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lunedì 22 luglio 2013

QUANDO SI DICE "BELLO!"

Il weekend appena passato MR lo ha trascorso a Roma dove si è recata in visita ad amici vecchi, nuovi e seminuovi. È partita felice come una Pasqua venerdì mattina con un treno ad alta velocità, a bordo del quale, a fasi alterne, è passata attraverso stati di irrefrenabile euforia, incontenibile impazienza e importuna esuberanza, rendendo partecipi i passeggeri a lei più prossimi; con i quali ha disquisito sulla glacialità della temperatura del treno che pare fosse inversamente proporzionale alla velocità; che ha consultato in merito al collegamento alla rete Wifi Frecciargento, interrogato sul lancio del browser, coinvolto nei conseguenti video Youtube e scampanellii dell' IPad. Con ogni probabilità, quando finalmente MR è giunta alla stazione, dove ad accoglierla c'erano L e un temporale tropicale, la carrozza tutta si è risvegliata da un incubo tirando un sospiro di sollievo. Strafelice, ha pranzato e speso qualche ora del pomeriggio con L che le ha offerto per due notti un letto molto più che inversamente proporzionale alla notevole ampiezza della casa nella quale l'ha ospitata... una confortevole mezza piazza, che, detto così, non persuade ma ha una sua logica stringente. Nel tardo pomeriggio MR, dopo circa dieci anni, ha rivisto SJ, sua amica ed ex compagna di classe al Conservatorio, di Taiwan, che vive a Roma da trentacinque anni e parla come se fosse arrivata in Italia due mesi fa, che non dimentica mai di chiamare MR in occasione delle feste comandate e che, per fare un esempio di quello che è il suo italiano, così la fece perdere nel frizzante intreccio della sua ultima telefonata:
"Plllrrronto! Piccolina, auguli! Che st'affa' ... Ttttu me devi veni' a trova'!"
"Ciao, SJ, auguri, come stai? Come trascorrerai il Natale?"
"In cccioo', piccolina, asssolito, non sanno, stronzo commmme te devo di'... Stai a capi'?"
"Sì, certo, SJ! E il resto? Tutto bene?"
"Te volevo chiama' aaaa casa, poi pensato 'piccolina non stare casa, 'a chiamo cerrlurlarle'... mangiare poco, me raccomanda, dopo ce ssssta aaaa chi, non so perlché, eh? Nun è 
incledibile, strlonzi, semple ugale!"

"Eh, lo so, lo so, SJ... "
"Ora piccolina te devo lascia'... saluta mamma, papà, nipoti, fratello... io non dire, ma mai se non c'è. Ce sta, sempre solito, stronza anche quella, io so, ma piccolina, auguri, Buon Natale! Vie' a Roma! Tanti baci. Cia, cia."
Prima di incontrare G, altro amico nonché ex insegnante di pianoforte di MR e responsabile della funesta scelta di questa di intraprendere le impervie e tortuose vie del canto, le due amiche, ritrovatesi, sono passate attraverso ogni ragguaglio, hanno parlato - spesso non comprendendosi - rimettendosi in pari per tutti gli anni in cui non si erano viste. Di lavoro, delle reciproche famiglie, dei tempi passati.
Di politica:
"Piccolina, Italia politica uno schifo, semple così... anche brodo, che schifo!"
"Brodo? Che c'entra il brodo, SJ?!"
"Brodo, come che c'entra, piccolina... ti piace brodo!? Che schifo! Premio, brodo... piccolina, perché guardare così... Non capisci?!"
"No, SJ, quale brodo, che premio!?"
"Aaaahhh, brodo, premio, come Berlusconi!"
"SJ, vuoi dire Prodi, l'ex Premier! Ok, ok, quando imparerai a parlare l'italiano?!"
Qualche ora dopo MR e SJ sono andate all'appuntamento con G che le stava aspettando in macchina e che le ha portate nell'ultima zona rimasta della Roma più pittoresca, piena di gente, a suo dire, singolare, problematica e poco speculativa, ma allegra e di ottimo umore anche perché dedita al buddismo. G, che non vedeva MR da più di dieci anni, l'ha trovata identica a come l'aveva lasciata, le ha chiesto se ha intenzione di invecchiare o se ha fatto il patto con il diavolo come un'altra sua amica ottantottenne; dopodiché ha portato lei e SJ nella casa che ha comprato poco tempo fa, una sorta di labirinto immerso nel ed emerso dal verde, pieno di gatti e di armonia. Per la cena si sono allontanati dal labirinto di qualche metro. In una trattoria gremita di gente singolare, con i gatti di G sotto ai tavoli, hanno mangiato pesce unendosi ad altre persone.
Il giorno seguente MR si è alzata dalla confortevole mezza piazza di buon ora e insieme a L si è tuffata nella città eterna, nella metropoli tentacolare, nella Roma Imperiale e in quella Repubblicana, camminando per sette ore e rientrando con due cotechini al posto dei piedi.
La serata ha visto la sua conclusione con una cena macrobiotica sempre insieme a SJ e ad altre tre sue amiche. Abbastanza provata dai cotechini, MR con espressione stralunata e ottusa ha cercato di seguire il menù che la proprietaria del locale, spenta in viso ed emaciata ma in piena "armonia con il cosmo", snocciolava a voce. Successivamente al pasto tristone, rincasata, è andata ad informarsi su internet in merito a quella che per molti è un'altra forma di filosofia di vita, per lo Skeptic's dictionary è una follia che sceglie il cibo per le presunte proprietà metafisiche entrando nell'ambito della divinazione, mentre L le ha spiegato che è la dieta di Guantanamo.
Domenica mattina presto MR sfatta ma soddisfatta è salita su un treno ad alta velocità, ha preso posto e ci è svenuta dentro.

lunedì 10 giugno 2013

SETTE GIORNI DI...

La scorsa settimana MR è passata tutti i giorni dal veterinario Hulk, affinché questo ficcasse un dito in bocca alla leonessa per spingerle giù nella gola la compressa e infilasse un paio di aghi sul sedere della mucca. Perché, ad ognuno la sua maestria e MR relativamente alla somministrazione forzosa di antiemetici, antinfiammatori, e antibiotici contro la diarrea non ha proprio stoffa.
Per una settimana (compreso ieri, domenica), al termine del volontariato, dopo le prove del Macbeth, prima dell'appuntamento con F, paziente come Giobbe, temendo Dio e fuggendo il male, sfoderato il trolley della spesa,  montatici e smontatici su due trasportini per un totale di quattordici volte e di venti chili lordi, MR è riuscita nella titanica impresa di recarsi a piedi dal gigante verde.
Ma per dovere di cronaca, qui di seguito qualche dettaglio sul corollario alla singolare costante che ha caratterizzato la settimana appena trascorsa.  
Lunedì, al termine del volontariato.
MR, accolta dalla Madre Generale o Superiora, dalla psicanalista di orientamento lacaniano, dall'assistente sociale, da Suor S e da alcune delle ragazze, tutte riunite all'ingresso della casa famiglia, annuncia che non si potrà trattenere fino alla solita ora perché deve portare i gatti dal veterinario.
"Sì, certo, mi ricordo di te... ci siamo incrociate circa tre mesi fa!" esclama la psicanalista dopo aver indagato sull'età, le patologie, i perché e i percome della leonessa e della mucca, tutta protesa verso l'allargamento dei propri orizzonti terapeutico-analitici, progettando incursioni nella psiche della fauna.
"E quanto costa curare un gatto? Ah, no, due, ne deve far curare due! Ma non può darli via?" suggerisce schifata la Madre Generale o Superiora, dopo una approfondita esposizione di MR su forma e consistenza di feci e vomito con i quali si sta confrontando da tre settimane.
Da martedì a sabato.
Le prove del Macbeth stanno mettendo a dura prova la lavatrice di MR, che con una frequenza di due lavaggi al giorno a 60° ridona splendore agli indumenti con i quali si rotola, si spalma, striscia, per esigenze scenico-registiche, sul palcoscenico - pulendolo da cima a fondo. Le stesse esigenze scenico-registiche le stanno insegnando a farsi di crack, a scaldarsi la dose e a tirare strisce di cocaina con conseguenze coreografiche in cui, insieme alle altre streghe, canta mentre si dimena con il bacino e assume sul volto l'espressione estatica di Santa Rita da Cascia in adorazione di Nostro Signore Gesù Cristo.
Sabato.
Sul pianerottolo di casa, in attesa dell'ascensore, trolley alla mano, MR si imbatte in O la rumena.
"Dooove andare!? Ce faci!? C'è pisica... gattino, da! Ahahahahahaha, Unde vai? Fare spesa cu gattini... ahahahahahah sunt frumoase sci draga, andare, MR, andare, da."
MR viene colta dalla tentazione di buttarsi nella tromba delle scale ma, viste le ridotte dimensioni - rimarrebbe incastrata - ci ripensa, infila l'ascensore e si lascia alle spalle O la rumena e il tentativo di suicidio.
Domenica.
MR ha appuntamento con F. Arriva con quasi un'ora di ritardo poiché sorpresa e bloccata dalla pioggia, trolley alla mano, mentre si reca da Hulk. F minaccia telefonicamente MR di farle pagare un primo estroso scotto per la pesante attesa. Mette in atto la minaccia indugiando intorno al Battistero di San Giovanni senza lasciarsi trovare. Spezzati gli indugi i due si recano a pranzo in un ristorante dove i camerieri sbagliano nel prendere l'ordine, sbagliano le porzioni, sbagliano dolce; a loro discolpa l'intensa utenza e una patina di rincoglionimento che li ricopre. F e MR per compensazione arrivano con un'ora di anticipo al dibattito-incontro di Paolo Sorrentino a Palazzo Vecchio. La compensazione comporta un inaspettato quanto esaltante vis-à-vis, "dietro le quinte", con il regista che con F condivide la terra d'origine, dunque, una certa napoletanità e la posa per una foto (scattata da MR come pagamento del secondo scotto). Vis-à-vis, ma reiterato, anche con Ezio Mauro che dopo aver incrociato gli sguardi di F e MR a Palazzo Vecchio, in Piazza della Signoria e alla stazione di Santa Maria Novella, sentendosi perseguitato, medita sull'eventualità di contattare la Digos. La napoletanità di cui sopra trova la sua massima espressione quando F e MR, dalle quinte, scavalcano la fila di un paio di centinaia di persone entrando fra i primi nel Salone dei Cinquecento, dove sta per fare il suo ingresso Paolo Sorrentino. F esorta MR a non confondere il concetto di flessibilità - che le spiega scrupolosamente - con  quello di napoletanità; MR dopo una lauta consumazione a base di dolci, gelati e succhi di frutta con F in un bar, approfittando della distrazione del cassiere, viene solleticata dall'idea della fuga senza saldare il conto. F mostra soddisfazione per l'assimilazione del concetto di flessibilità da parte di MR ma questa volta la esorta a non esagerare e va a pagare.
La settimana si conclude con una scarica liquidissima della leonessa che fino a qualche giorno prima sembrava sulla strada della guarigione.

