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lunedì 22 luglio 2013

QUANDO SI DICE "BELLO!"

Il weekend appena passato MR lo ha trascorso a Roma dove si è recata in visita ad amici vecchi, nuovi e seminuovi. È partita felice come una Pasqua venerdì mattina con un treno ad alta velocità, a bordo del quale, a fasi alterne, è passata attraverso stati di irrefrenabile euforia, incontenibile impazienza e importuna esuberanza, rendendo partecipi i passeggeri a lei più prossimi; con i quali ha disquisito sulla glacialità della temperatura del treno che pare fosse inversamente proporzionale alla velocità; che ha consultato in merito al collegamento alla rete Wifi Frecciargento, interrogato sul lancio del browser, coinvolto nei conseguenti video Youtube e scampanellii dell' IPad. Con ogni probabilità, quando finalmente MR è giunta alla stazione, dove ad accoglierla c'erano L e un temporale tropicale, la carrozza tutta si è risvegliata da un incubo tirando un sospiro di sollievo. Strafelice, ha pranzato e speso qualche ora del pomeriggio con L che le ha offerto per due notti un letto molto più che inversamente proporzionale alla notevole ampiezza della casa nella quale l'ha ospitata... una confortevole mezza piazza, che, detto così, non persuade ma ha una sua logica stringente. Nel tardo pomeriggio MR, dopo circa dieci anni, ha rivisto SJ, sua amica ed ex compagna di classe al Conservatorio, di Taiwan, che vive a Roma da trentacinque anni e parla come se fosse arrivata in Italia due mesi fa, che non dimentica mai di chiamare MR in occasione delle feste comandate e che, per fare un esempio di quello che è il suo italiano, così la fece perdere nel frizzante intreccio della sua ultima telefonata:
"Plllrrronto! Piccolina, auguli! Che st'affa' ... Ttttu me devi veni' a trova'!"
"Ciao, SJ, auguri, come stai? Come trascorrerai il Natale?"
"In cccioo', piccolina, asssolito, non sanno, stronzo commmme te devo di'... Stai a capi'?"
"Sì, certo, SJ! E il resto? Tutto bene?"
"Te volevo chiama' aaaa casa, poi pensato 'piccolina non stare casa, 'a chiamo cerrlurlarle'... mangiare poco, me raccomanda, dopo ce ssssta aaaa chi, non so perlché, eh? Nun è 
incledibile, strlonzi, semple ugale!"

"Eh, lo so, lo so, SJ... "
"Ora piccolina te devo lascia'... saluta mamma, papà, nipoti, fratello... io non dire, ma mai se non c'è. Ce sta, sempre solito, stronza anche quella, io so, ma piccolina, auguri, Buon Natale! Vie' a Roma! Tanti baci. Cia, cia."
Prima di incontrare G, altro amico nonché ex insegnante di pianoforte di MR e responsabile della funesta scelta di questa di intraprendere le impervie e tortuose vie del canto, le due amiche, ritrovatesi, sono passate attraverso ogni ragguaglio, hanno parlato - spesso non comprendendosi - rimettendosi in pari per tutti gli anni in cui non si erano viste. Di lavoro, delle reciproche famiglie, dei tempi passati.
Di politica:
"Piccolina, Italia politica uno schifo, semple così... anche brodo, che schifo!"
"Brodo? Che c'entra il brodo, SJ?!"
"Brodo, come che c'entra, piccolina... ti piace brodo!? Che schifo! Premio, brodo... piccolina, perché guardare così... Non capisci?!"
"No, SJ, quale brodo, che premio!?"
"Aaaahhh, brodo, premio, come Berlusconi!"
"SJ, vuoi dire Prodi, l'ex Premier! Ok, ok, quando imparerai a parlare l'italiano?!"
Qualche ora dopo MR e SJ sono andate all'appuntamento con G che le stava aspettando in macchina e che le ha portate nell'ultima zona rimasta della Roma più pittoresca, piena di gente, a suo dire, singolare, problematica e poco speculativa, ma allegra e di ottimo umore anche perché dedita al buddismo. G, che non vedeva MR da più di dieci anni, l'ha trovata identica a come l'aveva lasciata, le ha chiesto se ha intenzione di invecchiare o se ha fatto il patto con il diavolo come un'altra sua amica ottantottenne; dopodiché ha portato lei e SJ nella casa che ha comprato poco tempo fa, una sorta di labirinto immerso nel ed emerso dal verde, pieno di gatti e di armonia. Per la cena si sono allontanati dal labirinto di qualche metro. In una trattoria gremita di gente singolare, con i gatti di G sotto ai tavoli, hanno mangiato pesce unendosi ad altre persone.
Il giorno seguente MR si è alzata dalla confortevole mezza piazza di buon ora e insieme a L si è tuffata nella città eterna, nella metropoli tentacolare, nella Roma Imperiale e in quella Repubblicana, camminando per sette ore e rientrando con due cotechini al posto dei piedi.
La serata ha visto la sua conclusione con una cena macrobiotica sempre insieme a SJ e ad altre tre sue amiche. Abbastanza provata dai cotechini, MR con espressione stralunata e ottusa ha cercato di seguire il menù che la proprietaria del locale, spenta in viso ed emaciata ma in piena "armonia con il cosmo", snocciolava a voce. Successivamente al pasto tristone, rincasata, è andata ad informarsi su internet in merito a quella che per molti è un'altra forma di filosofia di vita, per lo Skeptic's dictionary è una follia che sceglie il cibo per le presunte proprietà metafisiche entrando nell'ambito della divinazione, mentre L le ha spiegato che è la dieta di Guantanamo.
Domenica mattina presto MR sfatta ma soddisfatta è salita su un treno ad alta velocità, ha preso posto e ci è svenuta dentro.

lunedì 11 marzo 2013

DUE ANNI FA

Ha cominciato prepotentemente a farsi strada nella sua mente ieri sera. E' stato l'ultimo pensiero prima che MR si addormentasse e il primo stamattina quando ha riaperto gli occhi. Avrebbe voluto postarlo ma è tornata sui propri passi. Poi si è detta che, in genere, immobilizzare i ricordi dentro la memoria è una trappola, che lasciarli correre è liberatorio, e che metterli per iscritto disincaglia da paure e dolori.
Questo è il ricordo di un viaggio, di un'esperienza, di un disastro.
Due anni fa MR si svegliò, di un risveglio brutale, dal letargo, nel quale cade durante l'inverno, a Tokyo. In quella speciale occasione, avrebbe voluto tornare a voi lasciandosi accarezzare dalla dolce brezza sotto i ciliegi in fiore nel parco di Ueno; si vedeva, già prima di partire, uscire dal buio invernale, gioiosa fra le immense folle di occhi a mandorla per le strade di Shibuya e Shinjuku; era certa sarebbe uscita dal lungo sonno, libera e leggera, alle panoramiche e vertiginose viste sul Mori Tower a Roppongi Hills. E invece dovette scendere a compromessi con un grandioso ed impietoso jet lag, che aveva decretato per MR il passaggio diretto dal letargo italiano all'insonnia giapponese senza troppe storie. Il risveglio forzoso da fuso orario portò MR a drogarsi indegnamente con il Depas e l' Armonia Retard melatonina, che sconfiggendo l'insonnia, la riadagiarono in un disordinato e pesante dormire. Prede della sonnolenza indotta e bersagli di episodi narcolettici sempre più frequenti e vistosi, corpo e mente di MR si abbandonarono comodamente in una indistinta con-fusione di fusi orari. Le 10.00 del mattino le sembravano le 2.00 di notte; alle 23.00 era insonne e alle 12.00 ronfava come un ippopotamo; alle 4.00 antelucane chattava con l'Italia serale emanando un senso di stordimento. Ma MR non si lasciò affliggere dai disordini del proprio bioritmo, non si lasciò sconvolgere dal ciclo sonno-veglia ormai compromesso. Era nel paese del sushi, del sashimi, della tempura, dello shabu shabu; era nel paese della creatività, della fantasia più sfrenata, dell'organizzazione perfettissima, delle adolescenti vestite da Lolite colorate, dei viaggiatori in metro dormienti (di cui si scoprì grande estimatrice); era nel paese dei wc intelligenti con ciambella riscaldata e bidet incorporato, delle candide mascherine indossate dai giapponesi raffreddati e allergopatici, per proteggere se stessi e gli altri da virus e batteri, e per non respirare i pollini dei ciliegi; era nel paese dei manga, che sanno essere anche erotici e perversi, di Naruto, dei pachinko, dell'elettronica, della tecnologia e dei telefonini multicolori con pupazzetti annessi. MR pensava che in quel paese si sentiva bene, come si era sentita bene le due volte precedenti in cui ci era stata. Era elettrizzata all'idea che i giapponesi altro non aspettavano che ascoltare un po' di opera italiana eseguita da italiani. Sorrideva felice per questo, distesa sul suo letto ad ore improbabili. Una mattina le sembrò quasi di cadere da quel letto, ma non fu per l'intontimento da jet lag. Fu grazie ad una scossa di terremoto, pane quotidiano per i giapponesi, di magnitudo 5. MR emerse dalle lenzuola in mutande e scappò sul corridoio a chiedere aiuto. Urlò addosso alle signorine delle pulizie  che la guardarono sconcertate. I loro occhi parlavano da soli: (Ma chi è questa matta?Ah, sì, il gruppo dall'Italia... poverina, crede che le nostre costruzioni siano uguali alle capanne italiane.) Le loro bocche pronunciavano frasi che all'orecchio di MR parevano sconnesse: "When we came to clean the room?" ("A che ora possiamo venire per la pulizia della sua stanza - immonda che non possiamo mai rassettare perché lei dorme - ?")
MR, sospettando di aver forse esagerato, rientrò in sé, scusandosi e guadagnandosi una serie infinita di inchini, oggi non sa ancora bene se per la sua performance, se per essersi vergognata, o se per aver promesso di lasciar pulire la stanza.
Qualche giorno dopo, MR fu costretta ad aumentare le dosi di droghe, facendone un uso smodato in una sorta di cerimoniali anti stress e pro sonno, a causa di una scossa di terremoto che nulla aveva della precedente. Di magnitudo 8.9, sorprese MR e molti dei suoi colleghi nel seminterrato del teatro Bunka Kaikan, dove si stavano svolgendo le prove dell'opera La forza del destino di Giuseppe Verdi.
Una energia oscura e superiore spazzò via in un istante, insieme a tutto il resto, entusiasmo, allegria, calma e tranquillità. Tutto si trasformò in paura, tristezza, e affanno. Si toccarono con mano e si guardarono da vicino coraggio e fiducia, scoramento e sfiducia, comprensione e condivisione. Per infinite ore, per molti giorni.  Fino a quello della partenza per rientrare in Italia. MR, alle 4.00 di mattina, si recò alla reception per riconsegnare la chiave-tessera della stanza. Il receptionist giapponese esclamò qualcosa nella sua lingua.
"MR, aaahhh! Auasaaaaaa! Auasaaaaa!" spiegò (più o meno) lui, gesticolando vistosamente e guardandola dritto negli occhi storditi.
" I don't understand!" replicò lei sulla difensiva. 
"Finished, finished, finished!" la salutò lui, nel tentativo di tranquillizzarla, inchinandosi rispettosamente con un enorme carico emotivo dentro. Ricambiando gli inchini, MR uscì dall'albergo stralunata e fuori dal mondo.
Questo è il ricordo di una disavventura, e di una dura lezione di vita impartita da uno straordinario popolo che ha saputo reagire alla tragicità di un evento con dignità, orgoglio, forza e incredibile volontà, e con il quale sta ancora lottando. 

