Era entrata nella Cabina Elettorale (va bene, ancora in questo post e poi basta con le due paroline magiche - Cabina, Elettorale - che nelle ultime quarantotto ore hanno infestato il blob..., il blog. No, è che lì dentro MR si era sentita bene. Protagonista solitaria di un film trito e ritrito, quindi sicura della sua parte; impaziente interprete di un ruolo comune ad un intero paese, con il quale la parte l'aveva ripassata; cittadina plausibilmente disorientata in una avvolgente cella, dove recitare, o meglio, fare la sua parte dal vero).
Aveva chiuso gli occhi, inspirando ed espirando.
Aveva ravvisato promesse nei colori giallo e rosa delle schede e non in quei simboli che vi erano stampati sopra, dove vedeva racchiusi solo dubbi, incertezze e perplessità.
Aveva tuttavia tracciato, attentamente, responsabilmente, inflessibilmente, il suo segno - la sua ics - sul terreno a lei più congeniale.
Era uscita dalla Cabina Elettorale, ed attendendo fiduciosa vedeva già aprirsi davanti a sé possibilità come:
1) Una spallata sociale (che dicono ci sia stata ed anche extra lusso, cinque stelle, quasi imperiale).
2) Uno scatto d'orgoglio nazionale (che, invece, rivelatosi nazional-popolare, anzi, impopolare, racconta di in-governabilità, di in-verosimiglianza, di im-pantanamento, di tinte maculate - no, non im-macolate -, di paralisi).
3) Un sentimento di comune speranza, e nuove occasioni di rinascita italiana.
Ma sopra ogni cosa, attendendo fiduciosa non immaginava veder spalancate davanti a sé possibilità come:
1) Mezza Italia che ha votato per Berlusconi.
2) Mezza italia che ha votato per Berlusconi.
3) Mezza Italia che ha votato per Berlusconi.
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mercoledì 27 febbraio 2013
lunedì 25 febbraio 2013
AL VOTO
Ieri MR è andata a votare, ad un'ora improbabile. Erano le 13.00. Ci è andata a quell'ora per evitare code, e paventate tormente di neve previste per il resto della giornata. Ci è andata a piedi - oltre che con la voglia di votare - con la voglia di camminare. Procedendo a passo lento, non potendo correre giacché ancora in pieni postumi influenzali, si è voluta regalare una mezzora di graduale rinvigorimento muscolare.
Beatamente assorta in pensieri di vetusta intimità elettorale, ricordando quanto andava raccomandando decine di anni fa nonno G ("Il voto è segreto! Nessuno ha il diritto di chiederti a chi lo destinerai; e tu non hai il dovere o, peggio, l'obbligo di riferirlo a chicchessia!"), pensando che ognuno è figlio della sua epoca e che ogni epoca, una volta superata, mostra aspetti di stupefacente ingenuità pur con il proprio seguito di irriducibili; in una dimensione tanto trash quanto al passo con i tempi (tempi di condivisione di tormenti amministrativi esteriori ed interiori, e di idee ed opinioni elettorali, tempi in cui anziché la vecchia cabina basterebbe la più attuale e recente linea da non superare, per questione di privacy, delle farmacie, delle banche e delle poste); tutta immersa in una passione doverosamente civica, singolarmente fuori stagione, politicamente e socialmente imbarazzante, MR, ha incontrato uno dei suoi corteggiatori over settanta.
"Buongiorno, V!"
"Ehi, MR! Dove te ne vai, tutta soprapensieri a quest'ora?"
"Vado a votare!"
"Io ho già fatto!"
"Bene, V, molto bene!"
"Però ci ho impiegato un po'!"
"C'è ressa a quest'ora?"
