Circa un anno fa riprese a scrivere su questo blog inserendo direttamente la quarta. Postava ogni due giorni con estrema, inaspettata e propizia facilità. Una marea di lampadine si accendevano nella sua mente; insights, estro e impulso creativo accarezzavano rosei - seppur spesso raccapriccianti - propositi scrittori, aprendo loro ampi varchi; idee ed ispirazione trovavano spontaneamente la propria strada; naturale, facile, ambiziosa; esaltata, agghiacciante, velleitaria. Fino ad un paio di mesi fa, quando improvvisamente il vento è cambiato. Nonostante la voglia di scrivere continuasse ad incendiare il suo animo, nella sua testa nessun fervore prendeva fuoco. Desiderio di raccontare, spunti e stimoli presenti ma sopraffatti da una incontrollabile indolenza.
Bastano pochi giorni. Disertare la scrittura - ma del resto vale un po' per tutto - allontana dal vezzo, dalla pratica, e dalla consuetudine. E' una sorta di punizione da parte della parola scritta che, in questo periodo, MR sta pagando senza sconti. "Perché non scrivi più?" le è stato chiesto non una volta e da più parti.
"Perché ho accantonato il blog per qualche giorno e nel ripetuto tentativo di tornare a lui niente è emerso con la violenta impellenza e l'agile sorpresa che lo alimentano; perché credo che la forza di volontà se si mette a latitare sia un limite; perché a volte l'ambizione smisurata cozza con il non sopportare se stessi; perché, raggiungendo il minimo storico di autosopportazione, ero occupata a scrivere sulla mia pagina Facebook se capita a tutti di non sopportare se stessi, ed altre amenità; perhé ho dormito sugli allori, un po' secchi ma pur sempre allori, facendomi fottere dall'efficacia della pratica dello scrivere; perché sto ancora dormendo - evidentemente - e, a questo punto, mi ci vuole il Pranayama per risvegliare me e il Kundalini."t
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domenica 26 maggio 2013
RIPRESA?
lunedì 11 marzo 2013
DUE ANNI FA
Ha cominciato prepotentemente a farsi strada nella sua mente ieri sera. E' stato l'ultimo pensiero prima che MR si addormentasse e il primo stamattina quando ha riaperto gli occhi. Avrebbe voluto postarlo ma è tornata sui propri passi. Poi si è detta che, in genere, immobilizzare i ricordi dentro la memoria è una trappola, che lasciarli correre è liberatorio, e che metterli per iscritto disincaglia da paure e dolori.
Questo è il ricordo di un viaggio, di un'esperienza, di un disastro.
" I don't understand!" replicò lei sulla difensiva.
"Finished, finished, finished!" la salutò lui, nel tentativo di tranquillizzarla, inchinandosi rispettosamente con un enorme carico emotivo dentro. Ricambiando gli inchini, MR uscì dall'albergo stralunata e fuori dal mondo.
Questo è il ricordo di un viaggio, di un'esperienza, di un disastro.
Due anni fa MR si svegliò, di un risveglio brutale, dal letargo, nel quale cade durante l'inverno, a Tokyo. In quella speciale occasione, avrebbe voluto tornare a voi lasciandosi accarezzare dalla dolce brezza sotto i ciliegi in fiore nel parco di Ueno; si vedeva, già prima di partire, uscire dal buio invernale, gioiosa fra le immense folle di occhi a mandorla per le strade di Shibuya e Shinjuku; era certa sarebbe uscita dal lungo sonno, libera e leggera, alle panoramiche e vertiginose viste sul Mori Tower a Roppongi Hills. E invece dovette scendere a compromessi con un grandioso ed impietoso jet lag, che aveva decretato per MR il passaggio diretto dal letargo italiano all'insonnia giapponese senza troppe storie. Il risveglio forzoso da fuso orario portò MR a drogarsi indegnamente con il Depas e l' Armonia Retard melatonina, che sconfiggendo l'insonnia, la riadagiarono in un disordinato e pesante dormire. Prede della sonnolenza indotta e bersagli di episodi narcolettici sempre più frequenti e vistosi, corpo e mente di MR si abbandonarono comodamente in una indistinta con-fusione di fusi orari. Le 10.00 del mattino le sembravano le 2.00 di notte; alle 23.00 era insonne e alle 12.00 ronfava come un ippopotamo; alle 4.00 antelucane chattava con l'Italia serale emanando un senso di stordimento. Ma MR non si lasciò affliggere dai disordini del proprio bioritmo, non si lasciò sconvolgere dal ciclo sonno-veglia ormai compromesso. Era nel paese del sushi, del sashimi, della tempura, dello shabu shabu; era nel paese della creatività, della fantasia più sfrenata, dell'organizzazione perfettissima, delle adolescenti vestite da Lolite colorate, dei viaggiatori in metro dormienti (di cui si scoprì grande estimatrice); era nel paese dei wc intelligenti con ciambella riscaldata e bidet incorporato, delle candide mascherine indossate dai giapponesi raffreddati e allergopatici, per proteggere se stessi e gli altri da virus e batteri, e per non respirare i pollini dei ciliegi; era nel paese dei manga, che sanno essere anche erotici e perversi, di Naruto, dei pachinko, dell'elettronica, della tecnologia e dei telefonini multicolori con pupazzetti annessi. MR pensava che in quel paese si sentiva bene, come si era sentita bene le due volte precedenti in cui ci era stata. Era elettrizzata all'idea che i giapponesi altro non aspettavano che ascoltare un po' di opera italiana eseguita da italiani. Sorrideva felice per questo, distesa sul suo letto ad ore improbabili. Una mattina le sembrò quasi di cadere da quel letto, ma non fu per l'intontimento da jet lag. Fu grazie ad una scossa di terremoto, pane quotidiano per i giapponesi, di magnitudo 5. MR emerse dalle lenzuola in mutande e scappò sul corridoio a chiedere aiuto. Urlò addosso alle signorine delle pulizie che la guardarono sconcertate. I loro occhi parlavano da soli: (Ma chi è questa matta?Ah, sì, il gruppo dall'Italia... poverina, crede che le nostre costruzioni siano uguali alle capanne italiane.) Le loro bocche pronunciavano frasi che all'orecchio di MR parevano sconnesse: "When we came to clean the room?" ("A che ora possiamo venire per la pulizia della sua stanza - immonda che non possiamo mai rassettare perché lei dorme - ?")
MR, sospettando di aver forse esagerato, rientrò in sé, scusandosi e guadagnandosi una serie infinita di inchini, oggi non sa ancora bene se per la sua performance, se per essersi vergognata, o se per aver promesso di lasciar pulire la stanza.
Qualche giorno dopo, MR fu costretta ad aumentare le dosi di droghe, facendone un uso smodato in una sorta di cerimoniali anti stress e pro sonno, a causa di una scossa di terremoto che nulla aveva della precedente. Di magnitudo 8.9, sorprese MR e molti dei suoi colleghi nel seminterrato del teatro Bunka Kaikan, dove si stavano svolgendo le prove dell'opera La forza del destino di Giuseppe Verdi.
Una energia oscura e superiore spazzò via in un istante, insieme a tutto il resto, entusiasmo, allegria, calma e tranquillità. Tutto si trasformò in paura, tristezza, e affanno. Si toccarono con mano e si guardarono da vicino coraggio e fiducia, scoramento e sfiducia, comprensione e condivisione. Per infinite ore, per molti giorni. Fino a quello della partenza per rientrare in Italia. MR, alle 4.00 di mattina, si recò alla reception per riconsegnare la chiave-tessera della stanza. Il receptionist giapponese esclamò qualcosa nella sua lingua.
