pomeriggio di un anno fa, di ritorno dalla visita veterinaria (il paziente era Tremor), pensava al suo status socio-condominiale. Pensava che, da quando il suo ex vicino M il maori era uscito di scena, si sentiva una donna più leggera, disinvolta, e completamente inserita nella scala condominiale. Pensava felice alla positiva opinione che i coinquilini avevano di lei, e si compiaceva di essere riuscita a dare al vicinato un'impressione di persona equilibrata. Ci pensava in ascensore; ci pensava entrando in casa mentre poggiava la borsa comprensiva di chiavi e telefonino sul tavolo; ci pensava mentre andava a recuperare Tremor al quale aveva preferito far fare sette piani a zampe; ci pensava mentre la porta si chiudeva alle sue spalle lasciandola insieme al gatto fuori di casa.
MR entra in panico, ha le palpitazioni, i sudori freddi, le si paralizzano gli arti inferiori, le vanno in ipercinesia sconnessa e scomposta gli arti superiori. Deve chiedere aiuto a qualcuno, non ha il telefono, M il maori non c'è più. Desolata riacquista l'uso delle gambe, sale e scende le scale battendo i pugni sulle porte degli appartamenti più prossimi al suo - complice l'ipercinesia sconnessa e scomposta degli arti superiori. Nessuno dei suoi corteggiatori over settanta è in casa, e quelli under settanta non esistono. Le aprono S e la sua compagna O la rumena:
- Aiutatemi, ho combinato un guaio! Io e Tremor siamo rimasti chiusi fuori di casa!
urla MR sbracciando come un vigile.
- Prego!?
chiede S mentre O la rumena ridacchia bonaria e biascica qualcosa nella sua lingua.
- La porta si è chiusa, non sono stata io, chiamiamo i pompieri, anzi no, fatemi uscire dalla vostra finestra, attraverso l'inferriata posso arrivare al mio balcone...
delira MR, violando il domicilio dei due, facendosi largo fra loro e dirigendosi verso la finestra.
- Ferma, MR, cosa fa!? Si spiaccicherà al suolo!
grida S cercando di trattenere MR che è già a cavalcioni sul davanzale.
- Mi lasci, sono solo tre metri da percorrere, l'inferriata è resistente e non soffro di vertigini, mi sono già arrampicata durante una crociera sul muro di scalata, e poi, mal che vada, i salti nel vuoto sono una mia specialità!
continua MR ormai convinta di essere spiderwoman, ed incitata da O che continua a ridacchiare e a dare consigli in lingua rumena su come arrampicarsi sull'inferriata.
- Da, face piano, i fiorellini... ha crescuto, mette piede aicì!
- Torni dentro, la prego, ho chiamato i pompieri, sono arrabbiati con lei per quello che sta facendo... stanno arrivando!
incalza S sconsolato.
Nel frattempo rientra V, uno dei corteggiatori over settantanta di MR (per qualche tempo non proverà più per lei quell'amore escludente del resto del mondo per il quale si è annullato); rientra G, un estimatore dell'eleganza e delle buone maniere di MR (in seguito rivedrà al ribasso la sua stima per lei); rientra la famiglia P entusiasta sostenitrice dei gorgheggi di MR (in seguito non andrà più in visibilio durante il rito quotidiano dei vocalizzi), completa di cane, estimatore nonché potenziale estintore di Tremor. Tutti molto preoccupati per il gran baccano si approssimano all'uscio di S che intanto è riuscito a far desistere MR dal tentativo di suicidio. La quale convintasi che la soluzione migliore sia proprio quella di far intervenire i pompieri, comunque non contenta, dà dimostrazione ai coinquilini della sua abilità motoria e della sua capacità di tenersi in equilibrio scavalcando la ringhiera delle scale e arrampicandosi esternamente a questa a sette piani d'altezza:
- Ecco, vedete? Avrei potuto farcela anche da sola...
esclama MR impermalosita, e ormai priva di ogni senso logico e analitico.
- Da, da!
annuisce ridacchiando O la rumena.
MR recupera un'apparenza di normalità solo all'arrivo dei pompieri che accoglie in strada.
