Circa un anno fa riprese a scrivere su questo blog inserendo direttamente la quarta. Postava ogni due giorni con estrema, inaspettata e propizia facilità. Una marea di lampadine si accendevano nella sua mente; insights, estro e impulso creativo accarezzavano rosei - seppur spesso raccapriccianti - propositi scrittori, aprendo loro ampi varchi; idee ed ispirazione trovavano spontaneamente la propria strada; naturale, facile, ambiziosa; esaltata, agghiacciante, velleitaria. Fino ad un paio di mesi fa, quando improvvisamente il vento è cambiato. Nonostante la voglia di scrivere continuasse ad incendiare il suo animo, nella sua testa nessun fervore prendeva fuoco. Desiderio di raccontare, spunti e stimoli presenti ma sopraffatti da una incontrollabile indolenza.
Bastano pochi giorni. Disertare la scrittura - ma del resto vale un po' per tutto - allontana dal vezzo, dalla pratica, e dalla consuetudine. E' una sorta di punizione da parte della parola scritta che, in questo periodo, MR sta pagando senza sconti. "Perché non scrivi più?" le è stato chiesto non una volta e da più parti.
"Perché ho accantonato il blog per qualche giorno e nel ripetuto tentativo di tornare a lui niente è emerso con la violenta impellenza e l'agile sorpresa che lo alimentano; perché credo che la forza di volontà se si mette a latitare sia un limite; perché a volte l'ambizione smisurata cozza con il non sopportare se stessi; perché, raggiungendo il minimo storico di autosopportazione, ero occupata a scrivere sulla mia pagina Facebook se capita a tutti di non sopportare se stessi, ed altre amenità; perhé ho dormito sugli allori, un po' secchi ma pur sempre allori, facendomi fottere dall'efficacia della pratica dello scrivere; perché sto ancora dormendo - evidentemente - e, a questo punto, mi ci vuole il Pranayama per risvegliare me e il Kundalini."t
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domenica 26 maggio 2013
RIPRESA?
sabato 9 marzo 2013
MF
"Da qualche mese MR ha ripreso, diciamo così, a bloggare grazie a MF.
MF e MR si sono conosciute qualche anno fa proprio tramite i loro blog.
Quest'estate MR è stata inghiottita da un avvilente gorgo, che fortunatamente l'ha risputata fuori prima di quanto lei potesse immaginare.
Quello sgradevole frangente ha creato delle piacevoli e appaganti opportunità, tra le altre una conoscenza più approfondita con MF.
Per ora solo tramite telefono, dove hanno trascorso e trascorrono svariate ore, parlando compulsivamente di sé, avide di informazioni su loro stesse, bramose di immettersi l'una sul binario dell'altra vicendevolmente.
MF ha la voce squillante, la dialettica di una politologa, i neuroni che vanno a trecento. E' di una simpatia dissacrante, pronuncia parole come merda e cazzo riuscendo a non risultare volgare (cosa che MR le invidia tantissimo, perché quando ci vuole, ci vuole, dire parolacce può pagare, e se se ne esce puliti, nella vita, aiuta sempre), adora i gatti smisuratamente, legge Shakespeare e non solo, ama le serie televisive poliziesche, imita divinamente ed impeccabilmente l'inflessione dialettale di MR."
Questo, ed altro scriveva qualche mese fa MR sull'amica MF. Da allora ad oggi gli orizzonti di questa conoscenza si sono allargati, ed anche se le due amiche di blog, di Fb, di telefono, non si sono ancora incontrate di persona, l'occasione che le ha messe sulla stessa strada, da bella è diventata grandiosa; l'opportunità che le ha avvicinate, da timida è diventata smagliante; le circostanze che le hanno viste condividere desolazione umana, sotto forma di straripante e liberatoria ironia, e piccole, spesso piccolissime, e più rare gioie, troppe volte ferme, impigliate, nelle secche della difficoltà quotidiana di vivere, da appropriate sono diventate arricchenti.
MF è, oltretutto, il motore che alimenta la tentazione scrittoria di MR; è la spinta che le permette di regalarsi la velleitaria passione di buttar giù righe e righe di parole e - da quando i rapporti fra loro si sono intensificati - di parolacce; è l'audace impulso a nobilitare l'uso della sintassi e della grammatica.
"Ho letto i tuoi ultimi due post..." e seguono, bontà sua, elogi, plauso, e approvazione.
Ma l'elogio, il plauso e l'approvazione più sentiti, MF li riserva alla MR ciociara a Firenze. Avendo questa conservato, pur non accorgendosene, una certa integrità linguistica, perseverando nel suo accento d'origine, mantenendo pressoché inalterata l'inflessione, e contrapponendosi con forza (senza intenzione) all'elevazione della pronuncia, scatena in MF una straordinaria, impenitente, irrefrenabile, divertita - e divertente - voglia di imitarla.
Qualche giorno fa, dopo una delle loro travolgenti telefonate in cui MR, con invettiva e insoddisfazione laziali, informava MF di aver cambiato gestore telefonico, e di averne scelto uno più conveniente per se stessa a stravolgere le tariffe di chi da lì in avanti la chiamerà, compresa MF che immediatamente provvedeva a fornire una soluzione per le telefonate future.
"Questo è l'altro mio numero... Me raccomanno, segnetelo pe' bbbène che ppoi t'o dimentichi!" scriveva MF via sms a MR per una ennesima imitazione e un'ulteriore condivisione.
MF è, oltretutto, il motore che alimenta la tentazione scrittoria di MR; è la spinta che le permette di regalarsi la velleitaria passione di buttar giù righe e righe di parole e - da quando i rapporti fra loro si sono intensificati - di parolacce; è l'audace impulso a nobilitare l'uso della sintassi e della grammatica.
"Ho letto i tuoi ultimi due post..." e seguono, bontà sua, elogi, plauso, e approvazione.
