venerdì 30 novembre 2012
TURANDOT
Stasera è andata in scena la terza replica di Turandot, opera che ha la facoltà di entrare nelle ossa di MR. Anche alla terza replica, anche dopo tremila prove a tutte le ore del giorno e della notte, anche dopo essere passata sotto l'ira funesta che infinita addusse lutti agli Achei (in riferimento al diluvio epocale di due giorni fa, quello più figo degli ultimi quattromiladuecento anni). L'effetto che Turandot esercita su MR è dirompente, irrefrenabilmente entusiastico, catarticamente appagante, spavaldamente esaltante. Niente e nessuno può nulla contro di lei; sotto l'influsso benigno di Turandot, MR si sente una leonessa, un caterpillar, una fonte inesauribile di endorfine. MR, per Turandot farebbe e ha fatto di tutto, perfino ripiegare, assetata come un lago prosciugato - quando mancava l'acqua nella macchinetta erogatrice - sulla cioccolata bollente; non che il ripiego sia stato questo grande sacrificio: cioccolata e Turandot se la battono da sempre ottenendo costantemente un legittimo e meritato ex aequo. Perché una cioccolata seppur bollente è sempre una cioccolata, perché MR ne è un'assatanata cultrice così come per la Turandot, e perché allo stomaco come al cuore e come a Turandot non si comanda. Due sono i Calaf della produzione in cui MR sta lavorando in questi giorni. Il primo, spagnolo delle Canarie, profilo etrusco, dalla voce portentosa, brunita, sensuale, che al tuonare il nome della Principessa di ghiaccio, di sangue, e di morte, e autovaticinandosi una vittoria (sì, il vincerò, vincerò), viene fuori come lava incandescente da un vulcano cileno; anche se poi quando lo si saluta e ci si complimenta con lui risponde con la vocina flautata dei cartoni Cuccioli, Olly, Cilindro, Diva, e Pio. Il secondo, la copia fedele e sputata di Chuck Norris, che si dimena sul palcoscenico tra guardie imperiali, servi del boia, Ping, Pong, e Pang con i suoi calci rotanti, e che abbraccia e bacia Turandot con fare stuprante e arte marziale, guardandola poi soddisfatto e cercando approvazione nelle femmine artiste del coro; entrambi con il codino alto. Due sono pure le Turandot e le Liù. Le prime più brave delle seconde, trasmettono a MR, con le loro unghie affilate e svolazzanti, con le loro lingue di fuoco vocali, nonostante siano cinte di gel, lanciate ad altezze a rarefazione di ossigeno, la voglia di essere al loro posto. Perché la vertigine della ribalta, il brivido del palcoscenico, che prova Turandot non le prova nessuno. MR vorrebbe lanciare la sfida degli enigmi alle carovane di principi che, invece di farsela addosso dalla paura, scatenano la missione "catturate quella ragazza", vorrebbe scompigliare il codino alto di Calaf, vorrebbe sdilinquirsi nel bacio romantico del canario e andare in sollucchero in quello impetuoso di Chuck Norris, senza tanti turbamenti, cambiando le regole in corsa, vorrebbe ricevere un sorriso di sazia e compiaciuta soddisfazione ad ogni vigoroso acuto da Zubin Mehta. Non potendo arrivare a tanto, MR si accontenta di fare la sua parte attraverso la strada più battuta e affollata, quella del coro, che comunque si produce con forte impronta nerboruta per tutta la durata dell'opera. Alla fine della quale continua a sentire nelle sue ossa Signore ascolta, Liù non regge più, Non piangere Liù, Dolce mia fanciulla, In questa reggia, Gli enigmi sono tre, la morte è uno, No, no, uno è la vita, Mai nessun m'avrà, Non guardarmi così, non sarò tua, Nessun dorma, Vincerò, Tu che di gel sei cinta, L'amerai anche tu, Tu sei morta, o mia Liù, Non farci del male, Diecimila anni al nostro imperatore, Gloria a te, gloria a te.
mercoledì 28 novembre 2012
CRONACA PRELAVORATIVA CON ANNESSI E CONNESSI
Martedì pomeriggio, su Firenze scoppia una bomba d'acqua. Continua a piovere torrenzialmente fino a sera. MR deve uscire per recarsi al lavoro, non prima di essersi sbronzata con un pacco di cornetti mignon al cioccolato. "Sono la mia cena!" millanta spudoratamente a se stessa, pensando che, questione di istanti e, la ricotta che ha adocchiato in frigo entrerà, spalmata, su una fetta di pane nelle sue voraci fauci.