"No, MR, non c'era quasi nessuno! Ma sono rimasto dentro la cabina, con due schede che, ancora prima che per quello che c'era scritto sopra, disturbavano i miei occhi per i loro colori. Una persona della mia età continuerà a vedere rosa o giallo solo per le primavere che gli restano, quindi, non ancora per molto davanti a sé. E indugiando su questi pensieri continuavo a girarmi la matita fra le dita, confuso e nauseato, ferito e offeso. Pensando di trovarmi di fronte ad una libera scelta solo in teoria. Pensando ai miei nipoti e a quale educazione questa Italia, che tutto sommato sembra ancora bella, sarà in grado di impartire loro. A quali colori, a parte quelli promessi da quelle due schede, dipingeranno i loro giorni."
"Hai ragione, V, la preoccupazione per l'esito di queste elezioni e per il futuro della nostra Italia è molto forte."
Anche MR si è trattenuta più del dovuto nella cabina elettorale. Si è immedesimata in V, e probabilmente in una grande fetta di italiani. Ha visto in questi, in V e in se stessa l'amore per una terra, per un paese e per il suo futuro. Lo ha cercato in qualcuno di quei simboli ma non ce ne era a sufficienza. Ha cercato di ravvisarvi sacrosanti diritti, rosa e gialli, ma sarà per le tormente di neve, per le bombe d'acqua tutt'intorno, per queste elezioni fuori stagione, che ne ha visti solo di grigi. Nonostante tutto ha messo passione nel tracciare quelle due ics, e ci ha voluto trovare un equilibrio, ci ha voluto riporre delle speranze. Come, crede, abbia fatto, e stia facendo, quella grande fetta di italiani, come ha fatto V, che stanno inseguendo dei sogni, che stanno forzando le serrature dell'asfissia, che stanno sgomitando, fra l'ardito e l'offeso, fra il rischioso e l'attonito.
Desiderosi di una legittima e urgente salvaguardia.
Beatamente assorta in pensieri di vetusta intimità elettorale, ricordando quanto andava raccomandando decine di anni fa nonno G ("Il voto è segreto! Nessuno ha il diritto di chiederti a chi lo destinerai; e tu non hai il dovere o, peggio, l'obbligo di riferirlo a chicchessia!"), pensando che ognuno è figlio della sua epoca e che ogni epoca, una volta superata, mostra aspetti di stupefacente ingenuità pur con il proprio seguito di irriducibili; in una dimensione tanto trash quanto al passo con i tempi (tempi di condivisione di tormenti amministrativi esteriori ed interiori, e di idee ed opinioni elettorali, tempi in cui anziché la vecchia cabina basterebbe la più attuale e recente linea da non superare, per questione di privacy, delle farmacie, delle banche e delle poste); tutta immersa in una passione doverosamente civica, singolarmente fuori stagione, politicamente e socialmente imbarazzante, MR, ha incontrato uno dei suoi corteggiatori over settanta.
"Buongiorno, V!"
"Ehi, MR! Dove te ne vai, tutta soprapensieri a quest'ora?"
"Vado a votare!"
"Io ho già fatto!"
"Bene, V, molto bene!"
"Però ci ho impiegato un po'!"
"C'è ressa a quest'ora?"
"No, MR, non c'era quasi nessuno! Ma sono rimasto dentro la cabina, con due schede che, ancora prima che per quello che c'era scritto sopra, disturbavano i miei occhi per i loro colori. Una persona della mia età continuerà a vedere rosa o giallo solo per le primavere che gli restano, quindi, non ancora per molto davanti a sé. E indugiando su questi pensieri continuavo a girarmi la matita fra le dita, confuso e nauseato, ferito e offeso. Pensando di trovarmi di fronte ad una libera scelta solo in teoria. Pensando ai miei nipoti e a quale educazione questa Italia, che tutto sommato sembra ancora bella, sarà in grado di impartire loro. A quali colori, a parte quelli promessi da quelle due schede, dipingeranno i loro giorni."
"Hai ragione, V, la preoccupazione per l'esito di queste elezioni e per il futuro della nostra Italia è molto forte."
