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giovedì 25 luglio 2013

LETTO INDEMONIATO

MR dorme da sette anni su un letto matrimoniale dal materasso anatomico ad alta traspirabilità e dalla rete a doghe larghe in multistrato di faggio. Comodo e confortevole, fin da subito conquistò le sue attenzioni. Non ci mise molto ad essere travolta dalla scintilla della passione dirompente, che scoccò per il nuovo e accogliente talamo nel momento esatto in cui vi ci si sdraiò sopra. Tante, da allora, sono le soddisfazioni che questo riserva a momenti di letargia, a sonni ecatombali e a dormite assassine. Eletto a proprio giaciglio anche dalla mucca e dalla leonessa, ventiquattro ore al giorno, vede giochi, mazzate, capriole, salti e acrobazie di due bestie allegre e gioiose che spesso si accoccolano felici, per ore, abbarbicate ai fianchi di MR fra slinguettamenti, morsichetti e grattini vari. Per il raggiungimento dell'apoteosi gioca un ruolo determinante la condivisione di colazioni e merende fra bestie e umana, a base di biscotti, tutti insieme appassionatamente nell'alcova. Ma per due notti sono successi fatti strani. Per due notti MR, la mucca e la leonessa hanno avvertito, tutte le volte che si sdraiavano e ad ogni movimento, anche minimo - l'allungamento di una gamba, il girarsi e rigirarsi, il leccarsi il pelo - strani rumori. Provenienti con ogni certezza dal letto, i tre molestati nel sonno, non riuscivano a precisarne la causa. Ora sembrava una sorta di sciabordio tutt'intorno al telaio della rete, poi un movimento sussultorio impazzito delle doghe, ancora un cigolare ritmato e lussurioso che non avrebbe lasciato spazio a dubbi, per un istante i tre si sono sentiti come Linda Blair nel suo letto. Stanotte, convenuto che ci fosse qualcosa di irregolare, di comune accordo, hanno deciso di effettuare un controllo. Alle 3.00 MR ha sollevato il materasso anatomico ad alta traspirabilità poggiandolo ad una parete. Ha controllato le doghe una per una, spostandole, sollevandole, percuotendole con perizia e maestria, come farebbe un percussionista con il proprio strumento; prima al centro, poi sui bordi, con la mano a coppa, battendo il palmo aperto, appoggiando l'orecchio. Ha picchiato sui margini del telaio, spostato i piedi della rete. Niente! Nessun rumore! Ormai persuasa della sua subdola presenza, ha invocato Satana per un esorcismo. Ma essendo sprovvista di croce e acqua santa è scesa a patti con lui: "Esci da questo letto, vade retro! Sono disposta a mangiare i croccantini dei gatti e cose del genere!" La mucca e la leonessa, elettrizzate, davano il loro utile contributo, guardando diritto negli occhi una farneticante MR e infiladosi negli spazi fra una doga e l'altra. Gea è riuscita agilmente a passarvi, Tremor, che ha da perdere ancora qualche chilo ed è in quella fase di mezzo in cui non è più obeso ma non ha raggiunto neanche il peso forma, ci è rimasto incastrato. Dopo aver attuato la meticolosa verifica e il conseguente patto-esorcismo, alle 3.30, la signora anziana del piano di sotto convinta che la casa di MR sia abitata da figuri insani e perversi dediti a strane - per usare un eufemismo - pratiche notturne ha vociato squarciando il silenzio della notte: "Oh, bellini, che vu l'abbozza-e! Bada lìe, che casino e vu 'ffate!? Icché vu tramenate?! Sbuffate e vu parete ibbrindellone!"
MR, colpita per un attimo da paralisi fulminante, si è subito riavuta pensando che la figlia della suddetta signora tutte le sere e tutte le mattine, sfoga selvaggiamente nonché rumorosamente le sue insoddisfazioni sulle saracinesche delle finestre del proprio appartamento (nell'angolo più remoto e nascosto di Machu Picchu dovrebbe andare a sfogarsi!) e rimettendo il materasso sulla rete ha rilanciato con un mormorio fra sé e sé: "Oh che ti 'heti! Icché tu bubi?! E un fare l'uggiosa! Te e la tu figliola!"
Risdraiatisi, i tre, non hanno avvertito più nessun molesto e strano rumore, e colti da sonno incoercibile sono crollati cadaveri.   

lunedì 17 giugno 2013

PROFILO GRECO

Da due giorni sta facendo il giro della rete. Molti dei contatti di MR lo stanno condividendo su Facebook. È un video; mostra, in fermo immagine, il volto sconosciuto, in lacrime, di una donna; bionda, la testa - dall'inequivocabile profilo greco - reclinata sulla mentoniera del violino; come una mater dolorosa in un devozionale contatto con la propria creatura; come un'amante aggrappata con la sua carne alla carne del suo uomo. Il titolo insidioso, alienante e opprimente: "Dopo 75 anni di vita, si fermano anche l'Orchestra Sinfonica Nazionale e il Coro di Ert. Ultima esibizione in lacrime sulle note dell'inno nazionale greco." MR traccheggia, facendo scorrere velocemente la home page di Facebook. Si sofferma su qualche titolo di giornale. Guarda nelle case ed entra nei pensieri di alcuni dei suoi contatti, avida come Lucifero fra una moltitudine di vergini. Osserva il mondo e quello che succede, tralasciando quell'angolo, l'ennesimo, dimenticato da Dio, quel lembo di terra ricco nonostante tutto. "Sorvola" sul video che le si ripresenta puntuale. Ne rimanda la visione. Millanta a se stessa una proroga per l'indomani, decidendo di non guardarlo. Ride, scherza con i suoi ospiti, con gli stessi si sfida a duello in Angry Birds, mangia nutella. Un'ora fa, cambia idea e apre il link. Fa male, brucia, proprio come previsto. Poi, viene colpita da un commento che dice: "L'arte, il sapere, la cultura, la ricerca, l'umanesimo, il godimento disinteressato e ozioso della bellezza, il piacere della speculazione filosofica, i servizi pubblici che drenano risorse (qualche volta anche troppe per nutrire il clientelismo) ma essenziali per la conservazione della civiltà e l'allontanamento della barbarie: di tutto questo i cittadini onesti dell'Europa vengono espropriati giorno dopo giorno a vantaggio delle lobby della finanza occulta e delle logge criminali. 
Come andrà a finire? Nessuno si illuda sulla possibilità di rivoluzioni nazionali. Allo stato della tecnologia non sono più possibili, è invece possibilissima una guerra totale."

sabato 15 giugno 2013

FLESSIONI

A volte succede di sentire nelle ossa uno straripante e totale controllo del proprio essere; una serena e pacata consapevolezza di poter fare agevolmente qualsiasi cosa; una lieve ma densa sensazione di compiere le scelte  in piena autonomia. A volte capita di percepire il proprio cammino libero da gravose imposizioni; la gestione personale ruggente e vincente; la sudditanza psicologica un' inutile e stupida soggezione; il senso di inadeguatezza una fatale autotirannia che si scorge tramontare verso il più lontano orizzonte. A volte accade che il brivido caldo del selfgovernment sia una piacevole e neanche troppo sudata conquista; l'avvolgente coperta dell'autarchia una bella e irrinunciabile trepidazione.
Purtroppo non è sempre così.
Purtroppo, la sicurezza di testa e di corpo, di animo e di muscoli, di spirito e di nervi, la libera coscienza, spesso sono prodotti soggetti a scadenza.
Perché, poi, ci sono giorni in cui il mondo tutto intorno sembra un posto inospitale al quale non si è preparati.
La libera coscienza di MR, negli ultimi due giorni ha subito la sua naturale flessione grazie a qualche modo inurbano di troppo da parte di chi forse ha fatto uso di ipoclorito di sodio, di acquaragia o di soda caustica al posto del detergente intimo.
Al momento, la coscienza di MR non risulta essere troppo libera.
Però è pulita; l'ha lavata con il detergente intimo. 