MR guarda l'ora. È tardi.
Decide di vestirsi. Abito da concerto, calzettoni norvegesi sopra i collant, stivali (le scarpine tacco dodici scamosciate con bordini in vernice nere da bambolona deficiente le porterà con sé in una busta e le calzerà in teatro per non farle bagnare). Cerca disperatamente i calzettoni norvegesi, li trova ammucchiati in mezzo al letto, li prende, vede una zanzara, la insegue fino ad una parete della cucina, l'ammazza premendole contro i calzettoni norvegesi che, dopo la soppressione del molesto insetto, poggia vicino al portapane. Si vestirà dopo aver mangiato. Mentre affetta il pane, Gea punta la ricotta, la lecca. MR urla belluinamente, quella ricotta è sua, solo sua; come per Mimì la cuffietta, come per Demi Moore il vaso d'argilla, come per Marguerite Gautier le camelie. MR, sotto lo sguardo torvo della belva che esige condivisione, cede e le mette un po' della sua ricotta sul coperchio della confezione. Il coperchio cade dal tavolo, cade, fottutamente e per colpa di una stupidissima legge di Murphy, al contrario, spiaccicando, rovinosamente, la ricotta sul pavimento. MR, preda di una incauta fretta, vittima di un famelico sconforto, soprassiede guardando Gea che lecca il pavimento e addentando la fetta di pane e ricotta. Si imbratta il muso, si pulisce, sul tovagliolo c'è sangue. Sulla ricotta pure. È l'implacabile herpes. MR non si lascia impressionare, è sangue del suo sangue, mangia pane e ricotta con scaglie di herpes. Riprende a vestirsi, sul giubbotto infila il tunicone impermeabile da scooter, che manco gli Etruschi, gli Osci, i Romani, Cesare, i consoli, i generali, Padre Pio, i Ku Klus Klan, e che dopo sei anni di scooteraggio feroce, sotto acqua, vento, e neve, si è decisa a comprare. Esce di casa buttando un occhio all'ombrello, "Lo prendo, non lo prendo, ma no, ho il tunicone, il casco, sono imbottita e chiusa come un salame". MR, implasticata, sottovuoto, guarda, sfidandolo, il cielo gonfio di pioggia "Piovi, ora! Manda giù il diluvio, ché qui Noè si è attrezzata adeguatamente!" Per qualche chilometro neanche una goccia d'acqua, strade semiasciutte, degli allagamenti e delle esondazioni paventate dai media locali neppure un rigagnolo. Noè in scooter risulta quasi fuori contesto. Dopo una insignificante tregua, solo qualche centinaio di metri prima del parcheggio, l'esiziale inondazione divina decide nuovamente, con l'ostinazione di un mulo, di punire la civiltà, l'inciviltà, gli scooteristi rampanti, la Firenze che rientra a casa e quella che esce a cena, l'elettorato che ha votato alle primarie e quello che non crede più nel PD, il pubblico della Turandot e MR che, abbandonato il piglio sicuro di Noè, procede all'allagaggio verso il teatro in una inefficace quanto grottesca versione Yuri Gagarin, dentro un sacco di plastica stretto in vita, e con il casco ancora in testa, e, sempre in testa, la visione netta dell'ombrello che da casa fa il gesto dell'ombrello. All'orizzonte l'ingresso che dà su un ampio spiazzo che quasi quasi non ha nulla da invidiare a Places des Quinconces, sul quale si staglia quella parte di pubblico di Turandot graziata dall'inondazione divina. MR, vessata, fradicia, sulla Places, sotto centinaia di occhi - per usare un'espressione elegante - curiosi, asciutti e al riparo, e - per usare un'espressione meno elegante - stronzi fottuti, anziché camminare zoppica, con il vestito da concerto appiccicato alle gambe come una cozza patella al suo scoglio. Per facilitarsi la passeggiata, tenta il sollevamento di un lembo, emerge lo stivale sinistro con il calzettone norvegese che fuoriesce diserotizzante. Nella sua mente prendono forma propositi suicidari. MR, fa il suo fradicio ingresso, si dirige verso i camerini, esce dalla tunica, dal casco, dagli stivali, dai calzettoni norvegesi, calza le scarpine tacco dodici, scamosciate con bordino in vernice nere da bambolona deficiente, sotto il vestito da torcere, lo torce e inizia a lavorare.