Anche MR si è trattenuta più del dovuto nella cabina elettorale. Si è immedesimata in V, e probabilmente in una grande fetta di italiani. Ha visto in questi, in V e in se stessa l'amore per una terra, per un paese e per il suo futuro. Lo ha cercato in qualcuno di quei simboli ma non ce ne era a sufficienza. Ha cercato di ravvisarvi sacrosanti diritti, rosa e gialli, ma sarà per le tormente di neve, per le bombe d'acqua tutt'intorno, per queste elezioni fuori stagione, che ne ha visti solo di grigi. Nonostante tutto ha messo passione nel tracciare quelle due ics, e ci ha voluto trovare un equilibrio, ci ha voluto riporre delle speranze. Come, crede, abbia fatto, e stia facendo, quella grande fetta di italiani, come ha fatto V, che stanno inseguendo dei sogni, che stanno forzando le serrature dell'asfissia, che stanno sgomitando, fra l'ardito e l'offeso, fra il rischioso e l'attonito.
Desiderosi di una legittima e urgente salvaguardia.
martedì 18 dicembre 2012
POTREBBE ESSERE UNA BELLA MUSICA
Pare che il cervello umano nell'aspetto e nel colore sia simile ad un cavolfiore, e che nell'arco di tutta la vita si rinnovi con la produzione di nuovi neuroni. Se questi, però, non vengono sollecitati costantemente attraverso l'apprendimento, muoiono. MR ha un profondo attaccamento ai propri neuroni, anche se spesso deve lottare contro la loro massima ambizione: prendere le distanze da lei. Qualche volta ci riescono, fornendole tutti gli argomenti e gli elementi per trasformarla da bipede erectus ad essere primitivo, ferino, animalesco. È allora che la faccenda si fa seria, e MR si sente totalmente asservita. Lo si capisce quando svanisce ogni sintonia con loro, che smettono di filarla. È, come dire, una questione di feeling. Un feeling che MR cerca di tenere in vita tutti i giorni; a coadiuvarla il nutrimento più grande: la musica. MR va a lavorare sempre molto volentieri, perché ama il suo lavoro, che è infinitamente affascinante e incredibilmente interessante. Perché ha in sé qualcosa di potente. Perché arricchisce di comprensione, compassione, tolleranza, passione. Perché è in grado di eliminare le differenze di fondo tra le persone, anche quando tra queste persone c'è qualche irriducibile che ama praticare la resistenza. Una resistenza simbolica, una resistenza insana, una resistenza classista, a seconda dei casi. Perché se fare la differenza può servire nella vita, qualcuno crede possa essere ancora più utile nel mondo del teatro lirico. Nell'ambito dell'opera e della musica colta in generale, bisogna fare costantemente i conti con una caratteristica precipua: l'inverosimiglianza, la non credibilità; che se per la disciplina artistica in sé costituisce la fonte del suo fascino, per tutto ciò che le ruota intorno - la macchina della pubblica amministrazione - altro non è che una fottutissima e noiosissima spina nel fianco. Soprattutto di questi tempi. Soprattutto in una "cultura" basata sull'arrivismo, su atteggiamenti qualunquistici, sull'oppressione, sulla mancanza totale di valori etici e morali. In questa cornice, un palcoscenico o un teatro lirico-sinfonico nella loro vera essenza non importano quasi a nessuno. A chi importa che quella pazza di Gilda nel Rigoletto di un certo G.Verdi si fa ammazzare al posto del duca di Mantova - di cui è innamorata, ma che l'ha sedotta e tradita - dagli assassini assoldati da suo padre sangue del suo sangue? O che quell'allucinata di Azucena - ne Il trovatore sempre dello stesso autore - uccide per sbaglio, bruciandolo vivo, suo figlio? Tali baggianate, non offrono la possibilità di confrontarsi con il mercato. Come neppure gli effluvi sonori prodotti da certi Vivaldi e Mozart, tanto per citarne qualcuno. Tutto ciò ha il sapore amaro dell'arretratezza, dell'anarchia, del disinteresse e dell'incultura. Tutto ciò scioglie gli incanti che dovrebbe custodire chi ha la responsabilità diretta su un patrimonio formativo, istruttivo, e prezioso come la musica, da vicino e da lontano, da dentro e da fuori. Quando a MR sembra che la sua testa di cavolo stia perdendo solidità, e abbia bisogno di una ricetta salva neuroni, si spaventa; si spaventa molto. Tuttavia cerca di non perdere pezzi, e di non restare impigliata a chi si serve di sofismi e cavilla in modo ignaro sulla ricchezza musicale per affossarla, stupidamente inconsapevole, a chi vuole esasperatamente distinguersi, a chi non comprende la delicatezza e la forza insieme che questa richiede per poter essere tramandata, comunicata ed espressa, a chi non importa che sia parte integrante del suo paese, dove è nata e dove la si sta rendendo sempre meno credibile.