sabato 12 gennaio 2013

LA PACE CON I PROPRI PENSIERI, QUESTA SCONOSCIUTA

L'autore del corso La Time Line, tale Antonio Meridda, ha inviato a MR un'inquietante mail in cui indaga in maniera assai impertinente sulla sua vita passata. Sul Meridda MR si è informata attraverso Google. Ne è venuto fuori  un quadretto impagabile dove viene dipinto come un  personaggio poliedrico che, Madonna mia! s'è detta MR, E chi è il vero ideatore dello Brainstorming questo? 
Così dice di sé in un'intervista: "Mille lavori, 10.000 specializzazioni, troppi anni e ancora milioni di strade da provare! Sto studiando come etologo, devo dare ora l’esame di infermiere veterinario, sono educatore cinofilo, insegno biologia ed ecologia, ho un master in giornalismo scientifico, uno in certificazione ambientale, uno in tecniche di coaching e al momento sono iscritto al primo anno di psicologia. Sono coach, ipnotista, counselor, formatore, scrittore, insegnante, educatore cinofilo e in futuro psicologo. La scrittura è il mio metodo preferito per rilassarmi e tradurre i miei pensieri in concetti." E faccio anche barba e capelli. No, è Figaro!
Così ha scritto Figaro sulla mail a MR:
"Ti sei mai chiesta come sarebbe andata la tua vita se avessi agito diversamente? Chissà quanti rimpianti hai avuto, chissà quanto ti sei disperata, chissà quante volte hai desiderato fare altre scelte! Perché non dai pace ai tuoi pensieri? Io so indicarti la strada, io so come potresti fare."
E di seguito l'illustrazione del suo metodo.
Mica il metodo Maria Regina della pace, o gli insegnamenti della Brahma Kumaris World Spiritual University ONLUS, o i corsi di Sahaja Yoga!? Nientaffatto! Il Meridda suggerisce a MR di interrogarsi sul futuro, rivangando il passato, attraverso la Time Line, e cioè gestendo in maniera proficua e corretta ciò che è stato in vista del futuro. Facile facile, semplice semplice. MR ha scartato immediatamente la possibilità di acquistare il risolutivo ebook, poiché ha tutto un suo personale modo di raggiungere la pace con se stessa e i pensieri che la infestano, che, vabe', non è detto funzioni sempre, però lei ci crede, e crede pure che arrestare la lotta fra se stessa e i suoi pensieri, quelli belli e quelli brutti, sarebbe come abolire il carnevale di Rio de Janeiro; inoltre, ha imparato da tempo a buttarsi il passato alle spalle, quindi, fine del discorso, capitolo chiuso, tanti saluti; e a non proiettarsi nel futuro.
Tuttavia, per colpa di Meridda, MR come sarebbe andata la sua vita se avesse agito diversamente, se lo è chiesta, e nella fattispecie: se non avesse intrapreso gli studi musicali, quelli pianistici prima, accantonati sul più bello (MR giura con il cuore in mano che avrebbe tanto voluto ultimarli! Ed ecco le spire nere della recriminazione allungarsi sulla sua coscienza, come spera il Meridda) - a pochi metri dal traguardo - per dare spazio a quelli del canto poi.
Di sicuro non avrebbe imperversato a tutte le ore con vocalizzi, studi, romanze, nella stanza attigua a quella di   fratello M, ricavandone una rendita vitalizia di rinfacci da parte di questo, per averlo travolto e contagiato con la sua follia, ed essere, dunque, stata causa dei suoi squilibri; non avrebbe speso i migliori anni in giornate intere ad ascoltare opere ed i loro maggiori interpreti, a leggere forsennatamente manuali di canto, a frequentare senza sosta lezioni, corsi, e studi otorinolaringoiatrici, nonché foniatrici, rigettando forse destini più brillanti come quello di benzinaia, fruttivendola, o demografa (altre spire, altra recriminazione) per i quali MR si sentiva predisposta, e dei quali, è convinta, sarebbe potuta essere una eccellente promessa; non avrebbe investito energie da leone, cercando di trasformare l'idea del canto da concetto freddo ed insondabile a materia voluttuosa e di ineguagliabile fascino, tracciando mappe come un esploratore portoghese sui perché e i percome dell'organo della fonazione e della respirazione, aprendo la gola, aprendola troppo, chiudendola, spingendo verso il basso con il suggerimento di pensare di essere seduta sul wc (però come se fosse uno scranno, perché guai a sentirsi troppo in sintonia con l'ambiente cesso, si potrebbe incappare nel concetto di merda - MR si scusa per essersi espressa con secolare lessico, ma, pur trattandosi di una materia da angeli dell'Empireo, c'è molto di terreno - quindi, ai primi sentori... ), alzandosi dal wc, respirando senza alzare le spalle, sentendosi come una regina, infoscando il cervello.
Da questo egregio miritorninmente di un capitolo importante del suo passato MR evince che grandi rimpianti non ne ha avuti e non ne ha, si è disperata parecchio, ha desiderato, ma solo per poco, fare altre scelte, il futuro all'orizzonte lo vedrebbe nero, plumbeo e ingestibile, ma preferisce non guardare. Ah, rivangando rivangando, le è tornato in mente che il suo destino era segnato: mamma V e papà E l'hanno vista crescere osservando che i pennelli, i colori, le penne e le matite che prendeva in mano si trasformavano in microfoni, i libri li leggeva cantando, le sue bambole si sfidavano in gare canore, e quando la sera finalmente la scaraventavano esausti nel letto, fratello M - vittima di una triste sorte - era costretto a chiederle di dargli la buonanotte cantandogli una canzone. Quindi, spiacente, Meridda, ma in merito a questa scelta e probabilmente anche alle altre, al fine di un benefico e fruttuoso futuro, MR, come vede, non ha scampo.

sabato 1 dicembre 2012

R COME...

