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giovedì 25 luglio 2013

LETTO INDEMONIATO

MR dorme da sette anni su un letto matrimoniale dal materasso anatomico ad alta traspirabilità e dalla rete a doghe larghe in multistrato di faggio. Comodo e confortevole, fin da subito conquistò le sue attenzioni. Non ci mise molto ad essere travolta dalla scintilla della passione dirompente, che scoccò per il nuovo e accogliente talamo nel momento esatto in cui vi ci si sdraiò sopra. Tante, da allora, sono le soddisfazioni che questo riserva a momenti di letargia, a sonni ecatombali e a dormite assassine. Eletto a proprio giaciglio anche dalla mucca e dalla leonessa, ventiquattro ore al giorno, vede giochi, mazzate, capriole, salti e acrobazie di due bestie allegre e gioiose che spesso si accoccolano felici, per ore, abbarbicate ai fianchi di MR fra slinguettamenti, morsichetti e grattini vari. Per il raggiungimento dell'apoteosi gioca un ruolo determinante la condivisione di colazioni e merende fra bestie e umana, a base di biscotti, tutti insieme appassionatamente nell'alcova. Ma per due notti sono successi fatti strani. Per due notti MR, la mucca e la leonessa hanno avvertito, tutte le volte che si sdraiavano e ad ogni movimento, anche minimo - l'allungamento di una gamba, il girarsi e rigirarsi, il leccarsi il pelo - strani rumori. Provenienti con ogni certezza dal letto, i tre molestati nel sonno, non riuscivano a precisarne la causa. Ora sembrava una sorta di sciabordio tutt'intorno al telaio della rete, poi un movimento sussultorio impazzito delle doghe, ancora un cigolare ritmato e lussurioso che non avrebbe lasciato spazio a dubbi, per un istante i tre si sono sentiti come Linda Blair nel suo letto. Stanotte, convenuto che ci fosse qualcosa di irregolare, di comune accordo, hanno deciso di effettuare un controllo. Alle 3.00 MR ha sollevato il materasso anatomico ad alta traspirabilità poggiandolo ad una parete. Ha controllato le doghe una per una, spostandole, sollevandole, percuotendole con perizia e maestria, come farebbe un percussionista con il proprio strumento; prima al centro, poi sui bordi, con la mano a coppa, battendo il palmo aperto, appoggiando l'orecchio. Ha picchiato sui margini del telaio, spostato i piedi della rete. Niente! Nessun rumore! Ormai persuasa della sua subdola presenza, ha invocato Satana per un esorcismo. Ma essendo sprovvista di croce e acqua santa è scesa a patti con lui: "Esci da questo letto, vade retro! Sono disposta a mangiare i croccantini dei gatti e cose del genere!" La mucca e la leonessa, elettrizzate, davano il loro utile contributo, guardando diritto negli occhi una farneticante MR e infiladosi negli spazi fra una doga e l'altra. Gea è riuscita agilmente a passarvi, Tremor, che ha da perdere ancora qualche chilo ed è in quella fase di mezzo in cui non è più obeso ma non ha raggiunto neanche il peso forma, ci è rimasto incastrato. Dopo aver attuato la meticolosa verifica e il conseguente patto-esorcismo, alle 3.30, la signora anziana del piano di sotto convinta che la casa di MR sia abitata da figuri insani e perversi dediti a strane - per usare un eufemismo - pratiche notturne ha vociato squarciando il silenzio della notte: "Oh, bellini, che vu l'abbozza-e! Bada lìe, che casino e vu 'ffate!? Icché vu tramenate?! Sbuffate e vu parete ibbrindellone!"
MR, colpita per un attimo da paralisi fulminante, si è subito riavuta pensando che la figlia della suddetta signora tutte le sere e tutte le mattine, sfoga selvaggiamente nonché rumorosamente le sue insoddisfazioni sulle saracinesche delle finestre del proprio appartamento (nell'angolo più remoto e nascosto di Machu Picchu dovrebbe andare a sfogarsi!) e rimettendo il materasso sulla rete ha rilanciato con un mormorio fra sé e sé: "Oh che ti 'heti! Icché tu bubi?! E un fare l'uggiosa! Te e la tu figliola!"
Risdraiatisi, i tre, non hanno avvertito più nessun molesto e strano rumore, e colti da sonno incoercibile sono crollati cadaveri.   

lunedì 17 giugno 2013

PROFILO GRECO

Da due giorni sta facendo il giro della rete. Molti dei contatti di MR lo stanno condividendo su Facebook. È un video; mostra, in fermo immagine, il volto sconosciuto, in lacrime, di una donna; bionda, la testa - dall'inequivocabile profilo greco - reclinata sulla mentoniera del violino; come una mater dolorosa in un devozionale contatto con la propria creatura; come un'amante aggrappata con la sua carne alla carne del suo uomo. Il titolo insidioso, alienante e opprimente: "Dopo 75 anni di vita, si fermano anche l'Orchestra Sinfonica Nazionale e il Coro di Ert. Ultima esibizione in lacrime sulle note dell'inno nazionale greco." MR traccheggia, facendo scorrere velocemente la home page di Facebook. Si sofferma su qualche titolo di giornale. Guarda nelle case ed entra nei pensieri di alcuni dei suoi contatti, avida come Lucifero fra una moltitudine di vergini. Osserva il mondo e quello che succede, tralasciando quell'angolo, l'ennesimo, dimenticato da Dio, quel lembo di terra ricco nonostante tutto. "Sorvola" sul video che le si ripresenta puntuale. Ne rimanda la visione. Millanta a se stessa una proroga per l'indomani, decidendo di non guardarlo. Ride, scherza con i suoi ospiti, con gli stessi si sfida a duello in Angry Birds, mangia nutella. Un'ora fa, cambia idea e apre il link. Fa male, brucia, proprio come previsto. Poi, viene colpita da un commento che dice: "L'arte, il sapere, la cultura, la ricerca, l'umanesimo, il godimento disinteressato e ozioso della bellezza, il piacere della speculazione filosofica, i servizi pubblici che drenano risorse (qualche volta anche troppe per nutrire il clientelismo) ma essenziali per la conservazione della civiltà e l'allontanamento della barbarie: di tutto questo i cittadini onesti dell'Europa vengono espropriati giorno dopo giorno a vantaggio delle lobby della finanza occulta e delle logge criminali. 
Come andrà a finire? Nessuno si illuda sulla possibilità di rivoluzioni nazionali. Allo stato della tecnologia non sono più possibili, è invece possibilissima una guerra totale."