MR guarda l'ora. È tardi.
Decide di vestirsi. Abito da concerto, calzettoni norvegesi sopra i collant, stivali (le scarpine tacco dodici scamosciate con bordini in vernice nere da bambolona deficiente le porterà con sé in una busta e le calzerà in teatro per non farle bagnare). Cerca disperatamente i calzettoni norvegesi, li trova ammucchiati in mezzo al letto, li prende, vede una zanzara, la insegue fino ad una parete della cucina, l'ammazza premendole contro i calzettoni norvegesi che, dopo la soppressione del molesto insetto, poggia vicino al portapane. Si vestirà dopo aver mangiato. Mentre affetta il pane, Gea punta la ricotta, la lecca. MR urla belluinamente, quella ricotta è sua, solo sua; come per Mimì la cuffietta, come per Demi Moore il vaso d'argilla, come per Marguerite Gautier le camelie. MR, sotto lo sguardo torvo della belva che esige condivisione, cede e le mette un po' della sua ricotta sul coperchio della confezione. Il coperchio cade dal tavolo, cade, fottutamente e per colpa di una stupidissima legge di Murphy, al contrario, spiaccicando, rovinosamente, la ricotta sul pavimento. MR, preda di una incauta fretta, vittima di un famelico sconforto, soprassiede guardando Gea che lecca il pavimento e addentando la fetta di pane e ricotta. Si imbratta il muso, si pulisce, sul tovagliolo c'è sangue. Sulla ricotta pure. È l'implacabile herpes. MR non si lascia impressionare, è sangue del suo sangue, mangia pane e ricotta con scaglie di herpes. Riprende a vestirsi, sul giubbotto infila il tunicone impermeabile da scooter, che manco gli Etruschi, gli Osci, i Romani, Cesare, i consoli, i generali, Padre Pio, i Ku Klus Klan, e che dopo sei anni di scooteraggio feroce, sotto acqua, vento, e neve, si è decisa a comprare. Esce di casa buttando un occhio all'ombrello, "Lo prendo, non lo prendo, ma no, ho il tunicone, il casco, sono imbottita e chiusa come un salame". MR, implasticata, sottovuoto, guarda, sfidandolo, il cielo gonfio di pioggia "Piovi, ora! Manda giù il diluvio, ché qui Noè si è attrezzata adeguatamente!" Per qualche chilometro neanche una goccia d'acqua, strade semiasciutte, degli allagamenti e delle esondazioni paventate dai media locali neppure un rigagnolo. Noè in scooter risulta quasi fuori contesto. Dopo una insignificante tregua, solo qualche centinaio di metri prima del parcheggio, l'esiziale inondazione divina decide nuovamente, con l'ostinazione di un mulo, di punire la civiltà, l'inciviltà, gli scooteristi rampanti, la Firenze che rientra a casa e quella che esce a cena, l'elettorato che ha votato alle primarie e quello che non crede più nel PD, il pubblico della Turandot e MR che, abbandonato il piglio sicuro di Noè, procede all'allagaggio verso il teatro in una inefficace quanto grottesca versione Yuri Gagarin, dentro un sacco di plastica stretto in vita, e con il casco ancora in testa, e, sempre in testa, la visione netta dell'ombrello che da casa fa il gesto dell'ombrello. All'orizzonte l'ingresso che dà su un ampio spiazzo che quasi quasi non ha nulla da invidiare a Places des Quinconces, sul quale si staglia quella parte di pubblico di Turandot graziata dall'inondazione divina. MR, vessata, fradicia, sulla Places, sotto centinaia di occhi - per usare un'espressione elegante - curiosi, asciutti e al riparo, e - per usare un'espressione meno elegante - stronzi fottuti, anziché camminare zoppica, con il vestito da concerto appiccicato alle gambe come una cozza patella al suo scoglio. Per facilitarsi la passeggiata, tenta il sollevamento di un lembo, emerge lo stivale sinistro con il calzettone norvegese che fuoriesce diserotizzante. Nella sua mente prendono forma propositi suicidari. MR, fa il suo fradicio ingresso, si dirige verso i camerini, esce dalla tunica, dal casco, dagli stivali, dai calzettoni norvegesi, calza le scarpine tacco dodici, scamosciate con bordino in vernice nere da bambolona deficiente, sotto il vestito da torcere, lo torce e inizia a lavorare.