lunedì 3 giugno 2013

WEEK-END

A, I, L e MR hanno frequentato insieme la scuola superiore. All'incirca un mese fa, in una chat collettiva  su FB, le tre ex compagne di classe, ignare della aleggiante presenza di MR via etere celeste e spirituale, così si organizzavano:
"Allora partiamo il 31 di maggio e restiamo fino a domenica 2 giugno. Che ne dite? Va bene per tutte?"
"Sì, è perfetto!"
"Va bene anche per me!"
"Allora dobbiamo avvertirla e prendere subito i biglietti in offerta del treno!"
"MR ha posto in casa per ospitarci, che voi sappiate?"
"Dobbiamo anche chiederle come è messa con gli orari di lavoro..."
"Sì, dai,  fantastico... le faremo una bella sorpresa!"
Divertitasi molto, alle spalle delle sue tre amiche-ex compagne di classe, sazia e più pentita di un casalese, dopo aver mangiato dalla chat della conoscenza del bene e del male, denudatasi dell'Avir, MR si è inserita nella conversazione, confessando di averle seguite per filo e per segno.
Niente sorpresa: MR aveva appreso davanti alla chat, avida come Eva davanti alla mela, ogni particolare dei progetti vacanzieri di A, I e L.
"Bimbe! Scusate se mi intrometto, ma forse voi non vi siete accorte che nella conversazione avete compreso inavvertitamente anche me. So tutto, mi sono divertita tantissimo nel seguirvi e sarò felicissima di ospitarvi a casa mia. Per quel che concerne la sistemazione, dovremo dormire insieme. Ho il mio letto matrimoniale ed un divano letto, a due piazze, in soggiorno. Vivo con una mucca e una leoness ehm, con due gatti. Qualche allergica?"
"No, no, io adoro i gatti e sarò felice di conoscere i tuoi!"
"Tranquilla niente allergie!"
"Chiedi ai tuoi gatti, magari, se sono allergici a tre pazze! Dovresti preoccuparti per loro, non certo per noi!"
"Bene, sono contenta che la prendiate così... Una è curiosissima, quindi, ve la ritroverete dentro il letto, l'altro è più garbato. Insomma, saremo una bella squadra, e trascorreremo tre bellissimi giorni!"
Giorno uno.
MR,  la mucca Tremor e la leonessa Gea, accolgono  felici A, I e L.
"Che belli!, Uuuuhhhh, come è grosso lui,  non sembra neanche un gatto! E lei, come è vivace..." si levano in coro le tre ospiti notando che il grasso eccessivo della bestia ormai di specie bovina, si è imposto sulle belle e originarie forme feline e osservando attonite l'incontenibile ed incoercibile pazza allegria di lei.
"Già, lui è obeso e deve dimagrire assolutamente per ordine del veterinario, lei è una folle scatenata... entrambi, da qualche giorno, hanno la dissenteria..." spiega MR un po' preoccupata per la salute delle due bestie e per l'incalzante rarefazione dell'aria a favore di una soddisfacente percentuale di gas a saturare l'ambiente.
Le quattro amiche-ex compagne di classe trascorrono piacevoli ore insieme, pranzando, uscendo, aggiornandosi su ogni cosa, tornando nella casa a gas, cenando e restando in piedi fino a tarda notte per un pigiama-party che crea una piccola e preziosa parentesi rubata alle attenzioni che MR di solito a quell'ora riserva alle due bestie; un momento di pazza e adolescenziale socialità della quale si ricorderà con delizia e un po’ di struggimento. Al tutto, ma con particolare interesse al sopravvenuto crollo per stanchezza, assistono rapiti i due felidi. Una volta a letto, la mucca si adagia, come di consueto, accanto, anzi, addosso a MR; la leonessa punta A ed I. Curiosa e impaziente abbandona la soave grazia, la magnetica eleganza, e l'altezzosa maestosità  per rotolarsi mugugnante, chiocciante (MR spiegherà successivamente alle amiche che Gea è una gatta dal verso della gallina... una gatlina), e pazzamente graffiante, sotto il divano letto; sbuca ai lati dei cuscini; salta sulle due ospiti distese. Terminato il suo, tutto sommato breve e discreto, turno di rompiballe, le abbandona esauste al loro destino notturno e crolla a sua volta su una sedia.
Giorno due.
Le quattro amiche escono dall'infernale antro diarroico e animalesco, e si organizzano per passare fuori l'intera giornata. MR, lavorando al mattino, raggiunge A, I e L all'ora di pranzo in un ristorante, dove si trattengono fino alle 16.30 complice la disponibilità di un indefesso cameriere che presta la sua gentilezza per fotografarle e ubriacarle di chiacchiere, vin santo e amaro artigianale della casa. Lievemente alticce proseguono irriducibili per la loro strada fino a tarda sera. Rincasano, promuovono una serata frizzi e lazzi che MR, cotta, stenta a sostenere. Ad un'ora improbabile, dopo un veloce e piuttosto deprimente confronto fra la sua resistenza e quella delle tre ospiti, MR desiste e si riversa cadavere sul proprio giaciglio seguita dalla mucca e di lì a poco da L. A notte fonda sente strani rumori provenire dalla stanza dove crede dormano A ed I, che invece vegliano preoccupate sullo spettacolo indegno offerto dalla leonessa la quale passa all'attacco.
Giorno tre.
MR e L (e Tremor) si svegliano presto. Restano a letto e parlano di lavoro, sentendosi l'una tremendamente artista e l'altra indissolubilmente esercente; parlano di figli, sentendosi l'una madre di una mucca e di una leonessa e l'altra di due splendide ragazze; parlano di vacanze, di gusti, di trattamenti di bellezza, di parucchiere, di nuoto e di altre migliaia di cose. A, I e Gea dormono ancora un po'. Il loro risveglio è sofferto.
Del resto, il sonno è sopraggiunto, agitato, alle prime ore dell'alba. La leonessa, dando il meglio di sé, ha mostrato le sue abili doti di saltatrice in lungo e in alto. Con slanci travolgenti e generosi dal muro verso il divano letto, con scatti veloci e arrampicate su sedie e mobili, si è esibita allegra e folle di gioia, ponendo il divieto di dormire alle due ospiti perché assistessero ai saggi della sua indole di pagliaccia. Queste, a loro volta, spaventate da un oscuro agire felino, hanno scambiato una commedia per una tragedia. Hanno visto nello sguardo tondo e furbo della leonessa la difesa forte, nervosa e dispotica del suo territorio, decidendo di dormire lasciando accesa la luce. Nel pomeriggio, A, I e L sono ripartite e a MR è rimasto il sapore dolce, tenero e spensierato di un piacevole week-end che ha condiviso con la mucca e la leonessa ancora in piena dissenteria.
P.S. Della quale vi parlerà più dettagliatamente nel prossimo post intitolato COME UN BAGNO NELLE FOGNE DEL SUD DEL MONDO.