martedì 28 maggio 2013

INSUFFICIENZE

S è la più giovane delle sei ragazze ospiti nella casa famiglia dove MR si reca ogni lunedì pomeriggio. S ama raccontare barzellette, è bionda, ha gli occhi verdi, il piglio deciso e tagliente, una scattante intelligenza, la velocità di ragionamento di un matematico, e la vivacità spavalda di un felino.
Ieri il felino era molto nervoso.
"Va tutto bene, S?"
"No, non va bene niente! Siamo alla fine dell'anno scolastico ed io non riesco a liberarmi di due gravi insufficienze! Oggi, TI AVVERTO, abbiamo da studiare La digestione, L'apparato respiratorio, Il sistema circolatorio, Il sistema muscolare, Lo scheletro!" snocciola S con impositiva, dispettosa e compiaciuta esigenza di condivisione.
"Ho capito. E quale è, oltre a Scienze, l'altra materia da recuperare?" 
"Arte! La prof mi odia! Mi ha fatto ridisegnare ancora lo Sposalizio della Vergine di Raffaello... ecco, guarda tu stessa, non è bello? A me sembra sia venuto bene, ma a lei non piace... perché mi odia!" ruggisce impetuosa la belva, mostrando a MR una personale rivisitazione dell'opera raffaelliana raffigurante, in luogo di Maria, Giuseppe, il sacerdote, e gli invitati, un groviglio di creature mostruose dedite ad un sinistro  rendez-vous su una spianata verde acido, a fare da sfondo un'astronave al posto del Tempio.
"ALIENANTeehm, carino, molto carino... forse, vanno sistemate due cosette, ma non è male!"
"Grazie, MR. Ora però mettiamoci a studiare Scienze! Sai, quella prof mi innervosisce, è tremenda, fa paura a tutti, è il terrore della scuola!"
"Forse non riesce a farsi comprendere... forse vuole che vi applichiate di più." azzarda MR.
"Senti che caciara fanno su... aspetta che vado a dir loro di smetterla, ché non riesco a concentrarmi!" cerca di evadere S, sempre più elettrizzata, con il pretesto di un'accorata implorazione all'indirizzo delle altre ragazze.
"S, coraggio, io non sento tutta questa caciara... cerchiamo di studiare!"
Suonano alla porta, S schizza come una freccia. 
"Vado io!"
"S, tu non vai da nessuna parte! Basta perdere tempo! Sei ad un passo dalla fine della scuola, interrogazioni e verifiche sono ormai quasi un ricordo, stai per tirare il fatidico sospiro di sollievo, la strada delle vacanze si sta aprendo davanti a te. Ora STUDIAMO!" suggerisce MR perentoria.
S è un'adolescente bella e decisa, non portata per il disegno ma un rapace in matematica, con un'insufficienza in Scienze che oggi recupererà. S ieri era molto nervosa; qualche volta succede. Nonostante i colloqui con lo psicanalista di orientamento lacaniano, nonostante le barzellette, probabilmente per nostalgia della famiglia, sicuramente per il coraggio che la sua giovane vita richiede.          

domenica 26 maggio 2013

RIPRESA?

Circa un anno fa riprese a scrivere su questo blog inserendo direttamente la quarta. Postava ogni due giorni con estrema, inaspettata e propizia facilità. Una marea di lampadine si accendevano nella sua mente; insights, estro e impulso creativo accarezzavano rosei - seppur spesso raccapriccianti - propositi scrittori, aprendo loro ampi varchi; idee ed ispirazione trovavano spontaneamente la propria strada; naturale, facile, ambiziosa; esaltata, agghiacciante, velleitaria. Fino ad un paio di mesi fa, quando improvvisamente il vento è cambiato. Nonostante la voglia di scrivere continuasse ad incendiare il suo animo, nella sua testa nessun fervore prendeva fuoco. Desiderio di raccontare, spunti e stimoli presenti ma sopraffatti da una incontrollabile indolenza.
Bastano pochi giorni. Disertare la scrittura - ma del resto vale un po' per tutto - allontana dal vezzo, dalla pratica, e dalla consuetudine. E' una sorta di punizione da parte della parola scritta che, in questo periodo, MR sta pagando senza sconti. "Perché non scrivi più?" le è stato chiesto non una volta e da più parti.
"Perché ho accantonato il blog  per qualche giorno e nel ripetuto tentativo di tornare a lui niente è emerso con la violenta impellenza e l'agile sorpresa che lo alimentano; perché credo che la forza di volontà se si mette a latitare sia un limite; perché a volte l'ambizione smisurata cozza con il non sopportare se stessi; perché, raggiungendo il minimo storico di autosopportazione, ero occupata a scrivere sulla mia pagina Facebook se capita a tutti di non sopportare se stessi, ed altre amenità; perhé ho dormito sugli allori, un po' secchi ma pur sempre allori, facendomi fottere dall'efficacia della pratica dello scrivere; perché sto ancora dormendo - evidentemente - e, a questo punto, mi ci vuole il Pranayama per risvegliare me e il Kundalini."t

martedì 14 maggio 2013

DI ESUBERI, LICENZIAMENTI E CANCELLAZIONI

Il periodo di tempo trascorso dall'ultimo post ad oggi, ha tenuto MR avvinta ad un poliedrico personale mondo degli eventi. E' andata avanti per intere settimane priva di spazio e prospettiva, refrattaria a dimensione e contesto web. Distratta e preoccupata da tutto ciò che si stava - e che si sta - consumando fuori da questo posto, e dentro il luogo più intimo della sua vita professionale, ha esitato fiacca al richiamo del raccontarsi; in quel fuori al massimo dell'efficienza ha vagabondato paziente e randagia; a quell'efficienza reale, ruggente e priva di virtualità, si è consegnata anima e corpo, accantonando routine quotidiana e questione blog; perché a volte la tensione si allenta virando, perché spesso l'evasione e la distrazione sono i luoghi che occultano qualche sprazzo di leggerezza; perché di leggerezza, da qualche tempo a questa parte, anche se se ne ha tanto bisogno non si può più parlare.
Qualche mese fa, uscendo dal lavoro, MR lo incrociò. "Ora la faccenda è in mano a lui!" disse qualcuno severo nella grigia fattezza di quel freddo giorno. In un inaspettato rendez-vous con un uomo armato di placida baldanza, ai tornelli dell'ingresso, nella mente di MR si aprì tutto uno squarcio di ipotesi, ora funeste ora speranzose; a tratti liberatorie, ineluttabilmente pessimistiche. Adesso si è imboccato il tunnel più lungo, desolatamente buio, magistralmente inquietante. Gli avvoltoi, dopo che la faccenda stava assumendo una certa epicità, stanno dipanando la matassa, volando basso su teste umane. Roba che una sistematina strutturale oggi, regalerà equilibrio, sempre strutturale, domani. Oggi che non si possono spalancare le braccia al mondo perché spaesati, domani quando si sarà troppo esposti alla caduta libera. Oggi  e i giorni che verranno saranno ancora più pesanti di quelli passati. Saranno giorni di rigore da un lato, di affanno dall'altro; di livore, di rabbia, di senso di impotenza da ogni parte. Arrancando, con la fatica dei diritti e sotto il peso degli oneri, MR stamattina si è riaffacciata a questa finestra; avrebbe voluto spalancarla da più arieggiate altitudini ma la cancellazione di realtà preziose, sotto l'aspetto umano-artistico, rendono l'aria irrespirabile. Sul piano inclinato, che sorregge ormai da troppo tempo realtà dal peso insostenibile, l'attesa della scivolata finale, da quel giorno ai tornelli, da quel faccia a faccia con quell'uomo, detto Commissario, al quale è stato assegnato il compito ingrato di tener stretto in mano, fino all'asfissia, il destino di una prestigiosa istituzione musicale, va assottigliandosi repentinamente, fino a ridurre l'animo in stadio d'assedio.
http://met.provincia.fi.it/news.aspx?n=144439