Il destino di MR si è intrecciato per ben tre volte con quello di creature di etnia romena. La prima volta è successo tantissimi anni fa. Lui era arrivato in Italia dopo la fucilazione di Ceausescu, e aveva trovato  lavoro in una pompa di benzina. Era alto, biondissimo, zigomi pieni e rotondi, occhi di cinquanta sfumature di verde-azzurro, e possedeva una 128 arancione con due fasce nere sul cofano. MR in quel periodo, contro una naturale e tenace tendenza a rimanere a secco, aveva sempre il serbatoio della macchina pieno, per la gioia, l'equilibrio, e la serenità d'animo di papà E, che spessissimo doveva andare a recuperarla, incazzato nero - tanica di benzina alla mano. "Vedo che hai imparato la lezione!"  dichiarò tronfio, e con  l'inequivocabile sorriso stampato in faccia di chi l'ha spuntata con una sordida ed intollerabile mossa estorsiva: "Mi farai morire di crepacuore, se continuerai così... fai benzina, maledizione! Quando la spia segna rosso significa che sei a riserva, lo capisci?! Oddio oddio, il mio povero cuore!"  allorquando, MR,  ripulita fino all'ultima goccia di benzina per l'ennesima volta, rientrò a piedi a notte fonda, fatto che coincise con l'arrivo del benzinaio romeno. In buona sostanza, l'incontro destinico tra i due si può riassumere come l'avvento dell'era del pieno, in cui il serbatoio si svuotava al massimo di due dita. "Cum te chiam?" chiedeva lui sorprendendo MR per la velocità con cui aveva imparato il dialetto ciociaro, che poi scoprì essere identico alla lingua rumena. "Mi chiamo MR..." rispondeva lei pensando di non aver mai visto in vita sua occhi così belli. Dopo qualche tempo e molti pieni, il benzinaio cambiò mestiere e MR non lo vide più.
La seconda volta che MR è stata travolta da un romeno è successo sul posto di lavoro. Lui, moro, zigomi alti, occhi nerissimi, violinista ribelle e controcorrente, anticonformista e difficile all'occidentalizzazione, corteggiò MR con sorda ostinazione. "Mi chiamo M, ciao. Hai un'abbronzatura perfettissima!" esclamò con grande consapevolezza di sé la prima volta che la vide. "Grazie!" rispose lei pensando di non aver mai visto in vita sua occhi così belli. M e MR si fidanzarono, confrontarono le loro diverse culture, e adottarono Tremor che diventò il compagno di giochi di lui. M suonava per Tremor Bach, Mozart, Beethoven, e Paganini, gli insegnò il salto ad ostacoli, usando come ostacolo l'arco del violino, e si rincorrevano per tutta la casa fino a notte fonda. M e MR spesso studiavano insieme. Lei cantava con slancio e passione, lui ascoltava con severa attenzione. Dagli slanci passionali di lei derivavano aspre critiche di lui. MR si incazzava insultandolo in dialetto ciociaro, M rispondeva in lingua rumena: "Lassem 'n pace", era l'intima celebrazione del, reciprocamente comprensibile, congedo. E, congeda una volta, congeda due, i congedi raggiunsero il traguardo dell'addio.
La terza volta, MR si è relazionata, e si sta ancora relazionando, con O la rumena, vicina di pianerottolo. O è sposata con S, toscano rampante, è bionda, ha gli occhietti furbi, urla e ridacchia sempre. O è pazza d'amore per Gea, e quando la incontra sulle scale - perché MR non può non cedere alle richieste pressanti della bestia che, con mugugni da pennuto, e con l'efficacia dei suoi minacciosi propositi, tipo "fammi uscire o procurati il prontuario 'Come affrontare le ripercussioni di una gatlina incazzata' " - tuba spudoratamente con lei. Ieri sera il ménage è stato a tre, poiché, quando O è rincasata MR era sulle scale, vittima dei vili soprusi a cui la gatlina, che scorrazzava da un pianerottolo all'altro chiocciando con arroganza, la stava sottoponendo. "Beeeeela, cum è crescut... Vien aicì, pisica... Che bello codino... Mea matusa, zia ce l'ha gatino rosso, egual egual... Beeela, cosa dici, amooore... Eo ce fatto foto, da, petreaza, terasa, cum se dice, terrazza... aspetta, prendo fotografiii!" O, eccitatissima, è
tornata fuori con un album di foto scattate dalla sua finestra, verso il balcone di MR, in cui la bestia rossa si produceva in pose di basso profilo morale e di consumata arte erotica. "Vedea, guarda questa, cu fiorellini, da, beeeela. Aici, descede, aprire gambe. Amooooore, beeeeeela... Sci, codino, beeelo, musino! Ce ai facut capelli, sembri un pazza, MR!"  Stamattina alle cinque, Gea, con qualche ora di ritardo sulla tabella di marcia notturna - che generalmente la vuole allegra e mugugnante all'una circa - ha dato inizio alle danze con salti e piroette a destra e a manca, come consuetudine detta, con il preciso intento di trovare complicità nei prematuri e imposti risvegli di MR. "Fammi dormire, Gea, non rompere ché tra due ore mi devo alzare per uscire presto!"  ha bofonchiato sonnolente MR. Girandosi dall'altro lato si è riaddormentata pensando a O e agli altri due rumeni della sua vita, ai capelli da pazza da lavare, alle commissioni che prima di entrare al lavoro avrebbe dovuto fare: Nasonex in farmacia, bollette alla posta, Obesity per le bestie. Dopo aver buttato a terra dal comò vasetti di creme, smalto, e cosmetici vari, Gea si è arresa e si è riappollaiata. Quattro ore dopo, MR si è svegliata improvvisamente guardando l'ora improbabile con orrore. Niente shampoo, niente Nasonex, niente bollette, e niente Obesity. Se O la rumena l'avesse saputo, avrebbe ridacchiato a crepapelle. E forse anche gli altri due.




lunedì 19 novembre 2012

RITROVARSI SU FB

Circa una trentina di anni fa, MR e la sua migliore amica L si fidanzarono rispettivamente con S e il suo migliore amico M.
M era bellissimo, aveva capelli corvini, occhi scuri allungati, animo ribelle. Amava studiare a fondo la leggiadria, lo spirito, e la dolcezza femminili, aveva una moto di grossa cilindrata sulla quale a volte scarrozzava MR, era versatile, estroso e di tanto in tanto combina-guai. Lavorava nel negozio di alta moda dei suoi genitori che spesso dissentivano mentre lui inseguiva inconsapevole le imperfezioni della sua vita di  ventenne; che censuravano gli incanti, le malie e lo charme per pericolosi tornanti, apparentemente fecondi, che il suo animo vivace subiva; che dicevano troppo spesso "No!" ad una natura profondamente mite ma estremamente ardita. Quando MR suonava, dietro sua richiesta, Ballade pour Adeline al pianoforte, M andava in deliquio e diceva "Ancora, suonala ancora!" 
Dopo la rottura dei loro rispettivi fidanzamenti, M e MR andarono oltre, prendendo strade diverse, e perdendosi di vista.
Si sono ritrovati su FB.
"MR, che piacere!"
"Mio Dio, quanto tempo è passato!"
Nell'entusiasmo del ritrovarsi MR ha scoperto che M ha una buon lavoro, due figli, e si occupa di extraterrestri.
"Interessante il tema degli extraterrestri!"
"Sì, ho molte cose da raccontarti in merito. Sono stato in America a trovare un mio amico che ha catturato un alieno ed ha il suo dispositivo che lo teletrasporta facendolo incontrare con esseri fatti di luce che dicono di essere i nostri creatori. E' una cosa di importanza mondiale. J R è il suo nome, studiati il suo caso!"
MR è sempre stata attratta dall'argomento extraterrestri, e pur mantenendo un cauto scetticismo su eventuali approdi di questi sulla terra, è dotata di una curiosità in merito frequentemente solleticata. Tuttavia conserva un prudente distacco da inconsuete teorie, da eccentriche ipotesi, e da estrose provenienze riguardo a se stessa, i suoi simili, e i suoi dissimili.

sabato 17 novembre 2012

GIAPPONE-ITALIA E UN ANNIVERSARIO

MR ha diversi amici giapponesi. Oltre a C, moglie del collega V nonché abile domatrice delle ormai lontane lunghe chiome ribelli di MR, c'è la collega G, un'istituzione a Firenze e zone limitrofe; c'è N, ufficialmente raffinata violista con anime nascoste dell'organista, della pianista, dell cornista, dell'arpista, della tamburrellista; c'è A, eccellente preparatore di sushi e tempura ed impareggiabile e gaudente bestemmiatore, e altre care conoscenze. Tutti molto educati e rispettosi, spesso ricordano a MR che in Giappone ci si comporta in maniera diversa rispetto ad altri paesi ed all'Italia in particolar modo. Profondendo utili e opportuni suggerimenti, quando questa si è recata nel paese del sol levante da lei tanto amato, hanno tentato di sollevarla da qualche imprudenza:
"MR, in Giappone è disdicevole soffiarsi il naso nei luoghi pubblici o in presenza di altre persone, e comunque in fazzolettini sporchi o troppo usati (quindi, quando ci tornerai, cerca di non strombazzare con la tua proboscite dentro carta igienica sbrindellata o tovaglioli della colazione come fai in Italia)."
"MR, in Giappone è sconveniente toccarsi, abbracciarsi e baciarsi per salutarsi (quindi, quando incontrerai i nostri amici e parenti non ti lanciare in effusioni e profusioni d'affetto fuori luogo e contesto; limitati a ricambiare gli inchini.)"
"MR, in Giappone è indecoroso mangiare per strada (quindi, quando verrai assalita dai tuoi soliti attacchi di fame aspetta di rientrare, prima di divorare spuntini, spiedini di frutta, tempura, udon e soba da asporto)."
Inutile aggiungere che pur impegnandosi MR non sempre è riuscita a trattenersi dallo sfigurare.
C e il collega V si sono conosciuti la prima volta che MR, un po' intimidita, approdò in quella ospitale terra per una trasferta di lavoro con il teatro.
Mentre a Tokyo faceva i conti con cultura, stile di vita, frenesie nipponiche del tutto incomprensibili, e con una carovana di italiani sconosciuti nella quale, senza sapere come, si era ritrovata, C e V subivano il fascino della reciproca diversità. Mentre MR di notte - vittima di un prolungato jet lag - anziché dormire vegliava, scrutandoli incredula, i wc intelligenti con tavoletta riscaldata e con bidet incorporato, C e V andavano incontro al proprio destino sotto i ciliegi in fiore; mentre MR, all'alba implorava familiari e amici di venirsela a prendere per riportarla a casa, piangendo e strepitando senza ritegno dentro le cornette dei telefoni della hall dell'hotel, davanti a donnine delle pulizie che le si inchinavano con riverenza, C e V sperimentavano deliri romantici sulla via dell'amore unico e definitivo.
Se MR si è riavuta dallo choc traumatico della tournée a Tokyo dopo cinque anni, tornandoci e passando da impacciata e aspra a euforica, sognante, e innamorata di questa città, V prese da subito come paese di riferimento il Giappone per il coronamento di un sogno d'amore.
Qualche giorno fa è ricorso l'anniversario di matrimonio di C e V, che si sono sposati in Italia circondati dall'affetto di amici e parenti italiani e giapponesi. La sposa in kimono, raggiante e sguardo liquido; lo sposo in abito occidentale, severo e compiaciuto. Il "sì" di entrambi davanti ad una celebrante consigliera comunale che domandando "I testimoni hanno udito il sì degli sposi?" rivolse uno sguardo incitante alla nippo-testimone che non conosceva una parola di italiano. Le presentazioni tra gli ospiti:
- lei è M, che significa "il futuro che arriva"
- lei è A, che significa "la bellezza che sboccia"
- lui è K, che significa "immerso nel mare"
- lei è G, che significa "bella che canta"
Il pranzo luculliano, che significava "sicuramente MR si strafogherà".