sabato 15 giugno 2013

FLESSIONI

A volte succede di sentire nelle ossa uno straripante e totale controllo del proprio essere; una serena e pacata consapevolezza di poter fare agevolmente qualsiasi cosa; una lieve ma densa sensazione di compiere le scelte  in piena autonomia. A volte capita di percepire il proprio cammino libero da gravose imposizioni; la gestione personale ruggente e vincente; la sudditanza psicologica un' inutile e stupida soggezione; il senso di inadeguatezza una fatale autotirannia che si scorge tramontare verso il più lontano orizzonte. A volte accade che il brivido caldo del selfgovernment sia una piacevole e neanche troppo sudata conquista; l'avvolgente coperta dell'autarchia una bella e irrinunciabile trepidazione.
Purtroppo non è sempre così.
Purtroppo, la sicurezza di testa e di corpo, di animo e di muscoli, di spirito e di nervi, la libera coscienza, spesso sono prodotti soggetti a scadenza.
Perché, poi, ci sono giorni in cui il mondo tutto intorno sembra un posto inospitale al quale non si è preparati.
La libera coscienza di MR, negli ultimi due giorni ha subito la sua naturale flessione grazie a qualche modo inurbano di troppo da parte di chi forse ha fatto uso di ipoclorito di sodio, di acquaragia o di soda caustica al posto del detergente intimo.
Al momento, la coscienza di MR non risulta essere troppo libera.
Però è pulita; l'ha lavata con il detergente intimo. 

mercoledì 5 giugno 2013

CRONACA DI UNA CURA PER LA DISSENTERIA (COME UN BAGNO NELLE FOGNE DEL SUD DEL MONDO)

Da una settimana la mucca ha un'acuta gastroenterite. Dopo aver spalato merda e vomito per tre giorni e tre notti; dopo aver trascorso i tempi morti, il tempo libero, e quello ante e post lavorativo a cercare inutilmente di somministrarle medicine per una cura, ricompattante feci liquide e molli, impossibile anche solo da pensare; dopo essere stata ricoperta di sputacchi e di liquami mefitici vari ad ogni tentativo di infilarle in gola compresse, farmaci in pasta, e perfino acqua semplice, MR, con le mani martoriate da morsi e graffi, impregnata di una puzza ché pareva uscita, dopo una nuotata, da una fogna del sud del mondo, decide di portare Tremor dal veterinario. Anzi, da un metro e novantacinque centimetri di veterinario, con un enorme e prominente grembo, ovvero trippa, imballata nella divisa verde, avvolgente al limite del drappeggio; perché Hulk a una misura in più, a una taglia calibrata, a un tessuto elasticizzato, a qualcosa di più comodo non ci pensa proprio. Perché quel grembo enorme e prominente, ovvero quella trippa, se la accarezza, orgoglioso, di continuo come se fosse uno dei tanti pazienti che, entrando nel suo studio, si sentono frignare, piagnucolare, latrare e miagolare, tutti irrimediabilmente incazzati neri. Perché il sospetto che Hulk - il quale ritiene che internet non serva a niente (sicuramente non ad una ricerca sulle malattie del gatto nella quale MR ha confessato di essersi buttata) se non alla visione di film porno - sia un tipo di veterinario davvero disturbato c'è tutto.
Pur tuttavia, la mucca, inizialmente nervosissima, si abbandona inerme alle tastazioni del gigante verde, acquistando fiducia in quelle collaudate carezze che un secondo prima erano passate per la sua diletta pancia.
"Questo gatto è obeso e la colpa è sua! Deve mangiare di meno. Le dà cento? Bene, tolga venti! E non si faccia prendere dal core di mamma, semmai un bel calcio in culo ogni volta che vuole mangiare... vedrà come impara. In caso contrario, tempo un mese, due al massimo, e le crepa. Decida lei se cominciare ad organizzargli fin da ora il funerale. Intanto gli dia queste compresse per sei giorni!"
Dopo la secca e dura diagnosi, da parte di un gigante dal carezzevole fair play al contatto con gli animali ma spietato come un caterpillar MR, viene colta da un delirante, sconclusionato, irrefrenabile senso di colpa, oltre che dalla sindrome dell'inadeguatezza e della valutazione lacrimosa.
Intanto, nei giorni successivi la dissenteria colpisce anche la leonessa.
MR, con ospiti in casa, in una casa trasformatasi nell'antro dei diarroici, maleodorante dalle lettiere ai guanti per le stoviglie appena comprati, anche questi dalla inconfondibile puzza di Spiramicina e Metronidazolo, in modalità donna multitasking, accartoccia la sindrome della vittima inadeguata e lacrimosa e la getta nel bidone "raccolta feci e vomito di gatto". Si divide fra il lavoro, le amiche ospiti, la puzza incalcolabile e la somministrazione di farmaci. Ma l'insuccesso la perseguita, gli sputacchi si moltiplicano, la diarrea dilaga. Ad attenderla al varco, tre giorni fa, Hulk, il gigante verde.
"Non prendono le medicine perché sono bastardi o perché lei non è capace di dargliele?!"
"Ecco i bastardi, ecco le compresse... ci provi lei!"
Insospettabilmente la leonessa afferrata con decisione e manualità professionali ingoia una lauta porzione di compressa.
"Visto?, Semplice! Ora tocca a lui... Ahhh, aaaiahhhh, tzssss, buonooooo! Ha paura, vede? tutti i gatti hanno paura delle medicine!" esclama Hulk, dimenando la sua pancia stretta nella divisa verde, saltellando pesantemente ad ogni morso e graffio della mucca che sputa ad un metro di distanza la medicina. Da tre giorni MR porta le bestie dal veterinario il quale in un momento di resa ha optato per un trattamento e una terapia pungenti ma meno eroici. Iniezioni per tutti, per sei giorni.
"Come stanno? Si comincia a vedere qualche stronzetto nella lettiera?"