sabato 23 marzo 2013

REAZIONI

Le situazioni molto critiche e difficili possono causare reazioni isteriche, ansiose, depressive, incoerenti, malinconiche, maniacali, ridanciane. Possono essere partorite singolarmente oppure manifestarsi in una catena agghiacciante che decide di comprenderle tutte.
MR, che, inutile nasconderlo, è nel pantano di una fase nerissima, a causa dell'agonia in cui versa il suo lavoro, sta passando attraverso ognuna di loro.
Succede che ci piomba dentro senza neanche accorgersene. Balza come un canguro da uno stato d'animo all'altro. Spera in qualche sprazzo di sereno e di serenità.
Si affligge malinconica; si esalta con incoerenza maniacale; inciampa istericamente in attacchi di ansia depressiva; si aspetta da un momento all'altro - vista anche la rinnovata e carismatica spinta pontificia - di ritrovarsi  a recitare i salmi, le preghiere del mattino, della sera, dei fedeli, allo Spirito Santo; ride.
Sì, ride.
L'essere umano dispone di risorse infinite, nascoste e salvifiche; ha grande spirito di adattabilità; non ha in sé limiti se non quelli in cui vuole credere; riesce a ridere, salvo propositi suicidari.
Pertanto, e dato che che per pagare e per morire - anche suicidi - c'è sempre tempo, MR, fra l'altro, ride. Poi entra in questo blob, lo tartassa un po' e, per qualche momento, si rinfranca.
Stamattina si rinfranca riportando qualche stralcio di interlocuzione fra e di MR, amici-colleghi ed altro  negli ultimi giorni:  
"Verdi ha dovuto tagliare una parte dell'atto finale del Don Carlos edizione modenese perché l'ultimo treno partiva a mezzanotte!"
"C'è una cosa che proprio non riesco a spiegarmi... ci ho pensato molto, l'ho analizzata attentamente ma non c'è verso di capire come fate voi, artisti del coro, a parlare mentre ancora state cantando... e ad essere addirittura già a metà del discorso... "
"Ho come la sensazione di aver perso tanti, troppi treni..."
"Io sono uscito proprio dalla stazione!"
"Non troverai mai un uomo se te ne stai a casa ad accarezzare Thermos e Gea!"
"Tremor, si chiama Tremor!"
"Sì, vabbe', insomma, se te ne stai a casa ad accarezzare i gatti!"
"Avete presente quei film che sembrano accattivanti la cui trama ti avvince e ti mettono addosso tante aspettative specie per il finale e che invece finiscono senza una conclusione e tu rimani come un imbecille davanti al soufflé che si sgonfia inesorabilmente? Be', ne ho visto uno oggi, Oniegin."
"Avresti fatto meglio a leggere il poema Eugenio Oniegin di Puskin o ascoltare la meravigliosa opera omonima di Tchaikovski!"
"Il solito saccente... "
"E allora continua a guardare quei troiai!"
"Oggi è venerdì ma a me sembra sabato!"
"A me, invece, sembra giovedì!"
"Pronto!?"
"Non stavi dormendo, vero? Sono le 16.15, a quest'ora neanche gli anziani vanno a dormire!"
"Sì, stavo dormendo... vado a dormire con le galline!"
"Le galline in questo periodo vanno a dormire alle 18.00!"
"Io ho un forte e spiccato intuito! Devo rispettarlo, mi devo fidare di lui! Si può dubitare di tutto, della veridicità di un assioma geometrico, della validità di un postulato matematico, ma non del mio intuito!"
"A me non sembra, ma contenta tu!"
Ora MR, che da un momento all'altro se lo aspettava, va ad offrire la sua novena della supplica mattutina alla Madonna; se le rimane un po' di tempo, anche le Orazioni di Santa Brigida a Gesù.

mercoledì 20 marzo 2013

UN PO' DI TUTTO

Nei dieci giorni che ha richiesto il passaggio dal vecchio gestore telefonico furbone, che per quattro mesi ha giocato a fare lo stronzo con MR, al nuovo, che le sta regalando da qualche ora l'uso massiccio, prolungato e gaudente della reimmersione e navigazione in rete, è successo un po' di tutto.
Dall'irrilevante all'inquietante, passando per l'imbarazzante.
Fra le cose irrilevanti, MR segnala l'ennesima affabile conoscenza con una persona di etnia rumena. Una operatrice telefonica che ha chiamato allarmata quando la fase di transizione ha cominciato a lanciare i primi segnali. "Buonasera, sono G e le sto rispondendo dalla Romania. Come posso aiutarla?", ha esordito scoppiettante. "Buonasera, sono MR... avrei bisogno di chiederle inform... da dove sta rispondendo???" "Dalla sede ... di Bucarest. Tranquilla, non ha sbagliato numero, mi dica pure." Gentile ed efficiente, in un impeccabile italiano, ha spiegato ciò che c'era da spiegare ad una MR attonita che ha ringraziato - "Bine, va multumesc foarte mult! La revedere." - naturalmente in lingua rumena, forte degli insegnamenti dei rumeni che si sono affacciati nella sua vita: il corteggiatore benzinaio, l'ex fidanzato M; e che si affacciano ancora: O la rumena.
Fra le cose inquietanti, una ha mandato MR in coma catatonico. L'imperativa urgenza, da parte del Commissario Straordinario della Fondazione Lirico-Sinfonica per cui lavora, di tagliare, con violente sforbiciate, stipendi ed eccessi, laddove il vocabolo eccessi si estende verso assurdi perché, inspiegabili percome, oscure direzioni. Quindi, ennesimi sforzi e sacrifici; in caso contrario,  plausibilmente, e mai come ora, con quel  doman di cui non v'è certezza, liquidazione finale. Di un Teatro Prestigioso, di lavoratori che ne hanno glorificato la tradizione, che ne onorano il presente, e che desiderano difenderne il futuro.
Fra le cose imbarazzanti, la conseguente chiusura di MR in se stessa e con se stessa, di forte carattere claustrale, senza neanche l'ottimale supporto del vortice internettiano; e le mille domande senza risposta, la condivisione un po' nevrotica e un po' no, a tratti isterica, assolutamente calorosa, con compagni-colleghi di sventura; nell'incredulità ribelle, nella ribellione dignitosa, nello sgomento generale. In questi dieci giorni è successo un po' di tutto. E' stato eletto finanche un Papa.  

lunedì 11 marzo 2013

DUE ANNI FA

Ha cominciato prepotentemente a farsi strada nella sua mente ieri sera. E' stato l'ultimo pensiero prima che MR si addormentasse e il primo stamattina quando ha riaperto gli occhi. Avrebbe voluto postarlo ma è tornata sui propri passi. Poi si è detta che, in genere, immobilizzare i ricordi dentro la memoria è una trappola, che lasciarli correre è liberatorio, e che metterli per iscritto disincaglia da paure e dolori.
Questo è il ricordo di un viaggio, di un'esperienza, di un disastro.
Due anni fa MR si svegliò, di un risveglio brutale, dal letargo, nel quale cade durante l'inverno, a Tokyo. In quella speciale occasione, avrebbe voluto tornare a voi lasciandosi accarezzare dalla dolce brezza sotto i ciliegi in fiore nel parco di Ueno; si vedeva, già prima di partire, uscire dal buio invernale, gioiosa fra le immense folle di occhi a mandorla per le strade di Shibuya e Shinjuku; era certa sarebbe uscita dal lungo sonno, libera e leggera, alle panoramiche e vertiginose viste sul Mori Tower a Roppongi Hills. E invece dovette scendere a compromessi con un grandioso ed impietoso jet lag, che aveva decretato per MR il passaggio diretto dal letargo italiano all'insonnia giapponese senza troppe storie. Il risveglio forzoso da fuso orario portò MR a drogarsi indegnamente con il Depas e l' Armonia Retard melatonina, che sconfiggendo l'insonnia, la riadagiarono in un disordinato e pesante dormire. Prede della sonnolenza indotta e bersagli di episodi narcolettici sempre più frequenti e vistosi, corpo e mente di MR si abbandonarono comodamente in una indistinta con-fusione di fusi orari. Le 10.00 del mattino le sembravano le 2.00 di notte; alle 23.00 era insonne e alle 12.00 ronfava come un ippopotamo; alle 4.00 antelucane chattava con l'Italia serale emanando un senso di stordimento. Ma MR non si lasciò affliggere dai disordini del proprio bioritmo, non si lasciò sconvolgere dal ciclo sonno-veglia ormai compromesso. Era nel paese del sushi, del sashimi, della tempura, dello shabu shabu; era nel paese della creatività, della fantasia più sfrenata, dell'organizzazione perfettissima, delle adolescenti vestite da Lolite colorate, dei viaggiatori in metro dormienti (di cui si scoprì grande estimatrice); era nel paese dei wc intelligenti con ciambella riscaldata e bidet incorporato, delle candide mascherine indossate dai giapponesi raffreddati e allergopatici, per proteggere se stessi e gli altri da virus e batteri, e per non respirare i pollini dei ciliegi; era nel paese dei manga, che sanno essere anche erotici e perversi, di Naruto, dei pachinko, dell'elettronica, della tecnologia e dei telefonini multicolori con pupazzetti annessi. MR pensava che in quel paese si sentiva bene, come si era sentita bene le due volte precedenti in cui ci era stata. Era elettrizzata all'idea che i giapponesi altro non aspettavano che ascoltare un po' di opera italiana eseguita da italiani. Sorrideva felice per questo, distesa sul suo letto ad ore improbabili. Una mattina le sembrò quasi di cadere da quel letto, ma non fu per l'intontimento da jet lag. Fu grazie ad una scossa di terremoto, pane quotidiano per i giapponesi, di magnitudo 5. MR emerse dalle lenzuola in mutande e scappò sul corridoio a chiedere aiuto. Urlò addosso alle signorine delle pulizie  che la guardarono sconcertate. I loro occhi parlavano da soli: (Ma chi è questa matta?Ah, sì, il gruppo dall'Italia... poverina, crede che le nostre costruzioni siano uguali alle capanne italiane.) Le loro bocche pronunciavano frasi che all'orecchio di MR parevano sconnesse: "When we came to clean the room?" ("A che ora possiamo venire per la pulizia della sua stanza - immonda che non possiamo mai rassettare perché lei dorme - ?")
MR, sospettando di aver forse esagerato, rientrò in sé, scusandosi e guadagnandosi una serie infinita di inchini, oggi non sa ancora bene se per la sua performance, se per essersi vergognata, o se per aver promesso di lasciar pulire la stanza.
Qualche giorno dopo, MR fu costretta ad aumentare le dosi di droghe, facendone un uso smodato in una sorta di cerimoniali anti stress e pro sonno, a causa di una scossa di terremoto che nulla aveva della precedente. Di magnitudo 8.9, sorprese MR e molti dei suoi colleghi nel seminterrato del teatro Bunka Kaikan, dove si stavano svolgendo le prove dell'opera La forza del destino di Giuseppe Verdi.
Una energia oscura e superiore spazzò via in un istante, insieme a tutto il resto, entusiasmo, allegria, calma e tranquillità. Tutto si trasformò in paura, tristezza, e affanno. Si toccarono con mano e si guardarono da vicino coraggio e fiducia, scoramento e sfiducia, comprensione e condivisione. Per infinite ore, per molti giorni.  Fino a quello della partenza per rientrare in Italia. MR, alle 4.00 di mattina, si recò alla reception per riconsegnare la chiave-tessera della stanza. Il receptionist giapponese esclamò qualcosa nella sua lingua.
"MR, aaahhh! Auasaaaaaa! Auasaaaaa!" spiegò (più o meno) lui, gesticolando vistosamente e guardandola dritto negli occhi storditi.
" I don't understand!" replicò lei sulla difensiva. 
"Finished, finished, finished!" la salutò lui, nel tentativo di tranquillizzarla, inchinandosi rispettosamente con un enorme carico emotivo dentro. Ricambiando gli inchini, MR uscì dall'albergo stralunata e fuori dal mondo.
Questo è il ricordo di una disavventura, e di una dura lezione di vita impartita da uno straordinario popolo che ha saputo reagire alla tragicità di un evento con dignità, orgoglio, forza e incredibile volontà, e con il quale sta ancora lottando. 