MR adora il Giappone e nutre grande simpatia per i giapponesi. Sarà che in genere l'insolito la cattura, sarà che anche nelle loro manifestazioni più "folli" trova efficaci perché, sarà che quelle che per gli occidentali sono le loro stravaganze e bizzarrie incontrano la sua inclinazione caratteriale, sarà che i giapponesi sono sempre gentili e disponibili, sarà per una misteriosa legge naturale che vige nel suo mondo un po' così.

venerdì 2 novembre 2012

UN RICORDO

Bastava che percorresse per pochi metri la strada che divideva la sua casa dalla collina, e MR raggiungeva il punto più ampio dell'argine perfettamente centrato da un susino all'ombra del quale si sdraiava, da piccola, durante la bella stagione. Capitolava, sotto quella chioma folta e verdissima, e leggeva la vita attraverso l'ordito imbalsamato dei rami e le movenze sinuose e isteriche delle foglie. Profili, linee, cuori, sfere, sagomature azzurro cielo tra il verde a iosa, fornivano a MR l'illusione di poter interpretare l'andamento delle situazioni. E la portava via con se quell'illusione, stretta al petto, fino a sera. Durante la notte si tramutava in speranza, e MR vedeva il susino avvolto dall'oscurità, vedeva le stelle incastonate nelle sue foglie a dare speranze a chi forse, più grande di lei, poteva sdraiarvicisi sotto al buio. MR non arrivò in tempo; quando avrebbe potuto guardare le trine nere e brillanti, quando avrebbe potuto sdraiarvicisi sotto al buio, per poter fare la contabilità dell'anima, per ricomporre un più maturo mosaico dei pensieri, il susino non c'era più. MR qualche volta ci pensa; con un'improvvisa quanto disincantata nostalgia e con la necessaria prudenza per non scendere sotto certe delicate soglie.

lunedì 22 ottobre 2012

L'ARTISTA E' NIENTE SENZA IL DONO, E IL DONO E' NIENTE SENZA IL LAVORO. (E'MILE ZOLA)

MR non è tra gli esempi più luminosi di disinvoltura e spigliatezza; non ha mai rispecchiato appieno l'espressione fedele di naturalezza; le è assolutamente estraneo il concetto di scioltezza. MR è timida, detesta esprimersi in pubblico, teme le nuove situazioni, aborrisce il confrontarsi con più di quattro persone tutte insieme, cinque sono già una frotta, sei le scatenano attacchi di sociofobia. Nonostante ciò  anni fa ebbe la strampalata idea di mettersi a cantare e, aggiungendo contraddizione a contraddizione, scelse come lavoro quello di corista in una moltitudine di coristi.
Ma la moltitudine è unione, quindi forza; è anche anonimità e collettività; è collettività anonima. E' un ottimo rifugium peccatorum dove i timidi peccatori, perennemente aspiranti anonimi come MR, sono altamente e collettivamente organizzati. Se, paradossalmente, si fosse anche anticonformisti, si ha, incredibilmente, la possibilità di sfoderare perfino il proprio anonimo anticonformismo.
Vittima di un insondabile disordine esistenziale, circa una dozzina di anni fa, ad onor del vero, fu il fidanzato dell'epoca V - ristabilendo l'ordine - a trovare un lavoro ideale, fatto su misura per MR. Orari flessibili, possibilità di esprimere il suo anticonformismo nel canto, con varia fortuna anche trasferte e trasfertine. Il tutto previo concorso, e a quattrocento km da casa.
"E' bene che tu faccia domanda per questo concorso!" tuonò il fidanzato V brandendo la copia fax del bando.
"(Piuttosto mi impicco!) Concorso per cosa, dove, quando e perché?" rispose la disordinata esistenziale.
"Per il coro del teatro del MMF, a Firenze, tra un mese, per rimettere ordine nella tua esistenza, perché stai manifestando sintomi di perdita d'interesse per la cosa che ami di più al mondo".
"(Minchia! Un concorso in questo disordine! Ci stramazzo dentro... ) E noi? Non ci vedremo più! La cosa mi devasterà, mi spezzerà, mi spedirà all'inferno, sarò una derelitta infelice!"
"Non essere melodrammatica, e butta giù un curriculum".
"(Come farei a cantare se non fossi melodrammatica!?) Sì, certo! Ci mancherebbe solo che non buttassi giù un curriculum... "
"Come?"
"Ok, ok, butterò giù un curriculum!"
Qualche tempo dopo, ad occhi bassi, totalmente indisposta, affranta, a capo chino, ed esistenzialmente più disordinata che mai, MR si presentò al concorso.
"Ha un ottimo materiale, ma deve essere più convinta. Ci riprovi la prossima volta!" sentenziò unanime la commissione.
MR, nonostante non ne sentisse alcun bisogno, qualche giorno dopo l'audizione fortemente urticante e destabilizzante per il suo cagionevole equilibrio psichico,  ricevette un "premio di consolazione". Fu invitata dal teatro a far parte, provvisoriamente, del suo variopinto universo, con una tournée.
"Pronto MR, sono P ispettore del coro del Teatro del MMF. Noi si va tutti a Tokyo, vuoi venire?"
" Ehm, no, cioè, volevo dire, non so... tutti chi? Io non conosco nessuno, sono tim..."
"Saremo in trecento, hai voglia quante conoscenze potrai fare, saranno belle e nuove esperienze per te. Che fai vieni?"
"Ma a Tokyo!? In Giappone?"
"Aspetta che chiedo...  Sì, è in Giappone. Allora vieni?"
"D'accordo, vengo."
MR, dopo la tournée, si innamorò del suo lavoro, firmò contratti come artista del coro aggiunta, e - con l'ausilio del fidanzato V che continuò, ultimandola, la sua crociata contro il  disordine esistenziale - ferma, decisa, grintosa, a testa alta, e più convinta che mai, si ripresentò al concorso.
"Ottimo! Lei da oggi è dei nostri."
sentenziò unanime la commissione.
E la vita di MR diventò una vita d'azione, scenica e non.
Con la sua massa collega, di alcuni "tasselli" della quale ha imparato a conoscere segreti, passioni, pregi, difetti, manie, paure, speranze.
Tutta dentro un unico spazio, che può essere la sala coro o il palcoscenico. Quotidianamente.
Una quotidianità che può indurre a credere nel valore dell'inimicizia e in quello più sano dell'amicizia; una quotidianità a tratti irritante e irritabile, tollerante e insopportabile; una quotidianità che mette gomito a gomito con fratelli e sorelle d'avvenura; una quotidianità, non sempre quotidiana, che ti commuove facendoti quasi scoppiare in singhiozzi quando qualcuno tira fuori il rinfresco della pensione, e allora gli sorridi con le lacrime agli occhi, gli stringi la mano, lo abbracci, lo baci, e sei certo che ti mancherà.
Una quotidianità che fatta eccezione per gli incontri-scontri, le zone d'ombra, le bocciature tipo "MR sei detestabile!", per il resto fa venire la pelle d'oca perché è divertente, stimolante, potente come i suoni che produce... che inonda di luce tutte le zone d'ombra, che ti fa sognare promozioni tipo "MR sei adorabile!", e che ti pone di fronte a mondi paralleli e a pensieri comunicanti.
Anche se in un momento così critico per l'economia e la finanza le zone d'ombra aumentano allungando le loro ombre; anche se non si intravede la luce in fondo al tunnel; anche se spesso non hai voglia di pensarci.