domenica 7 aprile 2013

SCRITTURA RANDOM

Da un po' di tempo a questa parte MR non è qui.
No, non qui sul blob da dove manca - fortunati voi - solo da qualche giorno; non è qui e neanche solo da un po' di tempo. 
MR, sembra sia dove dovrebbe essere ma in realtà non è così. 
Ricoperta da un velo, non sempre invisibile, di sfinimento mentale ed umorale - causa significativo, ragguardevole, incalcolabile, pregevole periodo di merda - ora cade in sonni ecatombali, ora decide di farsi inghiottire dai viaggi immaginari della lettura, ora si immerge nella visione di film prevalentemente di genere horror-thriller-giallo-noir-paranormale-pazzia, ora affoga le preoccupazioni in rendez-vous con amici e leccornie di ogni ordine e grado, ora scrive.
Illusioni leggere e spensierate a fare da contorno alla amara quotidianità.
Oggi per contorno ha scelto di tornare a voi qui, sul blob.
Malgrado il sonno incoercibile, malgrado la corsa al parco che incombe, malgrado non sappia proprio cosa scrivere.
Scrivere, anche non sapendo bene cosa, però, è salvifico, liberatorio ed efficace.
Elimina, anche solo temporaneamente, anche per un illusorio attimo, da stress, ansie e manie di persecuzione. Nei prossimi post, MR raccoglierà le idee e ritrovata l'ispirazione, non mancherà di trattare dei benefici del sonno assassino, dell'animo avventuriero che la spedisce selvaggiamente da un capo all'altro del mondo via lettura, delle anomalie con le quali folleggia davanti ad uno schermo, della giacobina che è in sé e che non riesce a trattenere davanti alle tavole imbandite.
Oggi, invece, scriverà random.
Tempo fa, MR lesse di un certo Paul Wilson, guru australiano del relax, secondo il quale, nel giro di soli tredici minuti (il tempo necessario per preparare e bere una tazza di tè) si può trovare la serenità. Senza doversi necessariamente astrarre, alienare, o appartare che dir si voglia, dalla vita quotidiana, attraverso un semplice metodo di meditazione, è possibile il raggiungimento di uno stato di benessere fisico e mentale. Rapidamente, efficacemente, neanche in eremitaggio, tutti i giorni, in ogni dove, in qualsiasi momento. Il Sig. Wilson tratta il tutto in un libro intitolato LA QUIETE. Non adatto ad un pubblico dall'anima caparbia - al quale appartiene MR - e con leggere tare relative alla riflessione profonda finalizzata alla ricerca della verità e della calma - che la riguardano molto da vicino - MR decretò che non fosse roba per lei. Lesse tutto ciò nella sala d'attesa di uno studio foniatrico, dove si recò per una visita di controllo, dopo una mattinata senza aver profferito verbo, dopo una navigazione su internet a colpi di immagini e foto di corde vocali di dubbia natura, con noduli, polipi, granulomi, paralisi, edemi, tanto per rassicurare il suo sistema nervoso. Immaginò la dottoressa che doveva visitarla mostruosa, insensibile, scorbutica, nevrotica, stronza.
(No, non ce la faccio ad affrontarla, sarebbe un'impresa al di sopra dell mie possibilità, non me la sento, mi dirà cose bruttissime sulle mie corde vocali, non posso permettermelo, non ora, non oggi. Ho anche parcheggiato male, mi faranno la multa, me ne vado.)
"Sig. MR , buonasera, prego si accomodi!" esordì la foniatra con fare gentile, e sguardo al di sopra degli occhiali.
"(Oddiooo!!!) Buonasera, grazie!"
"Oh! Cantante lirica! Soprano?"
"No, mezzosoprano!" rispose MR traboccante d'orgoglio e d'ansia.
"Ah, no, perché la vedevo tutta dritta e magrina, mi dica tutto!"
"E' un'eterna sfida, ma ci difendiamo anche noi mezzosoprani. Ho la tracheite, catarro, tosse, comincio a soffrire di ansia depressiva, e il dentista mi ha consigliato di mettere il bite per sei mesi perché digrigno i denti. Mi sono ingozzata di aerosol al cortisone, ma non sono guarita, che cosa ho?"
"Capisco." sussurrò placida con lo sguardo al di sopra degli occhiali.
"(Allora se capisce mi dica qualcosa di buono almeno lei!) Che cosa ho?"
"Calma! Il cortisone per aerosol non ci piace, ed inoltre fa venire la candida."
"In bocca?"
"Esatto, in bocca! Soffre di qualche forma allergica?"
"Sì, orticaria da stress, da nichel, da forfora del gatto, da uomini. E poi di rinite allergica e vasomotoria!"
"Capisco! Venga MR sediamoci qui e tranquillizziamoci."
"Qui!? Vicino agli strumenti rivelatori?"
"Apriamo la bocca, tiriamo fuori la lingua, diciamo eeeee!"
"Eeeeeeeeeeeeeeeee!"
"Siamo ancora congestionate, le do una curetta per sfiammare, ed uno spray per la rinite. Tra una settimana saremo guarite!"
"E le mie corde? Come stanno le mie corde?"
"Bene, benone! Sono lunghe e sottili, si adducono e si tendono bene, non vi è alcun tipo di anomalia."
"Allora non ho polipi, noduli, paralisi!" esultò, MR, fiera di aver trovato provvidenzialmente nella foniatra  un'alleata.
"Ma no, cosa dice?"
"Allora siamo salve, stiamo bene, dottoressa?"
"Buona serata! E per due tre giorni non cantiamoci su!" fece affabile con lo sguardo al di sopra degli occhiali.
In un'epoca declinante come quella che stiamo vivendo, tenere alta la guardia dello stress dà sapore alla vita, altro che ricerca della quiete!

Due inverni fa.
"Pronto, parlo con MR? Sono il tecnico dei riscaldamenti del condominio. L'ufficio mi ha riferito che ha chiamato... i suoi termosifoni hanno qualche problema?
"Ah! Buongiorno! Sì! Devono essersi formate delle bolle d'aria all'interno, da due giorni non si scaldano più uniformemente, si sente il gorgoglio dell'acqua, e non essendoci la valvola di sfiato credo occorra l'intervento di una mano esperta. Viene ora? Qui si gela!"
"No, ora no! Ho altre chiamate. Lei ha qualcosa con cui scaldarsi momentaneamente? Non so, una stufa elettrica, un caldobagno, una borsa d'acqua calda, un plaid!?"
"Sì, ho i condizionatori d'aria con la pompa di calore, e il forno elettrico."
"Benone! Credo potrò venire domani. Preferisce mattina o pomeriggio?"
"Nel pomeriggio parto per la trasferta a Piombino. C'è il concerto al Metropolitan, in programma due messe, una di Schubert e l'altra di Puccini, la partenza è fissata per le 16.30... roba da perdere l'autocontrollo!"
"Come?"
"Mattina, preferisco la mattina! A che ora viene?"
"Vengo alle otto."

Sempre due inverni fa.
MR è una creatura sommamente estiva; MR ha un'istintiva e naturale avversione per la brutta stagione ed il suo avanzare; MR per questo si stressa; MR se si stressa commette gaffe di ogni genere; MR in inverno è un'eccellente gaffeur; MR in un giorno di quell'inverno sfornò una gaffe di pregio;
MR chiese, incautamente e pubblicamente, ad una truccatrice del teatro se fosse incinta.
MR si è sentì un'idiota integrale quando la truccatrice del teatro rispose di no.
MR  cercò di convincere se stessa che fu tutta colpa dello stress.