martedì 5 marzo 2013

SCOOTER, CHE PASSIONE

Protagonista assoluto degli ultimi dieci giorni della sua vita è stato il suo scooter.
Recuperato da MR  alla depositeria comunale sotto una tormenta di pioggia e neve, all'ora di pranzo di due sabati fa, dopo il lavoro, dopo che era stato rimosso dal parcheggio perché in divieto di sosta, dopo aver urlato riottosa dentro il telefono di M (perché il suo lo aveva dimenticato a casa) verso tre o quattro numeri incolpevoli per averne notizie, dopo una colpevolizzazione aliena dei tre o quattro numeri, dopo essere stata accompagnata in macchina sempre da M (MR ringrazia pubblicamente su questo blob... blog), dopo un ragguardevole e fottutissimo compenso, tagliando alle porte (no, non nel senso che, per la rabbia - che comprenderete -, si è sfogata sfregiando le porte con tagli), una settimana dopo lo ha portato in officina.
Una nuova di zecca, perché tutte le altre, vuoi per logiche naturali,  vuoi per il fenomeno sfiga economica epocale, vuoi per il passaggio avverso di MR, hanno chiuso; ha chiuso il covo di testosterone dove MR si recò lo scorso settembre facendo una strage di ultra settantenni; ha chiuso il negozietto del calabrese che sostituì la ruota posteriore con il ruotino di un cinquantino con il quale MR è andata avanti per mesi senza accorgersi di nulla; ha chiuso la mega struttura che - l'aitante meccanico, armeggiando con pinze, chiavi inglesi, bulloni, si attorcigliava prendendo andamenti sinuosi, svitando e riavvitando con forza maschia (MR turbata presente), e secondo argomentazioni stringenti affermò: "Facciamo tutto un conto... è inutile che ti sto a specificare voce per voce cosa è stato fatto e cosa non è stato fatto!" -, dopo la revisione lo scooter fischiava come un pastore svizzero.

"Buonasera! Vorrei prendere un appuntamento per il tagliando."
"Quando lo ha fatto l'ultimo?"
"A settembre."
"E' stata cambiata la cinghia?"
"Prego?"
"Di cosa ha bisogno questo scooter?"
"Del tagliando!"
"Senta, se io non so cosa è stato fatto e cosa non è stato fatto nell'ultimo anno e mezzo, non saprei dove mettere le mani, a parte un cambio d'olio ed un controllo generale ma superficiale! Ha le vecchie ricevute?"
"Ehm, no... non saprei cosa dirle... "
"Capisco! Me lo porti lunedì mattina!"
"Alle 11.00 e vengo a ritirarlo prima delle 16.00 ché devo andare a fare volontariato, va bene?"
" Vedrò cosa si può fare!"
MR, assalita dal timore di non poter ritirare lo scooter all'ora stabilita si presenta in officina due ore prima, in modo da domare l'ansia.
"Ecco, glielo ho portato prima del previsto, così se c'è qualche disastro da riparare ha tutto il tempo per farlo, può lavorare comodamente, posso andare dalle psicopat.... dalle ragazze, e siamo tutti più felici!"
"Come dice?"
"Ripasso prima delle 16.00!"

Prima delle 16.00.
"Mi dispiace, MR, ma siamo un po' in ritardo..."
"Coosa? Ma glielo ho portato due ore prima. Io ho bisogno del mio scooter, devo andare a fare volontariato dalle psicopat.... dalle ragazze!"
"Mi dispiace, ma non mi è riuscito di completare il lavoro. La faccio accompagnare in macchina dalla segretaria, non si preoccupi!"
Durante il tragitto la segretaria, dando a MR del tu e gomitate come se si conoscessero da sempre, le ha raccontato di traguardi raggiunti, di vittorie e di sconfitte, di desiderii e di speranze. Ha raccontato in buona sostanza che in macchina avrà preso il semaforo verde sei volte in tutta la sua carriera automobilistica, e che in scooter le è andata meglio, ma che lo guida senza parabrezza perché dopo aver beccato da questo una botta sull'osso del naso sarebbe da stupidi usarlo ancora, e oltretutto guidare con la faccia al vento dà sollievo e conforto non solo mentale ma anche alla pelle, al pari di una maschera all'argilla verde per una tonificazione immediata, e che da tre giorni si sente tutta icimurrita, per cui il sole preso in macchina le dà noia, i pedoni non le garbano perché non si spiega cosa abbiano dentro la testa, e che lo scooter è sempre lo scooter.
MR, in quelle poche frasi che è riuscita a profferire, inserendosi maldestramente e a fatica nei discorsi della segretaria, non è stata capace di darle del tu, continuando a biascicare qualcosina qua e là con un sillabante ma tenace lei, ha fatto una sola domanda contro le trentacinque in quattro Km di lei, le risposte alle quali sono sempre state interrotte con disinteresse, la domanda era "Cosa significa incimurrita?", ha approvato associandosi, seppur riuscendoci con il solo cenno della testa che faceva "Sì", al concetto che lo scooter è sempre lo scooter. 

venerdì 22 febbraio 2013

COGITO ERGO BUM

"MR, ti presento la psicologa B!"
"Oh, buonasera! Piacere!"
"Piacere mio. Come va, tutto bene?"
"Bene, bene, grazie! Vado a trascorrere anche questo pomeriggio con le ragazze, fra poligoni, fattori primi, Achille, Polifemo, complementi d'agente e di causa efficiente, il future to be going to ..."
"Sì, sì, ok, ok, uno di questi giorni mi piacerebbe avere un colloquio con lei!"
"Con me? Ah, va bene..."
(La psicologa B della casa famiglia vuole avere un colloquio con me. In cinque anni di volontariato in questo posto non è mai successo. Nessuno psicologo ha mai ritenuto di dover parlare con me. Va bene che si vede lontano un miglio che in materia di psicanalisi, cioè agli psicanalisti, ho molto da offrire - lo dice anche O la rumena che sembro pazza! - Ma di cosa vorrà parlare? Cosa vuole questa da me? Qualcuno ha avuto da ridire qualcosa? Vuole dirmi che non vado bene per le psicop..., ehm, per le ragazze? Che il mio compito finisce qui? Che devo finirla? Che sono finita?)
"Perfetto, MR! Allora a presto! Le farò sapere quando."