- E' lei MR?
chiede un facente parte del più bel quartetto di salvatori della patria e di MR che questa abbia mai visto, affascinanti e dalle sembianze degli dei nella loro divisa verde con fosforescenze.
- Sì, sono io. Prego, per di qua!
esclama MR, consolandosi di essere soccorsa dal Gotha dei vigli del fuoco. The golden four dell'Olimpo antincendio ed emergenze tirano fuori MR dal pantano del caos emotivo strisciando un foglio di plastica tipo radiografia tra la porta e lo stipite.
MR dalla mattina successiva sta ancora cercando di dimostrare ai suoi vicini che certi atteggiamenti disturbati che la riguardano sono solo transitori e dovuti a disorientamenti e perdite di identità temporanei.
Il pomeriggio di un anno fa, di ritorno dalla visita veterinaria (il paziente era Tremor), pensava al suo status socio-condominiale. Pensava che, da quando il suo ex vicino M il maori era uscito di scena, si sentiva una donna più leggera, disinvolta, e completamente inserita nella scala condominiale. Pensava felice alla positiva opinione che i coinquilini avevano di lei, e si compiaceva di essere riuscita a dare al vicinato un'impressione di persona equilibrata. Ci pensava in ascensore; ci pensava entrando in casa mentre poggiava la borsa comprensiva di chiavi e telefonino sul tavolo; ci pensava mentre andava a recuperare Tremor al quale aveva preferito far fare sette piani a zampe; ci pensava mentre la porta si chiudeva alle sue spalle lasciandola insieme al gatto fuori di casa.
MR entra in panico, ha le palpitazioni, i sudori freddi, le si paralizzano gli arti inferiori, le vanno in ipercinesia sconnessa e scomposta gli arti superiori. Deve chiedere aiuto a qualcuno, non ha il telefono, M il maori non c'è più. Desolata riacquista l'uso delle gambe, sale e scende le scale battendo i pugni sulle porte degli appartamenti più prossimi al suo - complice l'ipercinesia sconnessa e scomposta degli arti superiori. Nessuno dei suoi corteggiatori over settanta è in casa, e quelli under settanta non esistono. Le aprono S e la sua compagna O la rumena:
- Aiutatemi, ho combinato un guaio! Io e Tremor siamo rimasti chiusi fuori di casa!
urla MR sbracciando come un vigile.
- Prego!?
chiede S mentre O la rumena ridacchia bonaria e biascica qualcosa nella sua lingua.
- La porta si è chiusa, non sono stata io, chiamiamo i pompieri, anzi no, fatemi uscire dalla vostra finestra, attraverso l'inferriata posso arrivare al mio balcone...
delira MR, violando il domicilio dei due, facendosi largo fra loro e dirigendosi verso la finestra.
- Ferma, MR, cosa fa!? Si spiaccicherà al suolo!
grida S cercando di trattenere MR che è già a cavalcioni sul davanzale.
- Mi lasci, sono solo tre metri da percorrere, l'inferriata è resistente e non soffro di vertigini, mi sono già arrampicata durante una crociera sul muro di scalata, e poi, mal che vada, i salti nel vuoto sono una mia specialità!
continua MR ormai convinta di essere spiderwoman, ed incitata da O che continua a ridacchiare e a dare consigli in lingua rumena su come arrampicarsi sull'inferriata.
- Da, face piano, i fiorellini... ha crescuto, mette piede aicì!
- Torni dentro, la prego, ho chiamato i pompieri, sono arrabbiati con lei per quello che sta facendo... stanno arrivando!
incalza S sconsolato.