domenica 7 aprile 2013

SCRITTURA RANDOM

Da un po' di tempo a questa parte MR non è qui.
No, non qui sul blob da dove manca - fortunati voi - solo da qualche giorno; non è qui e neanche solo da un po' di tempo. 
MR, sembra sia dove dovrebbe essere ma in realtà non è così. 
Ricoperta da un velo, non sempre invisibile, di sfinimento mentale ed umorale - causa significativo, ragguardevole, incalcolabile, pregevole periodo di merda - ora cade in sonni ecatombali, ora decide di farsi inghiottire dai viaggi immaginari della lettura, ora si immerge nella visione di film prevalentemente di genere horror-thriller-giallo-noir-paranormale-pazzia, ora affoga le preoccupazioni in rendez-vous con amici e leccornie di ogni ordine e grado, ora scrive.
Illusioni leggere e spensierate a fare da contorno alla amara quotidianità.
Oggi per contorno ha scelto di tornare a voi qui, sul blob.
Malgrado il sonno incoercibile, malgrado la corsa al parco che incombe, malgrado non sappia proprio cosa scrivere.
Scrivere, anche non sapendo bene cosa, però, è salvifico, liberatorio ed efficace.
Elimina, anche solo temporaneamente, anche per un illusorio attimo, da stress, ansie e manie di persecuzione. Nei prossimi post, MR raccoglierà le idee e ritrovata l'ispirazione, non mancherà di trattare dei benefici del sonno assassino, dell'animo avventuriero che la spedisce selvaggiamente da un capo all'altro del mondo via lettura, delle anomalie con le quali folleggia davanti ad uno schermo, della giacobina che è in sé e che non riesce a trattenere davanti alle tavole imbandite.
Oggi, invece, scriverà random.
Tempo fa, MR lesse di un certo Paul Wilson, guru australiano del relax, secondo il quale, nel giro di soli tredici minuti (il tempo necessario per preparare e bere una tazza di tè) si può trovare la serenità. Senza doversi necessariamente astrarre, alienare, o appartare che dir si voglia, dalla vita quotidiana, attraverso un semplice metodo di meditazione, è possibile il raggiungimento di uno stato di benessere fisico e mentale. Rapidamente, efficacemente, neanche in eremitaggio, tutti i giorni, in ogni dove, in qualsiasi momento. Il Sig. Wilson tratta il tutto in un libro intitolato LA QUIETE. Non adatto ad un pubblico dall'anima caparbia - al quale appartiene MR - e con leggere tare relative alla riflessione profonda finalizzata alla ricerca della verità e della calma - che la riguardano molto da vicino - MR decretò che non fosse roba per lei. Lesse tutto ciò nella sala d'attesa di uno studio foniatrico, dove si recò per una visita di controllo, dopo una mattinata senza aver profferito verbo, dopo una navigazione su internet a colpi di immagini e foto di corde vocali di dubbia natura, con noduli, polipi, granulomi, paralisi, edemi, tanto per rassicurare il suo sistema nervoso. Immaginò la dottoressa che doveva visitarla mostruosa, insensibile, scorbutica, nevrotica, stronza.
(No, non ce la faccio ad affrontarla, sarebbe un'impresa al di sopra dell mie possibilità, non me la sento, mi dirà cose bruttissime sulle mie corde vocali, non posso permettermelo, non ora, non oggi. Ho anche parcheggiato male, mi faranno la multa, me ne vado.)
"Sig. MR , buonasera, prego si accomodi!" esordì la foniatra con fare gentile, e sguardo al di sopra degli occhiali.
"(Oddiooo!!!) Buonasera, grazie!"
"Oh! Cantante lirica! Soprano?"
"No, mezzosoprano!" rispose MR traboccante d'orgoglio e d'ansia.
"Ah, no, perché la vedevo tutta dritta e magrina, mi dica tutto!"
"E' un'eterna sfida, ma ci difendiamo anche noi mezzosoprani. Ho la tracheite, catarro, tosse, comincio a soffrire di ansia depressiva, e il dentista mi ha consigliato di mettere il bite per sei mesi perché digrigno i denti. Mi sono ingozzata di aerosol al cortisone, ma non sono guarita, che cosa ho?"
"Capisco." sussurrò placida con lo sguardo al di sopra degli occhiali.
"(Allora se capisce mi dica qualcosa di buono almeno lei!) Che cosa ho?"
"Calma! Il cortisone per aerosol non ci piace, ed inoltre fa venire la candida."
"In bocca?"
"Esatto, in bocca! Soffre di qualche forma allergica?"
"Sì, orticaria da stress, da nichel, da forfora del gatto, da uomini. E poi di rinite allergica e vasomotoria!"
"Capisco! Venga MR sediamoci qui e tranquillizziamoci."
"Qui!? Vicino agli strumenti rivelatori?"
"Apriamo la bocca, tiriamo fuori la lingua, diciamo eeeee!"
"Eeeeeeeeeeeeeeeee!"
"Siamo ancora congestionate, le do una curetta per sfiammare, ed uno spray per la rinite. Tra una settimana saremo guarite!"
"E le mie corde? Come stanno le mie corde?"
"Bene, benone! Sono lunghe e sottili, si adducono e si tendono bene, non vi è alcun tipo di anomalia."
"Allora non ho polipi, noduli, paralisi!" esultò, MR, fiera di aver trovato provvidenzialmente nella foniatra  un'alleata.
"Ma no, cosa dice?"
"Allora siamo salve, stiamo bene, dottoressa?"
"Buona serata! E per due tre giorni non cantiamoci su!" fece affabile con lo sguardo al di sopra degli occhiali.
In un'epoca declinante come quella che stiamo vivendo, tenere alta la guardia dello stress dà sapore alla vita, altro che ricerca della quiete!

Due inverni fa.
"Pronto, parlo con MR? Sono il tecnico dei riscaldamenti del condominio. L'ufficio mi ha riferito che ha chiamato... i suoi termosifoni hanno qualche problema?
"Ah! Buongiorno! Sì! Devono essersi formate delle bolle d'aria all'interno, da due giorni non si scaldano più uniformemente, si sente il gorgoglio dell'acqua, e non essendoci la valvola di sfiato credo occorra l'intervento di una mano esperta. Viene ora? Qui si gela!"
"No, ora no! Ho altre chiamate. Lei ha qualcosa con cui scaldarsi momentaneamente? Non so, una stufa elettrica, un caldobagno, una borsa d'acqua calda, un plaid!?"
"Sì, ho i condizionatori d'aria con la pompa di calore, e il forno elettrico."
"Benone! Credo potrò venire domani. Preferisce mattina o pomeriggio?"
"Nel pomeriggio parto per la trasferta a Piombino. C'è il concerto al Metropolitan, in programma due messe, una di Schubert e l'altra di Puccini, la partenza è fissata per le 16.30... roba da perdere l'autocontrollo!"
"Come?"
"Mattina, preferisco la mattina! A che ora viene?"
"Vengo alle otto."

Sempre due inverni fa.
MR è una creatura sommamente estiva; MR ha un'istintiva e naturale avversione per la brutta stagione ed il suo avanzare; MR per questo si stressa; MR se si stressa commette gaffe di ogni genere; MR in inverno è un'eccellente gaffeur; MR in un giorno di quell'inverno sfornò una gaffe di pregio;
MR chiese, incautamente e pubblicamente, ad una truccatrice del teatro se fosse incinta.
MR si è sentì un'idiota integrale quando la truccatrice del teatro rispose di no.
MR  cercò di convincere se stessa che fu tutta colpa dello stress.

L'anno scorso, in pizzeria con gli amici dopo le vacanze estive.
"Come è andata la caccia quest'estate?"
"Bene, ho conosciuto un gommista."
"Mh, ed era romantico?"
"Sì, pensa che mi ha regalato due copertoni a tasselli larghi e resistenti alle forature."
"Vado al bagno, scusatemi!"
"Minchia! E' andata via la luce!"
"Come hai fatto in bagno senza luce?"
"Ho ricevuto un sms proprio nel bel mezzo del buio, e, illuminandosi, il display ha centrato insieme ad altro il water!"
"Mammamia, questi cellulari, anche se non avessi ricevuto l'sms sarebbe stato illuminante. Neanche un compromesso!"
"Un compromesso è tale o non lo è, che ne pensi MR?"
"Sì, certo, si discute, si concede, si concorda. Capillarmente. Leggerei alcune obbligatorietà come estenuanti; poi c'è un senso, il senso... quello nobile della faccenda."
"MR, parla come t'ha fatto mammeta!"
"E' che sto allenando la mia dialettica. Scrivo, e allora... "
"Scriviii? E che scrivi?"
"Ehm... , no, niente... "

In una delle innumerevoli chat con V:
"Caio! Alloar, cosa manig oiggi?"
"MR, ma che sei chattslessica? Confessa, chi ti scrive i testi del blog?" 

sabato 23 marzo 2013

REAZIONI

Le situazioni molto critiche e difficili possono causare reazioni isteriche, ansiose, depressive, incoerenti, malinconiche, maniacali, ridanciane. Possono essere partorite singolarmente oppure manifestarsi in una catena agghiacciante che decide di comprenderle tutte.
MR, che, inutile nasconderlo, è nel pantano di una fase nerissima, a causa dell'agonia in cui versa il suo lavoro, sta passando attraverso ognuna di loro.
Succede che ci piomba dentro senza neanche accorgersene. Balza come un canguro da uno stato d'animo all'altro. Spera in qualche sprazzo di sereno e di serenità.
Si affligge malinconica; si esalta con incoerenza maniacale; inciampa istericamente in attacchi di ansia depressiva; si aspetta da un momento all'altro - vista anche la rinnovata e carismatica spinta pontificia - di ritrovarsi  a recitare i salmi, le preghiere del mattino, della sera, dei fedeli, allo Spirito Santo; ride.
Sì, ride.
L'essere umano dispone di risorse infinite, nascoste e salvifiche; ha grande spirito di adattabilità; non ha in sé limiti se non quelli in cui vuole credere; riesce a ridere, salvo propositi suicidari.
Pertanto, e dato che che per pagare e per morire - anche suicidi - c'è sempre tempo, MR, fra l'altro, ride. Poi entra in questo blob, lo tartassa un po' e, per qualche momento, si rinfranca.
Stamattina si rinfranca riportando qualche stralcio di interlocuzione fra e di MR, amici-colleghi ed altro  negli ultimi giorni:  
"Verdi ha dovuto tagliare una parte dell'atto finale del Don Carlos edizione modenese perché l'ultimo treno partiva a mezzanotte!"
"C'è una cosa che proprio non riesco a spiegarmi... ci ho pensato molto, l'ho analizzata attentamente ma non c'è verso di capire come fate voi, artisti del coro, a parlare mentre ancora state cantando... e ad essere addirittura già a metà del discorso... "
"Ho come la sensazione di aver perso tanti, troppi treni..."
"Io sono uscito proprio dalla stazione!"
"Non troverai mai un uomo se te ne stai a casa ad accarezzare Thermos e Gea!"
"Tremor, si chiama Tremor!"
"Sì, vabbe', insomma, se te ne stai a casa ad accarezzare i gatti!"
"Avete presente quei film che sembrano accattivanti la cui trama ti avvince e ti mettono addosso tante aspettative specie per il finale e che invece finiscono senza una conclusione e tu rimani come un imbecille davanti al soufflé che si sgonfia inesorabilmente? Be', ne ho visto uno oggi, Oniegin."
"Avresti fatto meglio a leggere il poema Eugenio Oniegin di Puskin o ascoltare la meravigliosa opera omonima di Tchaikovski!"
"Il solito saccente... "
"E allora continua a guardare quei troiai!"
"Oggi è venerdì ma a me sembra sabato!"
"A me, invece, sembra giovedì!"
"Pronto!?"
"Non stavi dormendo, vero? Sono le 16.15, a quest'ora neanche gli anziani vanno a dormire!"
"Sì, stavo dormendo... vado a dormire con le galline!"
"Le galline in questo periodo vanno a dormire alle 18.00!"
"Io ho un forte e spiccato intuito! Devo rispettarlo, mi devo fidare di lui! Si può dubitare di tutto, della veridicità di un assioma geometrico, della validità di un postulato matematico, ma non del mio intuito!"
"A me non sembra, ma contenta tu!"
Ora MR, che da un momento all'altro se lo aspettava, va ad offrire la sua novena della supplica mattutina alla Madonna; se le rimane un po' di tempo, anche le Orazioni di Santa Brigida a Gesù.