Ma l'elogio, il plauso e l'approvazione più sentiti, MF li riserva alla MR ciociara a Firenze. Avendo questa conservato, pur non accorgendosene, una certa integrità linguistica, perseverando nel suo accento d'origine, mantenendo pressoché inalterata l'inflessione, e contrapponendosi con forza (senza intenzione) all'elevazione della pronuncia, scatena in MF una straordinaria, impenitente, irrefrenabile, divertita - e divertente - voglia di imitarla.
Qualche giorno fa, dopo una delle loro travolgenti telefonate in cui MR, con invettiva e insoddisfazione laziali, informava MF di aver cambiato gestore telefonico, e di averne scelto uno più conveniente per se stessa a stravolgere le tariffe di chi da lì in avanti la chiamerà, compresa MF che immediatamente provvedeva a fornire una soluzione per le telefonate future.
"Questo è l'altro mio numero... Me raccomanno, segnetelo pe' bbbène che ppoi t'o dimentichi!" scriveva MF via sms a MR per una ennesima imitazione e un'ulteriore condivisione.
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sabato 16 febbraio 2013
GLORIA!
L'aspetto più orripilante dell'influenza che in questi giorni ha colpito MR concerne gli accessi di tosse notturni. Un paio di ore di spasmi canini della laringe, a conciliare l'insonnia, ormai da quattro notti.
Spasmi e insonnia che hanno svuotato MR.
Vuoto che MR ha tentato di colmare svuotando, a sua volta, il frigo; ascoltando musica cinese angosciante (il link diceva rilassante, ma tant'è!); riguardando tutta l'intera serie di Candy Candy, piangendo come una fontana.
Rileggendo il vecchio blog. E qui, non solo la vera tragedia, e l'atroce raccapriccio; il vuoto si è fatto cosmico.
Chi cazzo ha scritto questa roba?
L'essere dalla naturale vis comico-buffonesca; colei che, priva di fantasia, si guarda intorno e riporta tutto qui dentro schematicamente e con elementare semplicità; la leggiadra creatura che - ad esempio - dopo una tranvata non si sognerebbe lontanamente di scavare troppo in profondità, e risolve tutto in tre sole fasi:
SVIENE
ARCHIVIA
RINVIENE;
ebbene, quattro anni fa scrisse 'sta cosa agghiacciante. Dovrebbero essere, se non ricorda male, tre diversi modi di accostarsi alle pene di una donna caduta in ambasce da parte di tre amiche. (Due, per la verità, veramente stronze!)
BUON DIVERTIMENTO!
Gloria occupava tutti i miei pensieri ormai da giorni.
Ero stata colpita dalla sua reazione quasi piccata alla catastrofe emotiva che l'aveva travolta.
Aveva sempre anelato al raggiungimento di quel traguardo ed aveva altresì computato la necessità di accoglierne qualsiasi conseguenza. Ora le conseguenze avevano abbandonato l'area in cui erano rimaste in sospeso, per affacciarsi con tutta la loro violenza nella sua vita.
Il suo viso era scavato dal dolore e rigato dalle lagrime che scendevano senza ritegno e che le gonfiavano lo sguardo vacuo. Non mi sentivo di giudicare moralmente il suo operato, ma lo struggimento che riversava su chi le si accostava era terribilmente patetico. Lasciava che le sue gioie trasformatesi in dolori le oscurassero totalmente la coscienza. Parlava di sofferenza acutissima reputandosene vittima inconsapevole. Ma non aveva rimorsi, Gloria. Aveva essa stessa causato dolore, e si sottraeva alle sue colpe non credendo di doverle emendare. Era un lusso che voleva ma non poteva permettersi.
Perduta e dissolta, la sua dignità non vedeva via d'uscita.
Mi chiedevo come Gloria riuscisse a dormire soffrendo così tanto. Non c'era spazio per la pietà, nel mio animo, verso di lei. Non c'era neanche desiderio di vederla star male. Non c'era assolutamente nulla, e forse era giusto così. Aveva sentito la preoccupazione che tutti avevamo per lei, ma riesco ancora a vederla sorridere per questo. Gloria era caparbia, Gloria era determinata, Gloria era forte. In seguito all'abbattimento del suo obiettivo, Gloria era solo un essere ripiegato su se stesso. Per lei era giunto il momento di affermare i suoi imprescindibili elementi vitali. Ora, doveva farcela da sola.
Quando la sofferenza bussò alla porta di Gloria, assunse in un istante tre diverse sembianze: quella della disperazione, quella dell'afflizione morale, quella del dolore fisico. Si abbatté improvvisamente come un colpo di mannaia, sulla sua mente e sul suo cuore ed in un primo stadio si manifestò in tutta la sua forza invalidando qualsiasi capacità di reazione, di confinamento al di qua dell'umiliazione. Si addensò nei territori più prossimi al cuore, per poi espatriare verso regioni a lui meno limitrofe ma mai fuori le rotte che serravano l'animo nella materialità del corpo. Pur guardando, gli occhi non vedevano niente, e, nel totale disorientamento, fissavano nella mente immagini precise e marchiate a fuoco. In una fase successiva al dilagare del dolore, tutto rientrò e si celò dietro uno sguardo apparentemente placido, mentre l'orgoglio lottava contro l'umiliazione che via via diveniva più sopportabile.
Ma quanto appariva bella, Gloria! Quanto potere le conferiva il dolore! Poteva sembrare fragile colpita da questa inaspettata sofferenza, ma tutte le forze che la sua mente ed il suo corpo chiamavano a raccolta e che lottavano per non emergere, innalzavano Gloria, la ponevano al di sopra di tutto ciò che è controllato e controllabile.
I tornanti della vita espongono al crollo. Dopo il crollo, Gloria era al di sopra di tutto.
Il suo sguardo era perso, ma intenso e vivo di crudo dolore. Le pieghe del suo volto avevano la sottile e sublime purezza di una bellezza diversa.
Gloria soffriva, e per questo, Gloria era bella.
(ED EBBE ANCHE IL CORAGGIO DI AGGIUNGERE QUESTO)
Spasmi e insonnia che hanno svuotato MR.
Vuoto che MR ha tentato di colmare svuotando, a sua volta, il frigo; ascoltando musica cinese angosciante (il link diceva rilassante, ma tant'è!); riguardando tutta l'intera serie di Candy Candy, piangendo come una fontana.