L'anno scorso, in pizzeria con gli amici dopo le vacanze estive.
"Come è andata la caccia quest'estate?"
"Bene, ho conosciuto un gommista."
"Mh, ed era romantico?"
"Sì, pensa che mi ha regalato due copertoni a tasselli larghi e resistenti alle forature."
"Vado al bagno, scusatemi!"
"Minchia! E' andata via la luce!"
"Come hai fatto in bagno senza luce?"
"Ho ricevuto un sms proprio nel bel mezzo del buio, e, illuminandosi, il display ha centrato insieme ad altro il water!"
"Mammamia, questi cellulari, anche se non avessi ricevuto l'sms sarebbe stato illuminante. Neanche un compromesso!"
"Un compromesso è tale o non lo è, che ne pensi MR?"
"Sì, certo, si discute, si concede, si concorda. Capillarmente. Leggerei alcune obbligatorietà come estenuanti; poi c'è un senso, il senso... quello nobile della faccenda."
"MR, parla come t'ha fatto mammeta!"
"E' che sto allenando la mia dialettica. Scrivo, e allora... "
"Scriviii? E che scrivi?"
"Ehm... , no, niente... "

In una delle innumerevoli chat con V:
"Caio! Alloar, cosa manig oiggi?"
"MR, ma che sei chattslessica? Confessa, chi ti scrive i testi del blog?" 

sabato 23 marzo 2013

REAZIONI

Le situazioni molto critiche e difficili possono causare reazioni isteriche, ansiose, depressive, incoerenti, malinconiche, maniacali, ridanciane. Possono essere partorite singolarmente oppure manifestarsi in una catena agghiacciante che decide di comprenderle tutte.
MR, che, inutile nasconderlo, è nel pantano di una fase nerissima, a causa dell'agonia in cui versa il suo lavoro, sta passando attraverso ognuna di loro.
Succede che ci piomba dentro senza neanche accorgersene. Balza come un canguro da uno stato d'animo all'altro. Spera in qualche sprazzo di sereno e di serenità.
Si affligge malinconica; si esalta con incoerenza maniacale; inciampa istericamente in attacchi di ansia depressiva; si aspetta da un momento all'altro - vista anche la rinnovata e carismatica spinta pontificia - di ritrovarsi  a recitare i salmi, le preghiere del mattino, della sera, dei fedeli, allo Spirito Santo; ride.
Sì, ride.
L'essere umano dispone di risorse infinite, nascoste e salvifiche; ha grande spirito di adattabilità; non ha in sé limiti se non quelli in cui vuole credere; riesce a ridere, salvo propositi suicidari.
Pertanto, e dato che che per pagare e per morire - anche suicidi - c'è sempre tempo, MR, fra l'altro, ride. Poi entra in questo blob, lo tartassa un po' e, per qualche momento, si rinfranca.
Stamattina si rinfranca riportando qualche stralcio di interlocuzione fra e di MR, amici-colleghi ed altro  negli ultimi giorni:  
"Verdi ha dovuto tagliare una parte dell'atto finale del Don Carlos edizione modenese perché l'ultimo treno partiva a mezzanotte!"
"C'è una cosa che proprio non riesco a spiegarmi... ci ho pensato molto, l'ho analizzata attentamente ma non c'è verso di capire come fate voi, artisti del coro, a parlare mentre ancora state cantando... e ad essere addirittura già a metà del discorso... "
"Ho come la sensazione di aver perso tanti, troppi treni..."
"Io sono uscito proprio dalla stazione!"
"Non troverai mai un uomo se te ne stai a casa ad accarezzare Thermos e Gea!"
"Tremor, si chiama Tremor!"
"Sì, vabbe', insomma, se te ne stai a casa ad accarezzare i gatti!"
"Avete presente quei film che sembrano accattivanti la cui trama ti avvince e ti mettono addosso tante aspettative specie per il finale e che invece finiscono senza una conclusione e tu rimani come un imbecille davanti al soufflé che si sgonfia inesorabilmente? Be', ne ho visto uno oggi, Oniegin."
"Avresti fatto meglio a leggere il poema Eugenio Oniegin di Puskin o ascoltare la meravigliosa opera omonima di Tchaikovski!"
"Il solito saccente... "
"E allora continua a guardare quei troiai!"
"Oggi è venerdì ma a me sembra sabato!"
"A me, invece, sembra giovedì!"
"Pronto!?"
"Non stavi dormendo, vero? Sono le 16.15, a quest'ora neanche gli anziani vanno a dormire!"
"Sì, stavo dormendo... vado a dormire con le galline!"
"Le galline in questo periodo vanno a dormire alle 18.00!"
"Io ho un forte e spiccato intuito! Devo rispettarlo, mi devo fidare di lui! Si può dubitare di tutto, della veridicità di un assioma geometrico, della validità di un postulato matematico, ma non del mio intuito!"
"A me non sembra, ma contenta tu!"
Ora MR, che da un momento all'altro se lo aspettava, va ad offrire la sua novena della supplica mattutina alla Madonna; se le rimane un po' di tempo, anche le Orazioni di Santa Brigida a Gesù.