martedì 27 novembre 2012
CONTENUTI VIETATI
"Il tuo è un blog a luci rosse... Parli di sbiancamento anale, di youporn, di calendari porno, affronti temi come W la figa. Dovrebbe essere vietato ai minori di quattordici anni e tu invece lo tieni aperto a tutti."
"Ma io ho fatto solo qualche citazione!"
MR stamattina, curiosando qua e là dietro le quinte del suo blog, si è avventurata nell'elenco delle chiavi di ricerca per l'accesso scoprendo una forma d'espressione umana straripante, liberale, lussureggiante, anarchica, bizzarra, articolata e a tratti hard. Eppure, nonostante quanto dichiarato imperiosamente da V, a parte un post in cui MR arditamente ha scritto di tette, e uno in cui ha accennato alla puzza di ascelle come feticcio, per il resto gli orizzonti di Oceani Capovolti non sono poi così sessualmente ampi. Motivo per cui MR si è chiesta come la creatività dell'utenza che ha digitato su google Tremore testicoli, Amplessi succulenti, Figa quantistica, Supreme bocce quanto sono costate, Frasi calienti sesso, Sottofondi musicali per erezioni, Ce l'ho abbastanza lungo, sia approdata su un blog che alla voce Categoria risponde con Intrattenimento/Altro. Inspiegabile anche quale risposta abbia trovato qui dentro chi ha digitato Cappuccetto rosso capovolta, visto che MR non ha mai scritto di kamasutra. Mistero fitto, poi, sul senso erotico che qualcuno ha voluto ad ogni costo intrusivamente cercare in un sito, che può sì far scuotere la testa, ma per altro genere di farneticazioni, accedendovi attraverso Datti al porno, ti voglio tutta nuda, e pistolino di fuori. MR pensa che i fruitori più fortunati, che coraggiosamente si sono addentrati nella sua giungla, siano stati gli estrosi alla ricerca di opinioni e pareri sulle Scissioni dell'io, la Molteplicità dei Sé interiori, le Personalità multiple e contorte, anche se non è sicura che questi abbiano trovato esaustive spiegazioni nelle centinaia di parole da lei compulsivamente spese.
sabato 24 novembre 2012
TRASGRESSIONE
MR non sa trasgredire; quindi, non trasgredisce quasi mai. Non lo fa per principio, per precauzione, per l'impettita e inflessibile educazione ricevuta, per pusillanimità, per senso di colpa. Non essendo, dunque, un talento, quando le capita di trasgredire - perché principi, precauzioni, educazione, pusillanimità, e senso di colpa, succede che nella vita scricchiolino, cedendo - l'insuccesso (associato ad una buona dose di sfiga) è pressoché assicurato.
Venerdì sera, al rientro a casa da una lunga giornata di lavoro.
MR è in scooter, stanca, insofferente al traffico.
