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lunedì 22 luglio 2013

QUANDO SI DICE "BELLO!"

Il weekend appena passato MR lo ha trascorso a Roma dove si è recata in visita ad amici vecchi, nuovi e seminuovi. È partita felice come una Pasqua venerdì mattina con un treno ad alta velocità, a bordo del quale, a fasi alterne, è passata attraverso stati di irrefrenabile euforia, incontenibile impazienza e importuna esuberanza, rendendo partecipi i passeggeri a lei più prossimi; con i quali ha disquisito sulla glacialità della temperatura del treno che pare fosse inversamente proporzionale alla velocità; che ha consultato in merito al collegamento alla rete Wifi Frecciargento, interrogato sul lancio del browser, coinvolto nei conseguenti video Youtube e scampanellii dell' IPad. Con ogni probabilità, quando finalmente MR è giunta alla stazione, dove ad accoglierla c'erano L e un temporale tropicale, la carrozza tutta si è risvegliata da un incubo tirando un sospiro di sollievo. Strafelice, ha pranzato e speso qualche ora del pomeriggio con L che le ha offerto per due notti un letto molto più che inversamente proporzionale alla notevole ampiezza della casa nella quale l'ha ospitata... una confortevole mezza piazza, che, detto così, non persuade ma ha una sua logica stringente. Nel tardo pomeriggio MR, dopo circa dieci anni, ha rivisto SJ, sua amica ed ex compagna di classe al Conservatorio, di Taiwan, che vive a Roma da trentacinque anni e parla come se fosse arrivata in Italia due mesi fa, che non dimentica mai di chiamare MR in occasione delle feste comandate e che, per fare un esempio di quello che è il suo italiano, così la fece perdere nel frizzante intreccio della sua ultima telefonata:
"Plllrrronto! Piccolina, auguli! Che st'affa' ... Ttttu me devi veni' a trova'!"
"Ciao, SJ, auguri, come stai? Come trascorrerai il Natale?"
"In cccioo', piccolina, asssolito, non sanno, stronzo commmme te devo di'... Stai a capi'?"
"Sì, certo, SJ! E il resto? Tutto bene?"
"Te volevo chiama' aaaa casa, poi pensato 'piccolina non stare casa, 'a chiamo cerrlurlarle'... mangiare poco, me raccomanda, dopo ce ssssta aaaa chi, non so perlché, eh? Nun è 
incledibile, strlonzi, semple ugale!"

"Eh, lo so, lo so, SJ... "
"Ora piccolina te devo lascia'... saluta mamma, papà, nipoti, fratello... io non dire, ma mai se non c'è. Ce sta, sempre solito, stronza anche quella, io so, ma piccolina, auguri, Buon Natale! Vie' a Roma! Tanti baci. Cia, cia."
Prima di incontrare G, altro amico nonché ex insegnante di pianoforte di MR e responsabile della funesta scelta di questa di intraprendere le impervie e tortuose vie del canto, le due amiche, ritrovatesi, sono passate attraverso ogni ragguaglio, hanno parlato - spesso non comprendendosi - rimettendosi in pari per tutti gli anni in cui non si erano viste. Di lavoro, delle reciproche famiglie, dei tempi passati.
Di politica:
"Piccolina, Italia politica uno schifo, semple così... anche brodo, che schifo!"
"Brodo? Che c'entra il brodo, SJ?!"
"Brodo, come che c'entra, piccolina... ti piace brodo!? Che schifo! Premio, brodo... piccolina, perché guardare così... Non capisci?!"
"No, SJ, quale brodo, che premio!?"
"Aaaahhh, brodo, premio, come Berlusconi!"
"SJ, vuoi dire Prodi, l'ex Premier! Ok, ok, quando imparerai a parlare l'italiano?!"
Qualche ora dopo MR e SJ sono andate all'appuntamento con G che le stava aspettando in macchina e che le ha portate nell'ultima zona rimasta della Roma più pittoresca, piena di gente, a suo dire, singolare, problematica e poco speculativa, ma allegra e di ottimo umore anche perché dedita al buddismo. G, che non vedeva MR da più di dieci anni, l'ha trovata identica a come l'aveva lasciata, le ha chiesto se ha intenzione di invecchiare o se ha fatto il patto con il diavolo come un'altra sua amica ottantottenne; dopodiché ha portato lei e SJ nella casa che ha comprato poco tempo fa, una sorta di labirinto immerso nel ed emerso dal verde, pieno di gatti e di armonia. Per la cena si sono allontanati dal labirinto di qualche metro. In una trattoria gremita di gente singolare, con i gatti di G sotto ai tavoli, hanno mangiato pesce unendosi ad altre persone.
Il giorno seguente MR si è alzata dalla confortevole mezza piazza di buon ora e insieme a L si è tuffata nella città eterna, nella metropoli tentacolare, nella Roma Imperiale e in quella Repubblicana, camminando per sette ore e rientrando con due cotechini al posto dei piedi.
La serata ha visto la sua conclusione con una cena macrobiotica sempre insieme a SJ e ad altre tre sue amiche. Abbastanza provata dai cotechini, MR con espressione stralunata e ottusa ha cercato di seguire il menù che la proprietaria del locale, spenta in viso ed emaciata ma in piena "armonia con il cosmo", snocciolava a voce. Successivamente al pasto tristone, rincasata, è andata ad informarsi su internet in merito a quella che per molti è un'altra forma di filosofia di vita, per lo Skeptic's dictionary è una follia che sceglie il cibo per le presunte proprietà metafisiche entrando nell'ambito della divinazione, mentre L le ha spiegato che è la dieta di Guantanamo.
Domenica mattina presto MR sfatta ma soddisfatta è salita su un treno ad alta velocità, ha preso posto e ci è svenuta dentro.