mercoledì 20 marzo 2013

UN PO' DI TUTTO

Nei dieci giorni che ha richiesto il passaggio dal vecchio gestore telefonico furbone, che per quattro mesi ha giocato a fare lo stronzo con MR, al nuovo, che le sta regalando da qualche ora l'uso massiccio, prolungato e gaudente della reimmersione e navigazione in rete, è successo un po' di tutto.
Dall'irrilevante all'inquietante, passando per l'imbarazzante.
Fra le cose irrilevanti, MR segnala l'ennesima affabile conoscenza con una persona di etnia rumena. Una operatrice telefonica che ha chiamato allarmata quando la fase di transizione ha cominciato a lanciare i primi segnali. "Buonasera, sono G e le sto rispondendo dalla Romania. Come posso aiutarla?", ha esordito scoppiettante. "Buonasera, sono MR... avrei bisogno di chiederle inform... da dove sta rispondendo???" "Dalla sede ... di Bucarest. Tranquilla, non ha sbagliato numero, mi dica pure." Gentile ed efficiente, in un impeccabile italiano, ha spiegato ciò che c'era da spiegare ad una MR attonita che ha ringraziato - "Bine, va multumesc foarte mult! La revedere." - naturalmente in lingua rumena, forte degli insegnamenti dei rumeni che si sono affacciati nella sua vita: il corteggiatore benzinaio, l'ex fidanzato M; e che si affacciano ancora: O la rumena.
Fra le cose inquietanti, una ha mandato MR in coma catatonico. L'imperativa urgenza, da parte del Commissario Straordinario della Fondazione Lirico-Sinfonica per cui lavora, di tagliare, con violente sforbiciate, stipendi ed eccessi, laddove il vocabolo eccessi si estende verso assurdi perché, inspiegabili percome, oscure direzioni. Quindi, ennesimi sforzi e sacrifici; in caso contrario,  plausibilmente, e mai come ora, con quel  doman di cui non v'è certezza, liquidazione finale. Di un Teatro Prestigioso, di lavoratori che ne hanno glorificato la tradizione, che ne onorano il presente, e che desiderano difenderne il futuro.
Fra le cose imbarazzanti, la conseguente chiusura di MR in se stessa e con se stessa, di forte carattere claustrale, senza neanche l'ottimale supporto del vortice internettiano; e le mille domande senza risposta, la condivisione un po' nevrotica e un po' no, a tratti isterica, assolutamente calorosa, con compagni-colleghi di sventura; nell'incredulità ribelle, nella ribellione dignitosa, nello sgomento generale. In questi dieci giorni è successo un po' di tutto. E' stato eletto finanche un Papa.  

lunedì 11 marzo 2013

DUE ANNI FA

Ha cominciato prepotentemente a farsi strada nella sua mente ieri sera. E' stato l'ultimo pensiero prima che MR si addormentasse e il primo stamattina quando ha riaperto gli occhi. Avrebbe voluto postarlo ma è tornata sui propri passi. Poi si è detta che, in genere, immobilizzare i ricordi dentro la memoria è una trappola, che lasciarli correre è liberatorio, e che metterli per iscritto disincaglia da paure e dolori.
Questo è il ricordo di un viaggio, di un'esperienza, di un disastro.
Due anni fa MR si svegliò, di un risveglio brutale, dal letargo, nel quale cade durante l'inverno, a Tokyo. In quella speciale occasione, avrebbe voluto tornare a voi lasciandosi accarezzare dalla dolce brezza sotto i ciliegi in fiore nel parco di Ueno; si vedeva, già prima di partire, uscire dal buio invernale, gioiosa fra le immense folle di occhi a mandorla per le strade di Shibuya e Shinjuku; era certa sarebbe uscita dal lungo sonno, libera e leggera, alle panoramiche e vertiginose viste sul Mori Tower a Roppongi Hills. E invece dovette scendere a compromessi con un grandioso ed impietoso jet lag, che aveva decretato per MR il passaggio diretto dal letargo italiano all'insonnia giapponese senza troppe storie. Il risveglio forzoso da fuso orario portò MR a drogarsi indegnamente con il Depas e l' Armonia Retard melatonina, che sconfiggendo l'insonnia, la riadagiarono in un disordinato e pesante dormire. Prede della sonnolenza indotta e bersagli di episodi narcolettici sempre più frequenti e vistosi, corpo e mente di MR si abbandonarono comodamente in una indistinta con-fusione di fusi orari. Le 10.00 del mattino le sembravano le 2.00 di notte; alle 23.00 era insonne e alle 12.00 ronfava come un ippopotamo; alle 4.00 antelucane chattava con l'Italia serale emanando un senso di stordimento. Ma MR non si lasciò affliggere dai disordini del proprio bioritmo, non si lasciò sconvolgere dal ciclo sonno-veglia ormai compromesso. Era nel paese del sushi, del sashimi, della tempura, dello shabu shabu; era nel paese della creatività, della fantasia più sfrenata, dell'organizzazione perfettissima, delle adolescenti vestite da Lolite colorate, dei viaggiatori in metro dormienti (di cui si scoprì grande estimatrice); era nel paese dei wc intelligenti con ciambella riscaldata e bidet incorporato, delle candide mascherine indossate dai giapponesi raffreddati e allergopatici, per proteggere se stessi e gli altri da virus e batteri, e per non respirare i pollini dei ciliegi; era nel paese dei manga, che sanno essere anche erotici e perversi, di Naruto, dei pachinko, dell'elettronica, della tecnologia e dei telefonini multicolori con pupazzetti annessi. MR pensava che in quel paese si sentiva bene, come si era sentita bene le due volte precedenti in cui ci era stata. Era elettrizzata all'idea che i giapponesi altro non aspettavano che ascoltare un po' di opera italiana eseguita da italiani. Sorrideva felice per questo, distesa sul suo letto ad ore improbabili. Una mattina le sembrò quasi di cadere da quel letto, ma non fu per l'intontimento da jet lag. Fu grazie ad una scossa di terremoto, pane quotidiano per i giapponesi, di magnitudo 5. MR emerse dalle lenzuola in mutande e scappò sul corridoio a chiedere aiuto. Urlò addosso alle signorine delle pulizie  che la guardarono sconcertate. I loro occhi parlavano da soli: (Ma chi è questa matta?Ah, sì, il gruppo dall'Italia... poverina, crede che le nostre costruzioni siano uguali alle capanne italiane.) Le loro bocche pronunciavano frasi che all'orecchio di MR parevano sconnesse: "When we came to clean the room?" ("A che ora possiamo venire per la pulizia della sua stanza - immonda che non possiamo mai rassettare perché lei dorme - ?")
MR, sospettando di aver forse esagerato, rientrò in sé, scusandosi e guadagnandosi una serie infinita di inchini, oggi non sa ancora bene se per la sua performance, se per essersi vergognata, o se per aver promesso di lasciar pulire la stanza.
Qualche giorno dopo, MR fu costretta ad aumentare le dosi di droghe, facendone un uso smodato in una sorta di cerimoniali anti stress e pro sonno, a causa di una scossa di terremoto che nulla aveva della precedente. Di magnitudo 8.9, sorprese MR e molti dei suoi colleghi nel seminterrato del teatro Bunka Kaikan, dove si stavano svolgendo le prove dell'opera La forza del destino di Giuseppe Verdi.
Una energia oscura e superiore spazzò via in un istante, insieme a tutto il resto, entusiasmo, allegria, calma e tranquillità. Tutto si trasformò in paura, tristezza, e affanno. Si toccarono con mano e si guardarono da vicino coraggio e fiducia, scoramento e sfiducia, comprensione e condivisione. Per infinite ore, per molti giorni.  Fino a quello della partenza per rientrare in Italia. MR, alle 4.00 di mattina, si recò alla reception per riconsegnare la chiave-tessera della stanza. Il receptionist giapponese esclamò qualcosa nella sua lingua.
"MR, aaahhh! Auasaaaaaa! Auasaaaaa!" spiegò (più o meno) lui, gesticolando vistosamente e guardandola dritto negli occhi storditi.
" I don't understand!" replicò lei sulla difensiva. 
"Finished, finished, finished!" la salutò lui, nel tentativo di tranquillizzarla, inchinandosi rispettosamente con un enorme carico emotivo dentro. Ricambiando gli inchini, MR uscì dall'albergo stralunata e fuori dal mondo.
Questo è il ricordo di una disavventura, e di una dura lezione di vita impartita da uno straordinario popolo che ha saputo reagire alla tragicità di un evento con dignità, orgoglio, forza e incredibile volontà, e con il quale sta ancora lottando. 