Quando MR è in scooter, stanca e insofferente al traffico, c'è un divieto di accesso che accorcia le distanze, la fa arrivare prima a casa, demolisce in un istante integrità e rettitudine, e sgretola del tutto la sua più o meno irremovibile incorruttibilità. Diventando bersaglio facile per una trasgressione, tutto sommato, da poco, MR, con audacia, baldanza, e attenzione, infila il divieto di accesso. Ieri sera, MR ha incontrato l'insuccesso. Era alla guida di una macchina catorcio, l'ha stretta - quasi investendola - addosso alla fila di auto parcheggiate bloccandola, ha aperto il finestrino, MR gli ha urlato contro un'invettiva che le è morta sulle labbra quando ha visto che l'insuccesso indossava una divisa della polizia. E' sceso dal catorcio, non della polizia ma privato, ha guardato negli occhi di MR intimidendola, ricoprendola di reprimende, gridandole che se non fosse passato lui in quell'istante lei avrebbe fatto come cazzo voleva, e non rassegnandosi a questo inaccettabile fatto. Lui fuori dalla grazia di Dio, lei paralizzata dall'ansia; lui furente e incapace di sopportare la negligenza di lei, lei annichilita dalla esasperazione di lui. MR cerca un approdo, un faro che illumini la sua mente, un salvagente nell'imminente naufragio. Riesce a farfugliare appena un "Ma, sa, veramente, stavo... ero... scusi... non aammmhgghnnnhgh".
L'insuccesso, spossato e sfiancato, rientra nel catorcio, con uno scatto d'orgoglio e la promessa dell'invio del verbale a casa.
MR inquieta, spaventata, con il senso di colpa alle stelle, si rimette sulla strada, ancora per un piccolo tratto in senso vietato, tremando come un coniglio, e piangendo come una fontana.
PS Ecco come sono addestrati i poliziotti: a terrorizzare, a sottoporre a soprusi psicologici, quando non si arriva direttamente ai manganelli. Peccato non aver avuto prontezza di spirito.
PS Ecco come sono addestrati i poliziotti: a terrorizzare, a sottoporre a soprusi psicologici, quando non si arriva direttamente ai manganelli. Peccato non aver avuto prontezza di spirito.
giovedì 22 novembre 2012
COMPLEANNO
L'assurdità di credere in questo blog cominciò a farsi strada esattamente quattro anni fa. Troppo tempo ai margini, ad osservare affascinata ed ammaliata l'eccitante mondo della scrittura su siti propri, un giorno MR decise di buttarsi. Perché l'idea di un blog personale è ardita ma allettante, perché, anche se il timore di scrivere stupidaggini è sempre dietro l'angolo la pratica attenua i turbamenti che ne derivano, perché, anche se il rischio che si corre è quello di mettersi continuamente e pericolosamente in gioco, che "Bello è il rischio" lo sosteneva Platone e questa è una verità incontrovertibile. "Accada ciò che deve accadere" fu un po' la spinta che diede l'avvio a quella che in alcuni momenti MR ha pensato fosse una perdita di tempo, un sottrarsi ad altre attività. Ma notando che strada facendo l'emozione nello scrivere cresceva ed evolveva, e l'aridità nel creare con le parole scritte, che spesso lavora ai fianchi, non fiaccava la sua volontà, il blog diventò una inderogabile necessità, una imperiosa urgenza. MR in quattro anni ha imparato ad abbandonarsi alla corrente dei pensieri, con ingredienti indispensabili come quello dell'ironia, e del non prendersi troppo sul serio che tanto hanno cambiato in merito ai suoi umori, alla sua consapevolezza, e alle sue idee. A volte è rimasta avvinta al proprio mondo personale degli eventi consegnando ai post il suo ruggente universo interiore, quello più intimo e nascosto, e i momenti neri e dolenti; altre ha conosciuto l'esaltazione di riservar loro circostanze speciali. Mai si è sentita privata di spazio né di prospettiva. L'aspetto più emozionante è stato ed è decisamente quello dello scambio e della comunicazione con chi, bontà sua, è passato e passa tra le sue parole, suggerendo temi, trattando argomenti e approfondendo annose questioni tra le quali sono capitate anche "W la figa" e "Dio c'è". In un pomeriggio di novembre di quattro anni fa, MR si mise allegramente al timone di questa esperienza un po' rassicurante, un po' folle, un po' turbolenta, e tanto arricchente.
lunedì 19 novembre 2012
RITROVARSI SU FB
Circa una trentina di anni fa, MR e la sua migliore amica L si fidanzarono rispettivamente con S e il suo migliore amico M.