lunedì 11 marzo 2013

DUE ANNI FA

Ha cominciato prepotentemente a farsi strada nella sua mente ieri sera. E' stato l'ultimo pensiero prima che MR si addormentasse e il primo stamattina quando ha riaperto gli occhi. Avrebbe voluto postarlo ma è tornata sui propri passi. Poi si è detta che, in genere, immobilizzare i ricordi dentro la memoria è una trappola, che lasciarli correre è liberatorio, e che metterli per iscritto disincaglia da paure e dolori.
Questo è il ricordo di un viaggio, di un'esperienza, di un disastro.
Due anni fa MR si svegliò, di un risveglio brutale, dal letargo, nel quale cade durante l'inverno, a Tokyo. In quella speciale occasione, avrebbe voluto tornare a voi lasciandosi accarezzare dalla dolce brezza sotto i ciliegi in fiore nel parco di Ueno; si vedeva, già prima di partire, uscire dal buio invernale, gioiosa fra le immense folle di occhi a mandorla per le strade di Shibuya e Shinjuku; era certa sarebbe uscita dal lungo sonno, libera e leggera, alle panoramiche e vertiginose viste sul Mori Tower a Roppongi Hills. E invece dovette scendere a compromessi con un grandioso ed impietoso jet lag, che aveva decretato per MR il passaggio diretto dal letargo italiano all'insonnia giapponese senza troppe storie. Il risveglio forzoso da fuso orario portò MR a drogarsi indegnamente con il Depas e l' Armonia Retard melatonina, che sconfiggendo l'insonnia, la riadagiarono in un disordinato e pesante dormire. Prede della sonnolenza indotta e bersagli di episodi narcolettici sempre più frequenti e vistosi, corpo e mente di MR si abbandonarono comodamente in una indistinta con-fusione di fusi orari. Le 10.00 del mattino le sembravano le 2.00 di notte; alle 23.00 era insonne e alle 12.00 ronfava come un ippopotamo; alle 4.00 antelucane chattava con l'Italia serale emanando un senso di stordimento. Ma MR non si lasciò affliggere dai disordini del proprio bioritmo, non si lasciò sconvolgere dal ciclo sonno-veglia ormai compromesso. Era nel paese del sushi, del sashimi, della tempura, dello shabu shabu; era nel paese della creatività, della fantasia più sfrenata, dell'organizzazione perfettissima, delle adolescenti vestite da Lolite colorate, dei viaggiatori in metro dormienti (di cui si scoprì grande estimatrice); era nel paese dei wc intelligenti con ciambella riscaldata e bidet incorporato, delle candide mascherine indossate dai giapponesi raffreddati e allergopatici, per proteggere se stessi e gli altri da virus e batteri, e per non respirare i pollini dei ciliegi; era nel paese dei manga, che sanno essere anche erotici e perversi, di Naruto, dei pachinko, dell'elettronica, della tecnologia e dei telefonini multicolori con pupazzetti annessi. MR pensava che in quel paese si sentiva bene, come si era sentita bene le due volte precedenti in cui ci era stata. Era elettrizzata