Qualche minuto dopo, con le ragazze.
"Oggi sei diversa!"
"Ah, sì? Come, diversa!"
(Ecco, mi stanno studiando... sono sotto tiro. Stanno avvertendo il turbamento che mi ha causato la psicologa B).
"Non so come dire. Vero, C?"
"Sì, è vero, sei strana!"
(Lo sapevo... sono loro che non mi vogliono. E stanno adottando anche una maniera subdola per mettermi in difficoltà, per testare la mia reazione. Ed io che mi ero affezionata! Stanno cercando un miserabile effetto determinato da una ingiusta causa. Stanno seguendo una crudele logica di rapporto causa-effetto. Hanno una mappa strategica! Mi stanno dicendo che qui dentro qualcuno è di troppo, troppo inadeguato, e che presto lo dimostrerà sbottando.)
"Che compiti avete da fare oggi?"
"Io devo fare la parafrasi di questo brano dall'Iliade!"
"Per me analisi logica e storia!"


Più tardi.
"MR, tu mi spieghi l'Iliade in maniera diversa da P."
"Chi è P?"
"E' l'altra volontaria!"
(Tombola! C'è un'altra. Un'altra che preferiscono a me. Un'altra a derubarmi di qualcosa a cui tengo. Un'altra come in un persecutorio cliché. Un'altra come può essere un'altra per il tuo uomo, un'altra come può essere O la rumena per Gea.)
"Mh, ben..."
"Io capisco le cose solo come me le spieghi tu. Anche la geometria che non mi piace!"
"Sì, hai ragione C, anche io la penso come te."
"P le spiega da grande, tu, MR, le spieghi da piccola..."
"Ti sei truccataaa, ecco cos'hai di diverso oggi! E sei anche vestita bene, ché di solito sei uguale a S, a D e a T che sono suore ma si vestono quasi come te!"
"Sì, è vero, sei più giusta. E più carina!"
(Spiego da piccola, sono più giusta! Non c'è un'altra! Non hanno una mappa strategica per sbattermi fuori da questo posto, non loro, perlomeno!)

Alla fine di un pomeriggio, persa in un limbo di perché e percome.
"Buona serata, ragazze! Arrivederci, S, D, e T!"
"Grazie, MR, arrivederci!"
"Ah, la psicologa B ha avuto a primo acchito un'ottima impressione di te!"
"Sai, da quest'anno i volontari potranno avere un colloquio con lo psicologo!"  

mercoledì 6 febbraio 2013

IL LAVORO PIU' BELLO DEL MONDO

L'ultimo post si è concluso con una amara circonlocuzione. MR, per dire con incisività che il suo amatissimo lavoro sta attraversando una fase difficile, si è imbarcata in una enfatica perifrasi che suonava così: "quell'inconfondibile, indicibile, ineffabile, indescrivibile, insostenibile situazione di epocale merda professionale, quindi esistenziale, dunque, vitale."
L'impegno - che poi è sfociato in una catartica ed efficace scelta lessicale - a non cedere alla seduzione di triviali grossolanità, come avrete notato, c'era.
Credete! MR avrebbe voluto usare costrutti come "il periodo è delicato" o anche "il momento è complicato", ma non sarebbero stati ugualmente eloquenti.
E poi, qualche volta le piace essere licenziosa, selvatica, e impulsiva.
Le piacciono anche finesse e stilnovismo, ma un'oratoria forte, e una facondia tagliente, nel rendere l'idea, anche scritta,  non temono rivali. 
Insomma, MR si sente più compresa.
La fase difficile, il periodo delicato, il momento complicato, la situazione di merda del lavoro di MR, che, dunque, nelle ultime settimane ha visto il suo acuirsi - certamente, in un panorama di generale disagio lavorativo, italiano e non - è pesante ed imbarazzante da affrontare. A volte è come trovarsi di fronte al peggiore degli incubi, altre ad una cortina da non superare per rendere tutto tabù e non volerne parlare, altre ancora ad un dolore da celebrare, nonostante il sanguinamento. Gli stati d'animo, ormai da troppo tempo, continuano ad essere messi a dura prova; si passa repentinamente dall'incredulità alla ribellione, dalla disperazione alla tristezza più cupa, e ci esce anche qualche cazzata di troppo.
Poi ci sono quei momenti in cui la magia, che il lavoro più bello del mondo riesce sempre ad evocare, riemerge proterva; anche sotto le minacce del peggiore degli incubi, stracciando la cortina del divieto sacrale, guardando dritto in faccia il dolore, ed entrando nelle ossa. Può essere la magia dello spettacolo tout court, del formicolio che dalle tavole del palcoscenico penetra le gambe per arrivare all'anima, del pubblico che assiste sognante al sogno di chi lavora per allietarlo. Oppure può essere la magia di ritrovarsi dietro le scene, a luci soffuse, una rappresentanza professionale per ogni settore. Allerta generale. Grandi e pesanti tavoli, coriandoli, bicchieri, vassoi pronti per essere portati in scena. Contenitore della pece per le scarpe. I tecnici attrezzisti a porre ogni cosa al proprio posto. Sarte e parucchiere per gli ultimi ritocchi. I cantanti solisti in prima linea, di seguito i figuranti, poi il coro, e ancora l'orchestrina. A coordinare le aperture delle porte il comando di un tecnico macchinista verso i suoi colleghi. Il "Prego, signori, in scena!" dei maestri collaboratori, ultimo tassello di quella magia esplosiva che dilaga.
Inevitabilmente.
Dal retro di quelle porte fino all'ultima fila di poltrone.
Ad accoglierla orchestra, direttore e pubblico.
Quella magia è l'inestinguibile anima del lavoro più bello del mondo.    

giovedì 31 gennaio 2013

iPAD

MR da qualche mese possiede un iPad.
Lo comprò perché ne sentì il richiamo, perché la mela sbocconcellata di Macintosh ruggiva imponente nelle pieghe della sua vulnerabilità, perché i tempi per essere risucchiata dal gorgo della sudditanza internettiana, per un numero esagerato di ore, erano maturi. Un iPad ha infinite potenzialità, è leggero, maneggevole, ricco zeppo di risorse. Quel 9,7 pollici, ti segue ovunque, finanche alla toilette. Una piatta e discreta tavoletta contenente tesori "divini", che quando fu consegnata nelle mani di MR, questa si sentì un po' come Mosè quando ricevette le Tavole della Legge. E, incredibile ma vero, è avvenuto anche che MR avrebbe potuto sentirsi ancora Mosè, se non fosse stato che, quando, picchiando contro lo spigolo della porta, si adirò facendo cadere la tavoletta - che giustappunto non molla mai - dalle sue mani, questa non si spezzò ai suoi piedi; per fortuna! C'è da dire, però, che MR nei confronti della tavoletta - nonostante sia sempre con lei - è riuscita a instaurare un modello di rapporto indipendentista e separatista, sfruttando, per inettitudine, e anche per il timore di ripiegarsi totalmente sull'universo virtuale con il rischio di distruggere il concetto di comunità, aggregazione, socialità reali, faccende domestiche, e dismissione della coscienza (tipo uscire, lavare, pulire e soprattutto dormire), solo tre o quattro delle infinitesimali opportunità a sua disposizione.
Fino a quando:
"Be', però, almeno qualche app in più potresti installarla!" suggerisce C.
"Mi piacerebbe, ma ho paura della dipendenza. Ad esempio mi interesserebbe qualche app sulla fotografia, ma poi se ne subissi il giogo? Certo, la salvezza in mano ce l'ho! Al varco mi attendono sempre la mia incapacità e la conseguente pigrizia nel risolverla. Ecco, a questo proposito, ad esempio, non riesco a ripristinare la casella di posta elettronica, morta da qualche mese." confessa MR senza vergogna.
"Questa più che una salvezza è una cosa molto grave! Fammi vedere... Ti installo quest'altra, poi la configuri. Ed eccoti qualche app interessante. Libri e spartiti, fidati!" replica C con convinzione.

Il giorno dopo.
MR invia una mail a C.

Oggetto: Incremento di dipendenza con rischio elevato di crisi di astinenza.