mercoledì 27 febbraio 2013

E POI BASTA

Era entrata nella Cabina Elettorale (va bene, ancora in questo post e poi basta con le due paroline magiche - Cabina, Elettorale - che nelle ultime quarantotto ore hanno infestato il blob..., il blog. No, è che lì dentro MR si era sentita bene. Protagonista solitaria di un film trito e ritrito, quindi sicura della sua parte; impaziente interprete di un ruolo comune ad un intero paese, con il quale la parte l'aveva ripassata; cittadina plausibilmente disorientata in una avvolgente cella, dove recitare, o meglio, fare la sua parte dal vero).
Aveva chiuso gli occhi, inspirando ed espirando.
Aveva ravvisato promesse nei colori giallo e rosa delle schede e non  in quei simboli che vi erano stampati sopra, dove vedeva racchiusi solo dubbi, incertezze e perplessità.
Aveva tuttavia tracciato, attentamente, responsabilmente, inflessibilmente, il suo segno - la sua ics - sul terreno a lei più congeniale.
Era uscita dalla Cabina Elettorale, ed attendendo fiduciosa vedeva già aprirsi davanti a sé possibilità come:
1) Una spallata sociale (che dicono ci sia stata ed anche extra lusso, cinque stelle, quasi imperiale).
2) Uno scatto d'orgoglio nazionale (che, invece, rivelatosi nazional-popolare, anzi, impopolare, racconta di in-governabilità, di in-verosimiglianza, di im-pantanamento, di tinte maculate - no, non im-macolate -, di paralisi).
3) Un sentimento di comune speranza, e nuove occasioni di rinascita italiana.
Ma sopra ogni cosa, attendendo fiduciosa non immaginava veder spalancate davanti a sé possibilità come:
1) Mezza Italia che ha votato per Berlusconi.
2) Mezza italia che ha votato per Berlusconi. 
3) Mezza Italia che ha votato per Berlusconi.
 

martedì 5 febbraio 2013

PREGO, MANTENERE LA CALMA

O la rumena e MR sono vicine di casa dirimpettaie.
Abitano il luminosissimo settimo ed ultimo piano di un condominio; sopra di loro il cielo; ma per vederlo lo sguardo dovrebbe spingersi oltre il soffitto o immaginarsi dipinta su questo l'Assunzione della Vergine Maria. Sul pianerottolo e lungo l'ultima rampa di scala, O la rumena ha creato una serra dove - insieme a Gea - coltiva fiori e piante di ogni specie, genere, famiglia, e ordine. Una vera selva, nella quale generalmente dopo i pasti, la leonessa Gea ("Com a crescut! Arata ca un leu! Cum se spune... pare leona, da, leona!"), e la tigre Tremor si addentrano, chiamati dalla vigorosa vegetazione, fra fitte conifere, rigogliosi rampicanti, e profumate erbacee. Si immergono nella minacciosa ed orrida oscurità delle fronde, tali e quali ad Angelica, Dante, Virgilio, e Alfieri.
Ieri sera, i due felidi si sono fermati prima. Sono rimasti immobili, l'uno accanto all'altra, di fronte all'appartamento di O la rumena. Al di là della porta l'abbaiare compiacente di un cane.
"Otello, buono! Vieni, Otello!" cerca di distoglierlo S il marito di O.
Di O, che di solito dà segni di vita schietti e indubbi, draconiani e puntuali, nessuna traccia.
(Otello? O la rumena ha comprato un cane? Lì dentro non c'è mai stato un cane. Dov'è O la rumena? Si è trasformata in un cane? Effettivamente quell'abbaiare ricorda un po' il rumeno. E si chiama O.  O il rumeno!) sogna MR agitandosi (nel senso che era proprio un sogno). 
Sarebbe bene che MR mantenesse la calma, e che cercasse di uscire indenne da un periodo non semplice, a dir poco; più precisamente, da quell'inconfondibile, indicibile, ineffabile, indescrivibile, insostenibile situazione di epocale merda professionale, quindi esistenziale, dunque, vitale. No, è che agitandosi ha sognato anche di certi Don Carmina e Giovanni Bu(rana).  
Intanto, oggi pomeriggio prova di Carmina Burana, e stasera replica di Don Giovanni. Calma, e puntini sulle i.

domenica 20 gennaio 2013

PROCLAMI (MA CHI T'O FA FA'?)

Ora di pranzo, alla mensa. MR è in compagnia di G che la mette al corrente di notizie che turbano il suo già precario equilibrio emotivo e per la diffusione delle quali questo posto non è deputato. Insomma, mentre MR, un po' così  (laddove un po' così sta per catastrofe interiore, dibattito politico-fisiologico interno, percentuale di vitalità e narcisismo pari a quella di uno sfigato ad un passo dal suicidio), fagocita voracemente polenta pasticciata, bistecca di maiale, ceci e patate - uguale uguale ad un pitbull con la sindrome da disturbo da alimentazione incontrollata, ché tanto a lei la fame non gliela toglie niente e nessuno -, G cerca di ravvisare un senso nelle conseguenti mille farneticanti affermazioni da lei sparate. Non solo: lui, cercando di ravvisare un senso nelle mille farneticanti affermazioni da lei sparate, ha pure qualche risposta. Ma non solo, e non solo: se lui risponde non può certo mangiare, e, mentre lei è alla frutta (sta sbucciando la mela) ed è riuscita ad arrivarci ciarliera, lui è rimasto al primo.
"G, e dai! Quanto ci impieghi!  Mangi come una lumaca... io ho già finito!"
"La tua affermazione è controvertibile, contestabile, nonché attaccabile!" 
"Quale delle tremilaseicentocinquantasette che ho fatto?"
"Mentre tu, succeda quel che succeda, anche ciarlando, riesci a mangiare con l'imbuto, io, parlando, per colpa tua, non riesco proprio a farlo!" 
(A mangiare, non riesce a mangiare ciarlan... ehm, parlando, voleva intendere G, non certo a ciarl... a parlare). (Cosa cazzo c'era in quella polenta pasticciata?)
MR si ritiene fortunata ad avere G come amico; specialmente quando questo ha per lei risposte forti, solide, e rasserenanti.
Che poi, spesso risponde anche con domande ("Ma chi t'o fa fa'?") altrettanto forti, solide e rasserenanti.