all'idea che i giapponesi altro non aspettavano che ascoltare un po' di opera italiana eseguita da italiani. Sorrideva felice per questo, distesa sul suo letto ad ore improbabili. Una mattina le sembrò quasi di cadere da quel letto, ma non fu per l'intontimento da jet lag. Fu grazie ad una scossa di terremoto, pane quotidiano per i giapponesi, di magnitudo 5. MR emerse dalle lenzuola in mutande e scappò sul corridoio a chiedere aiuto. Urlò addosso alle signorine delle pulizie  che la guardarono sconcertate. I loro occhi parlavano da soli: (Ma chi è questa matta?Ah, sì, il gruppo dall'Italia... poverina, crede che le nostre costruzioni siano uguali alle capanne italiane.) Le loro bocche pronunciavano frasi che all'orecchio di MR parevano sconnesse: "When we came to clean the room?" ("A che ora possiamo venire per la pulizia della sua stanza - immonda che non possiamo mai rassettare perché lei dorme - ?")
MR, sospettando di aver forse esagerato, rientrò in sé, scusandosi e guadagnandosi una serie infinita di inchini, oggi non sa ancora bene se per la sua performance, se per essersi vergognata, o se per aver promesso di lasciar pulire la stanza.
Qualche giorno dopo, MR fu costretta ad aumentare le dosi di droghe, facendone un uso smodato in una sorta di cerimoniali anti stress e pro sonno, a causa di una scossa di terremoto che nulla aveva della precedente. Di magnitudo 8.9, sorprese MR e molti dei suoi colleghi nel seminterrato del teatro Bunka Kaikan, dove si stavano svolgendo le prove dell'opera La forza del destino di Giuseppe Verdi.
Una energia oscura e superiore spazzò via in un istante, insieme a tutto il resto, entusiasmo, allegria, calma e tranquillità. Tutto si trasformò in paura, tristezza, e affanno. Si toccarono con mano e si guardarono da vicino coraggio e fiducia, scoramento e sfiducia, comprensione e condivisione. Per infinite ore, per molti giorni.  Fino a quello della partenza per rientrare in Italia. MR, alle 4.00 di mattina, si recò alla reception per riconsegnare la chiave-tessera della stanza. Il receptionist giapponese esclamò qualcosa nella sua lingua.
"MR, aaahhh! Auasaaaaaa! Auasaaaaa!" spiegò (più o meno) lui, gesticolando vistosamente e guardandola dritto negli occhi storditi.
" I don't understand!" replicò lei sulla difensiva. 
"Finished, finished, finished!" la salutò lui, nel tentativo di tranquillizzarla, inchinandosi rispettosamente con un enorme carico emotivo dentro. Ricambiando gli inchini, MR uscì dall'albergo stralunata e fuori dal mondo.
Questo è il ricordo di una disavventura, e di una dura lezione di vita impartita da uno straordinario popolo che ha saputo reagire alla tragicità di un evento con dignità, orgoglio, forza e incredibile volontà, e con il quale sta ancora lottando. 

venerdì 25 gennaio 2013

"IL SONNO DELLA RAGIONE GENERA MOSTRI"