"MR, aaahhh! Auasaaaaaa! Auasaaaaa!" spiegò (più o meno) lui, gesticolando vistosamente e guardandola dritto negli occhi storditi.MR, sospettando di aver forse esagerato, rientrò in sé, scusandosi e guadagnandosi una serie infinita di inchini, oggi non sa ancora bene se per la sua performance, se per essersi vergognata, o se per aver promesso di lasciar pulire la stanza.
Qualche giorno dopo, MR fu costretta ad aumentare le dosi di droghe, facendone un uso smodato in una sorta di cerimoniali anti stress e pro sonno, a causa di una scossa di terremoto che nulla aveva della precedente. Di magnitudo 8.9, sorprese MR e molti dei suoi colleghi nel seminterrato del teatro Bunka Kaikan, dove si stavano svolgendo le prove dell'opera La forza del destino di Giuseppe Verdi.
Una energia oscura e superiore spazzò via in un istante, insieme a tutto il resto, entusiasmo, allegria, calma e tranquillità. Tutto si trasformò in paura, tristezza, e affanno. Si toccarono con mano e si guardarono da vicino coraggio e fiducia, scoramento e sfiducia, comprensione e condivisione. Per infinite ore, per molti giorni. Fino a quello della partenza per rientrare in Italia. MR, alle 4.00 di mattina, si recò alla reception per riconsegnare la chiave-tessera della stanza. Il receptionist giapponese esclamò qualcosa nella sua lingua.
" I don't understand!" replicò lei sulla difensiva.
"Finished, finished, finished!" la salutò lui, nel tentativo di tranquillizzarla, inchinandosi rispettosamente con un enorme carico emotivo dentro. Ricambiando gli inchini, MR uscì dall'albergo stralunata e fuori dal mondo.
Questo è il ricordo di una disavventura, e di una dura lezione di vita impartita da uno straordinario popolo che ha saputo reagire alla tragicità di un evento con dignità, orgoglio, forza e incredibile volontà, e con il quale sta ancora lottando.
mercoledì 27 febbraio 2013
E POI BASTA
Era entrata nella Cabina Elettorale (va bene, ancora in questo post e poi basta con le due paroline magiche - Cabina, Elettorale - che nelle ultime quarantotto ore hanno infestato il blob..., il blog. No, è che lì dentro MR si era sentita bene. Protagonista solitaria di un film trito e ritrito, quindi sicura della sua parte; impaziente interprete di un ruolo comune ad un intero paese, con il quale la parte l'aveva ripassata; cittadina plausibilmente disorientata in una avvolgente cella, dove recitare, o meglio, fare la sua parte dal vero).
Aveva chiuso gli occhi, inspirando ed espirando.
Aveva ravvisato promesse nei colori giallo e rosa delle schede e non in quei simboli che vi erano stampati sopra, dove vedeva racchiusi solo dubbi, incertezze e perplessità.
Aveva tuttavia tracciato, attentamente, responsabilmente, inflessibilmente, il suo segno - la sua ics - sul terreno a lei più congeniale.
Era uscita dalla Cabina Elettorale, ed attendendo fiduciosa vedeva già aprirsi davanti a sé possibilità come:
1) Una spallata sociale (che dicono ci sia stata ed anche extra lusso, cinque stelle, quasi imperiale).
2) Uno scatto d'orgoglio nazionale (che, invece, rivelatosi nazional-popolare, anzi, impopolare, racconta di in-governabilità, di in-verosimiglianza, di im-pantanamento, di tinte maculate - no, non im-macolate -, di paralisi).
3) Un sentimento di comune speranza, e nuove occasioni di rinascita italiana.
Ma sopra ogni cosa, attendendo fiduciosa non immaginava veder spalancate davanti a sé possibilità come:
1) Mezza Italia che ha votato per Berlusconi.
2) Mezza italia che ha votato per Berlusconi.
3) Mezza Italia che ha votato per Berlusconi.
Aveva chiuso gli occhi, inspirando ed espirando.
Aveva ravvisato promesse nei colori giallo e rosa delle schede e non in quei simboli che vi erano stampati sopra, dove vedeva racchiusi solo dubbi, incertezze e perplessità.
Aveva tuttavia tracciato, attentamente, responsabilmente, inflessibilmente, il suo segno - la sua ics - sul terreno a lei più congeniale.
Era uscita dalla Cabina Elettorale, ed attendendo fiduciosa vedeva già aprirsi davanti a sé possibilità come:
1) Una spallata sociale (che dicono ci sia stata ed anche extra lusso, cinque stelle, quasi imperiale).
2) Uno scatto d'orgoglio nazionale (che, invece, rivelatosi nazional-popolare, anzi, impopolare, racconta di in-governabilità, di in-verosimiglianza, di im-pantanamento, di tinte maculate - no, non im-macolate -, di paralisi).
3) Un sentimento di comune speranza, e nuove occasioni di rinascita italiana.
Ma sopra ogni cosa, attendendo fiduciosa non immaginava veder spalancate davanti a sé possibilità come:
1) Mezza Italia che ha votato per Berlusconi.
2) Mezza italia che ha votato per Berlusconi.
3) Mezza Italia che ha votato per Berlusconi.
lunedì 25 febbraio 2013
AL VOTO
Ieri MR è andata a votare, ad un'ora improbabile. Erano le 13.00. Ci è andata a quell'ora per evitare code, e paventate tormente di neve previste per il resto della giornata. Ci è andata a piedi - oltre che con la voglia di votare - con la voglia di camminare. Procedendo a passo lento, non potendo correre giacché ancora in pieni postumi influenzali, si è voluta regalare una mezzora di graduale rinvigorimento muscolare.
Beatamente assorta in pensieri di vetusta intimità elettorale, ricordando quanto andava raccomandando decine di anni fa nonno G ("Il voto è segreto! Nessuno ha il diritto di chiederti a chi lo destinerai; e tu non hai il dovere o, peggio, l'obbligo di riferirlo a chicchessia!"), pensando che ognuno è figlio della sua epoca e che ogni epoca, una volta superata, mostra aspetti di stupefacente ingenuità pur con il proprio seguito di irriducibili; in una dimensione tanto trash quanto al passo con i tempi (tempi di condivisione di tormenti amministrativi esteriori ed interiori, e di idee ed opinioni elettorali, tempi in cui anziché la vecchia cabina basterebbe la più attuale e recente linea da non superare, per questione di privacy, delle farmacie, delle banche e delle poste); tutta immersa in una passione doverosamente civica, singolarmente fuori stagione, politicamente e socialmente imbarazzante, MR, ha incontrato uno dei suoi corteggiatori over settanta.
"Buongiorno, V!"
"Ehi, MR! Dove te ne vai, tutta soprapensieri a quest'ora?"
"Vado a votare!"
"Io ho già fatto!"
"Bene, V, molto bene!"
"Però ci ho impiegato un po'!"
"C'è ressa a quest'ora?"
"No, MR, non c'era quasi nessuno! Ma sono rimasto dentro la cabina, con due schede che, ancora prima che per quello che c'era scritto sopra, disturbavano i miei occhi per i loro colori. Una persona della mia età continuerà a vedere rosa o giallo solo per le primavere che gli restano, quindi, non ancora per molto davanti a sé. E indugiando su questi pensieri continuavo a girarmi la matita fra le dita, confuso e nauseato, ferito e offeso. Pensando di trovarmi di fronte ad una libera scelta solo in teoria. Pensando ai miei nipoti e a quale educazione questa Italia, che tutto sommato sembra ancora bella, sarà in grado di impartire loro. A quali colori, a parte quelli promessi da quelle due schede, dipingeranno i loro giorni."