giovedì 18 ottobre 2012

QUANDO SI RIMANE CHIUSI FUORI

MR è timida, pensa di essere permalosa, ha il vago sospetto di soffrire di inadeguatezza, ritiene probabile di essere vittima di una leggera forma di paranoia e perdita di identità, si illude spesso che tutto questo non sia vero.
Il pomeriggio di un anno fa, di ritorno dalla visita veterinaria (il paziente era Tremor), pensava al suo status socio-condominiale. Pensava che, da quando il suo ex vicino M il maori era uscito di scena, si sentiva una donna più leggera, disinvolta, e completamente inserita nella scala condominiale. Pensava felice alla positiva opinione che i coinquilini avevano di lei, e si compiaceva di essere riuscita a dare al vicinato un'impressione di persona equilibrata. Ci pensava in ascensore; ci pensava entrando in casa mentre poggiava la borsa comprensiva di chiavi e telefonino sul tavolo; ci pensava mentre andava a recuperare Tremor al quale aveva preferito far fare sette piani a zampe; ci pensava mentre la porta si chiudeva alle sue spalle lasciandola insieme al gatto fuori di casa.
MR entra in panico, ha le palpitazioni, i sudori freddi, le si paralizzano gli arti inferiori, le vanno in  ipercinesia sconnessa e scomposta gli arti superiori. Deve chiedere aiuto a qualcuno, non ha il telefono, M il maori non c'è più. Desolata riacquista l'uso delle gambe, sale e scende le scale  battendo i pugni sulle porte degli appartamenti più prossimi al suo - complice l'ipercinesia sconnessa e scomposta degli arti superiori. Nessuno dei suoi corteggiatori over settanta è in casa, e quelli under settanta non esistono. Le aprono S e la sua compagna O la rumena:
- Aiutatemi, ho combinato un guaio! Io e Tremor siamo rimasti chiusi fuori di casa!
urla MR sbracciando come un vigile.
- Prego!?
chiede S mentre O la rumena ridacchia bonaria e biascica qualcosa nella sua lingua.
- La porta si è chiusa, non sono stata io, chiamiamo i pompieri, anzi no, fatemi uscire dalla vostra finestra, attraverso l'inferriata posso arrivare al mio balcone...
delira MR, violando il domicilio dei due, facendosi largo fra loro e dirigendosi verso la finestra.
- Ferma, MR, cosa fa!? Si spiaccicherà al suolo!
grida S cercando di trattenere MR che è già a cavalcioni sul davanzale.
- Mi lasci, sono solo tre metri da percorrere, l'inferriata è resistente e non soffro di vertigini, mi sono già arrampicata durante una crociera sul muro di scalata, e poi, mal che vada, i salti nel vuoto sono una mia specialità!
continua MR ormai convinta di essere spiderwoman, ed incitata da O che continua a ridacchiare e a dare consigli in lingua rumena su come arrampicarsi sull'inferriata.
- Da, face piano, i fiorellini... ha crescuto, mette piede aicì!
- Torni dentro, la prego, ho chiamato i pompieri, sono arrabbiati con lei per quello che sta facendo... stanno arrivando!
incalza S sconsolato.
Nel frattempo rientra V, uno dei corteggiatori over settantanta di MR (per qualche tempo non proverà più per lei quell'amore escludente del resto del mondo per il quale si è annullato); rientra G, un estimatore dell'eleganza e delle buone maniere di MR (in seguito rivedrà al ribasso la sua stima per lei); rientra la famiglia P entusiasta sostenitrice dei gorgheggi di MR (in seguito non andrà più in visibilio durante il rito quotidiano dei vocalizzi), completa di cane, estimatore nonché potenziale estintore di Tremor. Tutti molto preoccupati per il gran baccano si approssimano all'uscio di S che intanto è riuscito a far desistere MR dal tentativo di suicidio. La quale convintasi che la soluzione migliore sia proprio quella di far intervenire i pompieri, comunque non contenta, dà dimostrazione ai coinquilini della sua abilità motoria e della sua capacità di tenersi in equilibrio scavalcando la ringhiera delle scale e arrampicandosi esternamente a questa a sette piani d'altezza:
- Ecco, vedete? Avrei potuto farcela anche da sola...
esclama MR impermalosita, e ormai priva di ogni senso logico e analitico.
- Da, da!
annuisce ridacchiando O la rumena.
MR recupera un'apparenza di normalità solo all'arrivo dei pompieri che accoglie in strada.
- E' lei MR?
chiede un facente parte del più bel quartetto di salvatori della patria e di MR che questa abbia mai visto, affascinanti e dalle sembianze degli dei nella loro divisa verde con fosforescenze.
- Sì, sono io. Prego, per di qua!
esclama MR, consolandosi di essere soccorsa dal Gotha dei vigli del fuoco. The golden four dell'Olimpo antincendio ed emergenze tirano fuori MR dal pantano del caos emotivo strisciando un foglio di plastica tipo radiografia tra la porta e lo stipite.
MR dalla mattina successiva sta ancora cercando di dimostrare ai suoi vicini che certi atteggiamenti disturbati che la riguardano sono solo transitori e dovuti a disorientamenti e perdite di identità temporanei.

venerdì 12 ottobre 2012

RIPOSO FORZOSO

Da quattro giorni MR è a riposo forzoso, detto anche CIG.
A parte l'afflizione morale alla quale questa sigla induce e trascina, il riposo forzoso si sta caratterizzando per:

- stranezze e fissazioni che ciclicamente ritornano; come i mostri dell'ossessione, e delle possessioni. Un tempo erano il ricamo, l'uncinetto e le maglie lavorate ai ferri; hanno perseguitato MR per reiterati cicli, per poi abbandonarla (definitivamente?), e restituirle la serenità del superamento della dipendenza da filo. Seguirono lo studio e l'ascolto dissennati e feroci di musica e canto lirico. I cicli erano continuativi, e ritardarono l'abbandono che non è mai stato definitivo. Ancora oggi si ripropomgono a fasi alterne. Hanno però lasciato, anche se con una leggera proroga, quello spazio e quella libertà, tanto agognate da una sopraffatta MR, di sentirsi libera e giovane, praticamente adolescente, così trascurate a tempo debito. Questo spiega la sua attuale "freschezza" interiore. Ultimamente si è riaffacciato l'abuso di lettura. Il più regolare e sano dei cicli (ehm), è stato rinvigorito dalla messa in svendita di libri presso una famosa libreria di Firenze. MR ha comprato una dozzina di libri, negli ultimi tre giorni ne ha iniziati cinque e ne ha terminati due; la cosa si sta trasformando in irregolare e insana.

- osservazione divertita delle esasperate espansività di Tremor e Gea che contemplano:
attività ludico-ricreativa nelle lettiere al silicio (dalle sembianze di sale grosso da cucina con scaglie di sali da bagno azzurro oceano), ultima novità della casa;
riposo (non forzoso) tra i dodici libri comprati da MR, sulla tastiera del pc, sullo sterno di MR;
tenace e libero cazzeggio sulle rampe delle scale del condominio, sulla balaustra e sui davanzali delle finestre al settimo piano:
simulazione (poiché entrambi sterilizzati) di rapporti sessuali.

Se si aggiungono allenamenti in piscina e in palestra, qualche imprevisto a tarda ora, e un po' di svago impegnativo, il consuntivo registra un riposo forzoso con allegri sbilanci e entusiasti disavanzi che MR teme rimarranno senza recupero.

mercoledì 10 ottobre 2012

CON UN PO' DI IMPUDICIZIA

Naturalmente MR non smetteva di pensarci; per giorni continuava a dirsi: "Ora lo faccio! " E la spinta del desiderio la portò a decidere spudoratamente per la mattina di un giorno infrasettimanale.
Dopo un garrulo dibattimento mattutino - anzi, mattiniero, praticamente prima dell'alba - con i suoi molteplici sé interiori:
"Dai, MR, non desideri altro da mesi, e dall'ultima volta è passato davvero troppo tempo!" la incitava impaziente il sé interiore 1.
"Se non cogli il momento ora, con quello sguardo peccaminoso da triglia che ti ritrovi, non lo farai più!" commentava eccitato il sé interiore 2.
"Non farti divorare dalla tentazione, fallo e basta! Non vergognarti della tua fantasia vorticosa, non sentirti in colpa se la cosa per te ha un fascino perverso con tutto quello che ne potrebbe conseguire!" ordinava perentorio il sé interiore 3.
"Ma a quest'ora mi lanciate una tale sfida?! Ora non ho tempo, devo dormire, buonanotte!"
"Dormirai dopo, è bellissimo dormire dopo averlo fatto, non dobbiamo certo insegnartelo noi. Muoviti! Ti sta aspettando, non senti il suo richiamo? Non puoi essere così crudele con lui! E poi, tu lo vuoi, lo vuoi e lo vuoi!"
"E se poi mi vien voglia di farlo tutti i giorni perché mi sarà piaciuto troppo? Va bene, va bene, ma per ora una cosa veloce. Meglio ricominciare passo passo... non si sa mai, queste cose hanno una portata non da poco!" pigolò concupiscente e ingorda MR.
Quel giorno decise di lanciarsi nuovamente in un'avventura lussureggiante, di esplorare altri e nuovi orizzonti, di riappropiarsi di un entusiasmo giovane ma alternativo. Imbattersi ancora in lui provocò in MR un turbinio di emozioni trascinanti. Inizialmente temette - come la prima volta - fossero solo incontri occasionali, ma malgrado tutto sentì l'urgenza di liberare i mostri dell'impudicizia che da troppo tempo albergavano indisturbati nel suo intimo. MR ci riprovò, e le càpita ancora sentir montare la vergogna e il senso di colpa dentro se stessa, anche se gode dell'essere preda delle sue pulsioni più recondite, fallendo ogni tentativo di tenerle nascoste. E' spesso in bilico tra una continua e immediata impellenza di conoscerne avidamente segreti e misteri, e la pacata esigenza di curarlo senza oppressioni adottando toni caldi, lievi, sobri. Non di rado finisce con il perdersi nell'universo di lui viaggiando indecisa attraverso le più svariate identità: MR allegra, MR nel lacrimatoio, MR sgangherata, MR ponderata, MR imbottigliata, MR libera, MR schiacciata, MR angosciata. A volte teme il riaffacciarsi improvviso di qualche forma di stanchezza accompagnata a pentimento, che in passato, puntualmente e non isolatamente, arrivò. Ma lui l'ha sempre aspettata paziente, perché sapeva che MR non avrebbe retto all'astinenza e sarebbe tornata. Sono passati quattro anni dal loro primo incontro; quattro anni che hanno regalato a MR la possibilità di tracciare contorni, di stabilire confini entro i quali imparare tanto. Quattro anni di contorni e confini oltre i quali sconfinare in picchi di euforia e vertigini. Quattro anni di occasioni di confronto, di comune sentire, di scambi di opinioni, sentimenti, idee, idiomi. Quattro anni di blog.
(GRAZIE, MAINA, PER AVERMI FATTO RITROVARE LA SPINTA. GRAZIE, BLOG, PER AVERMI FATTO INCONTRARE MAINA!)