Caro C,
è successo proprio quello che temevo e che inconsciamente stavo cercando con tutta me stessa di rigettare. Intanto, la casella mail che mi hai installato l'ho configurata e va perfettamente. Avendo cambiato la password, ho provato a riapplicare lo stesso procedimento all'altra casella, quella che mi nascondeva tenace le lettere da amanti, spasimanti e via dicendo, come una madre incattivita ed invidiosa o un padre che non approva un amore; per capirci, quella che non riuscivamo a riconfigurare è di nuovo attiva. Ora è tornato tutto più semplice, anzi, doppiamente semplice... appena accendo l'iPad, è tutto uno scampanellii e fischi, di qua e di là, mica come prima che dovevo andare a cercare la posta nei recessi dei recessi di Google! Oddio, è anche vero che, proprio perché, entrata in una sorta di impigrimento da lettura della posta, a causa di una ricerca che richiedeva troppo tempo, ora mi ritrovo a dover smistare una mappazza bestiale di roba, tipo quattrocento mail. Ma ogni cosa ha i pro e i contro. Comunque, tutto questo pippone per ringraziarti mille, anche per avermi dato qualche dritta su come spendere il mio tempo che avrei potuto impiegare in altre attività (ad esempio stanotte ho photoshoppato come una ossessa, sono andata alla ricerca di libri e spartiti dimenticati dal mondo e da custodire nel mio iBooks, anziché dormire... cosa che farò, con ogni probabilità, anche di giorno - intendo photoshoppare come una ossessa, e andare alla ricerca di libri e spartiti dimenticati dal mondo e da custodire nel mio iBooks, anziché dormire), ma nella vita tutto serve.
A dopo.
Cordialità.
MR

No, così, era che MR voleva scrivere un ultimo post per questo mese di gennaio.

sabato 12 gennaio 2013

LA PACE CON I PROPRI PENSIERI, QUESTA SCONOSCIUTA

L'autore del corso La Time Line, tale Antonio Meridda, ha inviato a MR un'inquietante mail in cui indaga in maniera assai impertinente sulla sua vita passata. Sul Meridda MR si è informata attraverso Google. Ne è venuto fuori  un quadretto impagabile dove viene dipinto come un  personaggio poliedrico che, Madonna mia! s'è detta MR, E chi è il vero ideatore dello Brainstorming questo? 
Così dice di sé in un'intervista: "Mille lavori, 10.000 specializzazioni, troppi anni e ancora milioni di strade da provare! Sto studiando come etologo, devo dare ora l’esame di infermiere veterinario, sono educatore cinofilo, insegno biologia ed ecologia, ho un master in giornalismo scientifico, uno in certificazione ambientale, uno in tecniche di coaching e al momento sono iscritto al primo anno di psicologia. Sono coach, ipnotista, counselor, formatore, scrittore, insegnante, educatore cinofilo e in futuro psicologo. La scrittura è il mio metodo preferito per rilassarmi e tradurre i miei pensieri in concetti." E faccio anche barba e capelli. No, è Figaro!
Così ha scritto Figaro sulla mail a MR:
"Ti sei mai chiesta come sarebbe andata la tua vita se avessi agito diversamente? Chissà quanti rimpianti hai avuto, chissà quanto ti sei disperata, chissà quante volte hai desiderato fare altre scelte! Perché non dai pace ai tuoi pensieri? Io so indicarti la strada, io so come potresti fare."
E di seguito l'illustrazione del suo metodo.
Mica il metodo Maria Regina della pace, o gli insegnamenti della Brahma Kumaris World Spiritual University ONLUS, o i corsi di Sahaja Yoga!? Nientaffatto! Il Meridda suggerisce a MR di interrogarsi sul futuro, rivangando il passato, attraverso la Time Line, e cioè gestendo in maniera proficua e corretta ciò che è stato in vista del futuro. Facile facile, semplice semplice. MR ha scartato immediatamente la possibilità di acquistare il risolutivo ebook, poiché ha tutto un suo personale modo di raggiungere la pace con se stessa e i pensieri che la infestano, che, vabe', non è detto funzioni sempre, però lei ci crede, e crede pure che arrestare la lotta fra se stessa e i suoi pensieri, quelli belli e quelli brutti, sarebbe come abolire il carnevale di Rio de Janeiro; inoltre, ha imparato da tempo a buttarsi il passato alle spalle, quindi, fine del discorso, capitolo chiuso, tanti saluti; e a non proiettarsi nel futuro.
Tuttavia, per colpa di Meridda, MR come sarebbe andata la sua vita se avesse agito diversamente, se lo è chiesta, e nella fattispecie: se non avesse intrapreso gli studi musicali, quelli pianistici prima, accantonati sul più bello (MR giura con il cuore in mano che avrebbe tanto voluto ultimarli! Ed ecco le spire nere della recriminazione allungarsi sulla sua coscienza, come spera il Meridda) - a pochi metri dal traguardo - per dare spazio a quelli del canto poi.
Di sicuro non avrebbe imperversato a tutte le ore con vocalizzi, studi, romanze, nella stanza attigua a quella di   fratello M, ricavandone una rendita vitalizia di rinfacci da parte di questo, per averlo travolto e contagiato con la sua follia, ed essere, dunque, stata causa dei suoi squilibri; non avrebbe speso i migliori anni in giornate intere ad ascoltare opere ed i loro maggiori interpreti, a leggere forsennatamente manuali di canto, a frequentare senza sosta lezioni, corsi, e studi otorinolaringoiatrici, nonché foniatrici, rigettando forse destini più brillanti come quello di benzinaia, fruttivendola, o demografa (altre spire, altra recriminazione) per i quali MR si sentiva predisposta, e dei quali, è convinta, sarebbe potuta essere una eccellente promessa; non avrebbe investito energie da leone, cercando di trasformare l'idea del canto da concetto freddo ed insondabile a materia voluttuosa e di ineguagliabile fascino, tracciando mappe come un esploratore portoghese sui perché e i percome dell'organo della fonazione e della respirazione, aprendo la gola, aprendola troppo, chiudendola, spingendo verso il basso con il suggerimento di pensare di essere seduta sul wc (però come se fosse uno scranno, perché guai a sentirsi troppo in sintonia con l'ambiente cesso, si potrebbe incappare nel concetto di merda - MR si scusa per essersi espressa con secolare lessico, ma, pur trattandosi di una materia da angeli dell'Empireo, c'è molto di terreno - quindi, ai primi sentori... ), alzandosi dal wc, respirando senza alzare le spalle, sentendosi come una regina, infoscando il cervello.
Da questo egregio miritorninmente di un capitolo importante del suo passato MR evince che grandi rimpianti non ne ha avuti e non ne ha, si è disperata parecchio, ha desiderato, ma solo per poco, fare altre scelte, il futuro all'orizzonte lo vedrebbe nero, plumbeo e ingestibile, ma preferisce non guardare. Ah, rivangando rivangando, le è tornato in mente che il suo destino era segnato: mamma V e papà E l'hanno vista crescere osservando che i pennelli, i colori, le penne e le matite che prendeva in mano si trasformavano in microfoni, i libri li leggeva cantando, le sue bambole si sfidavano in gare canore, e quando la sera finalmente la scaraventavano esausti nel letto, fratello M - vittima di una triste sorte - era costretto a chiederle di dargli la buonanotte cantandogli una canzone. Quindi, spiacente, Meridda, ma in merito a questa scelta e probabilmente anche alle altre, al fine di un benefico e fruttuoso futuro, MR, come vede, non ha scampo.

lunedì 31 dicembre 2012

UBRIACATEVI!

Bisogna essere sempre ubriachi.
Tutto sta in questo: è l’unico problema.
Per non sentire l’orribile fardello del tempo.
Del tempo che rompe le vostre spalle
e vi inclina verso la terra,
bisogna che vi ubriachiate senza tregua.
Ma di che? Di vino, di poesia o di virtù,
a piacer vostro. Ma ubriacatevi.
E se qualche volta sui gradini di un palazzo,
sull’erba verde di un fossato,
nella mesta solitudine della vostra camera,
vi risvegliate con l’ubriachezza già diminuita o scomparsa,
domandate al vento, all’onda, alla stella, all’uccello, all’orologio,
a tutto ciò che fugge, a tutto ciò che geme,
a tutto ciò che ruota, a tutto ciò che canta,
a tutto ciò che parla, domandate che ora è;
ed il vento, l’onda, la stella, l’uccello, l’orologio vi risponderanno
"E’ l’ora di ubriacarsi!"
Per non essere gli schiavi martirizzati del tempo, ubriacatevi;
Ubriacatevi senza smettere!
Di vino, di poesia o di virtù, a piacer vostro.