Perché il titolo di questo blog è Oceani Capovolti?
Un abbondantemente assolato pomeriggio di giugno di qualche anno fa, MR, pensando di partire per una vacanza da sola, si disse: "In fondo si tratta soltanto di osare, di vincere qualche resistenza!"
Quel pomeriggio, invogliata da quell'irruente sole, che le infondeva energia, dal quale assorbiva luce, del quale sfruttava il calore, prima di trasformarsi in un pannello solare, entrò in un'agenzia di viaggi e turismo.
"Buongiorno, prego, mi dica!" la incoraggiò la gioviale, ma laconica, consulente di viaggio.
"Ehm, salve! Ahmmm... Vorrei  fare un viaggio (certo, mica sono venuta qui per comprare due etti di capicollo!), però non ho idea di dove andare. Mi piacerebbe tipo un luogo lontano, dove i raggi del sole siano ancor più luminosi, e più gialli di questo sole di oggi; ah, e anche più stagliati nell'azzurro di un altro cielo, se è possibile!" (Che quando MR parte, parte davvero; cioè, diventa anche poetica e romantica!)
"Caldo! Mare? Un'isola? Italia? Estero?" fece la consulente come per lanciare un sondaggio. 
"Un'isola, eh, sì, estero, eh... con tour!" ribatté MR con slancio argomentativo in modalità Sì/No/Non so.
"Cipro?" sintetizzò la sondaggista.
"Cipro!" accordò decisa MR.
Partì alle cinque del mattino di due mesi dopo, curiosa, ansiosa, verso un'esperienza inedita.
Prese un taxi per l'aeroporto; lento, anche se non c'era traffico; lento, ai limiti della legalità; ulteriormente lento in prossimità dei semafori verdi fino a far scattare il rosso e il tassametro, figlio di un cane!
Si imbarcò su un volo per Vienna.
Atterrò.
Poi su un altro per Larnaca.
Riatterrò.                                                                                                                                        
Fece nuove conoscenze, tra queste la scoppiettante guida C.                                                          
Con queste girò tutta l'isola, visitò numerosi siti archeologici, chiese bizantine, villaggi, città e musei.
Tutti insieme, andarono spesso al mare, si distesero, come salme alla morgue, sotto i raggi del sole ancor più luminosi e più gialli di quel sole italiano di due mesi prima, e anche più stagliati nell'azzurro cielo di Cipro. Talmente luminosi, gialli e stagliati che, attraversando in pullman dolci altipiani, languide e dorate colline, brulle pianure, non incontrarono neanche un albero, neppure una balla di fieno, manco una capra al pascolo. Fu in uno di quegli spostamenti in pullman che MR, strappata al suo pomeridiano sonno assassino, dalla scoppiettante guida C seduta alle sue spalle, sentì per la prima volta quelle due parole. C stava spiegando la teoria degli oceani capovolti alla sua vicina di posto. MR si accoccolò nuovamente appiccicando la faccia al finestrino, e, pensando che "oceani capovolti" le suonava così lieve, talmente fascinoso, e allo stesso tempo impetuoso,  che ci avrebbe intitolato un film, o un libro, ci avrebbe chiamato un eventuale figlio, o un gatto; MR riprese sonno. Qualche mese dopo aprì questo blog.
"Il sonno della ragione genera mostri".

PS MR non ha mai saputo cosa andasse predicando la scoppiettante guida C in merito alla teoria degli oceani capovolti. Si dimenticò di chiederle lumi in merito, e in rete non ve n'è traccia.