Nel frattempo rientra V, uno dei corteggiatori over settantanta di MR (per qualche tempo non proverà più per lei quell'amore escludente del resto del mondo per il quale si è annullato); rientra G, un estimatore dell'eleganza e delle buone maniere di MR (in seguito rivedrà al ribasso la sua stima per lei); rientra la famiglia P entusiasta sostenitrice dei gorgheggi di MR (in seguito non andrà più in visibilio durante il rito quotidiano dei vocalizzi), completa di cane, estimatore nonché potenziale estintore di Tremor. Tutti molto preoccupati per il gran baccano si approssimano all'uscio di S che intanto è riuscito a far desistere MR dal tentativo di suicidio. La quale convintasi che la soluzione migliore sia proprio quella di far intervenire i pompieri, comunque non contenta, dà dimostrazione ai coinquilini della sua abilità motoria e della sua capacità di tenersi in equilibrio scavalcando la ringhiera delle scale e arrampicandosi esternamente a questa a sette piani d'altezza:
- Ecco, vedete? Avrei potuto farcela anche da sola...
esclama MR impermalosita, e ormai priva di ogni senso logico e analitico.
- Da, da!
annuisce ridacchiando O la rumena.
MR recupera un'apparenza di normalità solo all'arrivo dei pompieri che accoglie in strada.
- E' lei MR?
chiede un facente parte del più bel quartetto di salvatori della patria e di MR che questa abbia mai visto, affascinanti e dalle sembianze degli dei nella loro divisa verde con fosforescenze.
- Sì, sono io. Prego, per di qua!
esclama MR, consolandosi di essere soccorsa dal Gotha dei vigli del fuoco. The golden four dell'Olimpo antincendio ed emergenze tirano fuori MR dal pantano del caos emotivo strisciando un foglio di plastica tipo radiografia tra la porta e lo stipite.
MR dalla mattina successiva sta ancora cercando di dimostrare ai suoi vicini che certi atteggiamenti disturbati che la riguardano sono solo transitori e dovuti a disorientamenti e perdite di identità temporanei.
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sabato 19 maggio 2012
VICINI VICINI
A volte i vicini possono essere pazzissimi. La dirimpettaia di MR si chiama O, è rumena ed è sposata con S che è toscano. O urla quando scherza, quando ride, quando litiga con S, quando conversa con sua figlia. O è coraggiosa, stimolante, e persuasiva, e non parla molto bene l'italiano. O ha molta simpatia per MR e spesso, urlando, glielo dimostra. "MR, trece prin fereastra, vai... salturi finestra, vai! Fare così, da, pune piede aici, da!" la incitava ridacchiando e dando consigli su come saltare da una finestra all'altra, al settimo piano, quando MR rimase chiusa fuori di casa. "MR, andare giocare con bambini palle neve, da, vai joaca!" urlava euforica quando a Firenze nevicò.
I dirimpettai di balcone di MR sono peruviani. Non è dato sapere di quante unità sia composto il nucleo familiare, ma pare sfiori le dimensioni della cellula. L'appartamento in cui vivono è stato loro affittato da una deputata diessina. Appena installati, trascorsero due giorni a buttar giù a picconate fragorose e rimbombanti due muri di casa. "Cosa sta succedendo? Chi sta facendo i lavori in casa senza comunicarlo?" si levò allarmato il coro di tutti gli inquilini dello stabile.
"Noi podemos fare, la deputata diessina nos dijo que podiamos. Cosa vuoi!? Desaparecer, vai via, andate!" inveì il capo dei We All Togheter. Ultimati i lavori dell'open space iniziarono a cantare, a ballare la Salsa e il Merengue, e a bere birra a fiumi. Un'assemblea di condominio convocata d'urgenza freddò tale surriscaldamento.
M il maori è stato il vicino più pazzo di MR la ciociara fino a due anni fa. Alto e curvo, aveva l'incarnato grigio e malaticcio e una esagerata opinione di sé. Schiavo del web, dell'Hip Hop, dell'Hard Rock, e del testosterone, M sognava veneri sessualmente scatenate che trovava spesso in chat, che incidentalmente gli piombavano in casa, e che regolarmente metteva alla porta dopo salutari acrobazie. Meno baldanzosa e procace delle veneri scatenate, ma ardita paladina dell'addomesticamento del maschio, ancor meglio se straniero, ancor meglio se maori, D la casertana aveva scambiato ruvidezza e diffidenza di M per candore di bambino. Predisponendo tutto con gran cura dei particolari, decise di sperimentare gli effetti di un rapporto stabile fidanzandosi con lui ad insaputa di lui. Per M iniziò un lungo periodo di coabitazione coatta con D. Isterie e rancori accompagnarono la sua galoppante afflizione. Stritolato e imbottigliato dalla vita di coppia, mise alla porta D che bussò in lacrime alla porta di MR.