sabato 6 ottobre 2012

CENA CON DELITTO

MR è sfortunata nel gioco (e non idonea, sconveniente, e squalificata in amore... ma questa è un'altra storia). La sua sfiga è inversamente proporzionale alla sfrontata fortuna di V ed E, genitori di MR, posseduti da un irriducibile ed invincibile demone del gioco, che nella trasmissione del proprio patrimonio genetico alla figlia hanno dimenticato un po' della loro buona sorte. Infallibilità nel gioco a carte e nella tombola - specialità paterne - riescono ad infondere nello sguardo di E guizzo e bagliore diabolici; i 3 al Super Enalotto e i Gratta e Vinci vincenti anche di dieci euro - competenze materne - conferiscono a V una sinistra freddezza nel momento della compilazione e del grattamento, e la compiaciuta soddisfazione di una ereditiera americana nelle sistematiche e relative vincite; V non tralascia mai i ringraziamenti alla volta di amici e parenti defunti che popolano i suoi sogni. Niente di tutto questo riguarda MR, che tempo fa lavorò anche nella ricevitoria lotto del suo ex fidanzato, e che stampando e distribuendo biglietti del Super Enalotto, e schedine del Totocalcio, assistendo incredula alla confusione mentale delle vittime dell' "oppio dei poveri" sempre pronte a rialzarsi dagli immensi scivoloni sui toto qua e toto là , non fu mai sfiorata dalla tentazione di giocare un numero. Ma la sfiga di MR riguarda anche il gioco degli scacchi, dove sfortuna e inettitudine si fondono diabolicamente, e dove si distingueva per gran culo l'altro suo ex fidanzato che con ghigno antipaticissimo riusciva a vincere anche contro un computer. Eterna seconda nel gioco della campana, pur essendo una discreta lanciatrice di pietre e un'agile saltatrice, veniva regolarmente scavalcata dalla cugina R che con lanci sbilenchi della pietra, e salti sbalestrati e traballanti riusciva sempre a centrare le caselle. Evidentemente solo per una serie di difficili e sfavorevoli circostanze a carico di MR, note anche come sculo.
Il disastroso ritmo che da sempre scandisce il gareggiare nel gioco di MR, però, una sera si interruppe clamorosamente.
C e B invitarono MR ad una Cena con delitto, ovvero alla rappresentazione teatrale di un giallo con cena abbinata. La fantastica ed eccellente Compagnia delle seggiole offrì al folto pubblico l'interpretazione del  radiogiallo "L'avventura della grotta infestata" di Ellery Queen. Tra una portata e l'altra si consumò il delitto, e il compito di scoprire il colpevole, come da consuetudine in queste occasioni, fu affidato agli spettatori-commensali. Su un' apposita scheda dovettero scrivere il nome di chi ritenevano fosse l'assassino e il movente del delitto. La sfida prevedeva un vincitore finale. La fantasia degli astanti si scatenò in un turbinio di tesi, asserzioni, opinioni di grande slancio e simpatia, che gli attori si divertirono a riferire a tutto il pubblico, inscenando un allegro teatrino. Tra i papabili responsabili stravinceva la figlia della vittima - abbandonata dalla madre, risposatasi con il professore, ignaro del precedente matrimonio - che per alcuni avrebbe strozzato il padre da dietro perché a cavallo sulle spalle di lui, e si spiegavano così le impronte dei pollici sulla nuca e non sul collo, e la mancanza di impronte di piedi sul sentiero che portava alla grotta, che pare fosse infestata dai fantasmi, ai quali qualcuno imputò la colpa del reato, che non poteva essere stato commesso che dal boscaiolo, il quale si era lanciato da un albero nella grotta, ammazzando anche il maggiordomo che aveva scattato delle foto compromettenti, saltando, infine, tre o quattro volte sulla macchina fotografica per distruggerla, ed era l'unico a conoscere il tesoro di diamanti (inesistente) nascosto nella grotta. MR annullata da un tale dispiegamento di simpatica energia, e vergognandosi di aver scritto sulla scheda, banalmente e miseramente, "Il tedesco", senza uno straccio di motivazione, solo perché a naso - o più semplicemente a culo, concetto a lei sconosciuto - aveva trovato quel personaggio poco pulito, e soprattutto perché certa che non avrebbe mai vinto, si sentì scavalcata da tutto quel pubblico carico di creatività ed ironia; e si disse con disagio: "Scrivi anche su un blog?!?!"
L'intreccio investigativo si dipanò con l'ultima scena del radiogiallo in cui Ellery Queen annunciò come autore del delitto "il tedesco", proclamando, così, vincitrice assoluta MR. Che, sommersa da lodi, baci e applausi,  raggiunse incredula, barcollando e vacillando per l'emozione, il palcoscenico - sentendolo, per l'ansia, come qualcosa di assolutamente estraneo - dove ricevette in premio una natalizia confezione di vini.

martedì 2 ottobre 2012

SEMPRE DUE ANNI FA

MR oltre a tutto il resto è una creatura sommamente indecisa.
Due anni fa pensò bene di surrogare il mutuo, scegliendo di cambiare banca, e passando dal tasso fisso al vantaggioso variabile che aveva raggiunto i minimi storici. Si occupò della sua pratica la consulente C della banca SAMRPALR. Algida, sfuggente, elegante e lievemente aspra, C aveva appena ricevuto un premio letterario per il libro che aveva scritto, con tanto di lusinghiere critiche che teneva esposte gelosamente e orgogliosamente sulla scrivania. MR era molto eccitata all'idea di avere in comune con C la passione per la scrittura, anche se si limitò a farle mille complimenti, senza rivelarle di avere un blog che tartassava regolarmente con i suoi scritti deliranti.
In quel periodo MR tartassava anche il sito Euribor.it, per sorvegliare la fluttuazione dei tassi, e alla ricerca infinita delle combinazioni di calcolo della rata del mutuo. In quel periodo si recava spesso in banca.

- Buongiorno, consulente C della nuova banca!
- Buongiorno MR! Di nuovo da queste parti?
- Oggi è il gran giorno, si ricorda?
- Il gran giorno?! MR, cosa vuole!? Ho molto lavoro da sbrigare; le avevo detto che l'avrei chiamata io!
- Ma oggi vengono applicati i nuovi tassi d'interesse, ed io devo sapere se sono stati rialzati.
- Ah, sì, ora guardo... è aumentato dello 0,20 percentuale. La richiamo io per definire gli ultimi dettagli. Arrivederci.
- Ma, eh, come! Proprio ora! Allora cambiamo prodotto! Scelgo il mutuo con CAP.
- Coosa!? MR, lei è pazza! Ho già avviato la pratica e preso appuntamento con il notaio! Mi è costato ore di lavoro!
- Sì, consulente C, ma io devo trovare la soluzione più vantaggiosa, ed è quella del mutuo con il CAP con riduzione della rata, tetto massimo, e diminuzione degli anni.
- Senta, MR, lei ha firmato una proposta di mutuo...
- Sì, consulente C, ma tale proposta non impegna né me, né voi alla stipula del contratto, quindi, ricominciamo da capo.
- Bene, MR, ma non le garantisco il rogito entro il mese di dicembre; sa cosa significa, vero? Sa che a gennaio verranno applicati nuovi tassi, vero?
- Sì, consulente C, ma a me conviene più questa soluzione!
- Bene, MR! Ha deciso? E' sicura? Allora firmi la nuova proposta, LA CHIAMERÒ IO per le altre firme. Si tolga dai piedi.
- Arrivederci, consulente C!