M era bellissimo, aveva capelli corvini, occhi scuri allungati, animo ribelle. Amava studiare a fondo la leggiadria, lo spirito, e la dolcezza femminili, aveva una moto di grossa cilindrata sulla quale a volte scarrozzava MR, era versatile, estroso e di tanto in tanto combina-guai. Lavorava nel negozio di alta moda dei suoi genitori che spesso dissentivano mentre lui inseguiva inconsapevole le imperfezioni della sua vita di ventenne; che censuravano gli incanti, le malie e lo charme per pericolosi tornanti, apparentemente fecondi, che il suo animo vivace subiva; che dicevano troppo spesso "No!" ad una natura profondamente mite ma estremamente ardita. Quando MR suonava, dietro sua richiesta, Ballade pour Adeline al pianoforte, M andava in deliquio e diceva "Ancora, suonala ancora!"
Dopo la rottura dei loro rispettivi fidanzamenti, M e MR andarono oltre, prendendo strade diverse, e perdendosi di vista.
Si sono ritrovati su FB.
"MR, che piacere!"
"Mio Dio, quanto tempo è passato!"
Nell'entusiasmo del ritrovarsi MR ha scoperto che M ha una buon lavoro, due figli, e si occupa di extraterrestri.
"Interessante il tema degli extraterrestri!"
"Sì, ho molte cose da raccontarti in merito. Sono stato in America a trovare un mio amico che ha catturato un alieno ed ha il suo dispositivo che lo teletrasporta facendolo incontrare con esseri fatti di luce che dicono di essere i nostri creatori. E' una cosa di importanza mondiale. J R è il suo nome, studiati il suo caso!"
MR è sempre stata attratta dall'argomento extraterrestri, e pur mantenendo un cauto scetticismo su eventuali approdi di questi sulla terra, è dotata di una curiosità in merito frequentemente solleticata. Tuttavia conserva un prudente distacco da inconsuete teorie, da eccentriche ipotesi, e da estrose provenienze riguardo a se stessa, i suoi simili, e i suoi dissimili.
M era bellissimo, aveva capelli corvini, occhi scuri allungati, animo ribelle. Amava studiare a fondo la leggiadria, lo spirito, e la dolcezza femminili, aveva una moto di grossa cilindrata sulla quale a volte scarrozzava MR, era versatile, estroso e di tanto in tanto combina-guai. Lavorava nel negozio di alta moda dei suoi genitori che spesso dissentivano mentre lui inseguiva inconsapevole le imperfezioni della sua vita di ventenne; che censuravano gli incanti, le malie e lo charme per pericolosi tornanti, apparentemente fecondi, che il suo animo vivace subiva; che dicevano troppo spesso "No!" ad una natura profondamente mite ma estremamente ardita. Quando MR suonava, dietro sua richiesta, Ballade pour Adeline al pianoforte, M andava in deliquio e diceva "Ancora, suonala ancora!"
Dopo la rottura dei loro rispettivi fidanzamenti, M e MR andarono oltre, prendendo strade diverse, e perdendosi di vista.
Si sono ritrovati su FB.
"MR, che piacere!"
"Mio Dio, quanto tempo è passato!"
Nell'entusiasmo del ritrovarsi MR ha scoperto che M ha una buon lavoro, due figli, e si occupa di extraterrestri.
"Interessante il tema degli extraterrestri!"
"Sì, ho molte cose da raccontarti in merito. Sono stato in America a trovare un mio amico che ha catturato un alieno ed ha il suo dispositivo che lo teletrasporta facendolo incontrare con esseri fatti di luce che dicono di essere i nostri creatori. E' una cosa di importanza mondiale. J R è il suo nome, studiati il suo caso!"