"Hai ragione, V, la preoccupazione per l'esito di queste elezioni e per il futuro della nostra Italia è molto forte."
Anche MR si è trattenuta più del dovuto nella cabina elettorale. Si è immedesimata in V, e probabilmente in una grande fetta di italiani. Ha visto in questi, in V e in se stessa l'amore per una terra, per un paese e per il suo futuro. Lo ha cercato in qualcuno di quei simboli ma non ce ne era a sufficienza. Ha cercato di ravvisarvi sacrosanti diritti, rosa e gialli, ma sarà per le tormente di neve, per le bombe d'acqua tutt'intorno, per queste elezioni fuori stagione, che ne ha visti solo di grigi. Nonostante tutto ha messo passione nel tracciare quelle due ics, e ci ha voluto trovare un equilibrio, ci ha voluto riporre delle speranze. Come, crede, abbia fatto, e stia facendo, quella grande fetta di italiani, come ha fatto V, che stanno inseguendo dei sogni, che stanno forzando le serrature dell'asfissia, che stanno sgomitando, fra l'ardito e l'offeso, fra il rischioso e l'attonito.
Desiderosi di una legittima e urgente salvaguardia.
Beatamente assorta in pensieri di vetusta intimità elettorale, ricordando quanto andava raccomandando decine di anni fa nonno G ("Il voto è segreto! Nessuno ha il diritto di chiederti a chi lo destinerai; e tu non hai il dovere o, peggio, l'obbligo di riferirlo a chicchessia!"), pensando che ognuno è figlio della sua epoca e che ogni epoca, una volta superata, mostra aspetti di stupefacente ingenuità pur con il proprio seguito di irriducibili; in una dimensione tanto trash quanto al passo con i tempi (tempi di condivisione di tormenti amministrativi esteriori ed interiori, e di idee ed opinioni elettorali, tempi in cui anziché la vecchia cabina basterebbe la più attuale e recente linea da non superare, per questione di privacy, delle farmacie, delle banche e delle poste); tutta immersa in una passione doverosamente civica, singolarmente fuori stagione, politicamente e socialmente imbarazzante, MR, ha incontrato uno dei suoi corteggiatori over settanta.
"Buongiorno, V!"
"Ehi, MR! Dove te ne vai, tutta soprapensieri a quest'ora?"
"Vado a votare!"
"Io ho già fatto!"
"Bene, V, molto bene!"
"Però ci ho impiegato un po'!"
"C'è ressa a quest'ora?"
"No, MR, non c'era quasi nessuno! Ma sono rimasto dentro la cabina, con due schede che, ancora prima che per quello che c'era scritto sopra, disturbavano i miei occhi per i loro colori. Una persona della mia età continuerà a vedere rosa o giallo solo per le primavere che gli restano, quindi, non ancora per molto davanti a sé. E indugiando su questi pensieri continuavo a girarmi la matita fra le dita, confuso e nauseato, ferito e offeso. Pensando di trovarmi di fronte ad una libera scelta solo in teoria. Pensando ai miei nipoti e a quale educazione questa Italia, che tutto sommato sembra ancora bella, sarà in grado di impartire loro. A quali colori, a parte quelli promessi da quelle due schede, dipingeranno i loro giorni."
"Hai ragione, V, la preoccupazione per l'esito di queste elezioni e per il futuro della nostra Italia è molto forte."
Anche MR si è trattenuta più del dovuto nella cabina elettorale. Si è immedesimata in V, e probabilmente in una grande fetta di italiani. Ha visto in questi, in V e in se stessa l'amore per una terra, per un paese e per il suo futuro. Lo ha cercato in qualcuno di quei simboli ma non ce ne era a sufficienza. Ha cercato di ravvisarvi sacrosanti diritti, rosa e gialli, ma sarà per le tormente di neve, per le bombe d'acqua tutt'intorno, per queste elezioni fuori stagione, che ne ha visti solo di grigi. Nonostante tutto ha messo passione nel tracciare quelle due ics, e ci ha voluto trovare un equilibrio, ci ha voluto riporre delle speranze. Come, crede, abbia fatto, e stia facendo, quella grande fetta di italiani, come ha fatto V, che stanno inseguendo dei sogni, che stanno forzando le serrature dell'asfissia, che stanno sgomitando, fra l'ardito e l'offeso, fra il rischioso e l'attonito.
Desiderosi di una legittima e urgente salvaguardia.
martedì 5 febbraio 2013
PREGO, MANTENERE LA CALMA
O la rumena e MR sono vicine di casa dirimpettaie.
Abitano il luminosissimo settimo ed ultimo piano di un condominio; sopra di loro il cielo; ma per vederlo lo sguardo dovrebbe spingersi oltre il soffitto o immaginarsi dipinta su questo l'Assunzione della Vergine Maria. Sul pianerottolo e lungo l'ultima rampa di scala, O la rumena ha creato una serra dove - insieme a Gea - coltiva fiori e piante di ogni specie, genere, famiglia, e ordine. Una vera selva, nella quale generalmente dopo i pasti, la leonessa Gea ("Com a crescut! Arata ca un leu! Cum se spune... pare leona, da, leona!"), e la tigre Tremor si addentrano, chiamati dalla vigorosa vegetazione, fra fitte conifere, rigogliosi rampicanti, e profumate erbacee. Si immergono nella minacciosa ed orrida oscurità delle fronde, tali e quali ad Angelica, Dante, Virgilio, e Alfieri.
Ieri sera, i due felidi si sono fermati prima. Sono rimasti immobili, l'uno accanto all'altra, di fronte all'appartamento di O la rumena. Al di là della porta l'abbaiare compiacente di un cane.
"Otello, buono! Vieni, Otello!" cerca di distoglierlo S il marito di O.
Di O, che di solito dà segni di vita schietti e indubbi, draconiani e puntuali, nessuna traccia.
(Otello? O la rumena ha comprato un cane? Lì dentro non c'è mai stato un cane. Dov'è O la rumena? Si è trasformata in un cane? Effettivamente quell'abbaiare ricorda un po' il rumeno. E si chiama O. O il rumeno!) sogna MR agitandosi (nel senso che era proprio un sogno).
Sarebbe bene che MR mantenesse la calma, e che cercasse di uscire indenne da un periodo non semplice, a dir poco; più precisamente, da quell'inconfondibile, indicibile, ineffabile, indescrivibile, insostenibile situazione di epocale merda professionale, quindi esistenziale, dunque, vitale. No, è che agitandosi ha sognato anche di certi Don Carmina e Giovanni Bu(rana).
Intanto, oggi pomeriggio prova di Carmina Burana, e stasera replica di Don Giovanni. Calma, e puntini sulle i.
Abitano il luminosissimo settimo ed ultimo piano di un condominio; sopra di loro il cielo; ma per vederlo lo sguardo dovrebbe spingersi oltre il soffitto o immaginarsi dipinta su questo l'Assunzione della Vergine Maria. Sul pianerottolo e lungo l'ultima rampa di scala, O la rumena ha creato una serra dove - insieme a Gea - coltiva fiori e piante di ogni specie, genere, famiglia, e ordine. Una vera selva, nella quale generalmente dopo i pasti, la leonessa Gea ("Com a crescut! Arata ca un leu! Cum se spune... pare leona, da, leona!"), e la tigre Tremor si addentrano, chiamati dalla vigorosa vegetazione, fra fitte conifere, rigogliosi rampicanti, e profumate erbacee. Si immergono nella minacciosa ed orrida oscurità delle fronde, tali e quali ad Angelica, Dante, Virgilio, e Alfieri.