Rileggendo il vecchio blog. E qui, non solo la vera tragedia, e l'atroce raccapriccio; il vuoto si è fatto cosmico.
Chi cazzo ha scritto questa roba?
L'essere dalla naturale vis comico-buffonesca; colei che, priva di fantasia, si guarda intorno e riporta tutto qui dentro schematicamente e con elementare semplicità; la leggiadra creatura che - ad esempio - dopo una tranvata non si sognerebbe lontanamente di scavare troppo in profondità, e risolve tutto in tre sole fasi:
SVIENE
ARCHIVIA
RINVIENE;
ebbene, quattro anni fa scrisse 'sta cosa agghiacciante. Dovrebbero essere, se non ricorda male, tre diversi modi di accostarsi alle pene di una donna caduta in ambasce da parte di tre amiche. (Due, per la verità, veramente stronze!)
BUON DIVERTIMENTO!
Gloria occupava tutti i miei pensieri ormai da giorni.
Ero stata colpita dalla sua reazione quasi piccata alla catastrofe emotiva che l'aveva travolta.
Aveva sempre anelato al raggiungimento di quel traguardo ed aveva altresì computato la necessità di accoglierne qualsiasi conseguenza. Ora le conseguenze avevano abbandonato l'area in cui erano rimaste in sospeso, per affacciarsi con tutta la loro violenza nella sua vita.
Il suo viso era scavato dal dolore e rigato dalle lagrime che scendevano senza ritegno e che le gonfiavano lo sguardo vacuo. Non mi sentivo di giudicare moralmente il suo operato, ma lo struggimento che riversava su chi le si accostava era terribilmente patetico. Lasciava che le sue gioie trasformatesi in dolori le oscurassero totalmente la coscienza. Parlava di sofferenza acutissima reputandosene vittima inconsapevole. Ma non aveva rimorsi, Gloria. Aveva essa stessa causato dolore, e si sottraeva alle sue colpe non credendo di doverle emendare. Era un lusso che voleva ma non poteva permettersi.
Perduta e dissolta, la sua dignità non vedeva via d'uscita.
Mi chiedevo come Gloria riuscisse a dormire soffrendo così tanto. Non c'era spazio per la pietà, nel mio animo, verso di lei. Non c'era neanche desiderio di vederla star male. Non c'era assolutamente nulla, e forse era giusto così. Aveva sentito la preoccupazione che tutti avevamo per lei, ma riesco ancora a vederla sorridere per questo. Gloria era caparbia, Gloria era determinata, Gloria era forte. In seguito all'abbattimento del suo obiettivo, Gloria era solo un essere ripiegato su se stesso. Per lei era giunto il momento di affermare i suoi imprescindibili elementi vitali. Ora, doveva farcela da sola.
Quando la sofferenza bussò alla porta di Gloria, assunse in un istante tre diverse sembianze: quella della disperazione, quella dell'afflizione morale, quella del dolore fisico. Si abbatté improvvisamente come un colpo di mannaia, sulla sua mente e sul suo cuore ed in un primo stadio si manifestò in tutta la sua forza invalidando qualsiasi capacità di reazione, di confinamento al di qua dell'umiliazione. Si addensò nei territori più prossimi al cuore, per poi espatriare verso regioni a lui meno limitrofe ma mai fuori le rotte che serravano l'animo nella materialità del corpo. Pur guardando, gli occhi non vedevano niente, e, nel totale disorientamento, fissavano nella mente immagini precise e marchiate a fuoco. In una fase successiva al dilagare del dolore, tutto rientrò e si celò dietro uno sguardo apparentemente placido, mentre l'orgoglio lottava contro l'umiliazione che via via diveniva più sopportabile.
Ma quanto appariva bella, Gloria! Quanto potere le conferiva il dolore! Poteva sembrare fragile colpita da questa inaspettata sofferenza, ma tutte le forze che la sua mente ed il suo corpo chiamavano a raccolta e che lottavano per non emergere, innalzavano Gloria, la ponevano al di sopra di tutto ciò che è controllato e controllabile.
I tornanti della vita espongono al crollo. Dopo il crollo, Gloria era al di sopra di tutto.
Il suo sguardo era perso, ma intenso e vivo di crudo dolore. Le pieghe del suo volto avevano la sottile e sublime purezza di una bellezza diversa.
Gloria soffriva, e per questo, Gloria era bella.
(ED EBBE ANCHE IL CORAGGIO DI AGGIUNGERE QUESTO)
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mercoledì 16 gennaio 2013
PARLANO!
Domenica pomeriggio a casa di amici. Di fronte a tre vassoi di madeleine al cioccolato, alla mandorla e ai fiori d'arancio, si discetta, tutti insieme appassionatamente, su vino, opera, prossime elezioni, iperventilazione. Ci scappa qualcosa anche sull'antropologia. Si parte dai bambini in fasce per arrivare all'aspetto socio-culturale-artistico-espressivo-psico-evolutivo dell'adulto, passando per gli animali; i gatti, per la precisione.
"Ragiona! Non sarai mica una di quelle che crede che i gatti parlino o si facciano capire?!" chiede allarmato A alla razionalbipolare MR.
"Eh!? Io?, Ehm, no, no! Cioè, veramente, sì, be', oddio... farsi capire, si fanno capire... (parlano, parlano eccome! Saranno di poche parole, diciamo il giusto indispensabile, facciamo lo stretto necessario, accordiamo un minimo sindacale. PARLANO!)
Forte della sua convinzione, MR va ad illustrare l'eloquio dei suoi due felidi, Tremor e Gea.
TREMOR.