sabato 9 marzo 2013

MF

"Da qualche mese MR ha ripreso, diciamo così, a bloggare grazie a MF.
MF e MR si sono conosciute qualche anno fa proprio tramite i loro blog. 
Quest'estate MR è stata inghiottita da un avvilente gorgo, che fortunatamente l'ha risputata fuori prima di quanto lei potesse immaginare.
Quello sgradevole frangente ha creato delle piacevoli e appaganti opportunità, tra le altre una conoscenza più approfondita con MF.
Per ora solo tramite telefono, dove hanno trascorso e trascorrono svariate ore, parlando compulsivamente di sé, avide di informazioni su loro stesse, bramose di immettersi l'una sul binario dell'altra vicendevolmente.
MF ha la voce squillante, la dialettica di una politologa, i neuroni che vanno a trecento. E' di una simpatia dissacrante, pronuncia parole come merda e cazzo riuscendo a non risultare volgare (cosa che MR le invidia tantissimo, perché quando ci vuole, ci vuole, dire parolacce può pagare, e se se ne esce puliti, nella vita, aiuta sempre), adora i gatti smisuratamente, legge Shakespeare e non solo, ama le serie televisive poliziesche, imita divinamente ed impeccabilmente l'inflessione dialettale di MR."
Questo, ed altro scriveva  qualche mese fa MR sull'amica MF. Da allora ad oggi gli orizzonti di questa conoscenza si sono allargati, ed anche se le due amiche di blog, di Fb, di telefono, non si sono ancora incontrate di persona, l'occasione che le ha messe sulla stessa strada, da bella è diventata grandiosa; l'opportunità che le ha avvicinate, da timida è diventata smagliante; le circostanze che le hanno viste condividere desolazione umana, sotto forma di straripante e liberatoria ironia, e piccole, spesso piccolissime, e più rare gioie, troppe volte ferme, impigliate, nelle secche della difficoltà quotidiana di vivere, da appropriate sono diventate arricchenti.
MF è, oltretutto, il motore che alimenta la tentazione scrittoria di MR; è la spinta che le permette di regalarsi la velleitaria passione di buttar giù righe e righe di parole e - da quando i rapporti fra loro si sono intensificati - di parolacce; è l'audace impulso a nobilitare l'uso della sintassi e della grammatica. 
"Ho letto i tuoi ultimi due post..."  e seguono, bontà sua, elogi, plauso, e approvazione.
Ma l'elogio, il plauso e l'approvazione più sentiti,  MF li riserva alla MR ciociara a Firenze. Avendo questa conservato, pur non accorgendosene, una certa integrità linguistica, perseverando nel suo accento d'origine, mantenendo pressoché inalterata l'inflessione, e contrapponendosi con forza (senza intenzione) all'elevazione della pronuncia, scatena in MF una straordinaria, impenitente, irrefrenabile, divertita - e divertente - voglia di imitarla.
Qualche giorno fa, dopo una delle loro travolgenti telefonate in cui MR, con invettiva e insoddisfazione laziali,  informava MF di aver cambiato gestore telefonico, e di averne scelto uno più conveniente per se stessa a stravolgere le tariffe di chi da lì in avanti la chiamerà, compresa MF che immediatamente provvedeva a fornire una soluzione per le telefonate future.
"Questo è l'altro mio numero... Me raccomanno, segnetelo pe' bbbène che ppoi t'o dimentichi!"  scriveva MF via sms a MR per una ennesima imitazione e un'ulteriore condivisione.

mercoledì 6 marzo 2013

TENORI

Su questo blob..., blog (MR ormai sta meditando sull'idea di cambiare il titolo "Oceani Capovolti" in "Blob..., Blog") passano, bontà loro, alcuni colleghi di MR. Sono soprattutto tenori.
Sapete, no, cosa sono i tenori? Quei maschi che cantano, con voce acuta e stentorea, su vette impervie, come faceva Pavarotti; quelli che anche parlando hanno voci che entrano come razzi perforanti dentro i timpani; quelli ai quali Berlusconi restiuirebbe il cervello, perché pare che, per una strana e misteriosa legge naturale, sia stato conservato nella formalina; quelli che se parli con loro mostrano purezza, candore, e incanto; quelli che se cerchi su Google "tenori" ti viene fuori barzellette divertenti; quelli a cui, per capirci, Antonio Albanese fa cantare 'Nto culu.
Stamattina, uno di questi tenori ha chiesto a MR di scirvere un post su di loro.
Inutile negarlo, e stare a raccontarsi storie, i tenori costituiscono una categoria a sé. Sono identici a se stessi, si crogiolano consapevoli  nei loro buchi neri, devono sentirsi ripetere continuamente e compulsivamente le stesse cose perché le capiscano e se le capiscono, guai a cambiare parole, sono spesso felici e protagonisti come bambini, si aprono agli imprevisti della vita con invidiabile serenità, quando non sanno a quale santo votarsi si sfogano facendo acuti. Ma la loro specificità è l'essere irraggiungibili. Un tenore non lo freghi mai: non nella freschezza delle trovate né nella innocenza delle pensate. La loro è una casta, un ordine; si inventeranno presto un albo. Per loro sono state composte le romanze d'opera più belle, ma anche le più sfigate. Un tenore affronterà sempre ruoli di cornuto, di senza palle, di splendido che poi muore sgozzato, suicida, decapitato, incenerito; o che per fare l'eroe, se lo mette sotto sale, e non gli interessano più le varie Violette, Mimì, Carmen, Leonore, Adine, Dalile, salvo, dopo il rincretinimento, uscire dalla nebbia e tornare a strisciare ai piedini di queste spesso pronte a schiacciarli.
Il melodramma è assurdo per antonomasia, ma i tenori fanno la loro bella parte per rendere il tutto un gran bordello dove non si sa più che pesci prendere.
Per fare un esempio di tenore nell'opera, si potrebbe accennare a Federico lo strafigone. Cosa fa costui? "Ora mi innamoro di una certa boh di Arles (cioè questo perde la trebisonda per una che nell'opera neanche appare), e capoccione come un mulo decido di sposarmela. Se poi viene fuori che questa è una stramaiala e scostumata che la dà a un altro, entro in depressione. Male che vada, mi metterò a dormire, perché non vorrei che la depressione si acutizzasse, e perché non si può stare svegli avendo il dolce suo sembiante sempre davanti agli occhi, e dolori da tutte le parti. Ma se non prenderò il pasticcone, so già che non ci riuscirò. Ad ogni modo, come ogni uomo su questa terra, tenore o non tenore, mi consolerò subito con un'altra, meno sventola della sconosciuta, ma comunque me la sposeró. Se nel frattempo dovessi avere notizie di quella tr..., di quel dolce sembiante, che mi sconvolgeranno mi suiciderò, non so ancora se impiccandomi a questa trave sopra la mia testa o se bevendo dell'arsenico." Alla fine sceglie di buttarsi da una torre.


Per fare un esempio di tenore nella vita si potrebbe accennare ai seguenti detti:

Dov'è che risuona la voce di un tenore?
Dove ci dovrebbe essere il cervello.

Come ti accorgi che un tenore è morto?
La bottiglia del vino è ancora piena e il giornaletto a fumetti non è stato aperto.

Qual'è la definizione di un quartetto maschile?
Tre uomini e un tenore.

Quanti tenori occorrono per cambiare una lampadina?
Quattro. Uno cambia la lampadina e gli altri tre a lagnarsi che avrebbero potuto farlo se avessero avuto gli acuti.

Avete sentito di quel tenore che annunciò che nella stagione successiva avrebbe cantato solo tre ruoli-titolo: Otello, Sansone e Forza del Destino? (Storia vera)

Un neuropsichiatra, in cerca di materia prima per le sue ricerche, entra in un negozio di cervelli e si informa sui prezzi. "Abbiamo cervelli di laureati a dieci Euro l'etto - dice il proprietario - e cervelli della NASA a cento Euro l'etto. E proprio oggi sono arrivati dei cervelli freschi di tenore." A quanto?" "Mille Euro l'etto." "Ma andiamo, perché così cari?" "Beh - risponde il proprietario - sono nuovi, mai usati!"