Ieri sera, i due felidi si sono fermati prima. Sono rimasti immobili, l'uno accanto all'altra, di fronte all'appartamento di O la rumena. Al di là della porta l'abbaiare compiacente di un cane.
"Otello, buono! Vieni, Otello!" cerca di distoglierlo S il marito di O.
Di O, che di solito dà segni di vita schietti e indubbi, draconiani e puntuali, nessuna traccia.
(Otello? O la rumena ha comprato un cane? Lì dentro non c'è mai stato un cane. Dov'è O la rumena? Si è trasformata in un cane? Effettivamente quell'abbaiare ricorda un po' il rumeno. E si chiama O. O il rumeno!) sogna MR agitandosi (nel senso che era proprio un sogno).
Sarebbe bene che MR mantenesse la calma, e che cercasse di uscire indenne da un periodo non semplice, a dir poco; più precisamente, da quell'inconfondibile, indicibile, ineffabile, indescrivibile, insostenibile situazione di epocale merda professionale, quindi esistenziale, dunque, vitale. No, è che agitandosi ha sognato anche di certi Don Carmina e Giovanni Bu(rana).
Intanto, oggi pomeriggio prova di Carmina Burana, e stasera replica di Don Giovanni. Calma, e puntini sulle i.
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giovedì 31 gennaio 2013
iPAD
MR da qualche mese possiede un iPad.
Lo comprò perché ne sentì il richiamo, perché la mela sbocconcellata di Macintosh ruggiva imponente nelle pieghe della sua vulnerabilità, perché i tempi per essere risucchiata dal gorgo della sudditanza internettiana, per un numero esagerato di ore, erano maturi. Un iPad ha infinite potenzialità, è leggero, maneggevole, ricco zeppo di risorse. Quel 9,7 pollici, ti segue ovunque, finanche alla toilette. Una piatta e discreta tavoletta contenente tesori "divini", che quando fu consegnata nelle mani di MR, questa si sentì un po' come Mosè quando ricevette le Tavole della Legge. E, incredibile ma vero, è avvenuto anche che MR avrebbe potuto sentirsi ancora Mosè, se non fosse stato che, quando, picchiando contro lo spigolo della porta, si adirò facendo cadere la tavoletta - che giustappunto non molla mai - dalle sue mani, questa non si spezzò ai suoi piedi; per fortuna! C'è da dire, però, che MR nei confronti della tavoletta - nonostante sia sempre con lei - è riuscita a instaurare un modello di rapporto indipendentista e separatista, sfruttando, per inettitudine, e anche per il timore di ripiegarsi totalmente sull'universo virtuale con il rischio di distruggere il concetto di comunità, aggregazione, socialità reali, faccende domestiche, e dismissione della coscienza (tipo uscire, lavare, pulire e soprattutto dormire), solo tre o quattro delle infinitesimali opportunità a sua disposizione.
Fino a quando:
"Be', però, almeno qualche app in più potresti installarla!" suggerisce C.
"Mi piacerebbe, ma ho paura della dipendenza. Ad esempio mi interesserebbe qualche app sulla fotografia, ma poi se ne subissi il giogo? Certo, la salvezza in mano ce l'ho! Al varco mi attendono sempre la mia incapacità e la conseguente pigrizia nel risolverla. Ecco, a questo proposito, ad esempio, non riesco a ripristinare la casella di posta elettronica, morta da qualche mese." confessa MR senza vergogna.
"Questa più che una salvezza è una cosa molto grave! Fammi vedere... Ti installo quest'altra, poi la configuri. Ed eccoti qualche app interessante. Libri e spartiti, fidati!" replica C con convinzione.
Il giorno dopo.
MR invia una mail a C.
Oggetto: Incremento di dipendenza con rischio elevato di crisi di astinenza.
Caro C,
è successo proprio quello che temevo e che inconsciamente stavo cercando con tutta me stessa di rigettare. Intanto, la casella mail che mi hai installato l'ho configurata e va perfettamente. Avendo cambiato la password, ho provato a riapplicare lo stesso procedimento all'altra casella, quella che mi nascondeva tenace le lettere da amanti, spasimanti e via dicendo, come una madre incattivita ed invidiosa o un padre che non approva un amore; per capirci, quella che non riuscivamo a riconfigurare è di nuovo attiva. Ora è tornato tutto più semplice, anzi, doppiamente semplice... appena accendo l'iPad, è tutto uno scampanellii e fischi, di qua e di là, mica come prima che dovevo andare a cercare la posta nei recessi dei recessi di Google! Oddio, è anche vero che, proprio perché, entrata in una sorta di impigrimento da lettura della posta, a causa di una ricerca che richiedeva troppo tempo, ora mi ritrovo a dover smistare una mappazza bestiale di roba, tipo quattrocento mail. Ma ogni cosa ha i pro e i contro. Comunque, tutto questo pippone per ringraziarti mille, anche per avermi dato qualche dritta su come spendere il mio tempo che avrei potuto impiegare in altre attività (ad esempio stanotte ho photoshoppato come una ossessa, sono andata alla ricerca di libri e spartiti dimenticati dal mondo e da custodire nel mio iBooks, anziché dormire... cosa che farò, con ogni probabilità, anche di giorno - intendo photoshoppare come una ossessa, e andare alla ricerca di libri e spartiti dimenticati dal mondo e da custodire nel mio iBooks, anziché dormire), ma nella vita tutto serve.
A dopo.
Cordialità.
MR
No, così, era che MR voleva scrivere un ultimo post per questo mese di gennaio.
Lo comprò perché ne sentì il richiamo, perché la mela sbocconcellata di Macintosh ruggiva imponente nelle pieghe della sua vulnerabilità, perché i tempi per essere risucchiata dal gorgo della sudditanza internettiana, per un numero esagerato di ore, erano maturi. Un iPad ha infinite potenzialità, è leggero, maneggevole, ricco zeppo di risorse. Quel 9,7 pollici, ti segue ovunque, finanche alla toilette. Una piatta e discreta tavoletta contenente tesori "divini", che quando fu consegnata nelle mani di MR, questa si sentì un po' come Mosè quando ricevette le Tavole della Legge. E, incredibile ma vero, è avvenuto anche che MR avrebbe potuto sentirsi ancora Mosè, se non fosse stato che, quando, picchiando contro lo spigolo della porta, si adirò facendo cadere la tavoletta - che giustappunto non molla mai - dalle sue mani, questa non si spezzò ai suoi piedi; per fortuna! C'è da dire, però, che MR nei confronti della tavoletta - nonostante sia sempre con lei - è riuscita a instaurare un modello di rapporto indipendentista e separatista, sfruttando, per inettitudine, e anche per il timore di ripiegarsi totalmente sull'universo virtuale con il rischio di distruggere il concetto di comunità, aggregazione, socialità reali, faccende domestiche, e dismissione della coscienza (tipo uscire, lavare, pulire e soprattutto dormire), solo tre o quattro delle infinitesimali opportunità a sua disposizione.
Fino a quando:
"Be', però, almeno qualche app in più potresti installarla!" suggerisce C.
"Mi piacerebbe, ma ho paura della dipendenza. Ad esempio mi interesserebbe qualche app sulla fotografia, ma poi se ne subissi il giogo? Certo, la salvezza in mano ce l'ho! Al varco mi attendono sempre la mia incapacità e la conseguente pigrizia nel risolverla. Ecco, a questo proposito, ad esempio, non riesco a ripristinare la casella di posta elettronica, morta da qualche mese." confessa MR senza vergogna.