Di poche parole, ehm, miagolii (per le apparizioni di S.Caterina da Siena, vergine e dottore della chiesa, e per la trascrizione fonetica del verso, no, cioè del verbo del gatto MR si sta attrezzando, ma meglio andarci piano!), Tremor, con voce da castrato, dunque facile all'estensione verso i suoni acuti, distingue tre diverse tipologie di espressione parlata: quella stentorea e roboante, con emissioni inizialmente brevi e irregolari, via via sempre più ritmiche e coordinate, in fine martellanti da far montare le furie dall'Erebo ai nervi di MR, a quel punto, ormai, sulla strada del gattibalismo; la bestia sembra dire, anzi, DICE: "Adesso, strafottuta umana, se non mi fai fare ciò che voglio, tipo uscire, entrare, riuscire e rientrare, ti sfracello il sistema nervoso!"; quella in sordina da vittima di soprusi e vessazioni, con propagazione, o - per rendere meglio l'idea - con esalazione di infrasuoni ad intermittenza, che ricordano tanto Cita, e dei quali dà saggio dal veterinario, facendo sentire MR l'essere più riprovevole del creato: "No, il termometro, il laccio emostatico e la puntura no! Se non mi porti via da qui, malvagia, crudele, impietosa, atroce, disumana umana, ti sfracello l'anima e il cuore!"; quella strozzata da frustrato respinto, con emanazione di suoni spezzati - come se lo si stesse spremendo - e schiacciati, da Paolino Paperino, quando vuole entrare dentro il letto e dormire abbracciato con MR che il più delle volte cede: "Fammi entrare nel letto, ti abbraccio un po', dai, ci abbracciamo, ti faccio un pane sulla pancia e dei grattini sulla schiena ché lèvati!"
Tremor si esprime con disinvolta loquela anche durante il sonno, dove la pronuncia della R è continuata e pressoché univoca. Come spesso succede, di quello che si dice durante il sonno non si capisce una beneamata mazza.
GEA.
Gea è un tipico esempio di gatto dalla lingua sciolta. La sua voce è aspra e contraltile, ma sa anche accarezzare con timbro morbido, luminoso e nitido. Gea parla quando cammina, quando salta felice, quando, dormendo, si gira e si rigira nel comodo giaciglio, quando MR esce, e quando rientra. Nello specifico: quando cammina annoiata con passo da leonessa buttandosi ogni cosa alle spalle, senza voltarsi, con suoni a mezza voce. Tradotto: "Mi avete rotto le palle! Quanto siete monotoni! Quello dorme e basta, quell'altra ha sempre qualcosa da fare... affanculo!"; quando salta felice, arricchendo gli avvitamenti corporei, seguiti da appoggio orizzontale a quattro zampe su divano, sedie, mobili o pareti, con urlo strappato (famoso elemento di tecnica clownora) in sequenza. Tradotto: "Ora vi faccio il pagliaccio, il giullare di corte, l'acrobata e il menestrello!"; quando dormendo, si gira e si rigira nel comodo giaciglio, a mo' di donna accoccolata tra le braccia del suo amante, con falsetto gemente, frignante e piagnucolante di piacere, in uno scambio unidirezionale di amorosi sensi (sognando di sicuro O la rumena). Tradotto: "Mmmhh, sì, ahhmm, uuhhmmm, sì, oohhhmmm!"; quando MR esce, e quando rientra, sedendosi e sdraiandosi indifferente con purrrole sussurrate a fior di labbra. Tradotto: "Vai, va', che ora viene il bello!"
"Sei già tornata?! Ora però non cominciare a rompere che ho sfondato quel pannello, aperto quei cassetti, schiodato quello specchio, ché qua io sono sempre da sola, quello dorme, e devo ammazzare il tempo in qualche modo!"
Al mattino, appena si alza, onde evitare sgradevoli e inopportune ripercussioni, tipo stronzi evacuati a turno fuori dalla lettiera, sul pavimento in bella vista, MR riempie le ciotole delle bestie. Stamattina distratta e mezza addormentata, ha fatto colazione prima dei felini, che l'hanno guardata lanciando chiari segnali di disapprovazione. Smaterializzatisi per qualche minuto, sono tornati ed hanno ripreso posto, sul tavolo, uno a destra e l'altro a sinistra dell'inconsapevole umana che non li ha degnati di attenzione né di croccantini.
Sono rimasti in silenziosa attesa che hanno ingannato facendosi il bidet davanti e di dietro.
Questo è uno di quei rari casi in cui non parlano.
"Ragiona! Non sarai mica una di quelle che crede che i gatti parlino o si facciano capire?!" chiede allarmato A alla razionalbipolare MR.
"Eh!? Io?, Ehm, no, no! Cioè, veramente, sì, be', oddio... farsi capire, si fanno capire... (parlano, parlano eccome! Saranno di poche parole, diciamo il giusto indispensabile, facciamo lo stretto necessario, accordiamo un minimo sindacale. PARLANO!)
Forte della sua convinzione, MR va ad illustrare l'eloquio dei suoi due felidi, Tremor e Gea.
TREMOR.
Di poche parole, ehm, miagolii (per le apparizioni di S.Caterina da Siena, vergine e dottore della chiesa, e per la trascrizione fonetica del verso, no, cioè del verbo del gatto MR si sta attrezzando, ma meglio andarci piano!), Tremor, con voce da castrato, dunque facile all'estensione verso i suoni acuti, distingue tre diverse tipologie di espressione parlata: quella stentorea e roboante, con emissioni inizialmente brevi e irregolari, via via sempre più ritmiche e coordinate, in fine martellanti da far montare le furie dall'Erebo ai nervi di MR, a quel punto, ormai, sulla strada del gattibalismo; la bestia sembra dire, anzi, DICE: "Adesso, strafottuta umana, se non mi fai fare ciò che voglio, tipo uscire, entrare, riuscire e rientrare, ti sfracello il sistema nervoso!"; quella in sordina da vittima di soprusi e vessazioni, con propagazione, o - per rendere meglio l'idea - con esalazione di infrasuoni ad intermittenza, che ricordano tanto Cita, e dei quali dà saggio dal veterinario, facendo sentire MR l'essere più riprovevole del creato: "No, il termometro, il laccio emostatico e la puntura no! Se non mi porti via da qui, malvagia, crudele, impietosa, atroce, disumana umana, ti sfracello l'anima e il cuore!"; quella strozzata da frustrato respinto, con emanazione di suoni spezzati - come se lo si stesse spremendo - e schiacciati, da Paolino Paperino, quando vuole entrare dentro il letto e dormire abbracciato con MR che il più delle volte cede: "Fammi entrare nel letto, ti abbraccio un po', dai, ci abbracciamo, ti faccio un pane sulla pancia e dei grattini sulla schiena ché lèvati!"