Mirandosi in uno specchio magico, al quale dire solo la verità pena la sparizione, un baritono dice: io ho una voce che si estende per tre ottave! Puufff... e il baritono sparisce; è la volta del soprano che con voce modulante dichiara: io ho una voce da drammatico d'agilità! Puufff... e il soprano sparisce a sua volta; ed infine il tenore che con convinzione afferma: io pens.. Puufff e il tenore sparisce.

Che poi, MR i tenori li adora, e piacerebbe a lei stessa essere un tenore, anzi, sta lavorando sodo per entrare nel club ad honorem (è che ne deve combinare davvero tante!)

mercoledì 13 febbraio 2013

QUELLA FURBA DI O

L'altra sera MR ha avuto ospiti a cena.
Tali ospiti seguono - bontà loro - questo blog, pertanto sono al corrente dell'esistenza di O la rumena, la superlativa-che-meglio-non-si-potrebbe-desiderare vicina di pianerottolo di MR. Il rimestamento a turno della polenta - parte integrante del menù della serata - ha fatto da cornice a momenti di discussione lieti e gai, tristi e angoscianti, ironici e umoristici. In questo intenso e socievole mescere polenta e chiacchiere, la domanda non ha tardato ad arrivare.
"Ma O la rumena dov'è?" si sono levati in coro gli ospiti.
A MR è balzato subito in mente un pretesto per presentare ufficialmente ai suoi ospiti, fans di O la rumena ancora prima che di MR la blobber, ehm, la blogger - nella persona viva e reale - il vero motore di questo blog; colei che con la sua gloria tutto muove qui dentro.
Strappandoli con impudenza ed improntitudine alla serale intimità del desinare, MR suona alla porta dei vicini. Apre O la rumena che, masticando rumorosamente e con una crosta di pane in mano, strabuzza gli occhi di fronte ad un plotoncino di sconosciuti ed a MR.
"Buonasera, O, scusami se disturbo a quest'ora... loro sono miei amici... volevo sapere, visto che ho perso la lettera di convocazione, a che ora c'è l'assemblea condominiale venerdì prossimo..." chiede MR senza vergogna.
"Da, eu nu viene adunarii, assemblee parlare foarte, troppo, cum se espune. Nu, eo, nu." si dissocia dall'idea del raduno dell'abitato, sbocconcellando la crosta di pane, O, e chiedendo al marito "S, vino aici. La ce ora este assemblea?"
Arriva trafelato anche S.
"Scusa, S, potresti ricordarmi l'ora dell'assemblea? Ho perso il foglio di convocazione... loro sono dei miei amici." insiste MR sempre senza vergogna.
"Sì, è alle 18.00, al solito posto!" risponde questo cordialmente, di una cordialità che MR in quel momento non merita.
"Dove è pisica, gatina... stamattina a fost aici, in mezzo florelini, da. Come bela, io sunt in dragoste... namorata ei... ieri a intrat in letto mio, da, cu mine... ahahahahahah..." ridacchia compiacente O, sapendo di ingelosire MR, quasi a vendicarsi dell'irruzione fuori luogo e fuori orario di questa&company, ignara dell'adorazione che è in grado di suscitare in rete e che quelli che ha di fronte altro non sono che suoi accaniti ammiratori.
L'indomani, all'ora di pranzo, MR, febbricitante e con la laringe intasata, fa uscire la mucca e la leonessa per la quotidiana passeggiata nella serra-selva di O la rumena, nonchè per l'assunzione della giornaliera dose di marijuana.
"Amoreeee, vene aici, bela... cosa dici, ce spui, pisica... mangia florelini, bine!" esclama uscendo dall'ascensore O.
Strappandola con impudenza e improntitudine alla prandiale intimità del fagocitare l'avanzo di polenta della sera prima, suona alla porta di MR.
"Oddio! Cosa succede? La mucca e la leonessa hanno combinato qualche guaio?" si allarma MR, masticando rumorosamente polenta e salsiccia.
"Nu, totul este bine, cum se espune, cum se dice, va bine tutto. S detto che assemblea este la ora 17.30, nu 18.00. Ce ai facut, MR? Sembri pazza... ahahahahah" spiega O, ridacchiando, e felice di aver reso a MR la pariglia.
"Nu, niente, no, volevo dire, bine, va bene, tutto bene, ho solo un po' di febbre, da, sì!" ribatte confusa MR.
"Pentru febbre, deve prendere TaPIchirina, ahahahahahahha..." consiglia O soddisfatta.

Il decorso dell'influenza è a buon punto. MR non ha ancora riacquistato la naturale emissione vocale, ma la  lisi delle secrezioni va attenuandosi celermente arrecando grande sollievo alla laringe (che minchia c'è in quello sciroppo oltre alla carbocisteina? La calce, il bromuro, la colla, il nitrato d'argento?) La TaPIchirina consigliata da O la rumena ha sortito i suoi ottimi effetti: temperatura corporea nei limiti della norma.

martedì 12 febbraio 2013

NON LE VIENE MANCO UN TITOLO

Due anni, si è fatto attendere due anni ma è tornato.
Il malanno di stagione che per un soprannaturale motivo, nel lontano 2011 aveva voltato le spalle a MR dopo una mostruosa influenza, ha colpito di nuovo. 
La succitata mostruosa influenza fu una roba che iniziò con un banale mal di gola e degenerò in broncoquasipolmonite, che durò tre mesi - come sempre succede a MR, nonostante il vaccino -, e le fece invocare perfino San Biagio Martire, protettore della gola. Questo, per tutta risposta, le si palesò in un delirante e febbrile sonno, mentre faceva skateboarding sulle strade di San Francisco e la salutava gaio con la manina, dandole la netta impressione che per la guarigione non se ne sarebbe fatto niente. Allora MR cercò freneticamente su internet altri Santi a cui votarsi, ma non trovò nulla di interessante, a parte alcune terribili e agghiaccianti notizie, tipo che un certo San Bonaventura, riesumato, fu ritrovato con la lingua intatta, e che il conterraneo ciociaro San Tommaso d'Aquino viene invocato contro le tentazioni carnali (per questo tipo di invocazioni si cambi Santo subito; non un ciociaro, per carità di Dio!)
Dunque, oggi MR sta nuovamente male.
Per la precisione:
al posto della laringe ha un tubo di scappamento;
anziché svuotare il reparto psicofarmaci della farmacia, si è portata a casa l'intero scaffale di medicinali per il trattamento delle affezioni respiratorie. L'aumento dell'espettorato, che può osservarsi fin dai primi giorni e che dimostra la lisi (che minchia è la lisi?! Poi MR va a vedere) delle secrezioni patologiche, si attenua rapidamente. E' scritto sulle tavole delle indicazioni, cioè sui bugiardini, cioè su quei malefici fogli illustrativi nei quali, prima dell'uso, leggere attentamente le avvertenze, tenere fuori dalla portata dei bambini (in queste due ultime frasi aumentare la velocità di lettura e cimentarsi in uno sfrenato scioglilingua, ché nella vita aiuta sempre); 
pertanto, il tubo di scappamento sta iniziando a sbuffare come un rinoceronte. MR attende con impazienza l'attenuazione del fenomeno, alzando il tiro e scongiurando, per una pronta guarigione, anziché i Santi, la Madonna di Montserrat;
la calda, suadente, bronzea voce di contralto ha ceduto il posto ad un'emissione profonda che manco Cesare Siepi, con slittate cinguettanti verso il candore della emanazione sonora ante muta vocale;
la tigre Tremor ("No, ma quale trigre, è più un puma!", "Macché puma, io direi una mucca! E' proprio una mucca, non si scappa!"), che in un sentito e partecipato confronto tra amici di MR, è stata declassata, per deformazione di mole e indolenza, ad inferiore razza animale, e la leonessa Gea sono accoccolati felici da ore sotto le coperte, abbarbicati, consolatorii, ai fianchi di MR tra slinguettamenti, morsichetti, e grattini vari;
lo scaffale di medicinali per il trattamento delle affezioni respiratorie, che MR si è portato a casa dalla farmacia, evidentemente, può indurre sonnolenza. MR sta crollando dal sonno, tra la mucca e la leonessa, ma non può chiudere senza lasciarvi il risultato della ricerca del termine LISI.
Dicesi LISI: 
Biologia, dissoluzione di cellule o microrganismi patogeni.
Medicina, disgregazione di tessuti dovuta a necrosi, putrefazione o fermentazione.
Medicina, abbassamento lento e graduale della febbre.

martedì 22 gennaio 2013

C COME CINEMA E COME CIOCCOLATA (BOLLENTE)

"Allora, domani si va tutti al cinema!" ordina MR organizzatrice, dopo aver deciso quale film andare a vedere.
L'indomani arrivano a MR una valanga di deroghe, ed una sola conferma.
Prima di andare avanti, una piccola premessa.
Tesi: MR è dotata di una mente vivace, ampiamente e creativamente interpretativa.
Antitesi: la mente di MR rimane spesso intrappolata in interpretazioni a compartimenti stagni.
Sintesi: MR ha tutto un personale modo di interpretare cose, fatti e pensieri. (No, è che poi la serata è finita a tarallucci, vino e filosofia! Ma andiamo per ordine.)

"Io non vengo perché piove, non ho voglia di bagnarmi e prendere umidità! Oggi voglio rimanere a casa. Oggi è una giornata da trascorrere in casa." frigna G pigro.
(Non vieni perché l'ultimo film che avevo scelto(imposto) non ti è piaciuto... ) interpreta MR mordace.