sabato 17 novembre 2012

GIAPPONE-ITALIA E UN ANNIVERSARIO

MR ha diversi amici giapponesi. Oltre a C, moglie del collega V nonché abile domatrice delle ormai lontane lunghe chiome ribelli di MR, c'è la collega G, un'istituzione a Firenze e zone limitrofe; c'è N, ufficialmente raffinata violista con anime nascoste dell'organista, della pianista, dell cornista, dell'arpista, della tamburrellista; c'è A, eccellente preparatore di sushi e tempura ed impareggiabile e gaudente bestemmiatore, e altre care conoscenze. Tutti molto educati e rispettosi, spesso ricordano a MR che in Giappone ci si comporta in maniera diversa rispetto ad altri paesi ed all'Italia in particolar modo. Profondendo utili e opportuni suggerimenti, quando questa si è recata nel paese del sol levante da lei tanto amato, hanno tentato di sollevarla da qualche imprudenza:
"MR, in Giappone è disdicevole soffiarsi il naso nei luoghi pubblici o in presenza di altre persone, e comunque in fazzolettini sporchi o troppo usati (quindi, quando ci tornerai, cerca di non strombazzare con la tua proboscite dentro carta igienica sbrindellata o tovaglioli della colazione come fai in Italia)."
"MR, in Giappone è sconveniente toccarsi, abbracciarsi e baciarsi per salutarsi (quindi, quando incontrerai i nostri amici e parenti non ti lanciare in effusioni e profusioni d'affetto fuori luogo e contesto; limitati a ricambiare gli inchini.)"
"MR, in Giappone è indecoroso mangiare per strada (quindi, quando verrai assalita dai tuoi soliti attacchi di fame aspetta di rientrare, prima di divorare spuntini, spiedini di frutta, tempura, udon e soba da asporto)."
Inutile aggiungere che pur impegnandosi MR non sempre è riuscita a trattenersi dallo sfigurare.
C e il collega V si sono conosciuti la prima volta che MR, un po' intimidita, approdò in quella ospitale terra per una trasferta di lavoro con il teatro.
Mentre a Tokyo faceva i conti con cultura, stile di vita, frenesie nipponiche del tutto incomprensibili, e con una carovana di italiani sconosciuti nella quale, senza sapere come, si era ritrovata, C e V subivano il fascino della reciproca diversità. Mentre MR di notte - vittima di un prolungato jet lag - anziché dormire vegliava, scrutandoli incredula, i wc intelligenti con tavoletta riscaldata e con bidet incorporato, C e V andavano incontro al proprio destino sotto i ciliegi in fiore; mentre MR, all'alba implorava familiari e amici di venirsela a prendere per riportarla a casa, piangendo e strepitando senza ritegno dentro le cornette dei telefoni della hall dell'hotel, davanti a donnine delle pulizie che le si inchinavano con riverenza, C e V sperimentavano deliri romantici sulla via dell'amore unico e definitivo.
Se MR si è riavuta dallo choc traumatico della tournée a Tokyo dopo cinque anni, tornandoci e passando da impacciata e aspra a euforica, sognante, e innamorata di questa città, V prese da subito come paese di riferimento il Giappone per il coronamento di un sogno d'amore.
Qualche giorno fa è ricorso l'anniversario di matrimonio di C e V, che si sono sposati in Italia circondati dall'affetto di amici e parenti italiani e giapponesi. La sposa in kimono, raggiante e sguardo liquido; lo sposo in abito occidentale, severo e compiaciuto. Il "sì" di entrambi davanti ad una celebrante consigliera comunale che domandando "I testimoni hanno udito il sì degli sposi?" rivolse uno sguardo incitante alla nippo-testimone che non conosceva una parola di italiano. Le presentazioni tra gli ospiti:
- lei è M, che significa "il futuro che arriva"
- lei è A, che significa "la bellezza che sboccia"
- lui è K, che significa "immerso nel mare"
- lei è G, che significa "bella che canta"
Il pranzo luculliano, che significava "sicuramente MR si strafogherà".

MR adora il Giappone e nutre grande simpatia per i giapponesi. Sarà che in genere l'insolito la cattura, sarà che anche nelle loro manifestazioni più "folli" trova efficaci perché, sarà che quelle che per gli occidentali sono le loro stravaganze e bizzarrie incontrano la sua inclinazione caratteriale, sarà che i giapponesi sono sempre gentili e disponibili, sarà per una misteriosa legge naturale che vige nel suo mondo un po' così.