MR è sempre stata attratta dall'argomento extraterrestri, e pur mantenendo un cauto scetticismo su eventuali approdi di questi sulla terra, è dotata di una curiosità in merito frequentemente solleticata. Tuttavia conserva un prudente distacco da inconsuete teorie, da eccentriche ipotesi, e da estrose provenienze riguardo a se stessa, i suoi simili, e i suoi dissimili.
sabato 17 novembre 2012
GIAPPONE-ITALIA E UN ANNIVERSARIO
MR ha diversi amici giapponesi. Oltre a C, moglie del collega V nonché abile domatrice delle ormai lontane lunghe chiome ribelli di MR, c'è la collega G, un'istituzione a Firenze e zone limitrofe; c'è N, ufficialmente raffinata violista con anime nascoste dell'organista, della pianista, dell cornista, dell'arpista, della tamburrellista; c'è A, eccellente preparatore di sushi e tempura ed impareggiabile e gaudente bestemmiatore, e altre care conoscenze. Tutti molto educati e rispettosi, spesso ricordano a MR che in Giappone ci si comporta in maniera diversa rispetto ad altri paesi ed all'Italia in particolar modo. Profondendo utili e opportuni suggerimenti, quando questa si è recata nel paese del sol levante da lei tanto amato, hanno tentato di sollevarla da qualche imprudenza:
"MR, in Giappone è disdicevole soffiarsi il naso nei luoghi pubblici o in presenza di altre persone, e comunque in fazzolettini sporchi o troppo usati (quindi, quando ci tornerai, cerca di non strombazzare con la tua proboscite dentro carta igienica sbrindellata o tovaglioli della colazione come fai in Italia)."
"MR, in Giappone è sconveniente toccarsi, abbracciarsi e baciarsi per salutarsi (quindi, quando incontrerai i nostri amici e parenti non ti lanciare in effusioni e profusioni d'affetto fuori luogo e contesto; limitati a ricambiare gli inchini.)"
"MR, in Giappone è indecoroso mangiare per strada (quindi, quando verrai assalita dai tuoi soliti attacchi di fame aspetta di rientrare, prima di divorare spuntini, spiedini di frutta, tempura, udon e soba da asporto)."
Inutile aggiungere che pur impegnandosi MR non sempre è riuscita a trattenersi dallo sfigurare.
C e il collega V si sono conosciuti la prima volta che MR, un po' intimidita, approdò in quella ospitale terra per una trasferta di lavoro con il teatro.
Mentre a Tokyo faceva i conti con cultura, stile di vita, frenesie nipponiche del tutto incomprensibili, e con una carovana di italiani sconosciuti nella quale, senza sapere come, si era ritrovata, C e V subivano il fascino della reciproca diversità. Mentre MR di notte - vittima di un prolungato jet lag - anziché dormire vegliava, scrutandoli incredula, i wc intelligenti con tavoletta riscaldata e con bidet incorporato, C e V andavano incontro al proprio destino sotto i ciliegi in fiore; mentre MR, all'alba implorava familiari e amici di venirsela a prendere per riportarla a casa, piangendo e strepitando senza ritegno dentro le cornette dei telefoni della hall dell'hotel, davanti a donnine delle pulizie che le si inchinavano con riverenza, C e V sperimentavano deliri romantici sulla via dell'amore unico e definitivo.
Se MR si è riavuta dallo choc traumatico della tournée a Tokyo dopo cinque anni, tornandoci e passando da impacciata e aspra a euforica, sognante, e innamorata di questa città, V prese da subito come paese di riferimento il Giappone per il coronamento di un sogno d'amore.
Qualche giorno fa è ricorso l'anniversario di matrimonio di C e V, che si sono sposati in Italia circondati dall'affetto di amici e parenti italiani e giapponesi. La sposa in kimono, raggiante e sguardo liquido; lo sposo in abito occidentale, severo e compiaciuto. Il "sì" di entrambi davanti ad una celebrante consigliera comunale che domandando "I testimoni hanno udito il sì degli sposi?" rivolse uno sguardo incitante alla nippo-testimone che non conosceva una parola di italiano. Le presentazioni tra gli ospiti:
- lei è M, che significa "il futuro che arriva"
- lei è A, che significa "la bellezza che sboccia"
- lui è K, che significa "immerso nel mare"
- lei è G, che significa "bella che canta"
Il pranzo luculliano, che significava "sicuramente MR si strafogherà".