MR, essendo oltre a tutto il resto una creatura sommamente indecisa, è solita elucubrare minuziosamente su qualsiasi decisione prenda. Valuta, medita a fondo,  calcola vantaggi e svantaggi, crea e rimuove ostacoli, giungendo puntualmente a soluzioni solo pro tempore. Aveva però, finalmente, deciso per il mutuo con il CAP.
Poi una mattina, complici aspirapolvere, mocio, bucato - perché le pulizie di casa portano consiglio - pensò ad una ulteriore, alternativa, e secondo MR, ancora più vantaggiosa soluzione. Ma al pensiero non seguì l'impulso di tornare in banca; anche se forte della comprensione e della solidarietà che C affermava di dimostrare a chi come se stessa si trovava a combattere con un mutuo, e faceva il tifo per MR, anche  perché avrebbe rimediato un bel "vaffanculo" da una donna come C che non si perdeva in chiacchiere, anche se c'era di mezzo l'amore comune per la scrittura. La frenetica indecisione si arrestò infine con il rogito. Il pomeriggio di qualche settimana dopo fu la coronazione del sogno di una rata più bassa di MR, che, confusa ed emozionata, firmò. Firmò in calce alla relazione, in calce all'atto, in calce alla quietanza, in calce agli abnormi capitali sociali enfaticamente declamati dal notaio, che con un antico fazzoletto di cotone tamponava il sangue che gli colava dal naso. Firmarono anche i direttori delle due banche, uno dei quali a tentoni, munito di occhiali spessissimi e coadiuvato dalla gigantesca lente di ingrandimento verde che la sua segretaria gli teneva sotto il naso.

sabato 29 settembre 2012

DUE ANNI FA

Circa un paio di anni fa, quando anche allora la BCE decise di portare al ribasso i tassi d'interesse, MR fu preda di una sontuosa nevrosi ossessiva. Tutto ebbe inizio dopo aver letto la notizia che risvegliò in lei l'ardente bramosia e il desiderio smodato di farsi abbassare la rata del mutuo. Avendo dormito a ritmo pieno e placido mentre i tassi d'interesse raggiungevano i minimi storici, MR, in seguito ad una crisi causa irresponsabilità ed ottusaggine, si svegliò improvvisamente dal torpore. Volò alla ricerca del mutuo amico per istituti di credito, uffici postali, casse di risparmio rurali e artigiane, banche d'affari, popolari, commerciali, consortili, e società offshore. Consultò Banking on the Future, l'ultimo libro di H. Davies; divorò dal web pagine sulla situazione aggiornata di IRS, EURIBOR, tassi d'ingresso, tassi a regime, tassi BCE, piombando nell'ordine: nell'andamento del mercato economico e finanziario; nei sottoboschi dell'Asia temperata, nei pascoli d'Europa, e sugli appennini italiani, devastati da gallerie e tane. MR infine trovò inaspettatamente e felicemente, la soluzione ideale, presso la banca SAMRPALR (Stiamo Aspettando MR Per Abbassarle La Rata), e presa da entusiasmo fanatico provò un forte senso di rapimento per lo spread come non le capitava da tanto, trovò rassicurante la fluttuazione e l'indeterminatezza quotidiana dei tassi, e gradevole l'acidità della consulente che stava trattando la sua pratica di surroga. La quale consulente comunicò a MR che avrebbe dovuto sottoporsi ad un questionario. Nonostante fosse sufficientemente soddisfatta del prodotto che stava per firmare, MR non riusciva a concedersi il lusso di fermare la corsa inarrestabile dei suoi pensieri in materia di costi, spese, conti correnti, perché rilassarsi è un concetto astratto e relativo, perché gli equilibri precari sono sempre minati, perché avrebbe voluto sottoporsi al questionario immantinentemente per accorciare i tempi, quando la consulente, diretta come un Freccia Rossa, rimandò l'appuntamento di qualche settimana. L'attesa, e l'irrefrenabile ossessione di MR, più turbata e provata che mai dalle forti emozioni bancarie, una notte si trasferirono in un sonno con sogni questio-finanziari:
- MR, a quanti anni ha avuto il suo primo rapporto sessuale completo?
- Ma, scusi, cosa c'entra?
- Va bene, MR, rispondere a questa domanda non è obbligatorio. Passiamo all'altra: cosa le è piaciuto più di tutto quando è andata ad Abu Dhabi?
- Be', sì, la risposta a questa domanda gliela posso dare: mi ero affezionata molto al frullato di mango.
- Molto bene, MR!  So che lei è una donna tendenzialmente difficile, e allora le chiedo: come se la cava con il distacco ascetico?
- Non me la cavo! Ma spero che questo non vada ad inficiare il rapporto che sto per intraprendere con la vostra banca, sa, ho molte altre qualità, so cucinare bene, canto, nuoto, corr...
- Ok, ok, MR! Ha mai subito una biopsia?
- Ehm... io no, ma la cugina di secondo grado di una mia amica sì, al Policlinico Gemelli, Clinica Universitaria, reparto ginecologia, davanti ad una frotta di studenti, suore e al primario che asportò del tessuto che risultò essere un resto di imene lacerato!
- Lei, MR, è una specialista dello shopping compulsivo, anche solo nelle recondite profondità del suo essere?
- Sì... emh, NO!!
- Capisco, MR! Pensa che Berlusconi Silvio sia in fondo una persona sofferente, affranta dal dolore, che riversa tutto il suo disagio di vivere nell'innegabile fascino del lusso sfrenato, nell'ingordigia del sesso, e che il suo sia solo un equilibrio che si sta sgretolando rumorosamente?
- No, no, e no!
- Bene, MR, l'esito del questionario è questo: lei è una donna volitiva e disinvolta ma solo tra le mura di quella casa che le permetteremo di pagare. In pubblico è timida, non è affetta da smania di indispensabilità, la sua tempra non è poi del tutto scadente, le consigliamo di esporsi un po'di più.


MR non riusciva a comprendere appieno come fosse possibile che la carica emozionale di quei giorni avesse una così insostenibile portata.

martedì 5 giugno 2012

LA GIACCA DI PELLE

Nei camerini del teatro, MR e alcune sue colleghe mostrano l'un l'altra gli acquisti che si sono concesse prima della prova.
"Cosa hai comprato, Gertrud?" chiede Lisa
"Ho preso due paia di Hogan, due maglie della Max Mara, una borsa di Gucci, e un costume da bagno Prada" , risponde fiera Gertrud svuotando le buste sotto gli occhi ammirati delle colleghe con un rigagnolo di bava sul lato della bocca.
"Io ho comprato questa canotta per mia sorella e un trolley della Hello Kitty per la mia bambina, guardate che carino!" esclama scoppiettante Leda.
"Io ho acquistato sei libri, e ne avrei comprati altri se non fossero stati troppo pesanti da trasportare a piedi", afferma entusiasta Manuela.
"E tu, MR, cosa hai acquistato?" indaga curiosa Tamara.
"Eh?! Nien.. "
"Che bello quel bracciale che indossi!" la interrompe estatica, ancora Tamara.
"(Il mio bracciale, pacchiano e kitsch, comprato da Fermina la brasiliana, che Gertrud in questo momento starà schifando con tutta se stessa?!) Ehm, sì, ho comprato questo bracciale da Firmina la brasiliana", risponde impacciata MR.
"E' veramente bello! Ricco, sontuoso, ampio, con tutti quei piccoli strass... " insiste Tamara.
"Pensa che appena comprato ne è partito uno, e me lo son fatto subito cambiare" ribatte MR che, essendosi già indecentemente esposta, opta per il decoro e il contegno scegliendo di non mostrare anche il vestitino da orfanella.
"Ma che vuoi che si veda lì, se ne perdi uno... " borbotta Lora contrariata.
"Si vedeva eccome, c'era un buchino al suo posto e non andava bene. Certo, neanche Firmina la brasiliana vedeva niente, e infatti l'ha rimesso in vetrina dopo avermene dato uno con tutti gli strass al loro posto", ribatte MR.
"Mamma mia, MR, come sei pignola. La tua pedanteria mi fa tornare in mente quando andasti con Elaine a comprare la giacca di pelle", la schernisce Leda.


DIECI ANNI PRIMA
MR ed Elaine si recano al mercato di San Lorenzo di Firenze per acquistare dei capi in pelle.
Entrano in un locale piantonato da un paio di arabi. Altri arabi vanno, vengono, si dissolvono nel nulla.
MR chiede ad uno dei due piantoni di provare una giacca, che gentilissimo gliela porge.
"Le sta benissimo, la prende?" domanda zelante il piantone.
"Non credo vada bene, ci vuole una taglia in meno... " risponde MR, dopo essersi ammirata in uno specchio per cinque minuti buoni, gettando occhiate verso Elaine in cerca di approvazione.
"Una taglia in meno?" chiede confuso il piantone.
"Sì, una taglia in meno. Non vede che mi sta larga?" si agita MR davanti allo specchio.
"Guardo se c'è!" esclama senza arrendersi il piantone.
"E' larga, vero Elaine? Guarda le maniche, e le spalle... ci ballo dentro. Ci faccio quasi l'l'hula hoop. No, non va bene!" cerca di convincere se stessa ed Elaine, camminando per altri cinque minuti su e giù davanti allo specchio, alzando una gamba, piegando l'altra, unendo le braccia tese, MR.
"Provi questa. Ora andrà benissimo!" afferma contento il piantone.
"Mmmmhhh, non so, le maniche sono un po' corte. Guarda anche tu, Elaine. Come mi sta? Mi sta stretta? Mi tira?" chiede petulante MR, specchiandosi e rispecchiandosi all'infinito.
"Va bene, sta benissimo, prende questa!" cerca di convincerla il piantone.
"Mmmhh, riprovo quella di prima, forse mi sta meglio. Che dici Elaine? E' meglio questa o quella? L'altra va bene tranne che per le maniche che mancano di un centimetro e mezzo almeno, o no?" indaga ancora MR saltellando a destra e a sinistra, fronte retro, davanti ad uno specchio sfiancato, a due piantoni arabi sfiniti, e a Elaine stremata.
"Le maniche si possono allungare, portiamo ora in laboratorio, tra mezzora è pronta. Telefono subito. Allaha, mihi, mwansllai, llellelellle achme liuansellii, ah llaha, usmismillach meruahi", la rassicura sempre più solerte il piantone.
Un arabo, che dopo un istante si dissolverà nel nulla, viene a prendere la giacca da sistemare.
Dopo circa un'ora la giacca non è ancora pronta.
I due piantoni in seguito alle sollecitazioni di MR, e di Elaine ormai spazientita, si consultano tra loro. Decidono di richiamare il laboratorio.
"Machlioeh, llelllellle raahc mollieeeh, maahdre monhaaadrlli elleeeellah soooooih aahhllahh moiiiiirrah llellellel... " spiega nervoso il piantone urlando dentro la cornetta.
Dopo un non meglio precisato lasso di tempo arriva un altro arabo in via di dissolvimento e lascia la giacca finalmente sistemata.
Elaine inspira ed espira, ricompone tutti i cocci della sua pazienza, sperando che le maniche vadano bene.
MR indossa la giacca.
"Come va? Mi sta bene? Le maniche sono giuste, ora? Non si potevano allungare ancora? Ah, no, non c'era abbastanza margine. Mi tirano, Elaine? Mah, diciamo che va bene!" farnetica MR facendo ampie circonduzioni con le braccia, zompettando intorno allo specchio e guardandosi per lungo e per largo per almeno dieci minuti.