"Io non vengo perché piove, e non ho voglia di bagnarmi e prendere umidità! Oggi voglio rimanere a casa. Oggi è una giornata da trascorrere in casa." sostiene M sonnacchiosa.
(Non vieni perché l'ultimo film che avevo scelto(imposto), il cinepanettone per il quale tutti ridevano ti ha fatto addormentare... ) interpreta MR maligna.

"Oggi resto a casa!" dichiara S lapidaria.
(Rimani a casa perché l'ultima volta ho sbagliato cinema e sono arrivata in ritardo, in quanto ho dovuto riattraversare tutta la città per raggiungervi, e sono entrata in sala a film iniziato disturbando il pubblico!) interpreta MR acrimoniosa.

"Ci vediamo davanti al cinema. Il film da te scelto pare sia bello. L'ora dello spettacolo va benissimo. Viene anche F. Chi arriva per primo compra biglietti e pop corn. Se desideri altro, ubbidisco!" esclama A elettrizzato.
(Venite perché ogni occasione è buona per provarci!) areinterpreta MR montata (no, non nel senso laico e terreno del termine; ma esaltata, superba, megalomane).

Tutti e tre arrivano, per sbaglio (di MR), più o meno due ore prima dell'inizio dello spettacolo, roba che ormai i fratelli Lumière, da qualche parte lassù, quando MR si avvicina ad un cinema, si sparano le migliori sghignazzate, gomitate, e pacche sulle spalle di tutti i tempi. I tre si rendono conto di essere in largo anticipo solo dopo aver fatto i biglietti; quando MR si vedeva già risucchiata nel vortice dell'avvincente trama del film, e della calda e comoda poltrona; quando immaginava già di essere ringraziata per aver fatto finalmente la scelta giusta in barba al pigro G, alla sonnacchiosa M, e alla lapidaria S; quando si prefigurava già in un seguente forum di discussione e riflessione con il letterato A e il filosofo F che, messa da parte per un istante la purezza di cuore e la rettitudine di spirito, avrebbero picchiato, percosso e abbandonato lì MR, se non fosse stato che sul programma esposto in biglietteria campeggiava lo stesso errore di orario.
A quel punto, aspettare avrebbe significato protrarsi oltre tempi comodi e decenti.
Pertanto, MR, propone il rimborso dei biglietti; A tenta disperatamente di stravolgere la programmazione pretendendo di far proiettare il film, in via del tutto eccezionale e straordinariamente, due ore prima; F rivedrebbe per l'ennesima volta l'ultimo di Tarantino in proiezione di lì a qualche minuto.
Vince MR.
La serata finisce in un localino bellino bellino, stile inglese, no, più stile francese, in centro, davanti a due tè e a un infinità di fiocchi di meringa affogati in una cioccolata bollente (i tarallucci, vino e filosofia di cui sopra; la cioccolata bollente per MR).
No, ora, MR non vorrebbe dire, ma, fermo restando che, qui dentro tutto viene mosso da spinte che partono dal reale e approdano al virtuale in una forma su basi veritiere ma, per forza di cose, spesso rivisitata, passando per filtri ironici e autoironici  che coinvolgono anche terzi, senza voler offendere nessuno (almeno è quello che MR spera) - ora ingigantendo, ora ridimensionando, qua infuocando, là smorzando - un'infinità di fiocchi di meringa affogati in una cioccolata bollente, visto che in loco, filosoficamente parlando, non si è riusciti a stabilirlo con precisione, quante minchia di reali calorie contiene? Punta ancora dalla maniacale urgenza di scrivere, solleticata da un insano voler esserci con questo blob... ehm, blog, costi quel che costi, MR lo chiede a voi. Anche se ha l'atroce sospetto che presto Rodrigo, lo scultore della palestra, scioglierà l'oscuro enigma.

domenica 20 gennaio 2013

PROCLAMI (MA CHI T'O FA FA'?)

Ora di pranzo, alla mensa. MR è in compagnia di G che la mette al corrente di notizie che turbano il suo già precario equilibrio emotivo e per la diffusione delle quali questo posto non è deputato. Insomma, mentre MR, un po' così  (laddove un po' così sta per catastrofe interiore, dibattito politico-fisiologico interno, percentuale di vitalità e narcisismo pari a quella di uno sfigato ad un passo dal suicidio), fagocita voracemente polenta pasticciata, bistecca di maiale, ceci e patate - uguale uguale ad un pitbull con la sindrome da disturbo da alimentazione incontrollata, ché tanto a lei la fame non gliela toglie niente e nessuno -, G cerca di ravvisare un senso nelle conseguenti mille farneticanti affermazioni da lei sparate. Non solo: lui, cercando di ravvisare un senso nelle mille farneticanti affermazioni da lei sparate, ha pure qualche risposta. Ma non solo, e non solo: se lui risponde non può certo mangiare, e, mentre lei è alla frutta (sta sbucciando la mela) ed è riuscita ad arrivarci ciarliera, lui è rimasto al primo.
"G, e dai! Quanto ci impieghi!  Mangi come una lumaca... io ho già finito!"
"La tua affermazione è controvertibile, contestabile, nonché attaccabile!" 
"Quale delle tremilaseicentocinquantasette che ho fatto?"
"Mentre tu, succeda quel che succeda, anche ciarlando, riesci a mangiare con l'imbuto, io, parlando, per colpa tua, non riesco proprio a farlo!" 
(A mangiare, non riesce a mangiare ciarlan... ehm, parlando, voleva intendere G, non certo a ciarl... a parlare). (Cosa cazzo c'era in quella polenta pasticciata?)
MR si ritiene fortunata ad avere G come amico; specialmente quando questo ha per lei risposte forti, solide, e rasserenanti.
Che poi, spesso risponde anche con domande ("Ma chi t'o fa fa'?") altrettanto forti, solide e rasserenanti.


Sempre ora di pranzo, sempre alla mensa. MR sente una presenza alle sue spalle. Mentre armeggia con vassoio, tovaglioli e posate, si volta, vede il collega GP, si avvicina a lui.                                                
"Ehi, GP, ciao! Ma pensa, ti ho visto, come dici tu, con gli occhi dello snowbordista! Ce li ho anch'io gli occhi occipitali, del resto sono una nuotatrice. Tu ed io abbiamo altri due occhi dietro alla testa!" afferma MR ridacchiando. Anzi, afferma MR fino a te (di testa), ridacchiando, indietreggiando, rovinando addosso ad un altro collega; la esse, la ti e la a (sempre di testa) incastrate nel lobo occipitale proprio dove risiedono gli altri due occhi.
(Ma chi t'o fa fa'?)


Prova di regia di Don Giovanni.
"Oggi proviamo la danza!" fa la coreografa.
"Ma tutti?" fa MR.
"Più o meno." rifa la coreografa.
(Che palle!) pensa MR.
(Non temere, MR, abbi fede. Ad ognuno il suo!) pensa la coreografa.    
Questa comincia ad illustrare la danza: minuetto con passo base, passada e vuelta, contradanza. Poi c'è il girogirotondo intorno al tavolo.
A MR tocca il girogirotondo intorno al tavolo.
Poco dopo.
"Occorrono altre persone per la danza, c'è qualcuno disposto a ballare? C'è qualche volontario?" propone la coreografa.
Tuttintorno cala improvvisamente un silenzio di tomba.
MR inspira ed espira; nel suo animo si apre un bivio: buttarsi con struggente malinconia nel rassicurante, avvolgente, e confortante girogirotondo, come non succedeva da secoli, o lasciare che il sacro fuoco della ballerina arda in lei, lanciandosi nei passionali e sensuali passi, con audacia e sfacciataggine, incurante delle figure di merda già in agguato dietro il backstage?
"... Io! Mi offro volontaria!" emerge dal silenzio MR, schiarendosi la voce, alzando la mano, sentendo per qualche attimo  arrestarsi il battito cardiaco e tentando di bandire la iena crocuta crocuta che di solito la aspetta carogna al varco.
Le prove stanno andando bene. Sono tre giorni che MR non fa che contare fino a sei (anche durante le prove musicali in sala davanti ad un quattro quarti, un due metà, o un cinque ottavi). Fa coppia con R, con il quale continua a provare passade lungo i corridoi, vuelte al bar, contradanze al badge. Il gruppo per la danza entra al lavoro sempre un'ora prima rispetto agli altri.
(Ma chi t'o fa fa'?)