domenica 19 agosto 2012

UNO SCORCIO DI VACANZA

Anche questa estate, tra una percentuale e l'altra sui crolli delle partenze degli italiani per le vacanze, tra un grido d'allarme sul giro d'affari dei mesi estivi nel settore vacanziero e una stretta dei cordoni della borsa, insomma, tra tutti i numeri della crisi, MR è riuscita a scollinare. Ha fatto parte di quei sei italiani su dieci che ce l'hanno fatta a salire su un mezzo che li portasse fuori dalla routine, che li distraesse dalla non sempre allegra quotidianità, che li allontanasse temporaneamente dall'impoverimento collettivo che sta avanzando come il deserto. Retrocedendo di grado, rispetto al viaggio in Norvegia e Finlandia dell'anno scorso, si è imbarcata su un pullman alle 22.00 di una rovente sera fiorentina, per scendere l'indomani mattina alle 8.00 in Calabria, dove l'aspettava la sua famiglia al completo. Il pullman Gran Turismo, sold out, ha trasmesso da uno schermo sedici pollici, a discrezione del controllore, e a volume per duri d'orecchio, Herbie - il super Maggiolino, e Nothing Hill. Perentorio e con tono minaccioso, sul finire del primo film, si è rivolto ad una sbigottita utenza, che non ha avuto il tempo di rispondere, la possibilità di ammutinarsi, i mezzi - telecomandi, scarpe ancora troppo presto per togliersi dai piedi, bombe molotov - per insorgergli contro, imponendo: "Stha per finire lu super Maggiolino, ne guhardihamo natru? Okkkhei, mo lu mettimu!"  Dopo le prime tre ore di irreversibile visione sfonda timpani dei due film, e le successive sette ore comprensive di due soste, di una coda a causa del rimorchio di un tir di traverso sull'autostrada, di un' attenta analisi etnica da parte di MR del risveglio della sua vicina di posto che ha ringraziato Dio - non prima di aver sbadigliato e disteso tutti e quattro gli arti - pregando per il viaggio andato a buon fine, stringendole la mano, e coinvolgendola nella sentita prece, MR è giunta a destinazione. Pensando che i grandi misteri dell'universo, su cui è impossibile far luce, sono molti di più di quanto si possa immaginare, ha iniziato la sua vacanza circondata dall'affetto vivace dei suoi cari. Due dei quali, i più piccoli, suoi nipoti, l'hanno costretta a vivere dieci giorni dentro più dimensioni, su più altezze, a diverse quote, stratificandosi come solo i bambini riescono a fare. "Il bagno al mare bisogna farlo tutti insieme, zia, forza... ora, subito" ; "Dobbiamo fare la piramide a quattro"; "Zia, non dormire sempre"; "Prestami l'ipad..." ; "La forchetta bella oggi tocca a me, dammela"; "Cerchiamo di catturare quella medusa". Il resto del tempo MR lo ha trascorso praticando jogging con suo fratello M, quasi tutte le mattine alle 8.00. Conseguenza della stratificazione è stato un inevitabile appiattimento, che l'ha costretta ad andare a letto quattro sere su dieci alle 20.00, anche perché in Calabria imbrunisce prima. Una delle ultime sere è uscita ed ha subìto la sorte di incontrare F il bagnino, coinquilino presentatole da mamma V, che mangia pizza tutte le sere, e che il giorno dopo, mentre lei era riversa su qualche poltrona, divano, letto, o roba del genere, ben appiattita, l'ha cercata disperatamente, e, fortunatamente per lui, invano.

sabato 4 agosto 2012

SENZA TITOLO

A parte un garbuglio inquietante - qui, dentro questo blog, per ora irrilevante - l'anno lavorativo, dal quale MR ha staccato la spina due settimane fa, non ha difettato quanto a richiesta di concentrazione. Essendo arrivata agli ultimi giorni stanca e niente affatto lucida, nonostante i suoi disperati tentativi di arrivare in fondo alle prove, spesso collassava, quasi cadavere, ritrovandosi riversa ora sulla collega M alla sua sinistra, ora sulla collega E alla sua destra, ora direttamente sul leggio di fronte a sé. Su questo, l'aberrante e incomprensibile spartito de Les Noces di Stravinskij dall'ingannevole e menzognero titolo in francese ma in lingua russa. Ai collassi seguivano puntuali le incessanti scuse con le colleghe santa M e beata E, per passare subito dopo ad argomentare in un russo becero, animalesco, e triviale con la composizione di Stravinskij. Queste ottimali condizioni sono state impreziosite da un piccolo disguido, uno sconveniente fuori programma sul quale MR preferisce soprassedere. Ma appena abbandonata la postazione di lavoro, e con essa i collassi, la serie di scuse alle colleghe, le brevi, volgari e intense conversazioni con uno spartito in russo, MR si è prestata ad un sommo e sovrano ozio, accasciandosi addormentata in ogni momento del giorno e ovunque, finanche in attesa all'ufficio postale. Tra qualche ora MR raggiungerà la sua famiglia al mare. Partirà impavida, intrepida, di fronte alla prospettiva di una vacanza con un numero non precisato di persone, che parleranno tutte insieme, senza ascoltarsi l'una con l'altra. Tra queste due nipoti che di tenero hanno solo poco più che l'età, e che sottoporranno MR a soprusi di ogni sorta. E' stata avvertita stamattina telefonicamente: "Ti stiamo aspettando, vedrai come ci divertiremo! Lo sapevi che le cacche galleggiano sul mare? Ah lo sapevi? Noi non lo sapevamo, ne abbiamo vista una proprio ora. Nella pineta ci sono i topi, sbrigati ché vieni a cercarli con noi. Sbrigati ad arrivare ché ci tuffiamo! Ciaooooo!" Considerate queste sagaci, pungenti ed eccitanti esternazioni di avvolgente e coinvolgente affetto, MR dovrà trovare attimi di fuga per proseguire nel suo programma di sommo e sovrano ozio, pena collassare a destra e a manca.