C. Baudelaire

MR lo farà, e non ci andrà nemmeno piano!

sabato 22 dicembre 2012

IL TRUCCO NON C'È MA CI SI ADEGUA

Quando il centro di estetica chiama, MR vorrebbe tanto rispondere. Vorrebbe entrare in quel luogo di perdizione, lì dentro stringere un patto di fedeltà, firmandolo col sangue, e onorarlo con incessante presenza, con asfissiante frequenza, e con soffocante partecipazione. Lo vorrebbe perché un centro estetico è rilassante, perché ama farsi mettere mani esperte (ovverosia dell'estetista, anche con specializzazioni in massaggi corpo) in faccia e addosso, e perché in materia di restauro facciale-corporeo è un'autentica pigra. Pur tuttavia, devastata da conti, rette condominiali, debiti da saldare fatti dal vecchio amministratore (nel senso che si è dimesso per latrocinio e truffa ai danni dei condomini, e quindi ce n'è uno nuovo, e anche nel senso anagrafico che - augurio di Natale da parte di tutto l'abitato - quanto potrà tirare ancora avanti quel vecchio ladro!), rate del mutuo, MR è costretta a  ricacciare l'idea di massaggi viso e corpo, trucco da grand soirée, sradicamento permanente e definitivo di molesta e barbosa (appunto) peluria, e ridursi a sostare controvoglia davanti agli scaffali, nel reparto cosmetici, del supermercato, sospirando e scuotendo la testa con desolazione. Qualche giorno fa, MR, tutta protesa verso l'elevazione della pelle, quindi dello stile, dunque dello spirito, low cost, si è recata alla Coop, e si è incantata, davanti a creme e cremine, cerette, rossetti, ombretti, ciprie, fondotinta, per riguarnire le riserve ormai al limite dello svuotamento, dello strizzamento, dello storcimento, dello spremimento, dello sditamento, e dell'appuntimento, di tubetti, vasetti, e monconi di matite vari. Tutto ciò che riesce a fare, in questi ammorbanti frangenti, è osservare la stupefacente maestria dell'utenza nel campo del restauro epidermico. Mostrano tutte, tranne lei, grandi doti di pazienza e accuratezza nella scelta di quel siero tensore, di quella crema anti age, di questa maschera esfoliante, di tale idea beauty. Per un momento le sembra logico che siano ormai maturi i tempi per una sua iscrizione ad un workshop tematico sulle tecniche della decelerazione dei tessuti in caduta libera, del riempimento delle rughe, di idratazione, tensione, rigenerazione della pelle e tutte quelle cose lì, e di superare la pigrizia. Dopo molteplici inverni ed estati in cui si è sentita profondamente pacifista ed intimamente per la non violenza, decidendo di non fare la guerra all'azione del tempo, forse è giunta al punto di convincersi che non ha più l'età per avere l'età. Per andare a letto senza aver fatto uso di uno struccante efficace, non grasso e che lasci respirare la pelle; per dimenticare costantemente di comprare i dischetti di cotone che al contrario della carta igienica non graffiano; per lasciare le impurità sulla pelle del viso, notte dopo notte, ché tanto con acqua e sapone non verranno mai via; per prevedere un peeling casalingo a base di zucchero e miele che per una volta al mese rompeva, oltre al patto di non belligeranza, anche le palle, facendo tanto fresca e radiosa. Bene, è il momento di prendere in mano la situazione e rivedere il proprio ruolo: rivolgendo uno sguardo al futuro, afferra la prima cremina idratante, qualche trucco al volo, e corre diretta al mercato ortofrutticolo, convinta che le quantità industriali di frutta e verdura, che ha sempre consumato riusciranno, dovranno riuscire, a soverchiare ancora quei fottuti radicali liberi, giustiziandoli senza pietà.

mercoledì 19 dicembre 2012

L'AVETE FATTA?

Negli avvisi che campeggiano da quattro giorni su tutte le pareti del condominio, sulle porte dall'ascensore, sulle vetrate del portone principale, fronte retro così da poterli leggere da dentro e da fuori, è scritto che - causa disincrostazioni e sostituzione tubature - oggi dalle 8.30 fino alle 16.00 è tassativamente vietato uscire dalla propria abitazione e soprattutto lasciare incustodito il wc, il quale non va categoricamente scaricato, per rischio travaso che va, eventualmente, immediatamente comunicato. Non è invece scritto che, lui, bello, alto, occhi verdi, modi gentili (che si capisce che non è un principe ma un operaio addetto allo spurgo solo perché non indossa il mantello e la corona), alle 8.30 esatte avrebbe suonato a tutte le porte del palazzo; sarebbe stato ammirato nella sua bellezza da tutte le femmine dello stesso; avrebbe risposto agli sguardi ammaliati di queste con un inquietante espressione interrogativa stampata sull'angelico volto: "L'avete fatta?"; avrebbe chiesto una bottiglia di plastica e uno straccio da inserire nel wc inutilizzabile fino alle 16.00; si sarebbe trattenuto qualche minuto in più in casa di MR, facendo godere delle inebrianti sue attenzioni, a suon di carezze, abbracci, e paroline dolci in falsetto, Gea più deviata e maiala che mai, scatenando l'invidia sanguinaria dell'altra bestia e dell'umana; se ne sarebbe andato lasciando MR alle prese con una serie di domande esistenziali di portata abnorme, messe subito a tacere dalla bottiglia di plastica avvolta nello straccio, inserita nel wc che funzioneranno fino alle 16.00 come un efficace deterrente.

martedì 18 dicembre 2012

POTREBBE ESSERE UNA BELLA MUSICA

Pare che il cervello umano nell'aspetto e nel colore sia simile ad un cavolfiore, e che nell'arco di tutta la vita si rinnovi con la produzione di nuovi neuroni. Se questi, però, non vengono sollecitati costantemente attraverso l'apprendimento, muoiono. MR ha un profondo attaccamento ai propri neuroni, anche se spesso deve lottare contro la loro massima ambizione: prendere le distanze da lei. Qualche volta ci riescono, fornendole tutti gli argomenti e gli elementi per trasformarla da bipede erectus ad essere primitivo, ferino, animalesco. È allora che la faccenda si fa seria, e MR si sente totalmente asservita. Lo si capisce quando svanisce ogni sintonia con loro, che smettono di filarla. È, come dire, una questione di feeling. Un feeling che MR cerca di tenere in vita tutti i giorni; a coadiuvarla il nutrimento più grande: la musica. MR va a lavorare sempre molto volentieri, perché ama il suo lavoro, che è infinitamente affascinante e incredibilmente interessante. Perché ha in sé qualcosa di potente. Perché arricchisce di comprensione, compassione, tolleranza, passione. Perché è in grado di eliminare le differenze di fondo tra le persone, anche quando tra queste persone c'è qualche irriducibile che ama praticare la resistenza. Una resistenza simbolica, una resistenza insana, una resistenza classista, a seconda dei casi. Perché se fare la differenza può servire nella vita, qualcuno crede possa essere ancora più utile nel mondo del teatro lirico. Nell'ambito dell'opera e della musica colta in generale, bisogna fare costantemente i conti con una caratteristica precipua: l'inverosimiglianza, la non credibilità; che se per la disciplina artistica in sé costituisce la fonte del suo fascino, per tutto ciò che le ruota intorno - la macchina della pubblica amministrazione - altro non è che una fottutissima e noiosissima spina nel fianco. Soprattutto di questi tempi. Soprattutto in una "cultura" basata sull'arrivismo, su atteggiamenti qualunquistici, sull'oppressione, sulla mancanza totale di valori etici e morali. In questa cornice, un palcoscenico o un teatro lirico-sinfonico nella loro vera essenza non importano quasi a nessuno. A chi importa che quella pazza di Gilda nel Rigoletto di un certo G.Verdi si fa ammazzare al posto del duca di Mantova - di cui è innamorata, ma che l'ha sedotta e tradita - dagli assassini assoldati da suo padre sangue del suo sangue? O che quell'allucinata di Azucena - ne Il trovatore sempre dello stesso autore - uccide per sbaglio, bruciandolo vivo, suo figlio? Tali baggianate, non offrono la possibilità di confrontarsi con il mercato. Come neppure gli effluvi sonori prodotti da certi Vivaldi e Mozart, tanto per citarne qualcuno. Tutto ciò ha il sapore amaro dell'arretratezza, dell'anarchia, del disinteresse e dell'incultura. Tutto ciò scioglie gli incanti che dovrebbe custodire chi ha la responsabilità diretta su un patrimonio formativo, istruttivo, e prezioso come la musica, da vicino e da lontano, da dentro e da fuori. Quando a MR sembra che la sua testa di cavolo stia perdendo solidità, e abbia bisogno di una ricetta salva neuroni, si spaventa; si spaventa molto. Tuttavia cerca di non perdere pezzi, e di non restare impigliata a chi si serve di sofismi e cavilla in modo ignaro sulla ricchezza musicale per affossarla, stupidamente inconsapevole, a chi vuole esasperatamente distinguersi, a chi non comprende la delicatezza e la forza insieme che questa richiede per poter essere tramandata, comunicata ed espressa, a chi non importa che sia parte integrante del suo paese, dove è nata e dove la si sta rendendo sempre meno credibile. 