"Questa più che una salvezza è una cosa molto grave! Fammi vedere... Ti installo quest'altra, poi la configuri. Ed eccoti qualche app interessante. Libri e spartiti, fidati!" replica C con convinzione.
Il giorno dopo.
MR invia una mail a C.
Oggetto: Incremento di dipendenza con rischio elevato di crisi di astinenza.
Caro C,
è successo proprio quello che temevo e che inconsciamente stavo cercando con tutta me stessa di rigettare. Intanto, la casella mail che mi hai installato l'ho configurata e va perfettamente. Avendo cambiato la password, ho provato a riapplicare lo stesso procedimento all'altra casella, quella che mi nascondeva tenace le lettere da amanti, spasimanti e via dicendo, come una madre incattivita ed invidiosa o un padre che non approva un amore; per capirci, quella che non riuscivamo a riconfigurare è di nuovo attiva. Ora è tornato tutto più semplice, anzi, doppiamente semplice... appena accendo l'iPad, è tutto uno scampanellii e fischi, di qua e di là, mica come prima che dovevo andare a cercare la posta nei recessi dei recessi di Google! Oddio, è anche vero che, proprio perché, entrata in una sorta di impigrimento da lettura della posta, a causa di una ricerca che richiedeva troppo tempo, ora mi ritrovo a dover smistare una mappazza bestiale di roba, tipo quattrocento mail. Ma ogni cosa ha i pro e i contro. Comunque, tutto questo pippone per ringraziarti mille, anche per avermi dato qualche dritta su come spendere il mio tempo che avrei potuto impiegare in altre attività (ad esempio stanotte ho photoshoppato come una ossessa, sono andata alla ricerca di libri e spartiti dimenticati dal mondo e da custodire nel mio iBooks, anziché dormire... cosa che farò, con ogni probabilità, anche di giorno - intendo photoshoppare come una ossessa, e andare alla ricerca di libri e spartiti dimenticati dal mondo e da custodire nel mio iBooks, anziché dormire), ma nella vita tutto serve.
A dopo.
Cordialità.
MR
No, così, era che MR voleva scrivere un ultimo post per questo mese di gennaio.
sabato 5 gennaio 2013
A LETTO CON NIPOTE UNO
Ovviamente, MR ha dormito per quattro notti con nipote uno.
Quattro notti con un uomo dentro il letto, come non capitava da secoli.
Quattro notti con un uomo, che seppur piccolo - ma neanche tanto - continua con la sua bellezza a mietere vittime femmine a destra, a manca e a Firenze:
"Sei venuto a trovare la zia? Che bello che sei! Ho una nipote di sette anni che devo farti conoscere, e una che sta per arrivare... nascerà la settimana prossima! Come ti chiami?"
"Nipote uno."
"Hai anche un bellissimo nome! Potrai scegliere una delle mie nipoti... impazziranno per te!"
Quattro notti con un uomo che manda in cortocircuito gli impulsi nervo-erotici di donne come Saomi-Marisa (vedi post precedente).
Quell'uomo, dai capelli lunghi, setosi, biondo cenere, che rievocano epoche romantiche di sentimentali dame avvinghiate alle chiome estese e corpose di languidi cavalieri; che richiamano alla mente Sansone e quella gatta morta di Dalila impigliata ai di lui chilometrici ciuffi ed all'invidia per questi. Quell'uomo, dal fascino seduttivo che manco Robert Pattinson dopo i trascorsi da succhiasangue nella madre di tutte le saghe, la tritapalle Twilight, che gli hanno fruttato e conferito l'attestato di gran seduttore, tanto da spedirlo dritto dritto nel più recente Bel Ami; che manco William Bradley Pitt, ormai asceso alle vette di testimonial di un profumo, anzi, del profumo, che quando si sente puzza di Chanel N°5, si pensa a lui come quando si sente quella di Angel si pensa a Le Loir dans la théière, a Laurent Duchêne, a Ladurée, a Debauve et Gallais, a Au panetier, e a tutte le migliori pâtisserie di Paris. Quell'uomo, bello, attraente, seducente, mentre SUA ZIA MR gli dormiva accanto, beatamente come un neonato dopo la poppata, ha fatto cose che solo un uomo con le su esposte premesse poteva fare; impietoso, pieno di sé, sicuro del suo fascino, ha infierito su MR, approfittando di lei, con atti riprovevoli.
Il servizio fotografico completo comprende foto di MR mentre dorme con la bocca dischiusa, mentre da questa spunta beffardo un rigagnolo di bava, in piena fase REM con labbro leporino versione Bianconiglio e con naso arricciato e fronte aggrottata versione ET, poco prima di svegliarsi con broncio tendente al lacrimosa. MR, che quando dorme, con ogni evidenza, non ha quelli che si possono propriamente definire l'incanto e la grazia della bella addormentata nel bosco, medita vendetta.
Il servizio fotografico completo comprende foto di MR mentre dorme con la bocca dischiusa, mentre da questa spunta beffardo un rigagnolo di bava, in piena fase REM con labbro leporino versione Bianconiglio e con naso arricciato e fronte aggrottata versione ET, poco prima di svegliarsi con broncio tendente al lacrimosa. MR, che quando dorme, con ogni evidenza, non ha quelli che si possono propriamente definire l'incanto e la grazia della bella addormentata nel bosco, medita vendetta.