lunedì 28 maggio 2012

ALLERGIA: SPRAY NASALI ITALIANI, COLLIRI GIAPPONESI

Da due giorni, a causa dei pollini che impazzano, MR è entrata a pieno titolo nella stagione delle allergie.  I celebri tigli fiorentini guardano i viali, e con i loro fiori profumano lo smog; pollini di tiglio e smog insieme formano una miscela perversa e assassina. Quando a questa si aggiunge ogni singola spora di ogni specie di graminacea, l'equilibrio della secrezione nasale e della lacrimazione degli allergopatici viene seriamente compromesso. MR nella scelta delle cure per affrontare l'intasante universo degli allergeni, ha gusti ben precisi ed esigenze specifiche. Benché la rinite da fieno, che in questo periodo la investe, sia pesantissima le sue preferenze per sedarla risultano piuttosto insignificanti. Un banale cortisonico spray, acquistato nella farmacia sotto casa, riesce ad alleggerire la schiacciante sensazione di soffocamento, e questo è sufficiente. Si è dovuta invece allontanare un po', per trovare rimedi validi per la lacrimazione e l'arrossamento degli occhi, che si rivelassero fruttuosi anche esteticamente, per lo spirito e per l'umore. Li trovò in Giappone, l'anno scorso durante la tournée. Sono i colliri giapponesi, per cui MR va pazza. I colliri giapponesi sono fighissimi, colorati, e racchiusi in vezzose scatoline con suggestive illustrazioni grafiche. Si passa dalle sfumature azzurro oceano - con miliardi di goccioline tra le quali spicca The Drop in una cornice fragorosa di ideogrammi in tinta - al rosso macchia di sangue rappresentato da una pozza di liquido rosso con tanto di propagazione di onde e con la R di Red stampata sopra. Abbondano anche custodie verde fango, viola quaresima, e giallo zabaione, nuance che corrispondono alle colorazioni del prodotto stesso. Il design del contenitore si contraddistingue per le sue linee aggressive e sghembe. Tra gli altri, degno di nota è il kit completo di collirio e occhiali con due imbuti al posto delle lenti che permettono alle gocce di centrare in pieno l'occhio evitando inutili sprechi. I colliri giapponesi si trovano esposti nei variopinti scaffali delle farmacie, simpatici e pazzi mini market, dove si possono trovare anche soia, tè verde, alghe, e qualche confezione terapeutica di pesce essiccato. MR, lo scorso anno, investì in una fornitura pluriennale di collirio giapponese, che le basterà fino alla prossima tournée. Prima di ripartire per l'Italia MR si è riempì gli occhi di colliri vari. Per civetteria perché sbiancano la sclera dell'occhio evidenziando l'iride, e facendo tanto gran topa. Per affrontare il viaggio con gli occhi meno spiritati possibile e con uno sguardo fresco. Prima dell'imbarco, MR cambiò gli yen avanzati dall'investimento in colliri giapponesi in un cambia valute all'aeroporto di Osaka. Due omini gaudenti e incuriositi dal rincoglionimento da stanchezza, e da stress di MR - anche se questa pensava fossero incuriositi dalle sclere sbiancate e dallo sguardo fresco - si divertirono ad interagire con lei, l'uno al di qua e l'altro al di là dello sportello. L'omino al di qua, irretito dagli occhi liquidi, baluginanti, e persi nella malia del vuoto di MR, le suggerì cosa scrivere sul modulo che  non riusciva a decifrare, zompettando a destra e a sinistra e ridacchiando felice. L'omino al di là che guardava MR cercando stabilità nei suoi occhi stanchi e rifulgenti, calati e ultra glam, charmant e misteriosamente viscosi, le restituì, decidendo civilmente di non approfittare del rimbecillimento di questa, fino all'ultimo centesimo di euro.