domenica 3 giugno 2012
LA SCELTA DI CLAUDIO
Claudio è un baritono, ha tre figli, una preziosa compagna, e una grande passione per la politica. Tre anni fa cambiò lavoro; da baritono del coro di uno tra i più importanti teatri italiani, diventò assessore al Bilancio, al Patrimonio e alla Casa del Comune di Firenze. Claudio è dotato di grande senso pratico, ha coraggio da vendere, e alle sue spalle esperienza e sensibilità in due campi che niente hanno in comune. La musica e la politica, il teatro d'opera e il sistema amministrativo pubblico, il pathos e il senso della realtà, l'incanto e la pragmatica. Su questa dualità, su queste due realtà stridenti ha aperto una finestra attraverso la quale guardare oltre. Oltre strade già imboccate, oltre orizzonti già azzardati, oltre il rischio. Claudio ha avuto un compito da svolgere e lo ha fatto facendo germogliare in sé una nuova passione in una nuova materia con la quale probabilmente all'inizio ha dovuto misurarsi. Bilancio, Patrimonio e Casa; un germoglio da non lasciare assolutamente appassire. Claudio lo ha assolto il suo compito; con devozione, zelo, e serietà fino in fondo. Un fondo che lo ha messo faccia a faccia con la resa dei conti. Ora le responsabilità devono passare a chi questi conti non li vuol far tornare. "Ho sempre pensato che chi svolge un ruolo politico lo debba fare in una logica di servizio alla cosa pubblica, e non al perseguimento di ambizioni personali", dice nella sua lettera di dimissioni. E aggiunge: "Torno, dunque, al mio precedente lavoro nel Maggio Musicale Fiorentino. Un lavoro che ho ottenuto vincendo un pubblico concorso nel 1996, e lo faccio nella piena coscienza, considerata la situazione di crisi in cui versa il teatro, che questo mio lavoro è a rischio insieme al salario che da questo ricavo e che costituisce l'unica fonte di sostentamento di cui dispongo per me e la mia famiglia. Nei prossimi mesi, infatti, sarò con ogni probabilità un lavoratore sottoposto a cassa integrazione."
Un paio di settimane fa, alla sua festa di compleanno, Claudio disse a tutti gli ex colleghi del coro: "Siete la mia famiglia!"
Anche lavorare in un teatro d'opera è in fondo essere al servizio della cosa pubblica, e se si è indotti a pensare che la politica sia così lontana dal mondo della musica, è perché è stata defraudata della sua bellezza e del suo fascino, sporcandola nella sua essenza. Claudio a questo gioco non ci è stato. Ha dimostrato di essere libero, ha scansato l'immoralità, e presto tornerà in famiglia.
Un paio di settimane fa, alla sua festa di compleanno, Claudio disse a tutti gli ex colleghi del coro: "Siete la mia famiglia!"
Anche lavorare in un teatro d'opera è in fondo essere al servizio della cosa pubblica, e se si è indotti a pensare che la politica sia così lontana dal mondo della musica, è perché è stata defraudata della sua bellezza e del suo fascino, sporcandola nella sua essenza. Claudio a questo gioco non ci è stato. Ha dimostrato di essere libero, ha scansato l'immoralità, e presto tornerà in famiglia.
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