"Cosa succede, D, perché piangi?"
"E chill, M, m'è lassat! Non mi vùole cchiù! Mammamia!"
I dirimpettai di balcone di MR sono peruviani. Non è dato sapere di quante unità sia composto il nucleo familiare, ma pare sfiori le dimensioni della cellula. L'appartamento in cui vivono è stato loro affittato da una deputata diessina. Appena installati, trascorsero due giorni a buttar giù a picconate fragorose e rimbombanti due muri di casa. "Cosa sta succedendo? Chi sta facendo i lavori in casa senza comunicarlo?" si levò allarmato il coro di tutti gli inquilini dello stabile.
"Noi podemos fare, la deputata diessina nos dijo que podiamos. Cosa vuoi!? Desaparecer, vai via, andate!" inveì il capo dei We All Togheter. Ultimati i lavori dell'open space iniziarono a cantare, a ballare la Salsa e il Merengue, e a bere birra a fiumi. Un'assemblea di condominio convocata d'urgenza freddò tale surriscaldamento.
M il maori è stato il vicino più pazzo di MR la ciociara fino a due anni fa. Alto e curvo, aveva l'incarnato grigio e malaticcio e una esagerata opinione di sé. Schiavo del web, dell'Hip Hop, dell'Hard Rock, e del testosterone, M sognava veneri sessualmente scatenate che trovava spesso in chat, che incidentalmente gli piombavano in casa, e che regolarmente metteva alla porta dopo salutari acrobazie. Meno baldanzosa e procace delle veneri scatenate, ma ardita paladina dell'addomesticamento del maschio, ancor meglio se straniero, ancor meglio se maori, D la casertana aveva scambiato ruvidezza e diffidenza di M per candore di bambino. Predisponendo tutto con gran cura dei particolari, decise di sperimentare gli effetti di un rapporto stabile fidanzandosi con lui ad insaputa di lui. Per M iniziò un lungo periodo di coabitazione coatta con D. Isterie e rancori accompagnarono la sua galoppante afflizione. Stritolato e imbottigliato dalla vita di coppia, mise alla porta D che bussò in lacrime alla porta di MR.
"Cosa succede, D, perché piangi?"
"E chill, M, m'è lassat! Non mi vùole cchiù! Mammamia!"
MR, dopo averla consolata un po', congedò D, ed in seguito aiutò M - devastato dall'opprimente esperienza - a superare la crisi, facendosi insegnare ad usare il pc, lasciandogli il gatto che lui accudiva amorevolmente quando lei era assente, e preparandogli in cambio fantastic polente con sugo di maiale. Ma M doveva colmare il vuoto domestico, e si buttò nell'ascolto dell'Hip Hop, e dell' Hard Rock a pieno volume sfiancando MR e destabilizzando il suo già non troppo saldo equilibrio. Ai continui ed insistenti inviti di MR ad abbassare l'audio, attraverso un vasto panorama di tentativi che la videro all'inizio gentile e dimessa, a metà della trattativa disperata nel prendere a pugni e calci la porta di casa maori, e alla fine gongolante tra due baldi agenti di polizia che intimarono a M di non fare la testa calda, lui rispose: "NO, no, e no!"
MR stanca, disgregata, impotente, nella sua mente ormai non più tanto lucida impugnava già uno spadone letale, determinata a far fuori il maori.
Intanto D era stata riaccolta, e senza pietà per se stessa si mise a consolare l'afflitto.
Ma il destino di certe situazioni a volte è quello di smembrarsi e ridursi a nulla da solo, anche se si pensa che si terrà in piedi in eterno, o che si dovrà far ricorso a chissà quale forza sovrumana per annientarlo. M il maori ha cambiato lavoro, casa e città, e MR pensa che i miracoli a volte succedono.
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