MR adora il Giappone e nutre grande simpatia per i giapponesi. Sarà che in genere l'insolito la cattura, sarà che anche nelle loro manifestazioni più "folli" trova efficaci perché, sarà che quelle che per gli occidentali sono le loro stravaganze e bizzarrie incontrano la sua inclinazione caratteriale, sarà che i giapponesi sono sempre gentili e disponibili, sarà per una misteriosa legge naturale che vige nel suo mondo un po' così.
"MR, in Giappone è disdicevole soffiarsi il naso nei luoghi pubblici o in presenza di altre persone, e comunque in fazzolettini sporchi o troppo usati (quindi, quando ci tornerai, cerca di non strombazzare con la tua proboscite dentro carta igienica sbrindellata o tovaglioli della colazione come fai in Italia)."
"MR, in Giappone è sconveniente toccarsi, abbracciarsi e baciarsi per salutarsi (quindi, quando incontrerai i nostri amici e parenti non ti lanciare in effusioni e profusioni d'affetto fuori luogo e contesto; limitati a ricambiare gli inchini.)"
"MR, in Giappone è indecoroso mangiare per strada (quindi, quando verrai assalita dai tuoi soliti attacchi di fame aspetta di rientrare, prima di divorare spuntini, spiedini di frutta, tempura, udon e soba da asporto)."
Inutile aggiungere che pur impegnandosi MR non sempre è riuscita a trattenersi dallo sfigurare.
C e il collega V si sono conosciuti la prima volta che MR, un po' intimidita, approdò in quella ospitale terra per una trasferta di lavoro con il teatro.
Mentre a Tokyo faceva i conti con cultura, stile di vita, frenesie nipponiche del tutto incomprensibili, e con una carovana di italiani sconosciuti nella quale, senza sapere come, si era ritrovata, C e V subivano il fascino della reciproca diversità. Mentre MR di notte - vittima di un prolungato jet lag - anziché dormire vegliava, scrutandoli incredula, i wc intelligenti con tavoletta riscaldata e con bidet incorporato, C e V andavano incontro al proprio destino sotto i ciliegi in fiore; mentre MR, all'alba implorava familiari e amici di venirsela a prendere per riportarla a casa, piangendo e strepitando senza ritegno dentro le cornette dei telefoni della hall dell'hotel, davanti a donnine delle pulizie che le si inchinavano con riverenza, C e V sperimentavano deliri romantici sulla via dell'amore unico e definitivo.
Se MR si è riavuta dallo choc traumatico della tournée a Tokyo dopo cinque anni, tornandoci e passando da impacciata e aspra a euforica, sognante, e innamorata di questa città, V prese da subito come paese di riferimento il Giappone per il coronamento di un sogno d'amore.
Qualche giorno fa è ricorso l'anniversario di matrimonio di C e V, che si sono sposati in Italia circondati dall'affetto di amici e parenti italiani e giapponesi. La sposa in kimono, raggiante e sguardo liquido; lo sposo in abito occidentale, severo e compiaciuto. Il "sì" di entrambi davanti ad una celebrante consigliera comunale che domandando "I testimoni hanno udito il sì degli sposi?" rivolse uno sguardo incitante alla nippo-testimone che non conosceva una parola di italiano. Le presentazioni tra gli ospiti:
- lei è M, che significa "il futuro che arriva"
- lei è A, che significa "la bellezza che sboccia"
- lui è K, che significa "immerso nel mare"
- lei è G, che significa "bella che canta"
Il pranzo luculliano, che significava "sicuramente MR si strafogherà".
MR adora il Giappone e nutre grande simpatia per i giapponesi. Sarà che in genere l'insolito la cattura, sarà che anche nelle loro manifestazioni più "folli" trova efficaci perché, sarà che quelle che per gli occidentali sono le loro stravaganze e bizzarrie incontrano la sua inclinazione caratteriale, sarà che i giapponesi sono sempre gentili e disponibili, sarà per una misteriosa legge naturale che vige nel suo mondo un po' così.
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