Tremor si esprime con disinvolta loquela anche durante il sonno, dove la pronuncia della R è continuata e pressoché univoca. Come spesso succede, di quello che si dice durante il sonno non si capisce una beneamata mazza.
GEA.
Gea è un tipico esempio di gatto dalla lingua sciolta. La sua voce è aspra e contraltile, ma sa anche accarezzare con timbro morbido, luminoso e nitido. Gea parla quando cammina, quando salta felice, quando, dormendo, si gira e si rigira nel comodo giaciglio, quando MR esce, e quando rientra. Nello specifico: quando cammina annoiata con passo da leonessa buttandosi ogni cosa alle spalle, senza voltarsi, con suoni a mezza voce. Tradotto: "Mi avete rotto le palle! Quanto siete monotoni! Quello dorme e basta, quell'altra ha sempre qualcosa da fare... affanculo!"; quando salta felice, arricchendo gli avvitamenti corporei, seguiti da appoggio orizzontale a quattro zampe su divano, sedie, mobili o pareti, con urlo strappato (famoso elemento di tecnica clownora) in sequenza. Tradotto: "Ora vi faccio il pagliaccio, il giullare di corte, l'acrobata e il menestrello!"; quando dormendo, si gira e si rigira nel comodo giaciglio, a mo' di donna accoccolata tra le braccia del suo amante, con falsetto gemente, frignante e piagnucolante di piacere, in uno scambio unidirezionale di amorosi sensi (sognando di sicuro O la rumena). Tradotto: "Mmmhh, sì, ahhmm, uuhhmmm, sì, oohhhmmm!"; quando MR esce, e quando rientra, sedendosi e sdraiandosi indifferente con purrrole sussurrate a fior di labbra. Tradotto: "Vai, va', che ora viene il bello!"
"Sei già tornata?! Ora però non cominciare a rompere che ho sfondato quel pannello, aperto quei cassetti, schiodato quello specchio, ché qua io sono sempre da sola, quello dorme, e devo ammazzare il tempo in qualche modo!"
Al mattino, appena si alza, onde evitare sgradevoli e inopportune ripercussioni, tipo stronzi evacuati a turno fuori dalla lettiera, sul pavimento in bella vista, MR riempie le ciotole delle bestie. Stamattina distratta e mezza addormentata, ha fatto colazione prima dei felini, che l'hanno guardata lanciando chiari segnali di disapprovazione. Smaterializzatisi per qualche minuto, sono tornati ed hanno ripreso posto, sul tavolo, uno a destra e l'altro a sinistra dell'inconsapevole umana che non li ha degnati di attenzione né di croccantini.
Sono rimasti in silenziosa attesa che hanno ingannato facendosi il bidet davanti e di dietro.
Questo è uno di quei rari casi in cui non parlano.
mercoledì 2 gennaio 2013
CON V, E, E NIPOTE UNO
Una parte delle festività natalizie edizione 2012-2013, MR l'ha trascorsa con mamma V, papà E, e nipote uno. Dopo pranzi e cene luculliani, rigorosamente ciociari - imposti da V e bene accolti da MR -, alternati a decine e decine di Km a piedi, per digerire, smaltire, e metabolizzare colesterolo, e trigliceridi abbarbicatisi all'anima - dettame di E; dopo i servizi fotografici a MR, a Tremor e a Gea - inflitti senza tregua da nipote uno; tutti e quattro, alla sera, crollavano, chi steso, chi riverso, chi accasciato, chi secco, tutti cadaveri, ognuno sul proprio giaciglio. Non li ha tenuti svegli neanche la trepidante attesa per il nuovo anno, neppure l'euforia del conto alla rovescia prima della mezzanotte. Steso il consuntivo dell'anno che stava per andarsene, durante il cenone, le iperboliche celebrazioni, per i quattro dell'Ave Maria missione "per carità non arrivate alla mezzanotte per stappare quello spumante!", i resistenti golden four, si possono così illustrare: mamma V e papà E hanno scelto di incollarsi davanti alla tv indecisi tra due film: "Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso ma non avete mai osato chiedere" e "Una notte da leoni". Caduta, inevitabilmente, la scelta sul secondo, non sono arrivati neanche alla fine del primo tempo, per sopraggiunta catalessi. MR e nipote uno hanno, invece, interagito via chat con una certa Saomi-Marisa (il secondo nome è quello che risulta dai suoi account, e cioè quello della nonna) - amica di nipote uno - che ha continuato senza sosta ad aggirarsi nel web, all'inseguimento di questo, su skype, messenger, facebook, twitter, e posta elettronica, tutti i giorni, per quattro giorni, prima e dopo i pasti luculliani ciociari imposti da V, durante le maratone dettate da E, piombando anche dentro i servizi fotografici, e prima che tutti collassassero causa sonno. Saomi-Marisa frequenta la quinta elementare, è estremamente comunicativa, scrive come una studentessa universitaria tanto da suscitare l'invidia di MR. Fra le due è nata fin da subito una incoercibile competizione, ed una irrefrenabile antipatia.
"Ma quella nelle foto sarebbe tua zia?" indagava Saomi-Marisa con sufficienza.
"Sì, è un po' matta, ma ci divertiamo molto!" spiegava orgoglioso nipote uno.
"Be', effettivamente, guardandola bene non mi sembra tanto normale. Comunque, è ancora lontana dai miei livelli di pazzia!" articolava, con competitiva coscienza, la persecutrice indefessa.
"Scrivile che la zia matta dice che si vede lontano un miglio che ti sta corteggiando!" suggeriva MR, a nipote uno, in piena arcigna fase involutiva.