domenica 6 maggio 2012

VIAGGIARE... CHE FORTUNA!

La scorsa estate MR ha trascorso dieci giorni in Norvegia. E' partita insieme a G, amica e collega di lavoro - con la quale aveva condiviso la tragedia del terremoto del marzo 2011 in Giappone - il giorno dopo la strage di Oslo. MR e G, prima di recarsi all'aeroporto, si erano dette che forse quello non era l'anno fortunato per viaggiare. Hanno deciso, però, di partire ugualmente perché, cariche di entusiasmo, volevano ad ogni costo assistere al fenomeno del sole di mezzanotte, immergersi nel bel mezzo dei fiordi, vedere le renne e gli orsi polari, e salire fino a Capo Nord. Per fare tutto questo MR si è autoinflitta masochisticamente una sorta di condanna al freddo, ed ha indossato per tutto il viaggio coperte, plaid e trapunte. Per fare tutto questo MR e G si sono imbarcate su un battello postale della Hurtigruten insieme ad altri italiani e alla guida P, percorrendo tutta la costa del nord della Norvegia. Sul battello postale hanno goduto delle gioie culinarie scandinave mangiando salmone, alibut, aringa, salmone, gamberi, cozze, salmone, baccalà, salmone, per un apporto fanatico di omega 3 e memoria di ferro per il prossimo decennio.
Il battello postale si è fermato in ogni porto, anche il più piccolo e desolato, ad ogni ora del giorno e della notte, che non scendeva mai. In ogni porto, anche il più piccolo e desolato, il battello postale, raccoglieva e scaricava passeggeri, vacanzieri, pendolari, e merci. In ogni porto, anche il più piccolo e desolato, c'era sempre il sole, anche di notte.
 "Il senso della vostra vita ha la sveglia stanotte alle 2", tuonava fiera la guida P, alla comitiva di italiani di cui facevano parte anche MR e G, la sera prima di andare al letto.
 "Oggi visiteremo una tenda dei Sami. Potrete fotografare anche le loro renne, che allevano, che addomesticano, e che venerano. Sono le stesse che servono arrosto o in brodo. Vi sconsiglio il brodo, sono meglio in umido", suggeriva sonnecchiante la guida P, alle quattro del mattino.
 "Attenzione a non igozzarvi di salmone. Lo so che è buono, ma se ne abusate sarà peggio per voi. A me non succede niente, io posso mangiare di tutto. I miei anticorpi sono come pantegane", ammoniva affamata la guida P, prima della colazione.
 "Si facessero un bidè alla coscienza", esortava stizzita la guida P, dentro il microfono del pullman raccontando di disonesti.
Oltre alla guida P, MR e G hanno fatto tante nuove conoscenze.
 "Così, a vederti, pensavo fossi una ricercatrice. Invece sei una cantante lirica", ha confessato deluso S a MR.
 "Vieni con noi a visitare la città, stanotte", disponeva la famiglia F per G che al contrario di MR non riusciva ad arrestare la sua corsa turistica.
 "Siamo entrati nel meraviglioso Trollfjorden. Lo hai visto o come al solito dormivi?" ha chiesto agghiacciato L a MR.
MR e G sono state contente di partire ugualmente per il loro viaggio, nonostante l'anno, in materia, non promettesse niente di buono. MR e G sono state molto fortunate.
A qualche giorno dal loro rientro,  è scoppiato un incendio nelle cucine del battello postale, che distrutto è affondato.