domenica 16 dicembre 2012
DOMENICA MATTINA PRESTO
Stamattina l'attività fisico-cerebrale di MR avrebbe voluto farsi dominare dall'ambiente a lei più congeniale: il letto. Ma corpo e cervello, alla domenica mattina solitamente dimissionari, hanno dribblato il risveglio lento e indugiante. Quello della riorganizzazione muscolare dolce, e dello sblocco mentale lieve; quello che prevede il rito dello stiracchiamento, delle leggendarie gobba e sella a quattro zampe che rilassano la colonna vertebrale, sciolgono le giunture irrigidite, e ridestano lo spirito; quello che se improvvisamente diventa brusco - ad esempio grazie a quella bandita di Gea - è sicuro, ti funesterà l'intera domenica. Per uno strano ed imperscrutabile motivo, pervasa da un'incotenibile nostalgia di quando, tanti, ormai troppi, anni fa, si tuffava eroicamente nel mondo mattiniero, e assisteva allo spettacolo dell'aurora più o meno fiammeggiante, MR, con triplo salto carpiato scende giù dal letto, si dirige a passi energici in cucina, addenta un biscotto, si sbrodola una tazza di latte bollente addosso. Entra nella doccia, non canta vista l'ora. Esce dalla doccia, si lava i denti, si veste alla come capita, il trucco da cui dipende la sua stessa esistenza per oggi salta. Avverte di aver riaperto un'edificante parentesi - il risveglio mattiniero, per giunta, in pieno periodo di letargo - e di essercisi infilata dentro; di fronte alle lenzuola da lavare, non si lascia certo sedurre dall'invitante trasporto a rientrarci sotto; le tre lavatrici che aspettano da giorni, più il bucato a mano dei delicati che aspettano da mesi, in men che non si dica sgombrano il presidio di indumenti e biancheria su tutta la metratura quadrata dell'appartamento. Di metratura in metratura, MR, più sveglia che mai demolisce in pochi minuti i metri cubi di altra biancheria e di altri indumenti - quelli da stirare, che tanto chissenefrega di queste pieghe sul lenzuolo, i jeans e gli asciugamani non si stirano, le maglie si fa veloce. Dopo aver passato l'aspirapolvere, MR, riscopre il riaffiorare della catarsi grazie a Rio azzurro bum bum al profumo di pesco fiorito, che fa brillare, levigandoli, i pavimenti di tutta la casa. MR piena di orgoglio ci scivola su in ginocchio in un'improbabile quanto eccepibile imitazione Travoltiana, coadiuvata dalle due bestie di casa che hanno apprezzato sdrucciolare e slittare insieme all'umana. Dopo la performance del terzetto da Febbre del sabato sera, MR riemerge dal suolo e riacquista la prospettiva realistica. Esce di casa, si dirige alla pompa di benzina, c'è la coda. Non è chiaro se il proprietario della Lancia Delta mozzafiato, modello anni novanta, con un adesivo raffigurante il giglio di Firenze viola a poppa, una bandierina della Fiorentina a prua, e una coccarda viola sull'albero maestro (l'antenna dell'autoradio) si trovi lì per continuare a straparlare e strepitare o se si vuole togliere dai piedi alla svelta. Temi della discussione, tra lo skipper dell'asfalto proprietario della Lancia, pilota dell'Air Force con giubbino bomber grigio-verde metallizzato e pantaloni mimetici, lanciatore di coriandoli e di fumogeni della curva sud, potenziale e spericolato rallysta della tamarrissima Delta integrale, con tamarrissimo marsupio adagiato sui "gioielli di famiglia" e berretto viola con visiera ben piantato sulla testa dalla chioma leonina, e il ragazzo della pompa di benzina, sono: il calcio, la squadra viola, la salute e la manutenzione della lancia, l'ultimo modello del bomber, la nuova fantasia mimetica dei pantaloni. Il ragazzo della pompa di benzina si divide tra il versatile e prorompente (più rompente che pro) ciarlatore e MR, che, finalmente, dopo un quarto d'ora di attesa, rientra. Per un momento si proietta indietro nel tempo, ripensando alle domeniche di qualche tempo fa, a casa in Ciociaria, all'insegna del calcio "menefreghisticamente" e involontariamente imposto da papà E e dal fratello M juventini; e all'insegna delle pulizie generali e dei pranzi luculliani. Le viene voglia di fare una telefonata alla sua famiglia. Uno squillo e mamma V capisce che deve richiamare MR perché le è terminato il credito. A questo proposito le tornano in mente anche gli sms di S: "Aò, che me chiami, nun c'ho credito? Te amo!" (Buongiorno! Mi devi scusare, MR, ma devo parlarti e sono improvvisamente rimasta senza credito telefonico. Potresti chiamarmi, per favore? Ti voglo bene!)
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mercoledì 10 ottobre 2012
CON UN PO' DI IMPUDICIZIA
Naturalmente MR non smetteva di pensarci; per giorni continuava a dirsi: "Ora lo faccio! " E la spinta del desiderio la portò a decidere spudoratamente per la mattina di un giorno infrasettimanale.
Dopo un garrulo dibattimento mattutino - anzi, mattiniero, praticamente prima dell'alba - con i suoi molteplici sé interiori:
"Dai, MR, non desideri altro da mesi, e dall'ultima volta è passato davvero troppo tempo!" la incitava impaziente il sé interiore 1.
"Se non cogli il momento ora, con quello sguardo peccaminoso da triglia che ti ritrovi, non lo farai più!" commentava eccitato il sé interiore 2.
"Non farti divorare dalla tentazione, fallo e basta! Non vergognarti della tua fantasia vorticosa, non sentirti in colpa se la cosa per te ha un fascino perverso con tutto quello che ne potrebbe conseguire!" ordinava perentorio il sé interiore 3.
"Ma a quest'ora mi lanciate una tale sfida?! Ora non ho tempo, devo dormire, buonanotte!"
"Dormirai dopo, è bellissimo dormire dopo averlo fatto, non dobbiamo certo insegnartelo noi. Muoviti! Ti sta aspettando, non senti il suo richiamo? Non puoi essere così crudele con lui! E poi, tu lo vuoi, lo vuoi e lo vuoi!"
"E se poi mi vien voglia di farlo tutti i giorni perché mi sarà piaciuto troppo? Va bene, va bene, ma per ora una cosa veloce. Meglio ricominciare passo passo... non si sa mai, queste cose hanno una portata non da poco!" pigolò concupiscente e ingorda MR.
Quel giorno decise di lanciarsi nuovamente in un'avventura lussureggiante, di esplorare altri e nuovi orizzonti, di riappropiarsi di un entusiasmo giovane ma alternativo. Imbattersi ancora in lui provocò in MR un turbinio di emozioni trascinanti. Inizialmente temette - come la prima volta - fossero solo incontri occasionali, ma malgrado tutto sentì l'urgenza di liberare i mostri dell'impudicizia che da troppo tempo albergavano indisturbati nel suo intimo. MR ci riprovò, e le càpita ancora sentir montare la vergogna e il senso di colpa dentro se stessa, anche se gode dell'essere preda delle sue pulsioni più recondite, fallendo ogni tentativo di tenerle nascoste. E' spesso in bilico tra una continua e immediata impellenza di conoscerne avidamente segreti e misteri, e la pacata esigenza di curarlo senza oppressioni adottando toni caldi, lievi, sobri. Non di rado finisce con il perdersi nell'universo di lui viaggiando indecisa attraverso le più svariate identità: MR allegra, MR nel lacrimatoio, MR sgangherata, MR ponderata, MR imbottigliata, MR libera, MR schiacciata, MR angosciata. A volte teme il riaffacciarsi improvviso di qualche forma di stanchezza accompagnata a pentimento, che in passato, puntualmente e non isolatamente, arrivò. Ma lui l'ha sempre aspettata paziente, perché sapeva che MR non avrebbe retto all'astinenza e sarebbe tornata. Sono passati quattro anni dal loro primo incontro; quattro anni che hanno regalato a MR la possibilità di tracciare contorni, di stabilire confini entro i quali imparare tanto. Quattro anni di contorni e confini oltre i quali sconfinare in picchi di euforia e vertigini. Quattro anni di occasioni di confronto, di comune sentire, di scambi di opinioni, sentimenti, idee, idiomi. Quattro anni di blog.
(GRAZIE, MAINA, PER AVERMI FATTO RITROVARE LA SPINTA. GRAZIE, BLOG, PER AVERMI FATTO INCONTRARE MAINA!)
Dopo un garrulo dibattimento mattutino - anzi, mattiniero, praticamente prima dell'alba - con i suoi molteplici sé interiori:
"Dai, MR, non desideri altro da mesi, e dall'ultima volta è passato davvero troppo tempo!" la incitava impaziente il sé interiore 1.
"Se non cogli il momento ora, con quello sguardo peccaminoso da triglia che ti ritrovi, non lo farai più!" commentava eccitato il sé interiore 2.
"Non farti divorare dalla tentazione, fallo e basta! Non vergognarti della tua fantasia vorticosa, non sentirti in colpa se la cosa per te ha un fascino perverso con tutto quello che ne potrebbe conseguire!" ordinava perentorio il sé interiore 3.
"Ma a quest'ora mi lanciate una tale sfida?! Ora non ho tempo, devo dormire, buonanotte!"
"Dormirai dopo, è bellissimo dormire dopo averlo fatto, non dobbiamo certo insegnartelo noi. Muoviti! Ti sta aspettando, non senti il suo richiamo? Non puoi essere così crudele con lui! E poi, tu lo vuoi, lo vuoi e lo vuoi!"