"Di' a tua zia che non sa di cosa parla. Io sono disperatamente innamorata di un'altra persona! E lei, ora, credo abbia raggiunto i miei livelli di pazzia!" argomentava con uso corretto di congiuntivi, disinvolta punteggiatura, e con snelli ed essenziali elementi discorsivi, la scrivente rampante.
"Chiedile quale è la sua materia preferita a scuola. Sarà sicuramente l'italiano. E anche se non vede l'ora di tornarci dopo le vacanze, e chiedile pure come si descriverebbe!" ordinava perentoria MR a nipote uno che cominciava a scambiare la chat, ormai dirottata sulle due antagoniste, per un divertente e sbellicante match tra due streghe.
"Alla domanda numero uno ti rispondo la matematica, alla numero due no, non ho voglia di tornare a scuola, e di me posso dirti che sono solare, divertente, burlona e pazzerella." rilanciava con audacia e sicurezza quella che MR stava per definire una sgualdrinella impertinente.
"Chiedile perché scrive come una scrittrice, chiediglielo, forza!" ordinava, ormai fuori di sé MR al più divertito nipote uno della terra.
"Ti ringrazio! Ma io non credo sia proprio così. Tuttavia, la mia maestra pensa che io sia un angelo, perché quando non mi vede faccio ciò che voglio mentre quando volge lo sguardo verso di me, mi sorprende sempre attenta e a scrivere!" replicava con soave orgoglio il sedicente angelo.
"Basta, spegni quel telefono, dalle la buonanotte. Tanto sono sicura che c'è qualcuno che scrive al suo posto, non è lei, non può essere lei.. frequenta solo la quinta elementare... è la nonna!" sbottava velenosa e maligna MR.
Fra baldanzose e forbite chat, con dispiegamenti di sintassi corrette ed efficaci, periodi, frasi, proposizioni organizzate in ardimentose espressioni linguistiche da parte di Saomi-Marisa, anche l'ultimo giorno dell'anno, MR e nipote uno, come V ed E, sono precipitati esausti in un sonno prematuro e ristoratore. Durante i fuochi di mezzanotte, MR si è svegliata ed ha pensato che Saomi-Marisa probabilmente è un mezzo genietto.
"Ma quella nelle foto sarebbe tua zia?" indagava Saomi-Marisa con sufficienza.
"Sì, è un po' matta, ma ci divertiamo molto!" spiegava orgoglioso nipote uno.
"Be', effettivamente, guardandola bene non mi sembra tanto normale. Comunque, è ancora lontana dai miei livelli di pazzia!" articolava, con competitiva coscienza, la persecutrice indefessa.
"Scrivile che la zia matta dice che si vede lontano un miglio che ti sta corteggiando!" suggeriva MR, a nipote uno, in piena arcigna fase involutiva.
"Di' a tua zia che non sa di cosa parla. Io sono disperatamente innamorata di un'altra persona! E lei, ora, credo abbia raggiunto i miei livelli di pazzia!" argomentava con uso corretto di congiuntivi, disinvolta punteggiatura, e con snelli ed essenziali elementi discorsivi, la scrivente rampante.
"Chiedile quale è la sua materia preferita a scuola. Sarà sicuramente l'italiano. E anche se non vede l'ora di tornarci dopo le vacanze, e chiedile pure come si descriverebbe!" ordinava perentoria MR a nipote uno che cominciava a scambiare la chat, ormai dirottata sulle due antagoniste, per un divertente e sbellicante match tra due streghe.
"Alla domanda numero uno ti rispondo la matematica, alla numero due no, non ho voglia di tornare a scuola, e di me posso dirti che sono solare, divertente, burlona e pazzerella." rilanciava con audacia e sicurezza quella che MR stava per definire una sgualdrinella impertinente.
"Chiedile perché scrive come una scrittrice, chiediglielo, forza!" ordinava, ormai fuori di sé MR al più divertito nipote uno della terra.
"Ti ringrazio! Ma io non credo sia proprio così. Tuttavia, la mia maestra pensa che io sia un angelo, perché quando non mi vede faccio ciò che voglio mentre quando volge lo sguardo verso di me, mi sorprende sempre attenta e a scrivere!" replicava con soave orgoglio il sedicente angelo.
"Basta, spegni quel telefono, dalle la buonanotte. Tanto sono sicura che c'è qualcuno che scrive al suo posto, non è lei, non può essere lei.. frequenta solo la quinta elementare... è la nonna!" sbottava velenosa e maligna MR.
Fra baldanzose e forbite chat, con dispiegamenti di sintassi corrette ed efficaci, periodi, frasi, proposizioni organizzate in ardimentose espressioni linguistiche da parte di Saomi-Marisa, anche l'ultimo giorno dell'anno, MR e nipote uno, come V ed E, sono precipitati esausti in un sonno prematuro e ristoratore. Durante i fuochi di mezzanotte, MR si è svegliata ed ha pensato che Saomi-Marisa probabilmente è un mezzo genietto.
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martedì 27 novembre 2012
CONTENUTI VIETATI
"Il tuo è un blog a luci rosse... Parli di sbiancamento anale, di youporn, di calendari porno, affronti temi come W la figa. Dovrebbe essere vietato ai minori di quattordici anni e tu invece lo tieni aperto a tutti."
"Ma io ho fatto solo qualche citazione!"