MR è un po' pignola, un tantino pedante, e un pezzetto cavillosa.

mercoledì 23 maggio 2012

STAI MATURANDO, OVVERO, OPINIONE DI EX

F è alto, ha gli occhi verdi, un carattere burbero, e un grande cuore. F lavora nel campo dell'edilizia, ama la filosofia, l'estetica, la critica letteraria, la pittura e la vita di campagna.
F fu presentato a MR dall'amica comune S. Prima di incontrarsi si conoscevano solo di vista e si detestavano. Lui, seduto per terra fuori dal bar del quartiere, vedeva passare lei in motorino avvinghiata al suo fidanzato, con gli short, gambe e capelli al vento. "E' una poco di buono" osservava bacchettone.
Lei, mandata dalla mamma a prendere frutta e verdura nel negozio in cui lui in estate lavorava, lo vedeva sfacchinare con i capelli lunghi, ispidi e ingestibili. "E' antipatico e ha dei tronchi orribili in testa" considerava velenosa.
L'amica comune S organizzò l'incontro tra F e MR, con lo scopo di accoppiarli, a loro insaputa.
"No, mio Dio, non lei!" biascicò trucido lui.
"Merda, proprio lui!" farfugliò impietrita lei.
Superato il primo momento, pesante come una lega di piombo e cadmio, F e MR cominciarono a piacersi. Decisero così di rivedersi e di percorrere insieme lo stesso cammino. Camminarono dentro il Metropolitan Museum, il Prado e il Louvre, dove lui trascinò di peso lei, che dopo averlo considerato pazzo perché capace di sostare davanti ad un quadro anche venti minuti, decideva di aspettarlo fuori. Camminarono tenendosi per mano per le capitali del mondo, dove lui le spiegava architetture di chiese, moschee, palazzi, piazze, archi, torri, piramidi, templi, e le illustrava le cucine locali. Lei preferiva all'arte e all'architettura le delucidazioni sulle gastronomie etniche, lui le diceva "Non capisci niente!" 
Viaggiarono molto, lui era per lei il suo mentore, lei era per lui la sua bussola.
Lei un giorno gli chiese di sposarla, lui accettò. Buttarono giù i muri della vecchia casa di campagna a picconate, come Demi Moore e Patrick Swayze.
In quella casa abitarono. Lei suonava il pianoforte e cantava per lui costringendolo a estenuanti guide all'ascolto, fino a quando sfinito cadeva riverso in mezzo a montagne di spartiti musicali.  Lui si chiudeva in bagno a studiare il pensiero di Heidegger, fino a quando lei con la vescica che stava per esploderle non cominciava a battere i pugni sulla porta:
"Hai finito? Non ce la faccio più!"
"Scusa, ma Heidegger è fenomenale. Riuscire a entrare nel suo pensiero è una sfida, e posso farlo solo nella pace del bagno."
F, dopo averla studiata a lungo, reputò che MR fosse strutturalmente forte e fisicamente indistruttibile. Per questo le diceva sempre che non sarebbe invecchiata mai, che avrebbe vissuto fino a cent'anni. Per questo la portò nei campi a coltivare ortaggi, a mietere l'erba, a potare, piantare e innestare gli alberi
"Che bel viso acqua e sapone hai", le diceva da fine esteta lui mentre lei vangava.
"Non potare così brutalmente i miei alberi!" gli ordinava ormai abile e competente lei mentre lui smanettava furiosamente con le cesoie e pensava "Che moglie pallosa che ho!"
Dopo qualche tempo, sarà stato per le cesoie, sarà stato perché è sempre la vita a decidere, F e MR si divisero. Pur tuttavia non si sono lasciati trafiggere dai rancori. Lui per lei è sempre F, lei per lui è un mostro, sono rimasti in buoni rapporti, e ogni tanto si sentono.
"Ciao F, come stai?"
"Ehi, mostro! Bene, tu? Sempre in forma? E chi ti ammazza. Tu camperai cent'anni e non li dimostrerai. Novità?"
"Sì, ho tagliato i capelli!"
"Cooosa?! I tuoi lunghi capelli? Quei capelli?"
"Sì, ti mando una foto, così mi dirai cosa ne pensi. Te la spedisco via mail, mi raccomando rispondimi presto!"
Caro mostro,
non che tu non stia bene con i capelli corti, ma noto dei cambiamenti. Insomma, stai "maturando". Hai un po' l'aria della "signora" borghese, dell'insegnante pensierosa con problemi, un po' rompiballe. Si comincia a vedere che sei entrata nel quarantennio. Forse i capelli lunghi lasciavano qualche legame con la gioventù, con la spensieratezza...
Un abbraccio, F.

martedì 15 maggio 2012

AMICI DI PENNA

All'età di tredici anni MR pubblicò un'inserzione su un giornalino per ragazzi: "Sono MR, ho tredici anni, studio pianoforte, amo gli animali, adoro leggere. Mi piacerebbe corrispondere con ragazzi/e dai tredici ai sedici anni." Dopo qualche giorno cominciò a ricevere montagne di lettere da tutta Italia. MR si sentiva euforica e nella sua scatenata fantasia di adolescente era giunto il momento tanto atteso in cui avrebbe scambiato quintali di carta, di sogni nel cassetto, di segreti, di idee, di pensieri con perfetti sconosciuti che sarebbero potuti diventare suoi amici. Le scrisse B, piemontese che MR, dopo qualche mese, conobbe personalmente durante una vacanza dai suoi zii. B aveva occhiali dalle spesse lenti che gli ingrandivano gli occhi, e il passo ciondolante. Le offrì una mousse al fior di latte con la panna nella cremeria del paese, le raccontò che aveva una sorella, che voleva fare il ragioniere, e le disse che era bella. Quando MR tornò a casa, smise di rispondere alle sue lettere. Per non ferirlo gli inventò che non aveva più tempo da dedicare alla corrispondenza e lo passò all'amica S. Le scrisse G che con la sua scrittura tutta storta le faceva venire il mal di testa. G ripeteva all'infinito che abitava sul Lago di Garda, il lago più grande d'Italia. Quando i mal di testa di MR cominciarono ad aumentare progressivamente, smise di rispondere alle sue lettere. Le scrissero anche F, dalla grafia incomprensibile del quale l'unica cosa che MR capì era che pescava nel Tevere; L che a quattordici anni era corteggiata solo da venticinquenni; P che si era tuffato in un fiume pieno di scarichi industriali procurandosi una rara forma di acne che un famoso dermatologo gli stava curando. A questi e ad altri MR smise di rispondere, senza dare troppe spiegazioni. Continuò la sua corrispondenza solo con A.
A aveva tre anni più di MR, scriveva con il pennino quadrato su carta da lettera intestata, pesante e granulosa. Amava la musica classica e l'opera, adorava leggere, e scriveva poesie. A diceva che sarebbe dovuto nascere cent'anni prima, ed era innamorato dell'amore. Si struggeva per C che dopo una folle e appassionata storia lo lasciò. Si affliggeva per M che dopo un travolgente e ossessionante attaccamento gli spezzò il cuore. Allora si innamorò di MR. Le telefonò. MR si scusò per la sua voce scura e maschile, lui disse che era profonda e sensuale. MR rispose che se ne vergognava perché non era squillante e acuta come quella delle sue amiche, lui disse che con quel timbro avrebbe potuto cantare la Carmen e il Werther. Lei non capì, lui le consigliò di studiare canto. Lei non sapeva che il canto si studiasse, lui le chiese di incontrarla. A MR non fu permesso in alcun modo di incontrare A, perché abitava lontano, perché era uno sconosciuto, perché era troppo grande per lei. A smise di rispondere alle lettere di MR dopo quattro anni di corrispondenza. MR lo cercò per molto tempo, seppe da qualcuno che si era sposato. Qualche mese fa lo ha ritrovato su Facebook. "MR?! Ma sei la mia amica di penna di trent'anni fa? Incredibile!"