"E se poi mi vien voglia di farlo tutti i giorni perché mi sarà piaciuto troppo? Va bene, va bene, ma per ora una cosa veloce. Meglio ricominciare passo passo... non si sa mai, queste cose hanno una portata non da poco!" pigolò concupiscente e ingorda MR.
Quel giorno decise di lanciarsi nuovamente in un'avventura lussureggiante, di esplorare altri e nuovi orizzonti, di riappropiarsi di un entusiasmo giovane ma alternativo. Imbattersi ancora in lui provocò in MR un turbinio di emozioni trascinanti. Inizialmente temette - come la prima volta - fossero solo incontri occasionali, ma malgrado tutto sentì l'urgenza di liberare i mostri dell'impudicizia che da troppo tempo albergavano indisturbati nel suo intimo. MR ci riprovò, e le càpita ancora sentir montare la vergogna e il senso di colpa dentro se stessa, anche se gode dell'essere preda delle sue pulsioni più recondite, fallendo ogni tentativo di tenerle nascoste. E' spesso in bilico tra una continua e immediata impellenza di conoscerne avidamente segreti e misteri, e la pacata esigenza di curarlo senza oppressioni adottando toni caldi, lievi, sobri. Non di rado finisce con il perdersi nell'universo di lui viaggiando indecisa attraverso le più svariate identità: MR allegra, MR nel lacrimatoio, MR sgangherata, MR ponderata, MR imbottigliata, MR libera, MR schiacciata, MR angosciata. A volte teme il riaffacciarsi improvviso di qualche forma di stanchezza accompagnata a pentimento, che in passato, puntualmente e non isolatamente, arrivò. Ma lui l'ha sempre aspettata paziente, perché sapeva che MR non avrebbe retto all'astinenza e sarebbe tornata. Sono passati quattro anni dal loro primo incontro; quattro anni che hanno regalato a MR la possibilità di tracciare contorni, di stabilire confini entro i quali imparare tanto. Quattro anni di contorni e confini oltre i quali sconfinare in picchi di euforia e vertigini. Quattro anni di occasioni di confronto, di comune sentire, di scambi di opinioni, sentimenti, idee, idiomi. Quattro anni di blog.
(GRAZIE, MAINA, PER AVERMI FATTO RITROVARE LA SPINTA. GRAZIE, BLOG, PER AVERMI FATTO INCONTRARE MAINA!)
sabato 29 settembre 2012
DUE ANNI FA
Circa un paio di anni fa, quando anche allora la BCE decise di portare al ribasso i tassi d'interesse, MR fu preda di una sontuosa nevrosi ossessiva. Tutto ebbe inizio dopo aver letto la notizia che risvegliò in lei l'ardente bramosia e il desiderio smodato di farsi abbassare la rata del mutuo. Avendo dormito a ritmo pieno e placido mentre i tassi d'interesse raggiungevano i minimi storici, MR, in seguito ad una crisi causa irresponsabilità ed ottusaggine, si svegliò improvvisamente dal torpore. Volò alla ricerca del mutuo amico per istituti di credito, uffici postali, casse di risparmio rurali e artigiane, banche d'affari, popolari, commerciali, consortili, e società offshore. Consultò Banking on the Future, l'ultimo libro di H. Davies; divorò dal web pagine sulla situazione aggiornata di IRS, EURIBOR, tassi d'ingresso, tassi a regime, tassi BCE, piombando nell'ordine: nell'andamento del mercato economico e finanziario; nei sottoboschi dell'Asia temperata, nei pascoli d'Europa, e sugli appennini italiani, devastati da gallerie e tane. MR infine trovò inaspettatamente e felicemente, la soluzione ideale, presso la banca SAMRPALR (Stiamo Aspettando MR Per Abbassarle La Rata), e presa da entusiasmo fanatico provò un forte senso di rapimento per lo spread come non le capitava da tanto, trovò rassicurante la fluttuazione e l'indeterminatezza quotidiana dei tassi, e gradevole l'acidità della consulente che stava trattando la sua pratica di surroga. La quale consulente comunicò a MR che avrebbe dovuto sottoporsi ad un questionario. Nonostante fosse sufficientemente soddisfatta del prodotto che stava per firmare, MR non riusciva a concedersi il lusso di fermare la corsa inarrestabile dei suoi pensieri in materia di costi, spese, conti correnti, perché rilassarsi è un concetto astratto e relativo, perché gli equilibri precari sono sempre minati, perché avrebbe voluto sottoporsi al questionario immantinentemente per accorciare i tempi, quando la consulente, diretta come un Freccia Rossa, rimandò l'appuntamento di qualche settimana. L'attesa, e l'irrefrenabile ossessione di MR, più turbata e provata che mai dalle forti emozioni bancarie, una notte si trasferirono in un sonno con sogni questio-finanziari:
- MR, a quanti anni ha avuto il suo primo rapporto sessuale completo?
- Ma, scusi, cosa c'entra?
- Va bene, MR, rispondere a questa domanda non è obbligatorio. Passiamo all'altra: cosa le è piaciuto più di tutto quando è andata ad Abu Dhabi?
- Be', sì, la risposta a questa domanda gliela posso dare: mi ero affezionata molto al frullato di mango.
- Molto bene, MR! So che lei è una donna tendenzialmente difficile, e allora le chiedo: come se la cava con il distacco ascetico?
- Non me la cavo! Ma spero che questo non vada ad inficiare il rapporto che sto per intraprendere con la vostra banca, sa, ho molte altre qualità, so cucinare bene, canto, nuoto, corr...
- Ok, ok, MR! Ha mai subito una biopsia?
- Ehm... io no, ma la cugina di secondo grado di una mia amica sì, al Policlinico Gemelli, Clinica Universitaria, reparto ginecologia, davanti ad una frotta di studenti, suore e al primario che asportò del tessuto che risultò essere un resto di imene lacerato!
- Lei, MR, è una specialista dello shopping compulsivo, anche solo nelle recondite profondità del suo essere?
- Sì... emh, NO!!
- Capisco, MR! Pensa che Berlusconi Silvio sia in fondo una persona sofferente, affranta dal dolore, che riversa tutto il suo disagio di vivere nell'innegabile fascino del lusso sfrenato, nell'ingordigia del sesso, e che il suo sia solo un equilibrio che si sta sgretolando rumorosamente?
- No, no, e no!
- Bene, MR, l'esito del questionario è questo: lei è una donna volitiva e disinvolta ma solo tra le mura di quella casa che le permetteremo di pagare. In pubblico è timida, non è affetta da smania di indispensabilità, la sua tempra non è poi del tutto scadente, le consigliamo di esporsi un po'di più.
MR non riusciva a comprendere appieno come fosse possibile che la carica emozionale di quei giorni avesse una così insostenibile portata.
- MR, a quanti anni ha avuto il suo primo rapporto sessuale completo?
- Ma, scusi, cosa c'entra?
- Va bene, MR, rispondere a questa domanda non è obbligatorio. Passiamo all'altra: cosa le è piaciuto più di tutto quando è andata ad Abu Dhabi?
- Be', sì, la risposta a questa domanda gliela posso dare: mi ero affezionata molto al frullato di mango.
- Molto bene, MR! So che lei è una donna tendenzialmente difficile, e allora le chiedo: come se la cava con il distacco ascetico?
- Non me la cavo! Ma spero che questo non vada ad inficiare il rapporto che sto per intraprendere con la vostra banca, sa, ho molte altre qualità, so cucinare bene, canto, nuoto, corr...
- Ok, ok, MR! Ha mai subito una biopsia?