MR stamattina, curiosando qua e là dietro le quinte del suo blog, si è avventurata nell'elenco delle chiavi di ricerca per l'accesso scoprendo una forma d'espressione umana straripante, liberale, lussureggiante, anarchica, bizzarra, articolata e a tratti hard. Eppure, nonostante quanto dichiarato imperiosamente da V, a parte un post in cui MR arditamente ha scritto di tette, e uno in cui ha accennato alla puzza di ascelle come feticcio, per il resto gli orizzonti di Oceani Capovolti non sono poi così sessualmente ampi. Motivo per cui MR si è chiesta come la creatività dell'utenza che ha digitato su google Tremore testicoli, Amplessi succulenti, Figa quantistica, Supreme bocce quanto sono costate, Frasi calienti sesso, Sottofondi musicali per erezioni, Ce l'ho abbastanza lungo, sia approdata su un blog che alla voce Categoria risponde con Intrattenimento/Altro. Inspiegabile anche quale risposta abbia trovato qui dentro chi ha digitato Cappuccetto rosso capovolta, visto che MR non ha mai scritto di kamasutra. Mistero fitto, poi, sul senso erotico che qualcuno ha voluto ad ogni costo intrusivamente cercare in un sito, che può sì far scuotere la testa, ma per altro genere di farneticazioni, accedendovi attraverso Datti al porno, ti voglio tutta nuda, e pistolino di fuori. MR pensa che i fruitori più fortunati, che coraggiosamente si sono addentrati nella sua giungla, siano stati gli estrosi alla ricerca di opinioni e pareri sulle Scissioni dell'io, la Molteplicità dei Sé interiori, le Personalità multiple e contorte, anche se non è sicura che questi abbiano trovato esaustive spiegazioni nelle centinaia di parole da lei compulsivamente spese.
mercoledì 10 ottobre 2012
CON UN PO' DI IMPUDICIZIA
Naturalmente MR non smetteva di pensarci; per giorni continuava a dirsi: "Ora lo faccio! " E la spinta del desiderio la portò a decidere spudoratamente per la mattina di un giorno infrasettimanale.
Dopo un garrulo dibattimento mattutino - anzi, mattiniero, praticamente prima dell'alba - con i suoi molteplici sé interiori:
"Dai, MR, non desideri altro da mesi, e dall'ultima volta è passato davvero troppo tempo!" la incitava impaziente il sé interiore 1.
"Se non cogli il momento ora, con quello sguardo peccaminoso da triglia che ti ritrovi, non lo farai più!" commentava eccitato il sé interiore 2.
"Non farti divorare dalla tentazione, fallo e basta! Non vergognarti della tua fantasia vorticosa, non sentirti in colpa se la cosa per te ha un fascino perverso con tutto quello che ne potrebbe conseguire!" ordinava perentorio il sé interiore 3.
"Ma a quest'ora mi lanciate una tale sfida?! Ora non ho tempo, devo dormire, buonanotte!"
"Dormirai dopo, è bellissimo dormire dopo averlo fatto, non dobbiamo certo insegnartelo noi. Muoviti! Ti sta aspettando, non senti il suo richiamo? Non puoi essere così crudele con lui! E poi, tu lo vuoi, lo vuoi e lo vuoi!"
"E se poi mi vien voglia di farlo tutti i giorni perché mi sarà piaciuto troppo? Va bene, va bene, ma per ora una cosa veloce. Meglio ricominciare passo passo... non si sa mai, queste cose hanno una portata non da poco!" pigolò concupiscente e ingorda MR.
Quel giorno decise di lanciarsi nuovamente in un'avventura lussureggiante, di esplorare altri e nuovi orizzonti, di riappropiarsi di un entusiasmo giovane ma alternativo. Imbattersi ancora in lui provocò in MR un turbinio di emozioni trascinanti. Inizialmente temette - come la prima volta - fossero solo incontri occasionali, ma malgrado tutto sentì l'urgenza di liberare i mostri dell'impudicizia che da troppo tempo albergavano indisturbati nel suo intimo. MR ci riprovò, e le càpita ancora sentir montare la vergogna e il senso di colpa dentro se stessa, anche se gode dell'essere preda delle sue pulsioni più recondite, fallendo ogni tentativo di tenerle nascoste. E' spesso in bilico tra una continua e immediata impellenza di conoscerne avidamente segreti e misteri, e la pacata esigenza di curarlo senza oppressioni adottando toni caldi, lievi, sobri. Non di rado finisce con il perdersi nell'universo di lui viaggiando indecisa attraverso le più svariate identità: MR allegra, MR nel lacrimatoio, MR sgangherata, MR ponderata, MR imbottigliata, MR libera, MR schiacciata, MR angosciata. A volte teme il riaffacciarsi improvviso di qualche forma di stanchezza accompagnata a pentimento, che in passato, puntualmente e non isolatamente, arrivò. Ma lui l'ha sempre aspettata paziente, perché sapeva che MR non avrebbe retto all'astinenza e sarebbe tornata. Sono passati quattro anni dal loro primo incontro; quattro anni che hanno regalato a MR la possibilità di tracciare contorni, di stabilire confini entro i quali imparare tanto. Quattro anni di contorni e confini oltre i quali sconfinare in picchi di euforia e vertigini. Quattro anni di occasioni di confronto, di comune sentire, di scambi di opinioni, sentimenti, idee, idiomi. Quattro anni di blog.
(GRAZIE, MAINA, PER AVERMI FATTO RITROVARE LA SPINTA. GRAZIE, BLOG, PER AVERMI FATTO INCONTRARE MAINA!)
Dopo un garrulo dibattimento mattutino - anzi, mattiniero, praticamente prima dell'alba - con i suoi molteplici sé interiori:
"Dai, MR, non desideri altro da mesi, e dall'ultima volta è passato davvero troppo tempo!" la incitava impaziente il sé interiore 1.
"Se non cogli il momento ora, con quello sguardo peccaminoso da triglia che ti ritrovi, non lo farai più!" commentava eccitato il sé interiore 2.
"Non farti divorare dalla tentazione, fallo e basta! Non vergognarti della tua fantasia vorticosa, non sentirti in colpa se la cosa per te ha un fascino perverso con tutto quello che ne potrebbe conseguire!" ordinava perentorio il sé interiore 3.
"Ma a quest'ora mi lanciate una tale sfida?! Ora non ho tempo, devo dormire, buonanotte!"
"Dormirai dopo, è bellissimo dormire dopo averlo fatto, non dobbiamo certo insegnartelo noi. Muoviti! Ti sta aspettando, non senti il suo richiamo? Non puoi essere così crudele con lui! E poi, tu lo vuoi, lo vuoi e lo vuoi!"
"E se poi mi vien voglia di farlo tutti i giorni perché mi sarà piaciuto troppo? Va bene, va bene, ma per ora una cosa veloce. Meglio ricominciare passo passo... non si sa mai, queste cose hanno una portata non da poco!" pigolò concupiscente e ingorda MR.