venerdì 28 dicembre 2012

SJ

Quando MR frequentava il Conservatorio conobbe SJ.
SJ è cinese, vive a Roma da trentacinque anni, e parla come se fosse arrivata in Italia due mesi fa. Come tutti gli orientali dimostra venti anni in meno rispetto alla sua vera età anagrafica, ha capelli nerissimi, liscissimi, foltissimi, e lunghissimi, che hanno sempre acceso la irreprensibile brama e aizzato la sfrenata invidia di MR per siffatte chiome. Pur essendo una donna matura, SJ ha la freschezza e il corpo di un'adolescente, l'energia scoppiettante di un vulcano, la favella inarrestabile di una speaker per spot della Mediashopping - in lingua cinese italiano-romanizzata. Nonostante l'impegno e la tenacia che negli anni ha messo nel farsi comprendere, quando la si ascolta non si capisce niente. Le prime volte MR pensava che, a causa della propria cultura orientale, SJ tergiversasse, per così dire, nei suoi discorsi appositamente, per non cozzare troppo rapidamente e bruscamente con una società a lei sconosciuta; spesso ha creduto che scegliesse di temporeggiare nell'esprimere con immediatezza e chiarezza se stessa e i suoi pensieri, per cautelarsi da impatti troppo repentini con il prossimo; altre volte è arrivata a sostenere che fosse una accidiosa scioperata senza voglia di imparare la lingua del Paese in cui aveva deciso di vivere, rimanendo accoccolata sotto la sua vile pigrizia, confidando negli sforzi che gli interlocutori più rassicuranti avrebbero fatto per comprenderla. Niente di tutto questo: SJ è intelligente, è sempre stata dinamica, curiosa, onesta; non si ferma un attimo, corre a cavallo del suo scooter come un'amazzone, pedala, a pieni giri, in sella alla sua bici, composta come Coppi e imperiosa come Bartali, salta, sfreccia, impenna, come una giumenta, da un capo all'altro di Roma, e il suo cinese italiano-romanizzato è sempre con lei. In definitiva, non è come inizialmente aveva creduto MR: "Questa furba di cinese se ne fotte di studiarsi l'italiano, e lascia che siano gli altri a sforzarsi di capire lei!" 
Non è affatto così. SJ, per quello che concerne la lingua italiana è tosta, è dura, è - e questo ha imparato a dirlo, come tante parolacce - de coccio. SJ non dimentica mai di telefonare a MR in occasione delle feste comandate, per farle gli auguri.
Tre giorni fa:
"Plllrrronto! Piccolina, auguli! Che st'affa' ... Ttttu me devi veni' a trova'!"
"Ciao, SJ, auguri, come stai? Come trascorrerai il Natale?"
"In cccioo', piccolina, asssolito, non sanno, stronzo commmme te devo di'... Stai a capi'?"
"Sì, certo, SJ! E il resto? Tutto bene?"
"Te volevo chiama' aaaa casa, poi pensato 'piccolina non stare casa, 'a chiamo cerrlurlarle'... mangiare poco, me raccomanda, dopo ce ssssta aaaa chi, non so perlché, eh? Nun è inclredibile, stronzi, semple ugale!"
"Eh, lo so, lo so, SJ... "
"Ora piccolina te devo lascia'... saluta mamma, papà, nipoti, fratello... io non dire, ma mai se non c'è. Ce sta, sempre solito, stronza anche quella, io so, ma piccolina, auguri, Buon Natale! Vie' a Roma! Tanti baci. Cia, cia."

lunedì 19 novembre 2012

RITROVARSI SU FB

Circa una trentina di anni fa, MR e la sua migliore amica L si fidanzarono rispettivamente con S e il suo migliore amico M.
M era bellissimo, aveva capelli corvini, occhi scuri allungati, animo ribelle. Amava studiare a fondo la leggiadria, lo spirito, e la dolcezza femminili, aveva una moto di grossa cilindrata sulla quale a volte scarrozzava MR, era versatile, estroso e di tanto in tanto combina-guai. Lavorava nel negozio di alta moda dei suoi genitori che spesso dissentivano mentre lui inseguiva inconsapevole le imperfezioni della sua vita di  ventenne; che censuravano gli incanti, le malie e lo charme per pericolosi tornanti, apparentemente fecondi, che il suo animo vivace subiva; che dicevano troppo spesso "No!" ad una natura profondamente mite ma estremamente ardita. Quando MR suonava, dietro sua richiesta, Ballade pour Adeline al pianoforte, M andava in deliquio e diceva "Ancora, suonala ancora!" 
Dopo la rottura dei loro rispettivi fidanzamenti, M e MR andarono oltre, prendendo strade diverse, e perdendosi di vista.
Si sono ritrovati su FB.
"MR, che piacere!"
"Mio Dio, quanto tempo è passato!"
Nell'entusiasmo del ritrovarsi MR ha scoperto che M ha una buon lavoro, due figli, e si occupa di extraterrestri.
"Interessante il tema degli extraterrestri!"
"Sì, ho molte cose da raccontarti in merito. Sono stato in America a trovare un mio amico che ha catturato un alieno ed ha il suo dispositivo che lo teletrasporta facendolo incontrare con esseri fatti di luce che dicono di essere i nostri creatori. E' una cosa di importanza mondiale. J R è il suo nome, studiati il suo caso!"
MR è sempre stata attratta dall'argomento extraterrestri, e pur mantenendo un cauto scetticismo su eventuali approdi di questi sulla terra, è dotata di una curiosità in merito frequentemente solleticata. Tuttavia conserva un prudente distacco da inconsuete teorie, da eccentriche ipotesi, e da estrose provenienze riguardo a se stessa, i suoi simili, e i suoi dissimili.

sabato 17 novembre 2012

GIAPPONE-ITALIA E UN ANNIVERSARIO

MR ha diversi amici giapponesi. Oltre a C, moglie del collega V nonché abile domatrice delle ormai lontane lunghe chiome ribelli di MR, c'è la collega G, un'istituzione a Firenze e zone limitrofe; c'è N, ufficialmente raffinata violista con anime nascoste dell'organista, della pianista, dell cornista, dell'arpista, della tamburrellista; c'è A, eccellente preparatore di sushi e tempura ed impareggiabile e gaudente bestemmiatore, e altre care conoscenze. Tutti molto educati e rispettosi, spesso ricordano a MR che in Giappone ci si comporta in maniera diversa rispetto ad altri paesi ed all'Italia in particolar modo. Profondendo utili e opportuni suggerimenti, quando questa si è recata nel paese del sol levante da lei tanto amato, hanno tentato di sollevarla da qualche imprudenza:
"MR, in Giappone è disdicevole soffiarsi il naso nei luoghi pubblici o in presenza di altre persone, e comunque in fazzolettini sporchi o troppo usati (quindi, quando ci tornerai, cerca di non strombazzare con la tua proboscite dentro carta igienica sbrindellata o tovaglioli della colazione come fai in Italia)."
"MR, in Giappone è sconveniente toccarsi, abbracciarsi e baciarsi per salutarsi (quindi, quando incontrerai i nostri amici e parenti non ti lanciare in effusioni e profusioni d'affetto fuori luogo e contesto; limitati a ricambiare gli inchini.)"
"MR, in Giappone è indecoroso mangiare per strada (quindi, quando verrai assalita dai tuoi soliti attacchi di fame aspetta di rientrare, prima di divorare spuntini, spiedini di frutta, tempura, udon e soba da asporto)."
Inutile aggiungere che pur impegnandosi MR non sempre è riuscita a trattenersi dallo sfigurare.
C e il collega V si sono conosciuti la prima volta che MR, un po' intimidita, approdò in quella ospitale terra per una trasferta di lavoro con il teatro.
Mentre a Tokyo faceva i conti con cultura, stile di vita, frenesie nipponiche del tutto incomprensibili, e con una carovana di italiani sconosciuti nella quale, senza sapere come, si era ritrovata, C e V subivano il fascino della reciproca diversità. Mentre MR di notte - vittima di un prolungato jet lag - anziché dormire vegliava, scrutandoli incredula, i wc intelligenti con tavoletta riscaldata e con bidet incorporato, C e V andavano incontro al proprio destino sotto i ciliegi in fiore; mentre MR, all'alba implorava familiari e amici di venirsela a prendere per riportarla a casa, piangendo e strepitando senza ritegno dentro le cornette dei telefoni della hall dell'hotel, davanti a donnine delle pulizie che le si inchinavano con riverenza, C e V sperimentavano deliri romantici sulla via dell'amore unico e definitivo.
Se MR si è riavuta dallo choc traumatico della tournée a Tokyo dopo cinque anni, tornandoci e passando da impacciata e aspra a euforica, sognante, e innamorata di questa città, V prese da subito come paese di riferimento il Giappone per il coronamento di un sogno d'amore.
Qualche giorno fa è ricorso l'anniversario di matrimonio di C e V, che si sono sposati in Italia circondati dall'affetto di amici e parenti italiani e giapponesi. La sposa in kimono, raggiante e sguardo liquido; lo sposo in abito occidentale, severo e compiaciuto. Il "sì" di entrambi davanti ad una celebrante consigliera comunale che domandando "I testimoni hanno udito il sì degli sposi?" rivolse uno sguardo incitante alla nippo-testimone che non conosceva una parola di italiano. Le presentazioni tra gli ospiti:
- lei è M, che significa "il futuro che arriva"
- lei è A, che significa "la bellezza che sboccia"
- lui è K, che significa "immerso nel mare"
- lei è G, che significa "bella che canta"
Il pranzo luculliano, che significava "sicuramente MR si strafogherà".

MR adora il Giappone e nutre grande simpatia per i giapponesi. Sarà che in genere l'insolito la cattura, sarà che anche nelle loro manifestazioni più "folli" trova efficaci perché, sarà che quelle che per gli occidentali sono le loro stravaganze e bizzarrie incontrano la sua inclinazione caratteriale, sarà che i giapponesi sono sempre gentili e disponibili, sarà per una misteriosa legge naturale che vige nel suo mondo un po' così.