Sempre ora di pranzo, sempre alla mensa. MR sente una presenza alle sue spalle. Mentre armeggia con vassoio, tovaglioli e posate, si volta, vede il collega GP, si avvicina a lui.                                                
"Ehi, GP, ciao! Ma pensa, ti ho visto, come dici tu, con gli occhi dello snowbordista! Ce li ho anch'io gli occhi occipitali, del resto sono una nuotatrice. Tu ed io abbiamo altri due occhi dietro alla testa!" afferma MR ridacchiando. Anzi, afferma MR fino a te (di testa), ridacchiando, indietreggiando, rovinando addosso ad un altro collega; la esse, la ti e la a (sempre di testa) incastrate nel lobo occipitale proprio dove risiedono gli altri due occhi.
(Ma chi t'o fa fa'?)


Prova di regia di Don Giovanni.
"Oggi proviamo la danza!" fa la coreografa.
"Ma tutti?" fa MR.
"Più o meno." rifa la coreografa.
(Che palle!) pensa MR.
(Non temere, MR, abbi fede. Ad ognuno il suo!) pensa la coreografa.    
Questa comincia ad illustrare la danza: minuetto con passo base, passada e vuelta, contradanza. Poi c'è il girogirotondo intorno al tavolo.
A MR tocca il girogirotondo intorno al tavolo.
Poco dopo.
"Occorrono altre persone per la danza, c'è qualcuno disposto a ballare? C'è qualche volontario?" propone la coreografa.
Tuttintorno cala improvvisamente un silenzio di tomba.
MR inspira ed espira; nel suo animo si apre un bivio: buttarsi con struggente malinconia nel rassicurante, avvolgente, e confortante girogirotondo, come non succedeva da secoli, o lasciare che il sacro fuoco della ballerina arda in lei, lanciandosi nei passionali e sensuali passi, con audacia e sfacciataggine, incurante delle figure di merda già in agguato dietro il backstage?
"... Io! Mi offro volontaria!" emerge dal silenzio MR, schiarendosi la voce, alzando la mano, sentendo per qualche attimo  arrestarsi il battito cardiaco e tentando di bandire la iena crocuta crocuta che di solito la aspetta carogna al varco.
Le prove stanno andando bene. Sono tre giorni che MR non fa che contare fino a sei (anche durante le prove musicali in sala davanti ad un quattro quarti, un due metà, o un cinque ottavi). Fa coppia con R, con il quale continua a provare passade lungo i corridoi, vuelte al bar, contradanze al badge. Il gruppo per la danza entra al lavoro sempre un'ora prima rispetto agli altri.
(Ma chi t'o fa fa'?)

domenica 13 gennaio 2013

EH... ... PAZIENZA!

Questo blog è nato anche per esorcizzare e placare le inquietudini di MR, che lo infesta quasi quotidianamente con le proprie farneticazioni, e per fare accorgere a chi non se ne fosse accorto (compresa se stessa) - ammesso che importi a qualcuno, ma essa si illude che sia così, sennò non esorcizza una beata cippa - di episodi significativi (?) e non (!) della sua vita.
Essendo creatura sommamente discreta, timida e riservata lì fuori - a volte fino a rasentare la paralisi - è sfrenata, aperta, e confidenziale qui dentro. Slanci, aperture, e confidenze non solo deliranti e spesso resi in stato confusionale, tanto che per decriptarli manco la Stele di Rosetta, ma che tolgono tempo prezioso ad altre attività e incombenze; tipo oggi: MR dovrebbe andare a comprare un aspirapolvere di seconda mano, e dovrebbe andare a correre, ma sta qui a tartassare il blog perché ha la forte urgenza (si dice sfogo) di rendere partecipe chi, bontà sua, passerà per di qua e l'aiuterà nel superamento di ciò che sta per propinare. Il fatto è questo.
MR lo sospettava, ma non ne era certissima. Ieri ha avuto la conferma definitiva che quanto a sensualità, carica erotica, carnalità, charm, e enchantment non ha esattamente l'allure di Constance Chatterley, di Carmen, o di Rossella O'Hara. Ieri sta per ieri pomeriggio, non per stanotte. Lo scenario era quello di una prova di regia in teatro, non un letto cigolante. L'opera era Don Giovanni, non Suor Angelica.
Il regista, dopo una premessa tutta incentrata sul concetto di desiderio, infuoca gli animi suggerendo alle donne di far svolazzare le gonne a balze di forgia spagnola (che però non c'erano ancora, al loro posto jeans, tute da ginnastica, leggins vari), e lanciare dardi infuocati e provocanti agli uomini, durante la festa di nozze di Masetto e Zerlina.
"Tigri, dovete essere delle tigri assetate di sesso! Mangiatrici di uomini! Tu!" esclama il fomentatore di eros dirigendosi verso MR.
"Sì!?" scatta MR come una molla, ancora intenta nel suo inutile tentativo di sculettare dentro un paio di jeans pensandoli come una gonna, e, lacerata dal fallimento di questo, affranta, innervosita, preoccupata e imbarazzata (ché quando comincia ad andare storto fin dall'inizio, MR si trasforma in una tremenda vittima con manie di autopersecutoria flagellazione).
"Sei preoccupata?!"  la squarcia nel profondo della sua autostima lui.
"Io?, No, no!" millanta sulla via del rimbecillimento lei.
Nessuno si è accorto di niente,
La musica ricomincia.
Il sudore fa (in tutti i sensi, compresi i cinque canonici, esclusi quelli erotici) la sua sporca parte.
"Provocanti, coraggio, sventolate le gonne, puntate gli uomini, desiderio, desiderio! Sei imbarazzata, vero?" insiste il demolitore dell'ultima briciola di peccato carnale scovata nei recessi dei recessi (Amen!) di una eventuale libido di MR.
"Eh!? No, no!" si difende lei senza originalità, lanciando uno sguardo torvo a quello che ormai la tiene d'occhio ad ogni goffo e castigato movimento.
Comincia una serrata indagine.
"Come ti chiami?"
"Di dove sei? Sei di Bolzano? Ahah!"
"Quale attore che ti fa sesso vedresti in Don Giovanni?"
Seguono risposte, probabilmente, deludenti.
"Mi chiamo MR!"
"No, non sono di Bolzano, ahah, emmmhhh, sono ciociara!"
"Mi fa sesso Al Pacino!"
Le risposte sono fuor d'ogni dubbio deludenti.
"Ah... ... ... ! Ok!"
"Tutte le donne sdraiate sul prato con il proprio compagno al passaggio di Don Giovanni si alzino e facciano come per seguirlo... Tu, no, MR... troppo casta e fedele!" (Eufemismi per indicare una spiccata carenza di seducente femminilità, punto!)
I sospetti divengono certezze, e MR li riversa come un martello su M, suo compagno nell'opera che scioglie anche l'ultimo interrogativo:
"Secondo te che avrà voluto dire con 'Ah... ... ! Ok!' ?"
"Credo 'Eh... ... ! Pazienza!"