domenica 16 dicembre 2012

DOMENICA MATTINA PRESTO

Stamattina l'attività fisico-cerebrale di MR avrebbe voluto farsi dominare dall'ambiente a lei più congeniale: il letto. Ma corpo e cervello, alla domenica mattina solitamente dimissionari, hanno dribblato il risveglio lento e indugiante. Quello della riorganizzazione muscolare dolce, e dello sblocco mentale lieve; quello che prevede il rito dello stiracchiamento, delle leggendarie gobba e sella a quattro zampe che rilassano la colonna vertebrale, sciolgono le giunture irrigidite, e ridestano lo spirito; quello che se improvvisamente diventa brusco - ad esempio grazie a quella bandita di Gea - è sicuro, ti funesterà l'intera domenica. Per uno strano ed imperscrutabile motivo, pervasa da un'incotenibile nostalgia di quando, tanti, ormai troppi, anni fa, si tuffava eroicamente nel mondo mattiniero, e assisteva allo spettacolo dell'aurora più o meno fiammeggiante, MR, con triplo salto carpiato scende giù dal letto, si dirige a passi energici in cucina, addenta un biscotto, si sbrodola una tazza di latte bollente addosso. Entra nella doccia, non canta vista l'ora. Esce dalla doccia, si lava i denti, si veste alla come capita, il trucco da cui dipende la sua stessa esistenza per oggi salta. Avverte di aver riaperto un'edificante parentesi - il risveglio mattiniero, per giunta, in pieno periodo di letargo - e di essercisi infilata dentro; di fronte alle lenzuola da lavare, non si lascia certo sedurre dall'invitante trasporto a rientrarci sotto; le tre lavatrici che aspettano da giorni, più il bucato a mano dei delicati che aspettano da mesi, in men che non si dica sgombrano il presidio di indumenti e biancheria su tutta la metratura quadrata dell'appartamento. Di metratura in metratura, MR, più sveglia che mai demolisce in pochi minuti i metri cubi di altra biancheria e di altri indumenti - quelli da stirare, che tanto chissenefrega di queste pieghe sul lenzuolo, i jeans e gli asciugamani non si stirano, le maglie si fa veloce. Dopo aver passato l'aspirapolvere, MR, riscopre il riaffiorare della catarsi grazie a Rio azzurro bum bum  al profumo di pesco fiorito, che fa brillare, levigandoli, i pavimenti di tutta la casa. MR piena di orgoglio ci scivola su in ginocchio in un'improbabile quanto eccepibile imitazione Travoltiana, coadiuvata dalle due bestie di casa che hanno apprezzato sdrucciolare e slittare insieme all'umana. Dopo la performance del terzetto da Febbre del sabato sera, MR riemerge dal suolo e riacquista la prospettiva realistica. Esce di casa, si dirige alla pompa di benzina, c'è la coda. Non è chiaro se il proprietario della Lancia Delta mozzafiato, modello anni novanta, con un adesivo raffigurante il giglio di Firenze viola a poppa, una bandierina della Fiorentina a prua, e una coccarda viola sull'albero maestro (l'antenna dell'autoradio) si trovi lì per continuare a straparlare e strepitare o se si vuole togliere dai piedi alla svelta. Temi della discussione, tra lo skipper dell'asfalto proprietario della Lancia, pilota dell'Air Force con giubbino bomber grigio-verde metallizzato e pantaloni mimetici, lanciatore di coriandoli e di fumogeni della curva sud, potenziale e spericolato rallysta della tamarrissima Delta integrale, con tamarrissimo marsupio adagiato sui "gioielli di famiglia" e berretto viola con visiera ben piantato sulla testa dalla chioma leonina, e il ragazzo della pompa di benzina, sono: il calcio, la squadra viola, la salute e la manutenzione della lancia, l'ultimo modello del bomber, la nuova fantasia mimetica dei pantaloni. Il ragazzo della pompa di benzina si divide tra il versatile e prorompente (più rompente che pro) ciarlatore e MR, che, finalmente, dopo un quarto d'ora di attesa, rientra. Per un momento si proietta indietro nel tempo, ripensando alle domeniche di qualche tempo fa, a casa in Ciociaria, all'insegna del calcio "menefreghisticamente" e involontariamente imposto da papà E e dal fratello M juventini; e all'insegna delle pulizie generali e dei pranzi luculliani. Le viene voglia di fare una telefonata alla sua famiglia. Uno squillo e mamma V capisce che deve richiamare MR perché le è terminato il credito. A questo proposito le tornano in mente anche gli sms di S: ", che me chiami, nun c'ho credito? Te amo!" (Buongiorno! Mi devi scusare, MR, ma devo parlarti e sono improvvisamente rimasta senza credito telefonico. Potresti chiamarmi, per favore? Ti voglo bene!) 

domenica 9 dicembre 2012

INVERNO

L'inverno ha il potere di bradipizzare il ritmo circadiano di MR, segnando un soddisfacente traguardo, quello del letargo, che questa riesce a conciliare, senza alcun ostacolo, con la vita di tutti i giorni - lavoro compreso. A parte qualche scossone, si può serenamente ritenere che il letargo di MR stia procedendo a gonfie vele.
Tra queste gonfie vele, senza impedimenti ed intoppi di sorta, continua anche la forsennata stesura del diario di bordo, o blog che dir si voglia, a bordo della caverna dotata di tutti i confort: termosifoni al massimo della resa termica; un numero imprecisato di piumoni e coperte per il letto o, all'occorrenza, da indossare; borse dell'acqua calda in gomma vulcanizzata modello "Scaldami-Coccolami", in peluche elettrica, e high-tech ultima generazione sparse su tutta la superficie dell'habitat, ottima idea regalo di qualche Natale fa di mamma V.
Nei lunghi mesi di quiescenza, dunque, MR si impegna a riemergere dal torpore, restituendo accelerazione ai propri processi vitali per: recarsi al lavoro; alimentarsi, generalmente in maniera equilibrata, eccezionalmente - durante le festività natalizie - facendo uso di sostanze psicotrope e dopanti, conosciute volgarmente come "montagne di pandori, panettoni e torroni"; affogare in piscina, in palestra, e nella sauna, l'inverno del suo scontento, ed eventualmente l'accumulo delle calorie. A volte, la quiescenza abbandona MR ad ore improbabili, per esempio alle tre di notte, frangente dovuto alla sua nefanda e perversa tendenza al rimuginio ansioso puntellato dai casi della vita che purtroppo hanno sempre il loro motivo di esistere. È in quei momenti che, da donna d'azione quale è, mette immediatamente in allerta l'ipertensione, incrementando la frequenza cardiaca, fissando, a seconda dei casi, il soffitto o lo schermo del pc. Sono quelli i momenti in cui MR vorrebbe sprofondare nel letargo puro ed uscirne in primavera. Il mese più mefitico, crudele e fetente, è gennaio - con il Natale appena alle spalle, che regala a MR un indubbio ed euforico gradimento per certi suoi precipui aspetti, vedi la montagna di pandori, panettoni e torroni di cui sopra - rigido, e spietato nei suoi rigori climatici. Dal primo giorno gennaio si impone con l'urgenza  del buonismo, con il delirante tormentone dei buoni propositi, trasforma MR in un implacabile assillo sul tema sensibile del  freddo. Argomenti che la inducono alla ricerca  feroce di una via di fuga, che immancabilmente ritrova nel suo letargo nell'attesa spasmodica del tepore primaverile. L'inverno ha il potere di far sentire MR un po' malinconica, di una malinconia sconclusionata, irrazionale e senza aspettative. La letargica e intirizzita MR, di solito in questo periodo dell'anno si sente un po' così. Un po' contorta, un po' sospesa, un po' caotica, un po' dormiente; un po' invernale.