mercoledì 10 ottobre 2012

CON UN PO' DI IMPUDICIZIA

Naturalmente MR non smetteva di pensarci; per giorni continuava a dirsi: "Ora lo faccio! " E la spinta del desiderio la portò a decidere spudoratamente per la mattina di un giorno infrasettimanale.
Dopo un garrulo dibattimento mattutino - anzi, mattiniero, praticamente prima dell'alba - con i suoi molteplici sé interiori:
"Dai, MR, non desideri altro da mesi, e dall'ultima volta è passato davvero troppo tempo!" la incitava impaziente il sé interiore 1.
"Se non cogli il momento ora, con quello sguardo peccaminoso da triglia che ti ritrovi, non lo farai più!" commentava eccitato il sé interiore 2.
"Non farti divorare dalla tentazione, fallo e basta! Non vergognarti della tua fantasia vorticosa, non sentirti in colpa se la cosa per te ha un fascino perverso con tutto quello che ne potrebbe conseguire!" ordinava perentorio il sé interiore 3.
"Ma a quest'ora mi lanciate una tale sfida?! Ora non ho tempo, devo dormire, buonanotte!"
"Dormirai dopo, è bellissimo dormire dopo averlo fatto, non dobbiamo certo insegnartelo noi. Muoviti! Ti sta aspettando, non senti il suo richiamo? Non puoi essere così crudele con lui! E poi, tu lo vuoi, lo vuoi e lo vuoi!"
"E se poi mi vien voglia di farlo tutti i giorni perché mi sarà piaciuto troppo? Va bene, va bene, ma per ora una cosa veloce. Meglio ricominciare passo passo... non si sa mai, queste cose hanno una portata non da poco!" pigolò concupiscente e ingorda MR.
Quel giorno decise di lanciarsi nuovamente in un'avventura lussureggiante, di esplorare altri e nuovi orizzonti, di riappropiarsi di un entusiasmo giovane ma alternativo. Imbattersi ancora in lui provocò in MR un turbinio di emozioni trascinanti. Inizialmente temette - come la prima volta - fossero solo incontri occasionali, ma malgrado tutto sentì l'urgenza di liberare i mostri dell'impudicizia che da troppo tempo albergavano indisturbati nel suo intimo. MR ci riprovò, e le càpita ancora sentir montare la vergogna e il senso di colpa dentro se stessa, anche se gode dell'essere preda delle sue pulsioni più recondite, fallendo ogni tentativo di tenerle nascoste. E' spesso in bilico tra una continua e immediata impellenza di conoscerne avidamente segreti e misteri, e la pacata esigenza di curarlo senza oppressioni adottando toni caldi, lievi, sobri. Non di rado finisce con il perdersi nell'universo di lui viaggiando indecisa attraverso le più svariate identità: MR allegra, MR nel lacrimatoio, MR sgangherata, MR ponderata, MR imbottigliata, MR libera, MR schiacciata, MR angosciata. A volte teme il riaffacciarsi improvviso di qualche forma di stanchezza accompagnata a pentimento, che in passato, puntualmente e non isolatamente, arrivò. Ma lui l'ha sempre aspettata paziente, perché sapeva che MR non avrebbe retto all'astinenza e sarebbe tornata. Sono passati quattro anni dal loro primo incontro; quattro anni che hanno regalato a MR la possibilità di tracciare contorni, di stabilire confini entro i quali imparare tanto. Quattro anni di contorni e confini oltre i quali sconfinare in picchi di euforia e vertigini. Quattro anni di occasioni di confronto, di comune sentire, di scambi di opinioni, sentimenti, idee, idiomi. Quattro anni di blog.
(GRAZIE, MAINA, PER AVERMI FATTO RITROVARE LA SPINTA. GRAZIE, BLOG, PER AVERMI FATTO INCONTRARE MAINA!)

lunedì 10 settembre 2012

AMICA E BLOG

Da qualche mese MR ha ripreso, diciamo così, a bloggare grazie a MF.
MF e MR si sono conosciute qualche anno fa proprio tramite i loro blog. 
Quest'estate MR è stata inghiottita da un avvilente gorgo, che fortunatamente l'ha risputata fuori prima di quanto lei potesse immaginare.
Quello sgradevole frangente ha creato delle piacevoli e appaganti opportunità, tra le altre una conoscenza più approfondita con MF.
Per ora solo tramite telefono, dove hanno trascorso e trascorrono svariate ore, parlando compulsivamente di sé, avide di informazioni su loro stesse, bramose di immettersi l'una sul binario dell'altra vicendevolmente.
MF ha la voce squillante, la dialettica di una politologa, i neuroni che vanno a trecento. 
E' di una simpatia dissacrante, pronuncia parole come merda e cazzo riuscendo a non risultare volgare (cosa che MR le invidia tantissimo, perché quando ci vuole, ci vuole, dire parolacce può pagare, e se se ne esce puliti nella vita aiuta sempre), adora i gatti smisuratamente, legge Shakespeare e non solo, ama le serie televisive poliziesche, imita divinamente ed impeccabilmente l'inflessione dialettale di MR, si intende più di questa di informatica. Tuttavia, guai a dirglielo. MF si ritiene solo bravina.
Se bravina significa meno sprovveduta di MR nel salvare file, nel definire concetti come script, htlm, modularizzazione, allora sì, è bravina.
Qualche mese fa, MF scoprì casualmente che MR non aveva salvato il suo blog, e si offrì molto gentilmente di darle una mano in questa operazione.
Il tutto avvenne via chat.
"No, non ho salvato il blog, non so come si fa... sono una chiavica."
" Bacheca del blog, scarica blog, nome file, mettilo in una cartella. Chiaro??? Prova , dai, che ti assisto per un po'... ovviamente, tutto questo comporta che tu sia ENTRATA nel blog!"
"Ok, vado a provare... ma non trovo la bacheca!!"
"Hai la nuova interfaccia?"
"Penso di sì, perché?"
"Perché dovrebbe essere prevista la possibilità di salvare il blog, ma non so come si fa. Altrimenti è una gran cagata... "
"Ma dove sta ora, il blog,  non è sicuro?"
"Dove sta? IO NON SO DOVE STA, se è dove l'hai lasciato potresti perderlo! Ma perché non mi faccio i cazzi miei? ;)"
"No, ti prego, non te li fare. Aiutami, seguo le tue indicazioni!"
"Questi cazzoni di informatici trattano chi non ne sa come feccia. Ok, clicca sulla freccina accanto ai due foglietti... trovata??? OK!"
"Trovatoooo!!! Ora esporto!"
"Creati una cartella, non si salva MAI sul desktop!"
"Mmmmhh, non riesco ad aprire una nuova cartella. questo minchia di Ubuntu!"
"Ubuntu? Sto per arrendermi!"
"Sì, della Linux!"
"Non lo conosco. Se salvi il file alla "cazzo" cosa si apre?"
"Mmmh, non lo so io non sono un'esperta di informatica!"
"Neanche io. Se fossi lì sarei seduta al pc e ti avrei mandata in cucina a fare il caffè!"
"Ahahahahahah, mi stai facendo sentire una merda! Ah, ecco ho salvato, mi è venuto fuori un casino di lettere!"
"Definire 'casino di lettere', please! Ma il caffè?"
"fhdbjhvfbvjdbfdhli1j4j0834u49gjvkebfvkq.bbbvrigfipfjc,dvdfmvnkbhlqnncevjgqr... ecco!"
"Noooo, questo è il file script... mi arrendo!"
"E che è?!"
"E' la codifica del tuo blog. Facciamo così, ci penso e ti mando una mail, ce l'hai un indirizzo gmail?"
"Sì, ma è stato assorbito da Alice.. non sono stata io a fare questo pasticcio, ma un  mio amico!"
"Cambia amici. Ora chiudo, MR, ché tuona... sta merda di temporale del cazzo! A più tardi."
MR in seguito è riuscita grazie a MF a salvare il blog.
Ieri MR e MF hanno passato la loro bella oretta al telefono, hanno parlato di tante cose, si sono sentite bene, ed hanno detto tante parolacce.

venerdì 31 agosto 2012

PICCOLI E GRANDI A-MICI

"Pronto!?"
"Ciao, sono G!"
"Ah, ciao G, come va? Dimmi!"
"No, niente, così. Ti chiamavo per salutarti. Che fai?"

"Stamattina? Con Poppea che ha svuotato parte delle sue poppe nelle mie fioriere intasandomele, per la gioia di Gea, ho la casa infangata, non possiedo più neanche una scopa asciutta per spazzare, ci sono impronte di piedi di gatto ovunque, perfino sulle pareti di casa... questa gatta è una pazza, è completamente folle, è fuori di testa!"
"Be', del resto, eeehh, mhcosa voi, qualis padrona... "
"Tu vedessi cosa non combina! Ora? Ora, ad esempio si è sdraiata sulla terra bagnata, dopo aver piroettato da un vaso all'altro sporgendosi dal balcone e tenendosi aggrappata con una sola zampa penzoloni nel vuoto. Avevo appena finito di passare il cencio che ha cominciato a saltare sul pavimento come una capra spargendo terriccio dappertutto. Ma io che pulisco a fare??? Si è anche vendicata quando l'ho tirata per la coda. Si è avvinghiata alla mia gamba e me l'ha graffiata e infangata."
"E' come la padrona!!! Cosa critichi!"
"Sì, però come è bella la mia roscia! Guardala, ha la fulva sensualità di Rita Hayworth, l'impetuosa eleganza rame di Julia Roberts, la grazia oro carnicino di Nicole Kidman. Ha zampe snelle, forti, e muscolose da danzatrice, la mia piccola Fracci! E poi che carattere! Non si arrende mai. E' il combustibile mascherato da tormento di Tremor. Ha un amore dissennato per gli anticicloni subtropicali che la infervorano tutta. Parla, come una gallina, ma parla. Ha attenzioni per tutti, curiosità per tutto. E' intelligente, e amabile!"
"Eh, praticamente tutto il contrario di te!"
"Ma non hai appena detto che siamo uguali?"
"Mah, mica per tutto?!"
G è uno dei migliori amici di MR, ha una montagna di capelli che vanno da tutte le parti, un naso importante, una bocca che a volte è meglio non provocare, una testa di pari importanza del naso e forse anche qualche cosina in più, è di una simpatia demistificatoria e di un'ironia tagliente e graffiante, ha una personalità tutta grinze e profondità, ha una grande generosità silente, ha un amore e una competenza smisurate per la musica colta. Tra G e MR c'è grande affetto, una fiduciosa amicizia, un fraterno amor che move il sole e l'altre stelle.
Anche se non ha riconosciuto che dietro una grande gatta c'è sempre una grande padrona.