Ora però, MR, va a comprare l'aspirapolvere di seconda mano ché deve pulire casa. A correre, no, perché piove. 

venerdì 7 dicembre 2012

FINE DELLA SETTIMANA

La settimana che si sta avviando, finalmente, verso la sua conclusione, era partita con invitanti esordi, si sarebbe dovuta articolare in piacevoli occasioni di ritrovo familiare, avrebbe dovuto scorrere lieve e pacifica. Ma alle premesse non sono seguiti i desiderati sviluppi. Tutto bene fino a lunedì mattina, quando MR e l'amica-collega M sono state vittime di un tamponamento a catena - della quale catena fortunatamente erano il primo anello, quindi, come dire, l'hanno presa unicamente da dietro. A parte un piccolo graffio sul paraurti della macchina, lo sgradito colpo di frusta che hanno subito ha intontito leggermente M ed ha raddrizzato il torcicollo permanente di MR. "Bene, allora la prossima volta che ti incordi tutta dillo a me, ché ci penso io!"  ha argomentato la collega C al racconto di MR. I giorni successivi si sono contraddistinti per grande nervosismo a causa dell'implacabile sequela di fatti e accadimenti che hanno torturato e messo a dura prova il già precario equilibrio di MR. Il tanto agognato raduno familiare, che avrebbe dovuto sfociare in un'allegra e godibile partecipazione ad una recita di Turandot, è saltato. MR, credendoci fino in fondo, da creatura solitamente discreta, riservata, e senza troppe pretese, si è trasformata in un accanito e sfacciato martello ai danni dei vari uffici del teatro, della biglietteria, dell'ispettrice A, e dell'amico G - con cui, riottosa come non mai, ha tirato fuori la parte peggiore del martello, sulla quale preferisce soprassedere. Tutto questo tormento per non aver potuto avere i biglietti in tempo utile e a prezzi agevolati per dipendenti del teatro; scopo che non pensava fosse tanto ambizioso e impossibile da raggiungere e che ha indisposto MR mettendola faccia a faccia con il terribile proposito di infliggere il castigo, e con l'amara scelta di covare vendetta al pari di un capocosca mafioso; non potendo colpire obiettivi precisi, si è accontentata di un consolatorio "contro ignoti". Lo sfinimento ha conquistato la meta più alta un giorno fa. Un cambio di rotta improvviso, una violenta virata, una capriola degli eventi che ha svuotato MR nell'animo, e nello spirito. Si tratta di un distacco indotto, di una partenza imposta grettamente. Un addio. Ingiusto come una subdola offensiva, scorretto come un colpo sferrato alle spalle, e, per questo, comprensibilmente voluto dal diretto interessato. MR si abituerà all'idea di questa perdita perché nella vita ci si abitua a tutto, guarderà avanti perché guardare avanti è un passaggio obbligato, sarà contenta per il futuro, sicuramente più fruttuoso e sereno, della persona che con umiltà e grande dignità sta per andar via perché lo merita appieno. A volte càpita che il pensiero del passato si intrecci malinconicamente con quello del futuro e che faccia perdere temporaneamente contezza del presente che, in questa desolante fattispecie, scricchiola inesorabilmente.
PS In bocca al lupo, Maestro, e grazie di tutto!

martedì 4 dicembre 2012

A PROPOSITO DI ACHILLE (POST VOLGARE! QUANDO CE VO' CE VO')

In questi giorni, su questo blog - tra post e commenti - si è vieppiù sparlato di Achille. Nella fattispecie in un commento, MR, discettando allegramente sulle specificità più note del leggendario eroe, il tallone o tendine che dir si voglia, e l'ira, si è di sicuro maldestramente attirata qualche negatività. Se dallo stesso semi-dio, da quella zoccola di Briseide fottutagli da Agamennone, dagli achei, o da Omero, non è dato saperlo. MR ha il terribile sospetto che, un filino, c'entri qualcosa quell'altra sfigata di Cassandra, ma anche Saturno, che da qualche mese le ha girato il culo (MR voleva dire che sta transitando sfavorevolmente al suo segno zodiacale, il famigerato Saturno contro... e invece no, voleva dire proprio che le ha girato il culo, il merdoso Saturno contro), con ogni probabilità, da oggi sta iniziando a fare la sua bella parte, quella dello scassaminchia. Insomma, stamattina, MR, negativa come l'esponente di una frazione, come un feedback, come vecchie pellicole in bianco e nero, come l'imposta del reddito minimo, ha accolto, nell'ordine: le secchiate d'acqua, che continuano a scendere dal cielo, sbattendo porte e finestre; l'addetto alla lettura dei contatori, sempre dell'acqua - fosse stato almeno quello del gas - vestita come un befanone, con i capelli da pazza, che l'ha guardata pensando (si capiva benissimo, era spudoratamente evidente, ce lo aveva scritto in faccia) di consigliarle il rebirthing, la lettura di Osho, uno sciamano, o un esorcista; l'ennesima telefonata dai call center sbattendo la cornetta a ripetizione sulla base del telefono un numero imprecisato di volte. C'è un motivo per cui MR, che di solito è una creatura che sull'orlo dell'ira fa un passo indietro decidendo di affrontare la rabbia non arrabbiandosi o quasi, che è una creatura positivissima che non rompe mai le palle o quasi, che è una creatura che prima che sbrocchi ce ne vuole o quasi, è così fuori dalla grazia degli Dei? C'è un motivo. Uno che oggi la infastidisce un po' più degli altri che pur ci sarebbero. Si chiama stronzatadimerda, ed è un eufemismo.
Comunque, MR ad Achille preferisce l'eroismo puro di Ettore!