Quel giorno decise di lanciarsi nuovamente in un'avventura lussureggiante, di esplorare altri e nuovi orizzonti, di riappropiarsi di un entusiasmo giovane ma alternativo. Imbattersi ancora in lui provocò in MR un turbinio di emozioni trascinanti. Inizialmente temette - come la prima volta - fossero solo incontri occasionali, ma malgrado tutto sentì l'urgenza di liberare i mostri dell'impudicizia che da troppo tempo albergavano indisturbati nel suo intimo. MR ci riprovò, e le càpita ancora sentir montare la vergogna e il senso di colpa dentro se stessa, anche se gode dell'essere preda delle sue pulsioni più recondite, fallendo ogni tentativo di tenerle nascoste. E' spesso in bilico tra una continua e immediata impellenza di conoscerne avidamente segreti e misteri, e la pacata esigenza di curarlo senza oppressioni adottando toni caldi, lievi, sobri. Non di rado finisce con il perdersi nell'universo di lui viaggiando indecisa attraverso le più svariate identità: MR allegra, MR nel lacrimatoio, MR sgangherata, MR ponderata, MR imbottigliata, MR libera, MR schiacciata, MR angosciata. A volte teme il riaffacciarsi improvviso di qualche forma di stanchezza accompagnata a pentimento, che in passato, puntualmente e non isolatamente, arrivò. Ma lui l'ha sempre aspettata paziente, perché sapeva che MR non avrebbe retto all'astinenza e sarebbe tornata. Sono passati quattro anni dal loro primo incontro; quattro anni che hanno regalato a MR la possibilità di tracciare contorni, di stabilire confini entro i quali imparare tanto. Quattro anni di contorni e confini oltre i quali sconfinare in picchi di euforia e vertigini. Quattro anni di occasioni di confronto, di comune sentire, di scambi di opinioni, sentimenti, idee, idiomi. Quattro anni di blog.
(GRAZIE, MAINA, PER AVERMI FATTO RITROVARE LA SPINTA. GRAZIE, BLOG, PER AVERMI FATTO INCONTRARE MAINA!)
domenica 8 luglio 2012
CIOCIARO E FIORENTINO
Cosa hanno fatto alle consonanti ciociare? Il contrario di quello che hanno fatto alle consonanti fiorentine. Se le prime sembrano morire di asfissia, le seconde esagerano con l'ossigeno. Se l'idioma ciociaro con le sue rappresentative consonanti ricorda l'aramaico-samaritano, quello fiorentino riporta all'orecchio sonorità asiatico-cantonesi. Nell'opinione collettiva, questo ha determinato che la pronuncia spigolosa e segaligna dell'italiano parlato nel basso Lazio, assuma peculiarità strambe e grottesche; quella acciabattata e soffiata del sostrato della lingua italiana e cioè di quella parlata nella culla di arte, scienza, e cultura, detenga gli eccezionali pregi di piacevolezza, simpatia, e amabilità. MR, cicociara a Firenze, ha conservato pur non accorgendosene una certa integrità linguistica, perseverando nel suo accento d'origine, mantenendo pressoché inalterata l'inflessione, e contrapponendosi con forza a L, fiorentino a Firenze, dal verbo marcatamente locale. Reciprocamente attratti, oltre che da tante altre cose, anche dalla diversità idiomatica, quando sono insieme mettono volentieri le loro due differenti nature linguistiche a confronto. Con animo indagatore, per necessità di vicendevole comprensione, e per pura e divertita curiosità, chiosano su termini, fondono vocaboli, barattano modi di dire. In un vero e proprio processo di osmosi, l'uno rimarca, riformula, assorbe le identità lessicali dell'altra e viceversa.
"Voi dite 'trrrènta'? Noi diciamo 'trénta'... "
"Ah, e voi come dite 'cosa fai?'
"Icché tuffai... "
"..."
"Be', meglio di 'che vvvuoi'... "
"Mh, e allora 'hoahola'... ?"
"Anzi, no, 'ghe vvvuoi'... "
"Vogliamo parlare del 'guasi al posto di quasi?'... "
"Sempre meglio di 'Luga', diobonino!"
"Anche di 'he t'ha fatto, 'un thu aei d'andà, mi dei, mi lèa, l'ho comprào, lo voléa, non si pole, t'ha capìo'... "
"Neanche 'Gggea, go'tte, mi garrrba, m'arabbbio, meccanigo, e vaganze' sono male... "
"Però! Pronunci bene il ciociaro!"
"Sì, senti qua: 'puorc, non gi brova', non di brrroccupa', ghe ne so, ghi è', per gonto mio, comungue'... "
"Vabbe', vabbe', basta! Sei brrravo, non g'è dubbbio!"
"Icché laoro l'è i' ciociaro!? A me 'un tu me l'ha' a dire! Vu fàe ridere, ecco icché vu fàe!"
"Voi dite 'trrrènta'? Noi diciamo 'trénta'... "
"Ah, e voi come dite 'cosa fai?'
"Icché tuffai... "
"..."
"Be', meglio di 'che vvvuoi'... "
"Mh, e allora 'hoahola'... ?"
"Anzi, no, 'ghe vvvuoi'... "
"Vogliamo parlare del 'guasi al posto di quasi?'... "
"Sempre meglio di 'Luga', diobonino!"
"Anche di 'he t'ha fatto, 'un thu aei d'andà, mi dei, mi lèa, l'ho comprào, lo voléa, non si pole, t'ha capìo'... "
"Neanche 'Gggea, go'tte, mi garrrba, m'arabbbio, meccanigo, e vaganze' sono male... "
"Però! Pronunci bene il ciociaro!"
"Sì, senti qua: 'puorc, non gi brova', non di brrroccupa', ghe ne so, ghi è', per gonto mio, comungue'... "
"Vabbe', vabbe', basta! Sei brrravo, non g'è dubbbio!"
"Icché laoro l'è i' ciociaro!? A me 'un tu me l'ha' a dire! Vu fàe ridere, ecco icché vu fàe!"
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