- Ehm... io no, ma la cugina di secondo grado di una mia amica sì, al Policlinico Gemelli, Clinica Universitaria, reparto ginecologia, davanti ad una frotta di studenti, suore e al primario che asportò del tessuto che risultò essere un resto di imene lacerato!
- Lei, MR, è una specialista dello shopping compulsivo, anche solo nelle recondite profondità del suo essere?
- Sì... emh, NO!!
- Capisco, MR! Pensa che Berlusconi Silvio sia in fondo una persona sofferente, affranta dal dolore, che riversa tutto il suo disagio di vivere nell'innegabile fascino del lusso sfrenato, nell'ingordigia del sesso, e che il suo sia solo un equilibrio che si sta sgretolando rumorosamente?
- No, no, e no!
- Bene, MR, l'esito del questionario è questo: lei è una donna volitiva e disinvolta ma solo tra le mura di quella casa che le permetteremo di pagare. In pubblico è timida, non è affetta da smania di indispensabilità, la sua tempra non è poi del tutto scadente, le consigliamo di esporsi un po'di più.
MR non riusciva a comprendere appieno come fosse possibile che la carica emozionale di quei giorni avesse una così insostenibile portata.
venerdì 20 luglio 2012
SCRIVERE
Si chiamano alti e bassi. Ne possono essere protagonisti lo Spread, una carriera professionale, una grave malattia, le temperature climatiche. Ognuno di noi ne può cadere vittima in momenti delicati della vita. Ne è indiscussa paladina la stessa vita. Godono di assoluta autonomia, sono incontrollabili e imprevedibili. Se l'uno è auspicabile, l'altro è temibile; in ogni caso, l'uno non esclude l'altro. MR qualche giorno fa è andata a sfracellarsi contro un muro a trecento all'ora. Ne è uscita ammaccatissima, con il morale sotto i piedi e le stelline che le ruotavano intorno agli occhi. A caldissimo era divisa tra due diversi stati d'animo che la sballottavano stordendola. Si è lasciata inghiottire, inebetita e non pensante, dal vuoto, dal silenzio, e dall'isolamento, per poi prendere a piene mani i pensieri, che improvvisamente andavano in ogni direzione, e rivolger loro le sue attenzioni. Era il primo stadio, quello in cui si è concessa totalmente a se stessa, come in nessun momento, neanche sulle vette dei più magici e prodigiosi alti. Disattenta e attentissima, muta e compulsivamente ciarliera, gelida e febbricitante. Gli amici e mamma V ad anestetizzare. E la notte squarciata da un cupissimo disfattismo seguita dal mattino a ripiazzare il carico. Poi il blog. Scrivere può essere un ottimo lenitivo le ha detto G. Scrivere in certi momenti è una cura pesante che tocca nervi scoperti, una terapia chirurgica capace di rimuovere una devastante causa pur lasciando vivo il dolore. Scrivere può riportare il livello degli alti sopra a quello dei bassi. Scrivere ti denuda e ti espone, pur andandoci piano, pur usando cautela. E paradossalmente, anche se MR fa fatica a spogliare se stessa, stamattina ha messo un piede davanti all'altro e ha buttato impietosamente giù queste quattro righe.
mercoledì 18 luglio 2012
PERCORSI OBBLIGATI
Nella vita succede che ci si ritrovi improvvisamente faccia a faccia con un grande dolore. Non lo si era preventivato; non di quella portata, non di quella intensità. Si era messo certamente in conto, perché uno scrupoloso e attento essere umano lo fa. Ma in fondo, così come per la morte, è un mettere in conto distratto, distante, quasi fantascientifico. Perché questo rassicura, cautela, e ci fa continuare su una strada che non ammette impedimenti. Ognuno di noi ha imbucato la strada giusta, la propria personale strada, che per quanto irta di ostacoli, imprevedibile e tortuosa, è quella che ci è stata assegnata; e a noi, proprio a noi, non può capitare che ci si sia assegnata la peggiore o l'ultima delle strade. Ci si può, per questo, illudere di averla scelta, ma è la vita che l'ha scelta per noi, e la vita, anche e soprattutto a nostra insaputa, è pur sempre vita. Poi, succede che lo incontri; succede che nel tuo dolore ci inciampi; era lì ad aspettare, guarda caso, proprio te. Su quel percorso che magari qualche istante prima ti era sembrato migliore, disteso, bello e agile proprio in quel tratto. E invece lui ti aggredisce improvvisamente, forte e arrogante. Anche avendolo ravvisato all'orizzonte, pur avendo, scetticamente, coscienza di dovertici imbattere senza scampo, pur preparato come un soldato addestrato, lui ti invade al pari di un'onda anomala. Ti sciocca, ti strazia, ti sommerge. Confidi in un flusso di ritorno che rompa l'onda successiva rendendoti la giusta dose di ossigeno. E' solo l'inizio dello struggimento, e speri e disperi, cadi e ti rialzi, chini il capo con rassegnazione e lo risollevi consapevole che durerà poco, naufraghi e ti abbarbichi a uno scoglio. E lontano, forse insopportabilmente lontano, su quello stesso orizzonte dove si era appostato il tuo dolore, intravedi una traccia di te, che per essere recuperata ti incita a risalire la corrente, e che non ti garantisce niente di buono lungo un nuovo tragitto. L'ennesimo, più impervio e difficoltoso del precedente. Ma promettente, e ce la puoi fare, perché è la vita che te lo impone. La vita lo ha scelto per te.
giovedì 3 maggio 2012
UN RISVEGLIO TIPO
Tremor e Gea dormono in stanze separate. Quando si rivedono al mattino non sono esattamente due agnellini. Il primo contatto è contraddistinto da una rapida occhiata di sufficienza, da un saluto di circostanza, e da un'annusatina in zona anale. A rinvigorire gli animi finalmente la colazione. Il post pasto mattutino segna l'inizio di numerose gare che si intrecciano con un'articolata caccia al tesoro ai danni di MR. Teatro delle competizioni il letto, sotto il letto, sopra il letto, intorno al letto, il water. Le discipline agonistiche prevedono corsa ad ostacoli, lotta libera, e arrotamento unghie, prerogative di Tremor, per conoscenza del territorio e per portentosità di mole; salto in alto, e torneo di soffi, appannaggio di Gea, che, agile e forte di una pestilenziale alitosi, stravince. Non che a Tremor spunti un fiore in bocca, tuttavia, ad una attenta analisi olfattiva, la fraganza di merluzzo dell'alito dell'uno nulla può contro lo speziato aroma dell'alito dell'altra. Le emissioni di detti effluvi appartiene all'oscuro e complesso universo degli odori che non risponde a logiche semplici e che è dunque passibile di peggioramento. Fatto che giocherebbe a favore di un'eventuale rivincita di Tremor. La caccia al tesoro è la parte più estenuante per MR, che, dietro indicazioni e indovinelli lanciati dalla squadra delle bestie, recupera spugna dei piatti, rotolo di scotch, bulbo rinsecchito di ciclamino, cero ikea sotto il letto, e tubetto di colla Uh Uh nel water. Il gran finale si svolge intorno alle gambe di MR. Tremor, affettuoso, si struscia e fa mille fusa. Gea, feticista, adora i suoi piedi, ai quali si avvinghia in un tripudio di graffi e in un trionfo di morsi. MR si cambia le mutande che restano impigliate all'alluce, al quale è attaccata Gea come una sanguisuga. L'altra gamba è preda delle strusciate di Tremor. MR perde l'equilibrio e precipita a terra in un sonoro tonfo.
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